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Foto: Robin Iversen Rönnlund, CC BY-SA 3.0 · Wikimedia Commons
In breve
- Tipo
- Sito archeologico
- Coordinate
- 42°25′09″ N, 11°37′41″ E
- Indirizzo
- Castello dell'Abbadia, Loc. Vulci
Storia e descrizione
Vulci (in latino Volci o Vulci; in greco Ὄλκιον) è stata una città etrusca e poi romana sorta su un pianoro tufaceo di 126 ettari sulla riva destra del Fiora, a una decina di chilometri dal Tirreno, nel territorio degli odierni comuni di Canino e Montalto di Castro, in provincia di Viterbo. Fu uno dei maggiori centri dell'Etruria meridionale, con un'occupazione stabile del pianoro documentata dalla fine dell'età del bronzo e una fioritura che culminò fra l'età orientalizzante e l'età arcaica. Conquistata da Roma nel 280 a.C., divenne municipio dopo la guerra sociale e fu progressivamente abbandonata nell'alto medioevo. I suoi resti, insieme alle necropoli circostanti, sono compresi nel parco naturalistico archeologico omonimo.
Storia delle ricerche
Le prime ricerche si collocano nel tardo Settecento. All'interno di un programma esplorativo voluto dal Governo Pontificio, l'architetto camerale Francesco Prada condusse fra il novembre 1776 e il marzo 1778 tre campagne nell'area della città e nelle necropoli settentrionali, con risultati modesti nell'abitato e assai più consistenti nei sepolcreti; nel 1783 il cardinale Pallotta promosse scavi presso il Ponte della Badia.
Le esplorazioni ottocentesche furono di ben altra scala. Luciano Bonaparte, principe di Canino, aprì i propri cantieri alla Doganella del Ponte nell'ottobre 1828, mentre nello stesso anno Vincenzo Campanari, Melchiade Fossati e i fratelli Candelori scavavano nella tenuta di Camposcala e nel 1829 Agostino Feoli a Campomorto.
Le finalità antiquarie di queste ricerche penalizzarono irrimediabilmente i dati di scavo, con la perdita delle associazioni di corredo e la dispersione di innumerevoli materiali, in parte confluiti nel Museo gregoriano etrusco, in gran parte usciti dall'Italia anche illecitamente. Nell'attività dei Bonaparte ebbe un ruolo di primo piano la moglie di Luciano, Alexandrine de Bleschamps, indicata dalle fonti d'archivio come reale promotrice delle ricerche. I Campanari, associati dal dicembre del 1834 al Governo Pontificio, allestirono a Londra nel gennaio 1837 una mostra rimasta celebre, con tombe ricostruite, e la aprirono a ridosso dell'inaugurazione del Museo Gregoriano.
La proposta di identificare il sito con l'antica Vulci era stata avanzata da Francesco Antonio Turriozzi nelle Memorie istoriche su Tuscania, edite a Roma nel 1778. Proprio agli scavi condotti nell'abitato fra il 1835 e il 1837 si deve però la fine della lunga disputa, portata avanti anche dal Bonaparte: fra i materiali di reimpiego riaffiorò infatti l'epigrafe per Flavio Valerio Severo, con la menzione dell''ordo et populus Vulcentium. Nel 1839 fu scoperta alla Polledrara la tomba di Iside, il cui corredo resta una testimonianza di primo piano dell'orizzonte orientalizzante vulcente. …
Storia
Lo scavo condotto nel 2003 a sud di Porta Ovest ha documentato la più antica occupazione stabile del pianoro: una struttura con canaletta perimetrale e buchi di palo, impostata direttamente sul banco roccioso, i cui materiali rimandano al bronzo finale. Sopra di essa si imposta un secondo manufatto databile a un momento antico della prima età del ferro, e la sequenza prosegue senza soluzione di continuità per tutto il periodo, confermando non solo l'occupazione del pianoro nel bronzo finale, in precedenza nota solo per attestazioni sporadiche, ma soprattutto la sua continuità nel primo ferro. L'insediamento comprendeva anche l'area di Pozzatella e si estendeva alle balze prospicienti il corso del Fiora.
La prima età del ferro corrisponde a quella che nella tradizione degli studi è detta fase villanoviana, cioè il momento iniziale della civiltà etrusca, e a Vulci è documentata soprattutto dai grandi sepolcreti a incinerazione entro pozzetto dell'Osteria, a Casal di Lanza e a Poggio Mengarelli, oltre che dai nuclei di Cavalupo e della Polledrara. Le presenze più antiche, riferite all'orizzonte protovillanoviano, sono state riconosciute nel territorio, per esempio a Poggio Maremma.
Sul piano territoriale questa fase corrisponde a una riorganizzazione radicale: nel corso del X secolo a.C. i molti villaggi che avevano prosperato nell'età del bronzo vengono lasciati e la popolazione si concentra in un unico insediamento di grandi dimensioni sul pianoro, secondo un processo comune alle altre metropoli dell'Etruria meridionale: è la formazione del centro protourbano sul pianoro poi sede della città storica, rispetto al quale i nuclei sepolcrali di Campomorto e di Poggio Maremma risultano riferibili a insediamenti periferici. …
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Testo da Wikipedia, l’enciclopedia libera, con licenza CC BY-SA 4.0. Voce completa: «Vulci».
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Come arrivare
Distanze in linea d’aria, non a piedi o in auto.
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Domande frequenti
Dove si trova Vulci?
Vulci si trova nel comune di Montalto di Castro, in provincia di Viterbo (Lazio), all'indirizzo Castello dell'Abbadia, Loc. Vulci. Coordinate: 42.41913, 11.62813.
Cosa vedere vicino a Vulci?
Nei dintorni si trovano: Parco naturalistico archeologico Vulci (a 100 m), Tomba François (a 900 m), Castello dell'Abbadia (a 1,2 km).
Fonti e licenze
Testo. Wikipedia, l’enciclopedia libera (CC BY-SA 4.0).
Dati. Wikidata (CC0); orari e contatti OpenStreetMap (ODbL).
Foto. Wikimedia Commons, autore e licenza su ogni immagine.
Crediti delle 9 foto
- Vulci site — Robin Iversen Rönnlund, CC BY-SA 3.0
- Bulla d'oro con afrodite tra atunis (adone) ed eros, da vulci, 350 ac ca. — Sailko, CC BY-SA 3.0
- Bulla d'oro con tinia, giove e minerva su quadriga alata, da vulci, 350 ac ca. 01 — Sailko, CC BY-SA 3.0
- Collana con pendenti stampati a volti femminili in oro, da vulci, 350 ac ca. — Sailko, CC BY-SA 3.0
- Lion ailé Vulci Louvre — Pascal Radigue, CC BY-SA 3.0
- Photo Paolo Villa VR 2016 (VT) F0164130 Vulci Catello vedute, ponte Abbadia — Paolo Villa, CC BY-SA 3.0
- Quay Vulci — Robin Iversen Rönnlund, CC BY-SA 3.0
- Ruine Etruskerstadt Vulci — Catinmotion, CC0
- Tramonto al Castello di Vulci. — Quaserta, CC BY-SA 3.0
Aggiornato il 28 ottobre 2026. Tutte le fonti e le licenze