Museo civico di Modena
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Foto: Paolo Terzi, CC BY-SA 3.0 · Wikimedia Commons

Museo, 1871

Museo civico di Modena

Museo civico archeologico, etnologico e d'arte

Modena (MO), Emilia-Romagna

Indicazioni

In breve

Tipo
Museo
Epoca
Età contemporanea, 1871
Fondatore
Carlo Boni
Tutela
Bene culturale italiano
Coordinate
44°38′54″ N, 10°55′16″ E
Indirizzo
Largo Porta S.Agostino, 337

Storia e descrizione

Il Museo civico di Modena è il principale istituto museale comunale della città di Modena. Fondato nel 1871, il Museo ha sede nei locali di Palazzo dei Musei in Piazza Sant'Agostino. Conserva e valorizza raccolte di archeologia, etnologia, arte e artigianato artistico, oltre a coordinare le attività e la valorizzazione di altre realtà culturali del territorio modenese.

Storia del Museo

Il Museo civico di Modena nasce nel 1871, inizialmente ospitato in due sale del Palazzo comunale, per trasferirsi subito dopo (1872) nel vicino convento di San Bartolomeo.

Fin dall'inizio appare ben definito il carattere composito e variegato del Museo. Ma nonostante l'eterogeneità, il suo fondatore e primo direttore, Carlo Boni, progettò il Museo sulla base di un disegno organico, pensato per “accogliere e conservare tutto quanto potesse interessare l’intera popolazione”.

Nato per conservare ed esporre i reperti dell'età del bronzo provenienti dalle terramare, la cui scoperta fornì un contributo fondamentale alla definizione della preistoria come disciplina scientifica, il Museo civico affianca ben presto all’originaria vocazione archeologica quella industriale, in stretto rapporto con il tessuto produttivo della città. Tuttavia lo sviluppo di una collezione tecnico-industriale viene ostacolato dalla penuria di mezzi e di spazi. Emerge inoltre anche la predisposizione didattica dell'istituto, grazie al rapporto con il mondo delle grandi esposizioni internazionali e dei nascenti musei europei di arti decorative: confluiscono così tra le raccolte museali i repertori di tecniche, forme e modelli delle più svariate tipologie di materiali.

A partire dalla metà degli anni ’70 del XIX secolo, si costituiscono anche una sezione etnologica, che riunisce materiali provenienti da viaggi in terre lontane, ritenuti utili a fornire confronti per la comprensione delle società del passato, e una sezione artistica. Quest’ultima documenta da un lato la cultura artistica locale dei secoli passati, in parte invece testimonia l’arte contemporanea ai primi decenni di vita del Museo, attraverso le opere scultoree e i dipinti prodotti nell’ambito del Concorso e pensionato Poletti, istituito nel 1870 dal Comune di Modena in ottemperanza alle volontà testamentarie dell’architetto Luigi Poletti.

Cresciuto rapidamente grazie al contributo dei cittadini, tra i quali va ricordato il marchese Giuseppe Campori, il Museo trova la sua sede definitiva nel 1886 all'interno del Palazzo dei Musei, nel quale vengono riuniti anche gli altri istituti culturali cittadini, grazie ad una lungimirante operazione culturale condotta dal Comune di Modena e della quale il direttore del Museo Carlo Boni risulta essere uno degli attori principali. …

La sede

Il Palazzo dei Musei in Piazza Sant'Agostino, attuale sede del Museo, fu costruito nel 1764 dall'architetto ducale Pietro Termanini, che intervenne sul preesistente Arsenale ducale e sull’attiguo monastero agostiniano. Il vasto complesso, nato come Grande Albergo dei Poveri, fu costruito su richiesta del duca Francesco III d'Este, che desiderava un luogo in cui accogliere le Opere Pie della città di Modena.

