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Foto: Pippo-b, CC BY-SA 3.0 · Wikimedia Commons
Sito archeologico
Sepolcro degli Scipioni
Monumento funerario della Roma antica
In breve
- Tipo
- Sito archeologico
- Coordinate
- 41°52′34″ N, 12°30′03″ E
- Indirizzo
- Via di Porta San Sebastiano, 9, Roma
Storia e descrizione
Il sepolcro degli Scipioni è un monumento funerario di età romana che si trova a Roma, lungo la via Appia antica, poco distante dalla Porta San Sebastiano. Su alcuni sarcofagi ivi contenuti sono stati rinvenuti i cosiddetti Scipionum elogia.
Storia
La fondazione del sepolcro si può far risalire con certezza all'inizio del III secolo a.C. ad opera di Lucio Cornelio Scipione Barbato, console nel 298 a.C., il cui sarcofago, l'unico rimasto intatto, occupava il posto d'onore ed è ora ai Musei Vaticani unitamente agli originali delle iscrizioni. Grazie a numerose testimonianze antiche, in particolare di Cicerone, sappiamo che fu in uso fino all'inizio del I secolo a.C. e il corpo principale era praticamente completo entro la prima metà del II secolo a.C. Si sa anche che custodiva i resti di un estraneo alla famiglia: il poeta Quinto Ennio, di cui Cicerone ci dice esistesse anche una statua di marmo. Per quanto riguarda l'esponente più noto della famiglia, Scipione l'Africano, già gli antichi erano in dubbio se fosse stato sepolto qui oppure nella villa di Liternum, dal momento che in entrambe si trovava un suo monumento funebre con statua.
Le iscrizioni sui sarcofagi (solo su sette esemplari) permettono di datare l'uso dell'ipogeo fino al 150 a.C. circa, quando la struttura era completa e venne affiancata da un'altra stanza, di forma sempre quadrangolare ma non in asse con la prima, dove furono sepolti pochi altri membri della famiglia, non oltre comunque il II secolo a.C. Risale a quell'epoca la creazione di una solenne facciata "rupestre". La decorazione viene attribuita all'iniziativa di Scipione l'Emiliano, ed è un fondamentale esempio di ellenizzazione della cultura romana nel corso del II secolo a.C. A quell'epoca il sepolcro divenne una sorta di museo familiare, che perpetuava e diffondeva le imprese dei suoi componenti. L'ultimo utilizzo conosciuto del sepolcro si ebbe in epoca claudio-neroniana, quando vi furono inumati la figlia e il nipote di Cornelio Lentulo Getulico, determinata dai motivi ideologici legati alla discendenza dagli Scipioni. …
Architettura
Il monumento è diviso in due corpi distinti: il principale, scavato in un banco di tufo a pianta grosso modo quadrata, e una galleria comunicante di epoca posteriore, costruita in mattoni, con ingresso indipendente. La regolarità dell'impianto fa ritenere che lo scavo sia avvenuto appositamente per la tomba, non sembra plausibile il riciclo di un'antica cava di tufo.
Il corpo centrale è diviso da quattro grandi pilastri risparmiati nell'opera di escavazione per assicurare la solidità all'ipogeo; sono presenti quattro gallerie lungo i lati e due centrali che si incrociano perpendicolarmente, dando all'insieme un aspetto vagamente "a griglia".
Della facciata, rivolta verso nord-est, ci resta solo una piccola parte sulla destra, con scarsi resti di pitture. Era composta da un alto podio con severe cornici a cuscino, nel quale si aprivano tre archi in conci di tufo dell'Aniene: uno conduceva all'ingresso dell'ipogeo (centrale), uno alla nuova stanza (destra), mentre il terzo (sinistra) era cieco ed aveva una funzione puramente ornamentale (a meno che non si pensasse in futuro di scavare un'ulteriore camera su questo lato). Questo basamento doveva essere interamente ricoperto di affreschi, di cui rimangono solo piccole parti nelle quali sono stati individuati tre strati: i due più antichi (dalla metà del II secolo a.C. circa) presentano scene storiche (si riconoscono le figure di alcuni soldati), mentre l'ultimo, più recente, ha una semplice decorazione in rosso a onde stilizzate (I secolo d.C.).
Più spettacolare era la parte superiore della facciata, dove esisteva un alto prospetto tripartito, con sei semicolonne e tre nicchie, entro le quali, secondo la testimonianza di Livio, erano state collocate le statue dell'Africano, di suo fratello Scipione l'Asiatico e del poeta Ennio. L'attribuzione all'epoca dell'Emiliano confermerebbe questa struttura come uno dei primissimi esempi di architettura ellenistica a Roma.
A sinistra, una grossa cavità circolare ha distrutto un angolo della tomba, probabilmente per via dell'uso come calcara in epoca medievale.
Sarcofagi e iscrizioni
I sarcofagi erano circa trenta, collocati lungo le pareti, un numero che approssimativamente corrisponde abbastanza bene al numero di Scipioni vissuti tra l'inizio del III e la metà del II secolo a.C.
