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Sito archeologico, Tolfa (RM)
42°02′41″ N, 11°58′26″ E
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Sito archeologico
Pian Sultano
Area archeologica preistorica ed etrusca nel Lazio
In breve
- Tipo
- Sito archeologico
- Coordinate
- 42°02′41″ N, 11°58′26″ E
Storia e descrizione
Pian Sultano è un'area archeologica preistorica ed etrusca situata sul versante tirrenico dei Monti della Tolfa, nel territorio comunale di Tolfa (Lazio), nell'immediato entroterra dell'antico scalo di Pyrgi.
Indagata fin dal XIX secolo, l'area comprende alcuni crepacci naturali nel banco di travertino utilizzati a fini funerari e cultuali nell'età del bronzo, oltre a una vasta necropoli etrusca a tumuli, camere ipogee e tombe a facciata rupestre, in uso tra il VII e il V secolo a.C. Il sito è noto nella letteratura archeologica per il dibattito sull'attribuzione cronologica delle sue tombe a camera megalitica, a lungo ritenute «dolmen» preetruschi.
Descrizione
Pian Sultano è un esteso affioramento di banchi di travertino collocato sul versante tirrenico dei Monti della Tolfa, affacciato sull'entroterra dell'antico scalo di Pyrgi e in vista del castello di Santa Severa. Il margine dei banchi rocciosi tende a fratturarsi e a distaccarsi, dando origine a profondi crepacci naturali. Il sito, delimitato su un lato dalla valle del fosso Eri, è oggetto di indagini fin dal XIX secolo.
Vi si distinguono almeno tre nuclei di interesse archeologico: i contesti utilizzati a fini funerari e cultuali nell'età del bronzo situati in crepacci vicini e paralleli al fosso Eri (crepaccio 1 e crepaccio 2), l'abitato subdiale del Brozo Medio e la necropoli etrusca, posta sul fianco del rilievo sotto cui scorre lo stesso torrente. Sul versante occidentale dell'area è inoltre attestato l'insediamento del Caolino del Fosso Eri, frequentato almeno dal Bronzo Medio al Bronzo Finale; per la fase del Bronzo Medio 3 la notevole presenza di ceramica decorata e di alcuni manufatti peculiari ha suggerito un possibile uso anche cultuale del sito.
I materiali rinvenuti nell'area sono conservati a Roma, presso il Museo nazionale etrusco di Villa Giulia, e a Barbarano Romano, nel deposito della Soprintendenza presso il Museo civico.
Storia delle ricerche
Le prime notizie sulle tombe risalgono all'abate Coppi (1836); pochi anni dopo Teresa Caetani di Sermoneta ne mise in luce una parte. Seguirono i sopralluoghi di Salvatore Bastianelli (1934) e di Raniero Mengarelli e, nel biennio 1954-1955, gli scavi di Salvatore Maria Puglisi, concentrati, a seguito del riconoscimento di una frequentazione del luogo in epoca preistorica, su cinque tombe a tumulo definite «dolmeniche».
La datazione di tali monumenti all'età del bronzo proposta da Puglisi fu contestata da Alberto Carlo Blanc (1957) e in seguito ridiscussa; agli inizi degli anni sessanta Giovanni Colonna tirò le somme delle conoscenze allora disponibili. Dagli anni settanta l'area fu interessata dalle ricerche di volontari del Gruppo Archeologico Romano (GAR) e del Museo civico di Allumiere, dirette da Francesco di Gennaro, con l'esplorazione del crepaccio 1 (1971). Dal 1993 la Soprintendenza archeologica per l'Etruria meridionale, in collaborazione con il GAR, avviò gli interventi di recupero e di studio della necropoli. Nel 1997 lo speleologo Attilio Nini individuò il crepaccio 2.
Ritrovamenti
Esplorato nel febbraio 1971 dal Gruppo Archeologico Romano, il crepaccio 1 ha restituito frammenti ceramici e resti animali dell'età del bronzo, editi solo parzialmente. La cavità sembra essere stata destinata a usi funerari e di culto in un momento avanzato del bronzo antico; i pochi frammenti di bronzo medio, di dimensioni ridotte, potrebbero invece esservi penetrati dall'alto.
Il crepaccio 2, individuato nel 1997 circa duecento metri più a sud-ovest, fu esplorato e scavato tra il maggio e il giugno di quell'anno dalla Soprintendenza archeologica per l'Etruria meridionale (funzionario dott. Flavia Trucco). I reperti si addensavano in una fenditura laterale, dove sembrano essere scivolati a causa di crolli.
I resti scheletrici umani, privi di connessione anatomica, appartengono ad almeno otto individui: sei adulti, un adolescente di 12-16 anni e un bambino di 8-10 anni; tra gli adulti si riconoscono quattro probabili femmine e un maschio, oltre a un ulteriore soggetto attestato dalla sola tibia. Poiché degli adulti rimangono quasi soltanto crani e denti, gli studiosi ritengono che una cernita dei resti fosse stata operata fin dal momento della deposizione.