Tale operazione rientra in una più ampia politica di riforma sociale e di rinnovamento urbanistico di cui gli Estensi si erano fatti promotori per far fronte ai numerosi problemi di ordine pubblico e di risanamento della città, nell’ambito del dispotismo illuminato della seconda metà del Settecento. Per le stesse ragioni nel 1753 era stato costruito il Grande Ospedale affacciato sulla medesima piazza.

Il primo nucleo dell'Albergo dei Poveri fu ricavato negli spazi liberati dell'Arsenale estense a cui seguirono quelli del Convento degli Agostiniani e della chiesa annessa. Le finalità della nuova costruzione, conclusasi nel 1771, erano sia assistenziali che educative, dato che al suo interno si provvedeva sia al sostentamento dei diseredati che al loro impiego.

Nel 1788 il Duca Ercole III d'Este trasformò il complesso in Albergo delle Arti, accogliendovi l'insegnamento di attività prossime alla scomparsa tra cui la lavorazione delle stoffe. Col passare degli anni l'edificio visse stagioni di cambiamenti e trasformazioni: in seguito all'arrivo delle truppe napoleoniche i sussidi agli indigenti che vi lavoravano furono sospesi, poi il palazzo fu destinato a luogo di residenza militare per gli ufficiali estensi, quindi nel 1817 il complesso passò alla Congregazione di Carità, che vi collocò il Monte dei pegni e l'Ospizio di Mendicità.

Dopo l'Unità d'Italia, la volontà di riunire i diversi istituti culturali cittadini, sia statali che comunali, spinse il Comune di Modena ad acquistare la parte del complesso prospiciente Piazza Sant’Agostino per collocarvi la Biblioteca Civica d'Arte Poletti, l'Archivio storico comunale, il Museo civico, la Galleria Estense e la Biblioteca Estense.

Le raccolte principali

L’eterogeneità che caratterizza il Museo - con le sue raccolte di archeologia, etnologia, arte e artigianato artistico, ma anche scienze, manifatture, tessuti, strumenti musicali - è il risultato di un progetto articolato che il suo fondatore Carlo Boni aveva delineato fin dai primi anni di vita dell’istituto. I direttori successivi, Crespellani e Gandini, continuarono l’opera svolta da Boni operando anche importanti estensioni del patrimonio. Il museo acquisì così una fisionomia ben definita, che rifletteva le scelte dei suoi direttori e più in generale il clima di un’epoca.

Il Museo ha continuato nel corso della sua storia a crescere e ad arricchirsi di nuovi reperti e opere d'arte, grazie agli scavi condotti sul territorio e grazie al legame che l'istituto ha continuato a rinnovare nel tempo con la comunità cittadina: è stato così possibile dare rifugio ad opere che rischiavano la dispersione e sono circa 1.600 le donazioni giunte in Museo tra il 1871 e il 2020.

Tra le missioni del Museo vi sono la tutela, lo studio e la valorizzazione del patrimonio culturale cittadino attraverso numerose attività di conservazione, ricerca e sperimentazione, documentazione, divulgazione scientifica e didattica, e tramite l'organizzazione di eventi e mostre temporanee ideate per i diversi pubblici.

Il Museo è anche coinvolto in progetti condotti in partecipazione con la comunità scientifica, con le istituzioni, con aziende private e con i cittadini, e che si svolgono in ambito locale, nazionale e internazionale. Questa ampia rete di collaborazioni ha permesso negli anni di riscoprire alcune raccolte invisibili al pubblico, poiché conservate nei depositi, applicando allo studio di esse un approccio interdisciplinare e le più moderne tecniche diagnostiche.

