- Gratis 1ª domenica
Foto: Nicola Quirico, CC BY-SA 4.0 · Wikimedia Commons
Museo, 1975
Museo archeologico nazionale di Vulci
Museo statale italiano nel comune di Canino (VT)
In breve
- Tipo
- Museo
- Epoca
- Età contemporanea, 1975
- Tutela
- Bene culturale italiano
- Coordinate
- 42°25′47″ N, 11°37′56″ E
- Indirizzo
- Localita' Vulci-castello Dell'abbadia, Canino
Storia e descrizione
Il Museo archeologico nazionale di Vulci è un museo statale italiano che ha sede nel castello dell'Abbadia, sulla riva sinistra del Fiora, nel territorio di Canino, in provincia di Viterbo. Vi sono conservati i materiali provenienti dall'area urbana e dalle necropoli dell'antica città etrusca e romana di Vulci, che si estende sulla sponda opposta del fiume. Ricade all'interno del parco naturalistico archeologico, di cui costituisce una delle tre "porte" previste dalla convenzione istitutiva del 1999. È un istituto statale, inserito nel sistema museale già facente capo al Polo museale del Lazio e oggi alla Direzione regionale Musei Lazio.
La sede
Il castello dell'Abbadia sorge a guardia del ponte sul Fiora ed è attestato fin dal IX secolo, quando sul sito si trovava l'abbazia benedettina fortificata di San Mamiliano, da cui deriva il nome. Assegnato ai Farnese nel 1430, deve con ogni probabilità al cardinale Alessandro Farnese il corpo di fabbrica attuale; caduto il Ducato di Castro tornò alla Camera Apostolica e funzionò da dogana pontificia verso il Granducato di Toscana. Nell'Ottocento appartenne a Luciano Bonaparte e, dal 1853, ai Torlonia; negli anni Sessanta del Novecento fu acquisito dallo Stato proprio per ospitarvi il museo.
Storia
La destinazione museale del castello nasce da un'esigenza di tutela. Nel 1951 la riforma fondiaria dell'Ente Maremma aveva smembrato le grandi proprietà dei Guglielmi e dei Torlonia in una miriade di piccoli lotti assegnati a coltivatori: la meccanizzazione dei lavori agricoli e il dissodamento dei terreni che ne seguirono innescarono a Vulci, come negli altri grandi centri etruschi, il fenomeno degli scavi clandestini, che dagli anni Cinquanta assunse proporzioni imponenti. Per farvi fronte il soprintendente Renato Bartoccini avviò nel 1956 una vasta campagna di indagini, concentrata soprattutto sull'area urbana che proprio in quegli anni veniva acquisita al demanio.
A sostegno delle ricerche fu istituito l'Ufficio Scavi di Vulci, che trovò sede nel castello della Badia e fu dotato di un piccolo antiquarium: dalla fine degli anni Cinquanta l'edificio isolato in aperta campagna divenne un presidio di legalità, con custodi e assistenti che tenevano d'occhio i lavori agricoli e affrontavano quasi ogni notte i clandestini all'opera nelle necropoli, tanto che negli anni Sessanta vi fu ottenuta anche una postazione fissa della Guardia di Finanza, soppressa agli inizi del decennio successivo.
L'inaugurazione ufficiale avvenne il 2 giugno 1975, mentre a Vulci si teneva il X Convegno di studi etruschi e italici. La sua istituzione rientrava nel disegno, elaborato negli anni Sessanta dal soprintendente Mario Moretti e proseguito dai successori, di affiancare al Museo nazionale etrusco di Villa Giulia una rete di musei satelliti destinati a illustrare in modo più articolato le specificità dei singoli centri e distretti dell'Etruria meridionale. …
Il percorso espositivo
Il criterio adottato nel riallestimento rovescia l'impostazione tradizionale: non un'esposizione di materiali, ma una successione di racconti storici, pensata per essere comprensibile anche a un pubblico non specialistico. I reperti sono collocati entro scenari evocativi, dal carico di una nave alla camera di un ipogeo, alla ricostruzione di un sepolcreto villanoviano, e accompagnati da immagini ricostruttive: diventano così lo strumento della comunicazione museale e non più il suo oggetto, con l'intento di far entrare il visitatore dentro la vicenda della città e dei suoi abitanti. I temi privilegiati sono i due che meglio definiscono Vulci, cioè il suo inserimento nei circuiti del Mediterraneo e il suo carattere di grande centro produttivo.
