Pyrgi
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Foto: Rjdeadly, CC BY-SA 4.0 · Wikimedia Commons

Sito archeologico

Pyrgi

Antica città etrusca e sito archeologico nel comune italiano di Santa Marinella (RM)

Santa Marinella (RM), Lazio

Indicazioni

In breve

Coordinate
42°00′55″ N, 11°57′48″ E

Storia e descrizione

Pyrgi (in greco Πύργοι, "torri") era il principale scalo portuale della città etrusca di Caere, situato sul litorale tirrenico in corrispondenza dell'odierna Santa Severa, frazione di Santa Marinella. Il nome etrusco del sito non è documentato.

Comprendeva un abitato costiero di circa dieci ettari, un sistema portuale sfruttante le insenature naturali della costa e due santuari affiancati, che nella fase di massimo sviluppo occuparono un fronte di oltre 180 metri: un complesso di estensione senza confronti in Etruria, per il quale si è cercato il termine di paragone in Grecia e in Magna Grecia. Nel santuario monumentale furono rinvenute nel 1964 le lamine di Pyrgi, il più importante documento bilingue dell'antichità italica preromana. Il sito è collegato a Caere da una strada monumentale ed è l'unico santuario extraurbano etrusco di cui le fonti greche e latine diano descrizioni geografiche e storiche precise.

Il nome e le fonti antiche

Il nome con cui gli Etruschi chiamavano il proprio scalo non è documentato da alcuna fonte, né letteraria né epigrafica, e non è ricostruibile: tutte le denominazioni antiche del sito sono alloctone. Il toponimo corrente è di origine greca e significa "torri": la sua tradizionale connessione con l'etnico Τυρσηνοί, inteso come "abitanti di torri", risale a Dionigi di Alicarnasso. Le forme attestate sono Pyrgoi, Pyrgi, Pyrgos e Pyrgessa, con l'etnico Pyrgensis; il nome latino deriva dal greco.

La più antica menzione letteraria si trova nello Pseudo-Aristotele, a proposito del saccheggio del 384 a.C., in un testo di fine IV o inizio III secolo a.C. Il sito ricorre poi in Strabone, che lo definisce epineion di Caere, in Diodoro Siculo, in Livio, in Pomponio Mela, in Plinio, in Tolomeo, in Marziale, in Ateneo, che lo chiama polis e ne ricorda la pesca, e in Rutilio Namaziano, che nel V secolo lo descrive come oppidum parvum; Servio lo definisce castellum e lo dice metropoli dei pirati tirreni. Nelle fonti tardoantiche compare regolarmente come stazione della via Aurelia. Cicerone ne attesta l'etnico, mentre Lucilio ricorda gli scorta pyrgensia e Svetonio annota che a Pyrgi morì Domizio Enobarbo, padre di Nerone.

Strabone attribuisce ai Pelasgi la fondazione del santuario di Ilizia; la notizia rientra nel più ampio ciclo di tradizioni erudite sulle origini pelasgiche di Caere e non costituisce un dato sulla fondazione dell'insediamento, che l'archeologia colloca alla fine del VII secolo a.C.

Storia degli studi

L'ubicazione di Pyrgi non fu chiara a lungo. Gli eruditi rinascimentali ritenevano che i Pyrgensi provenissero dall'Arcadia e occupassero il litorale fra il fosso Vaccina e il Mignone; il territorio era detto "purgano" e il centro antico veniva cercato a Santa Marinella, dove esisteva una chiesa intitolata a Santa Maria in Purgano, ancora in rovina agli inizi del XVIII secolo. L'identificazione corretta con Santa Severa si deve a Filippo Cluverio, attratto dagli avanzi di mura poligonali del castrum romano inglobati nel castello medievale.

Nell'Ottocento la tendenza ad attribuire la tecnica poligonale a popolazioni mitiche, unita alla notizia straboniana sulla fondazione pelasgica del santuario, indusse Luigi Canina a ricostruire l'insediamento preromano all'interno del recinto poligonale, collocandovi il santuario nel centro geometrico. La corretta lettura diacronica del comparto costiero fu proposta soltanto nel 1957 da Ferdinando Castagnoli e Lucos Cozza con l'ausilio della fotogrammetria aerea, in concomitanza con l'individuazione sul terreno del santuario etrusco.

Gli scavi sistematici presero avvio nello stesso 1957 sotto la direzione di Massimo Pallottino, per iniziativa dell'Università di Roma; furono poi diretti da Giovanni Colonna dal 1981 al 2008, con Francesca Melis e Maria Paola Baglione, e successivamente da quest'ultima. Alle ricerche a terra si affianca dal 1999 il progetto "Pyrgi sommersa", curato dal Museo del Mare e della Navigazione Antica di Santa Severa, che ha esplorato i fondali antistanti il castello e i santuari.