Sono di due tipi: monolitici, cioè scavati in un unico blocco di tufo, e costruiti, cioè composti da lastre accostate. Quello di Barbato era in fondo al corridoio centrale, in asse con l'ingresso principale. Gli altri sarcofagi dovettero essere aggiunti via via in seguito, talvolta addossati, talvolta in nicchie scavate nelle pareti. Nella seconda camera le tombe sono più grandi e arrivano a sembrare piccole tombe "a camera".
I sarcofagi più importanti sono quello di Scipione Barbato, ai Musei Vaticani, e quello del cosiddetto Ennio, di vaste dimensioni. Essi non hanno riscontri con la coeva scultura etrusca, ma dimostrano altresì l'originalità della cultura latina e in particolare romana, confrontabili con altre tombe romane (come nella necropoli dell'Esquilino) di altre città come Tuscolo.
Il sarcofago di Scipione Barbato (lunghezza 242 cm), qui presente con una copia (l'originale è ai Musei Vaticani), era in peperino, databile con relativa esattezza al 280 a.C. Era l'unico ad avere un'elaborata decorazione d'ispirazione architettonica. È infatti concepito a forma di altare, con una cassa sensibilmente rastremata, con modanature in basso e, nella parte superiore, con un fregio dorico con dentelli, triglifi e metope decorate da rosette una diversa dall'altra. Il coperchio termina con due cuscini ai lati ("pulvini") che assomigliano di lato alle volute dell'ordine ionico. Inoltre sul fianco superiore si trova scolpito un oggetto cilindrico, terminante alle due estremità con foglie di acanto.
La grande raffinatezza artistica del pezzo, con il gusto di mescolare gli stili (dorico, ionico e corinzio) deriva da modelli della Magna Grecia o della Sicilia ed è una straordinaria testimonianza della precoce apertura all'ellenismo nel circolo degli Scipioni. …
La cosiddetta Testa di Ennio
Dalla tomba degli Scipioni provengono anche due teste in tufo dell'Aniene delle quali una scoperta nel settecento ed ospitata ai Musei Vaticani, e una scoperta nel 1934 e subito trafugata. La prima testa (alta 24 cm) venne detta di Ennio, cioè del poeta Quinto Ennio che aveva una propria statua sulla facciata dell'ipogeo, ma è un'attribuzione non corretta, stando almeno alle fonti che testimoniano come la statua di Ennio fosse in marmo, non in tufo. Non è chiaro quindi quale fosse la collocazione di questa statua, probabilmente il ritratto di qualcuno inumato nel sepolcro. La posizione leggermente inclinata del collo fa pensare che si tratti di una parte di una statua, forse una figura sdraiata sul coperchio in posa di banchettante, nella foggia tipica dell'Etruria meridionale fin dagli inizi del III secolo a.C.
La testa ha un modellato essenziale ma efficace, con il viso tondeggiante, le labbra tumide, il naso largo e le palpebre sottili. I capelli sono accennati molto vagamente e sulla testa porta la corona d'alloro con foglie piccole e rade. La datazione proposta dagli studiosi è la fine del II secolo a.C., quando cioè la koiné etrusco-laziale mostrava i primi influssi dalla Grecia.
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Testo da Wikipedia, l’enciclopedia libera, con licenza CC BY-SA 4.0. Voce completa: «Sepolcro degli Scipioni».
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Domande frequenti
Dove si trova Sepolcro degli Scipioni?
Sepolcro degli Scipioni si trova nel comune di Roma, in provincia di Roma (Lazio), all'indirizzo Via di Porta San Sebastiano, 9, Roma. Coordinate: 41.87614, 12.50075.
Cosa vedere vicino a Sepolcro degli Scipioni?
Nei dintorni si trovano: Porta Latina (a 200 m), Arco di Druso (a 300 m), Tempio della Fortuna Muliebre (a 300 m).
Fonti e licenze
Testo. Wikipedia, l’enciclopedia libera (CC BY-SA 4.0).
Dati. Wikidata (CC0); orari e contatti OpenStreetMap (ODbL).
Foto. Wikimedia Commons, autore e licenza su ogni immagine.
Crediti delle 9 foto
- Sepolcro degli Scipioni 001 Entrata — Pippo-b, CC BY-SA 3.0
- Angelo Uggeri, Tomb of Scipios, 1803, NGA 65780 — Angelo Uggeri, CC0
- Ingresso al sepolcro de' Scipioni con Urna... (19915244251) — Biblioteca General Antonio Machado (Fondo Antiguo) from Sevilla, España, CC BY 2.0
- Parco d Scipioni - salita dal sepolcro degli Scipioni 1270030 — Lalupa, CC BY-SA 3.0
- Sep Scipioni - accesso verso la via Appia 1270028 — Lalupa, CC BY-SA 3.0
- Sep Scipioni - facciata resti di pitture 1270001 — Lalupa, CC BY-SA 3.0
- Sep Scipioni - facciata, accesso dal podio 1260998 — Lalupa, CC BY-SA 3.0
- Sep Scipioni - facciata, podio 1270003 — Lalupa, CC BY-SA 3.0
- Sep Scipioni - la casa romana 1270011 — Lalupa, CC BY-SA 3.0
Aggiornato il 28 ottobre 2026. Tutte le fonti e le licenze