Le prime tre sale scandiscono la sequenza: alla ricostruzione di una necropoli villanoviana segue la sala dedicata all'orientalizzante, evocata attraverso la suggestione di una tomba a camera, e quindi quella riservata al commercio etrusco e alle produzioni di età arcaica.
Le collezioni
Il nucleo delle raccolte è tuttora costituito dai materiali provenienti dagli scavi e dai recuperi effettuati fra gli anni Cinquanta e Settanta del Novecento, la cui storia coincide con quella dell'attività di tutela di quegli stessi anni.
Un peso particolare vi hanno le concessioni di scavo rilasciate a privati per arginare gli scavi abusivi, ai sensi della normativa allora vigente. Le indagini della società Hercle, autorizzate alla fine del 1961 e concluse nel settembre 1963, interessarono tre appezzamenti dell'Ente Maremma al centro della necropoli dell'Osteria: ne uscirono centottantuno corredi e un gran numero di tombe a camera con vestibolo a cielo aperto di VII e VI secolo a.C.; a conclusione delle indagini il materiale fu ripartito fra lo Stato, la società concessionaria e l'ente proprietario dei terreni. La quota spettante allo Stato, circa ottanta corredi e alcuni gruppi di materiale sporadico, è conservata in massima parte al castello della Badia e resta in gran parte inedita. Analoga sorte ebbero i cinquantatré corredi recuperati nel 1962 da Francesco Paolo Bongiovì, in terreni verosimilmente contigui e senza alcuna documentazione di scavo: anche in questo caso la parte assegnata allo Stato è custodita nei depositi del museo ed è nota solo parzialmente.
Le quote cedute ai concessionari conobbero invece una dispersione capillare. Materiali degli scavi Hercle furono esposti e messi in vendita a Bochum nel 1963, entrarono nel 1964 nella raccolta archeologica della Camera dei deputati, furono acquistati nel 1965 dal Rijksmuseum van Oudheden di Leida e nel 1966 dal museo nazionale di Copenaghen, confluirono al Medelhavsmuseet di Stoccolma e al Penn Museum di Filadelfia, oltre a transitare in gran numero sul mercato antiquario. …
Continua a leggere su Wikipedia
Testo da Wikipedia, l’enciclopedia libera, con licenza CC BY-SA 4.0. Voce completa: «Museo archeologico nazionale di Vulci».
Linea del tempo
- 1975Fondazione
Eventi e persone da Wikidata (CC0).
Foto
Come arrivare
Distanze in linea d’aria, non a piedi o in auto.
Nei dintorni
Vedi sulla mappaAltri musei nel Lazio
- Gratis 1ª domenica
- Gratis 1ª domenica
- Gratis 1ª domenica
Domande frequenti
Dove si trova Museo archeologico nazionale di Vulci?
Museo archeologico nazionale di Vulci si trova nel comune di Canino, in provincia di Viterbo (Lazio), all'indirizzo Localita' Vulci-castello Dell'abbadia, Canino. Coordinate: 42.42977, 11.63222.
Si può visitare gratis Museo archeologico nazionale di Vulci?
Sì, la prima domenica del mese l'ingresso è gratuito grazie all'iniziativa Domenica al museo.
A quando risale Museo archeologico nazionale di Vulci?
La datazione indicata da Wikidata è: 1975.
Cosa vedere vicino a Museo archeologico nazionale di Vulci?
Nei dintorni si trovano: Castello dell'Abbadia (a 0 m), Parco naturalistico archeologico Vulci (a 1,2 km), Vulci (a 1,2 km).
Fonti e licenze
Testo. Wikipedia, l’enciclopedia libera (CC BY-SA 4.0).
Dati. Wikidata (CC0); orari e contatti OpenStreetMap (ODbL).
Foto. Wikimedia Commons, autore e licenza su ogni immagine.
Crediti delle 5 foto
- Castello dell'Abbadia - Museo archeologico nazionale di Vulci 0 — Nicola Quirico, CC BY-SA 4.0
- Castello dell'Abbadia - Museo archeologico nazionale di Vulci 1 — Nicola Quirico, CC BY-SA 4.0
- Castello della Badia, Museo archeologico nazionale di Vulci — Nicola Quirico, CC BY-SA 4.0
- Fotografia inserita in un pannello espositivo, Museo archeologico nazionale di Vulci — Nicola Quirico, CC BY-SA 4.0
- Ponte dell'Abbadia — Garassino, CC BY-SA 4.0
Aggiornato il 28 ottobre 2026. Tutte le fonti e le licenze