Il percorso di visita

Sala 1 - Anima e corpo. Arte sacra - La visita inizia dal vasto ambiente dominato dalla Madonna col Bambino e S. Giovannino (1528) di Antonio Begarelli, proveniente dalla facciata del Palazzo comunale. La sala, destinata all’Arte sacra dagli inizi del Novecento, presenta oggi pitture, sculture, oreficerie e arredi di uso liturgico che documentano la produzione figurativa e artigianale modenese dal Medioevo al Settecento. Tra le testimonianze più antiche figurano: le oreficerie liturgiche provenienti dall’Abbazia di Frassinoro fondata da Beatrice di Canossa, madre di Matilde; un'acquasantiera della scuola di Wiligelmo e un capitello di maestranza campionese del XII secolo; frammenti di affreschi dei secoli XIII e XIV provenienti dalla cattedrale di Modena; una cimasa di trittico di Tomaso da Modena (1345 circa); dipinti di Francesco Stringa, Jean Boulanger, Sigismondo Caula, Antonio Consetti e Giacomo Zoboli, dimostrazione dello sviluppo della pittura nel ducato estense tra XVII e XVIII secolo.

Sala 2 - Le forme del suono. Strumenti musicali - La sala presenta una raccolta di antichi strumenti musicali, il cui nucleo principale è costituito dalla collezione, donata nel 1892 dal conte Luigi Francesco Valdrighi, che testimonia la tradizione di alto artigianato fiorita tra Sette e Ottocento intorno alla corte estense. Tra gli strumenti di maggior pregio si segnalano le campane cittadine, i salteri settecenteschi di Giovanni Battista Dall'Olio, alcuni esemplari di flauti realizzati da noti costruttori europei, il pregevole clavicembalo di Pietro Termanini (1741) e strumenti a fiato prodotti nella prima metà del XIX secolo da Antonio Apparuti.

Sala 3 - Modelli esemplari. Terrecotte, cuoi e carte fiorite - Il piccolo ambiente ospita raccolte eterogenee: elementi architettonici in cotto del XV, XVI e XIX secolo, tavolette dipinte che in origine decoravano travi e soffitti, carte decorate, cuoi impressi e dorati, pesi e misure. Queste raccolte evidenziano la funzione del museo, nei primi decenni della sua vita, come repertorio di modelli per l’industria e l’artigianato. …

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  1. 1871Fondazione

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Museo civico di ModenaLargo Porta S.Agostino, 337
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Domande frequenti

Dove si trova Museo civico di Modena?

Museo civico di Modena si trova nel comune di Modena, in provincia di Modena (Emilia-Romagna), all'indirizzo Largo Porta S.Agostino, 337. Coordinate: 44.64828, 10.92101.

A quando risale Museo civico di Modena?

La datazione indicata da Wikidata è: 1871.

Cosa vedere vicino a Museo civico di Modena?

Nei dintorni si trovano: Museo lapidario estense (a 0 m), Galleria Estense (a 0 m), Museo di anatomia di Modena (a 100 m).

Fonti e licenze

Testo. Wikipedia, l’enciclopedia libera (CC BY-SA 4.0).

Dati. Wikidata (CC0); orari e contatti OpenStreetMap (ODbL).

Foto. Wikimedia Commons, autore e licenza su ogni immagine.

Crediti delle 7 foto
  1. Museo civico modena — Paolo Terzi, CC BY-SA 3.0
  2. Giovanni antonio cybei, piede della statua equestre del duca francesco III d'este, unico frammento superstite, 1774 (modena, museo civico d'arte) — Sailko, CC BY 3.0
  3. Palazzo Campori, studio del marchese Matteo Campori, archivio fotografico del Museo Civico di Modena — Umberto Orlandini, CC BY-SA 3.0
  4. Palazzo Campori, Veduta degli ambienti interni, archivio fotografico del Museo Civico di Modena — Umberto Orlandini, CC BY-SA 3.0
  5. Salvatore Andreola, Il poeta Guido Cavani, 1941, Museo Civico di Modena — Salvatore Andreola, CC BY-SA 3.0
  6. Wiki Weekend sulla via Emilia - Modena 01 — Niccolò Caranti, CC BY-SA 4.0
  7. Anonimo - satira o allegoria caduta governo estense ca. - latta dipinta a olio -1860 — Ambito modenese, CC BY-SA 3.0

Aggiornato il 28 ottobre 2026. Tutte le fonti e le licenze

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