Il porto e l'abitato

La scelta del sito da parte di Caere, nonostante la distanza non trascurabile dalla città, è motivata anzitutto dalla presenza di una sorgente che sgorga tuttora abbondante nell'immediato entroterra, alla quale si devono le tracce di frequentazione del litorale fin dal neolitico medio. La linea di costa antica era assai diversa dall'attuale: le ricognizioni subacquee e i dati sull'innalzamento del livello marino hanno permesso di riconoscere, per le fasi preistoriche, una costa più avanzata di alcune centinaia di metri e due promontori oggi sommersi, con una morfologia naturalmente adatta ad approdi riparati dai venti di scirocco e di libeccio.

Le esplorazioni dei fondali hanno individuato un porto-canale scavato artificialmente nel banco roccioso davanti al castello, parzialmente colmato da un deposito con ceramiche comprese fra il VI secolo a.C. e l'età medievale; entro il 600 a.C. il porto comprendeva due bacini collegati da canali. Secondo Colonna lo scalo univa funzioni commerciali e di arsenale militare, ed è probabile che la flotta impegnata nella battaglia del mare Sardo sia stata armata e varata qui. Il rinvenimento in Provenza del relitto etrusco del Grand Ribaud F fa ipotizzare che già in età arcaica Pyrgi disponesse di attrezzature adeguate a navi da carico di tonnellaggio considerevole.

L'abitato costiero si estendeva per almeno dieci ettari, impiantato sul promontorio roccioso poi occupato dal castrum romano e dal castello medievale e sviluppato verso sud fino all'area santuariale. Il mare ne ha eroso porzioni crescenti già in età antica, e resta un settore archeologico in larga parte non indagato; e la principale fonte di informazione resta la sezione stratigrafica intagliata dal mare lungo la scarpata. …

Il santuario monumentale

Il complesso santuariale si articola in due aree sacre distinte, separate da un corso d'acqua collegato alla sorgente dell'entroterra, per un fronte sul mare di 180 metri e una superficie che sfiora l'ettaro e mezzo. L'area settentrionale, detta santuario monumentale, era cinta da un muro di temenos ed è il risultato di una progettazione accurata.

Il tempio B, il più antico, fu eretto verso il 510 a.C.: è un periptero a cella unica di 18,64 per 28,41 metri, con quattro colonne in duplice fila in facciata e sei sui lati lunghi, di pianta ispirata a modelli greci forse mediati dalla Campania; le lastre a rilievo recavano episodi del ciclo di Eracle e la coppia acroteriale raffigurava l'eroe con Uni. Sul lato meridionale si allineano oltre venti celle affiancate, per le quali Colonna ha proposto l'identificazione con la sede di sacerdotesse dedite alla prostituzione sacra, culto di importazione fenicia forse proveniente da Erice; l'ipotesi è stata contestata e altri vi hanno riconosciuto un katagogion, cioè un alloggio per i frequentatori del santuario.

Nel 1964 Colonna rinvenne nell'area C, uno spazio quadrangolare a cielo aperto addossato al muro settentrionale del tempio B, tre lamine d'oro iscritte e una lamina di bronzo. Il testo etrusco e quello fenicio documentano una dedica di Thefarie Velianas, indicato in etrusco con il titolo di zilath e in fenicio con quello di re, nel terzo anno del suo potere. Il testo fenicio non è una traduzione letterale dell'etrusco, ma ne fornisce un modello interpretativo.

Sull'oggetto della dedica le posizioni divergono. Secondo la lettura corrente il tempio con i suoi annessi fu costruito e dedicato a Uni assimilata alla fenicia Astarte. Mauro Cristofani ha invece sostenuto che il testo fenicio nomini come oggetto della dedica un sacello e forse una statua compresi in un tempio che poteva già esistere al momento dell'atto, e ne ha tratto che il santuario e il culto di Uni perdano il carattere esotico e in particolare cipriota sottolineato da gran parte della letteratura, risultando fondamentalmente locali. …

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Testo da Wikipedia, l’enciclopedia libera, con licenza CC BY-SA 4.0. Voce completa: «Pyrgi».

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Domande frequenti

Dove si trova Pyrgi?

Pyrgi si trova nel comune di Santa Marinella, in provincia di Roma (Lazio). Coordinate: 42.01523, 11.96341.

Cosa vedere vicino a Pyrgi?

Nei dintorni si trovano: Museo del Castello di Santa Severa (a 500 m), Castello di Santa Severa (a 500 m), Museo del mare e della navigazione antica (a 600 m).

Fonti e licenze

Testo. Wikipedia, l’enciclopedia libera (CC BY-SA 4.0).

Dati. Wikidata (CC0); orari e contatti OpenStreetMap (ODbL).

Foto. Wikimedia Commons, autore e licenza su ogni immagine.

Crediti delle 3 foto
  1. Pyrgi sanctuary — Rjdeadly, CC BY-SA 4.0
  2. Antefixes from Pyrgi — Unknown author Unknown author, CC0
  3. Louvre-Lens - Les Étrusques et la Méditerranée - 233 - Rome, université la Sapienza, musée des antiquités étrusques et italiques (Maquette du temple B de Pyrgi) — Jérémy-Günther-Heinz Jähnick, GFDL 1.2

Aggiornato il 28 ottobre 2026. Tutte le fonti e le licenze

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