Con le ossa umane erano associati circa 400 reperti faunistici, 89 dei quali determinabili a livello di specie: in maggioranza bovini (39), poi caprovini (20) e suini (12), con rari resti di cane e di animali selvatici; l'insieme è stato letto come offerta di porzioni di carne, forse a valenza rituale.
Furono recuperati frammenti di 28 vasi parzialmente ricomposti e 15 fondi, per un insieme originario stimato in almeno 43 recipienti, di impasto non tornito. Il repertorio si colloca nella fase più tarda del Bronzo Antico, con alcuni tratti che annunciano già il Bronzo Medio, segno forse di una frequentazione prolungata. Due campioni furono datati al radiocarbonio con metodo AMS: il femore dell'adolescente ha dato un intervallo calibrato (1σ) di 1835-1675 a.C., mentre una tibia (Tibia 5) ha fornito un valore di 1252-1054 a.C., considerato anomalo e con ogni probabilità intrusivo, poiché non corrisponde ai materiali rinvenuti. …
La questione dei tumuli «dolmenici»
Negli scavi del 1954-1955 Salvatore Maria Puglisi attribuì le tombe a tumulo con camera megalitica di Pian Sultano all'età del bronzo e alla civiltà appenninica, ipotizzando l'esistenza in Etruria meridionale di sepolcri di tipo dolmenico di epoca preetrusca. La proposta sollevò perplessità fin dalla pubblicazione, in particolare da parte di Alberto Carlo Blanc (1957), il cui peso fu tuttavia ridotto dall'impostazione polemica con cui affrontò la questione del metodo.
La scoperta, sul finire degli anni sessanta, dei tumuli con tombe dolmeniche di Crostoletto di Lamone, nel territorio di Ischia di Castro, parve dapprima dare ragione a Puglisi. Ferrante Rittatore Vonwiller mise in relazione i due siti e si chiese se quei tumuli, nel cuore dell'Etruria, potessero anticipare i tumuli etruschi più tardi diffusi tra l'Arno e il Tevere, un'ipotesi già avanzata da Massimo Pallottino e dallo stesso Puglisi. Lo studioso notava però che tumulo e circolo di pietre, diffusi ovunque sopra sepolture di ogni genere, non bastavano da soli a identificare una facies, mentre poteva risultare significativa la loro combinazione con la camera a corridoio di tipo dolmenico.
Le ricerche successive hanno ridimensionato questa prospettiva. Per Francesco di Gennaro, Crostoletto non offrì in effetti elementi sufficienti a confermare l'idea, nata a Pian Sultano, di una diffusione di tombe dolmeniche nell'Etruria dell'età del bronzo: i suoi tumuli racchiudevano materiali del bronzo finale, spesso da incinerazioni, e l'unico esemplare con vera cella dolmenica era stato saccheggiato. Appare più probabile che il sepolcreto sia stato impiantato presto (tra l'eneolitico e l'inizio del bronzo medio) e poi rioccupato nel bronzo finale, con il reimpiego dei monumenti più antichi e l'aggiunta di nuovi tumuli, forse per rivendicare un legame ideale con antenati reali o supposti.
Riguardo a Pian Sultano, lo stesso di Gennaro ha osservato che le camere in tecnica megalitica o a blocchi trovano collocazione tipologica nell'architettura funeraria etrusca locale di età orientalizzante e arcaica, e non possono dunque essere ricondotte con sicurezza alla civiltà appenninica; la frequentazione preistorica dell'area, pur effettiva, è attestata in modo attendibile soprattutto dai crepacci e dai materiali raccolti in superficie, non dai tumuli. Renato Peroni aveva comunque difeso l'attribuzione all'età del bronzo di almeno uno dei monumenti, propendendo per la fase recente (subappenninica).
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Testo da Wikipedia, l’enciclopedia libera, con licenza CC BY-SA 4.0. Voce completa: «Pian Sultano».
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Domande frequenti
Dove si trova Pian Sultano?
Pian Sultano si trova nel comune di Tolfa, in provincia di Roma (Lazio). Coordinate: 42.04461, 11.97382.
Cosa vedere vicino a Pian Sultano?
Nei dintorni si trovano: Museo del mare e della navigazione antica (a 2,9 km), Pyrgi (a 3,4 km), Castello di Santa Severa (a 3,5 km).
Fonti e licenze
Testo. Wikipedia, l’enciclopedia libera (CC BY-SA 4.0).
Dati. Wikidata (CC0); orari e contatti OpenStreetMap (ODbL).
Aggiornato il 28 ottobre 2026. Tutte le fonti e le licenze