Veio
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Sito archeologico

Veio

Antica città etrusca e sito archeologico nel comune italiano di Roma

Roma (RM), Lazio

Indicazioni

In breve

Coordinate
42°01′26″ N, 12°24′05″ E

Storia e descrizione

Veio (in latino Veii, in etrusco Vei) fu un'importante città etrusca, situata nel centro della penisola italiana le cui rovine sono situate presso il borgo medievale di Isola Farnese, circa 15 km a N-O di Roma, all'interno dei confini del Parco regionale di Veio nella Valle del Tevere. Sorta non lontano dalla riva destra del Tevere durante il X secolo a.C., entrò fin dall'VIII secolo a.C. in competizione con Roma per il controllo dei septem pagi e delle saline alla foce del fiume (campus salinarum), da cui dipendeva parte della sua prosperità. Fu conquistata dai Romani dopo un lungo assedio all'inizio del IV secolo a.C. (data tradizionale: 396 a.C.), rifondata come colonia romana durante il I secolo a.C. e trasformata in municipio da Augusto (Municipium Augustum Veiens). L'estensione e l'importanza della città romana furono tuttavia assai minori rispetto al periodo etrusco.

Il sito

L'area archeologica è situata nel territorio nord-occidentale del comune di Roma (XV municipio), a circa 15 km di distanza dal centro e non lontano dal confine con il comune di Formello. La legge regionale n. 29 del 1997 ha istituito il Parco regionale di Veio con lo scopo di preservare l'ambiente naturale dell'area della città antica e di altri territori confinanti posti lungo la riva destra del Tevere. Malgrado la carenza della segnaletica stradale, il sito archeologico è comodamente raggiungibile dalla Capitale tramite la via Cassia (svolta a destra in via dell'Isola Farnese presso la frazione di La Storta) o la via Cassia Veientana (uscita Formello, poi via Formellese in direzione La Storta, svolta a sinistra in via dell'Isola Farnese). L'accesso per i visitatori avviene di norma dal parcheggio a valle del borgo di Isola Farnese, da cui si raggiungono agevolmente le rovine del santuario di Portonaccio.

La città antica si estendeva su un altopiano di forma vagamente triangolare con una superficie di circa 190 ettari (1,9 km2), delimitato a sud dal Fosso Piordo (o Fosso dei Due Fossi) e a nord dal Torrente Valchetta (anche noto come Valca, Varca o Fosso di Formello), identificato con l'antico fiume Cremera. Oggi poco più che un ruscello, il Cremera aveva in antico una portata d'acqua lievemente maggiore in quanto emissario del Lago di Baccano, originariamente sito nell'omonima valle e prosciugato nel XIX secolo (si veda in proposito la Mappa della Campagna romana di Eufrosino della Volpaia del 1547). Presso il punto più a nord del pianoro il percorso del fiume fu alterato mediante un'importante opera di ingegneria idraulica, realizzata in un'epoca imprecisata (ma presumibilmente piuttosto antica): il cosiddetto Ponte Sodo altro non è che una galleria artificiale etrusca della lunghezza di circa 70 m per 3 m di larghezza, scavata nella roccia al fine di canalizzare il percorso delle acque del Cremera; con tale opera fu evitato il pericolo di inondazione causato da un'ampia ansa naturale del fiume (che fu così aggirata) e si garantì un più comodo attraversamento del corso d'acqua in corrispondenza di una delle porte della città (creando di fatto un "ponte di roccia"). Il peculiare fascino dell’opera la rende una delle principali attrazioni del luogo. …

Aree extraurbane: il santuario di Portonaccio

Vicino a una sorgente di acqua sulfurea presso il Fosso Piordo sorge il santuario extraurbano di Portonaccio, dedicato alla dea Menerva (Minerva) e probabilmente ad Apollo. Al santuario apparteneva la celebre scultura in terracotta dell'Apollo di Veio, attribuita allo scultore Vulca, oggi esposta presso il Museo nazionale etrusco di Villa Giulia.

Le necropoli

Le colline e le valli che circondano la città furono utilizzate fin dall'epoca della fondazione per ospitare vasti nuclei di sepolture. Numerose necropoli sono state identificate e scavate durante il XIX e il XX secolo, rivelando che già nel IX e nell'VIII secolo a.C. la città aveva raggiunto una popolazione assai consistente. Proseguendo da nord in senso orario esse sono:

Quattro fontanili. Situata sull'altura immediatamente a nord della Porta Capena. Scavata inizialmente nel 1838 sotto la direzione di Luigi Canina, poi ancora tra il 1963 ed il 1976, quando furono rinvenute circa 2000 tombe in parte gravemente danneggiate dalle arature.

Monte Michele. Situata in una profonda valle scavata da un affluente del Cremera subito all'esterno della Porta Capena. Qui fu rinvenuta nel 1843 la Tomba Campana, dal nome dello scopritore Giovanni Pietro Campana, databile sulla base dei dipinti e del corredo rinvenuto agli ultimi decenni del VII secolo a.C.; essa aveva forse al di sopra un tumulo di terra. Altre sepolture furono messe in luce nel settore occidentale della collina tra il 1900 e il 1901 dai fratelli Benedetti (corredi al Museo archeologico nazionale di Firenze) e nel settore orientale con gli scavi della Soprintendenza del 1980: durante questa campagna furono individuate 6 tombe a camera datate tra il 670 e la fine del VII secolo a.C., tutte disposte lungo l'antica strada che da Veio raggiungeva Capena. La tomba n. 5, in particolare, si connotava come una sepoltura principesca per una coppia, un infante e un giovane adulto, contenente, oltre al corredo ceramico e metallico, un carro a 4 ruote e un'urna funeraria bronzea su cui era incisa la rappresentazione del volto di una Gorgone (o più verosimilmente di un demone funerario caratterizzato in modo analogo alla Gorgone di età classica); l'intero corredo della tomba, databile tra il 670 e il 650 a.C., è esposto al Museo nazionale etrusco di Villa Giulia a Roma.

Vaccareccia. Vasta necropoli collocata sulle colline che guardavano la città lungo il lato orientale; scavata da Rodolfo Lanciani nel 1889 per conto dell'imperatrice del Brasile, i materiali sono ora al Museo Pigorini a Roma. La necropoli era dominata dal Tumulo della Vaccareccia (vedi sotto); attorno ad esso sepolture di IX e VIII sec. a.C.

Macchia della comunità.

Monte Campanile. …

Storia

Recenti indagini sul terreno hanno testimoniato una limitata frequentazione dell'area durante la tarda età del Bronzo (circa 1200-900 a.C.) e la probabile localizzazione di un abitato sull'altura oggi occupata da Isola Farnese. Nel momento di passaggio tra l'età del Bronzo e la prima età del Ferro (tra X e IX secolo a.C.) le mutate condizioni socio-economiche o l'instabilità politica, determinate verosimilmente dall'arrivo in Italia di genti straniere, forse indoeuropee, spinsero le popolazioni circostanti a cercare forme di maggiore aggregazione: vennero repentinamente abbandonati numerosi villaggi di piccola e media estensione localizzati nelle vicinanze e si avviò un processo di sinecismo (concentrazione della popolazione) che condusse al rapido accrescimento del numero di residenti sul pianoro di Veio, scelto in conseguenza delle sue qualità strategiche (ottime difese naturali, abbondanza di acqua e di terre coltivabili, relativa vicinanza al Tevere e al mare). Forse contestualmente fu abbandonato anche il villaggio di Isola Farnese.

Le ricognizioni di superficie hanno dimostrato che durante il IX e l'VIII secolo a.C. il pianoro ospitava grandi nuclei di capanne a pianta circolare o ellittica, separati gli uni dagli altri e collocati lungo i margini dell'altopiano, verosimilmente allo scopo di controllarne i varchi di accesso garantendo al contempo spazi adeguati per un'agricoltura di sussistenza e l'allevamento sia nelle aree centrali che nei terreni giustapposti tra un "villaggio" e l'altro. Tale modello di insediamento viene generalmente definito un aggregato proto-urbano perché i "villaggi", pur in qualche modo federati, non costituiscono ancora un organismo unitario. Le necropoli di tali abitati erano collocate all'esterno del pianoro, sulle colline al di là del Fosso Piordo e del Valchetta, e solo in minima parte nelle valli alla base dell'altopiano (sepolcreto di Valle la Fata). I sepolcreti mostrano tra loro lievi differenze per quanto concerne i materiali rinvenuti, circostanza che suggerisce la pertinenza di ciascuna necropoli ad uno soltanto dei villaggi posti lungo i margini del pianoro. …

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Testo da Wikipedia, l’enciclopedia libera, con licenza CC BY-SA 4.0. Voce completa: «Veio».

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Come arrivare

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Veio
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Domande frequenti

Dove si trova Veio?

Veio si trova nel comune di Roma, in provincia di Roma (Lazio). Coordinate: 42.02389, 12.40139.

Cosa vedere vicino a Veio?

Nei dintorni si trovano: Castello di Isola Farnese (a 900 m), Santuario di Portonaccio (a 1 km), Villa Incisa (a 3,5 km).

Fonti e licenze

Testo. Wikipedia, l’enciclopedia libera (CC BY-SA 4.0).

Dati. Wikidata (CC0); orari e contatti OpenStreetMap (ODbL).

Foto. Wikimedia Commons, autore e licenza su ogni immagine.

Crediti delle 9 foto
  1. Colonne di Veio a palazzo Wedekind — user:Lalupa, Public domain
  2. Campo nel Parco di Veio — Patafisik, CC BY 3.0
  3. Cascata a Veio — Livioandronico2013, CC BY-SA 3.0
  4. Cascata al mulino di Veio — Albarubescens, CC BY-SA 4.0
  5. Cascata nella forra del Fosso Piordo, alla Mola di Veio — Albarubescens, CC BY-SA 4.0
  6. Cavalier d'Arpino and workshop - Battle against the inhabitants of Veii and Fidenae - Google Art Project — Workshop of Giuseppe Cesari, Public domain
  7. Etruschi, anforetta con iscrizione etrusca 'sono di tito il latino', dalla tomba 17 della necropoli di picazzano a veio, 530 ac ca — Francesco Bini, CC BY-SA 4.0
  8. Fiume a Veio — Livioandronico2013, CC BY-SA 3.0
  9. Flora Parco di Veio IMG 0098 — Patafisik, CC BY-SA 3.0

Aggiornato il 28 ottobre 2026. Tutte le fonti e le licenze

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