Piramide Cestia
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Foto: Livioandronico2013, CC BY-SA 4.0 · Wikimedia Commons

Sito archeologico, 11 a.C.

Piramide Cestia

Monumento funerario della Roma antica

Roma (RM), Lazio

Indicazioni

In breve

Epoca
Età antica, 11 a.C.
Superficie
1080 m²
Tutela
Bene culturale italiano
Coordinate
41°52′35″ N, 12°28′51″ E
Indirizzo
via del Campo Boario, s.n.c. - Roma

Storia e descrizione

La Piramide Cestia (o Piramide di Caio Cestio; in latino Sepulcrum Cestii) è un monumento funerario di età augustea situato a Roma, fra porta San Paolo e il cimitero acattolico. Fu eretto fra il 18 e il 12 a.C. come sepolcro di Gaio Cestio Epulone, membro del collegio sacerdotale dei septemviri epulones.

È l'unico superstite dei monumenti piramidali innalzati a Roma nel I secolo a.C., quando l'edilizia funeraria della città fu investita dalla moda egittizzante seguita alla conquista dell'Egitto nel 30 a.C. Il suo inglobamento nelle mura aureliane, di cui divenne un bastione, ne ha determinato una conservazione eccezionale rispetto agli altri edifici antichi della città.

Il restauro delle superfici esterne, concluso nel 2014, ha ricevuto nel 2017 il premio Europa Nostra per la conservazione. Dopo circa tre anni di chiusura per i lavori finanziati dal PNRR nell'ambito del programma Caput Mundi, il monumento è stato riaperto al pubblico il 4 settembre 2026 con un percorso rinnovato sul piano dell'accessibilità.

Storia

Le notizie su Caio Cestio Epulone provengono quasi esclusivamente dalle iscrizioni del monumento, che ne registrano il nome, la tribù e le cariche ricoperte, fra cui l'appartenenza al collegio dei septemviri epulones, i sacerdoti incaricati dei banchetti sacri.

La datazione del sepolcro è ricavata per via deduttiva da due termini: la legge suntuaria del 18 a.C. contro l'ostentazione del lusso, che impedì agli eredi di deporre nella cella alcuni pregiati arazzi (attalica), e la morte di Agrippa nel 12 a.C., genero di Augusto, menzionato fra i beneficiari del testamento inciso sul piedistallo di una delle colonne angolari. La costruzione va quindi collocata fra queste due date.

Cestio dispose per testamento che il sepolcro fosse portato a termine entro 330 giorni, pena la decadenza dell'eredità. La prescrizione è registrata dall'iscrizione incisa sul fianco orientale del monumento.

La tomba fu innalzata lungo la via Ostiense, fuori dal perimetro urbano dell'epoca, in corrispondenza del bivio con la strada che scendeva verso il porto fluviale sul Tevere.

Nella seconda metà del III secolo la piramide fu incorporata nella cinta muraria promossa dall'imperatore Aureliano — datata dalla Soprintendenza speciale di Roma agli anni 272-279 — di cui venne a costituire un bastione.

Accanto al monumento si apriva una posterula che immetteva su una strada secondaria diretta all'emporio sul Tevere, il cui basolato è tuttora in vista. L'inserimento nel circuito difensivo è ritenuto la ragione per cui il rivestimento marmoreo scampò alle spoliazioni che nei secoli interessarono gli altri monumenti antichi di Roma.

Alla fase medievale risale con ogni probabilità la prima violazione del sepolcro, avvenuta attraverso un cunicolo scavato sul lato settentrionale. In quell'occasione furono asportate la scena centrale della volta — verosimilmente per saccheggiarne il dipinto e per verificare l'esistenza di altri ambienti nell'intradosso — e intere porzioni di intonaco, con danni alle figure femminili dei riquadri; andò perduta anche l'urna cineraria. …

Descrizione

La piramide è alta 36,40 metri e ha base quadrata di 29,50 metri di lato. Il corpo è costituito da un nucleo in conglomerato cementizio con cortina di mattoni; il rivestimento esterno è formato da lastre di marmo lunense.

Il monumento poggia su una struttura di fondazione gettata, realizzata a camere vuote, con profondità pari a circa un terzo dell'altezza del sepolcro.

Il profilo è sensibilmente più acuto di quello delle piramidi di Giza: il rapporto fra altezza e semibase corrisponde a un'inclinazione delle facce di circa 68°, contro i circa 52° della piramide di Cheope.

Sui lati orientale e occidentale, a due terzi dell'altezza, è incisa nel rivestimento l'iscrizione che registra nome e titoli di Cestio. Sul solo lato orientale, a circa un terzo dell'altezza, corre una seconda iscrizione relativa alle circostanze della costruzione:

Il testo attesta che l'opera fu completata per disposizione testamentaria in 330 giorni, sotto la responsabilità dell'erede Lucio Ponzio Mela, figlio di Publio, della tribù Claudia, e del liberto Potho.

Un'ulteriore iscrizione, incisa su uno dei piedistalli marmorei delle statue, riporta parte delle disposizioni testamentarie e i nomi dei beneficiari, fra i quali Agrippa; vi si fa menzione della vendita degli attalica, i tessuti intrecciati d'oro che Cestio avrebbe voluto appesi nella cella e che un editto suntuario emanato poco dopo la sua morte impose invece di alienare.

All'interno si apre un unico ambiente funerario di circa 23 m², delimitato da pareti in cortina laterizia e coperto da volta a botte; fu murato al momento della sepoltura secondo l'uso egiziano. La sua cubatura corrisponde a poco più dell'1% del volume complessivo del monumento.

Le pareti sono decorate ad affresco secondo uno schema a pannelli separati da fasce verticali con candelabri, riferibile al terzo stile pompeiano; entro i pannelli si distinguono su fondo chiaro figure femminili alternate a vasi lustrali. Agli angoli della volta quattro Vittorie alate recano una corona e un nastro; al centro una vasta lacuna occupa il posto di quella che doveva essere una scena di apoteosi con la figura del titolare del sepolcro. …

Restauri e conservazione

Nel corso dei secoli il monumento è stato ripetutamente colpito da fulmini, che hanno provocato il crollo di estese porzioni del rivestimento marmoreo, e da allagamenti dovuti alla quota depressa rispetto al tessuto urbano circostante, con una falda acquifera che scorre immediatamente sotto il piano di calpestio della cella. La vegetazione spontanea insediatasi negli squarci ha deformato le superfici e lesionato in profondità il conglomerato con gli apparati radicali.

Secondo i responsabili del cantiere di fine Novecento, i restauri degli anni sessanta impiegarono nella pulitura dei marmi materiali fortemente acidi, che corrosero le superfici rendendole in seguito vulnerabili agli organismi endolitici; la scelta, allora imposta, di non stuccare i giunti fra i blocchi del rivestimento è indicata come la causa principale della penetrazione d'acqua all'interno del monumento e dei conseguenti fenomeni di degrado degli affreschi.

Il progetto di conservazione fu impostato nel 1997, sotto la soprintendenza di Adriano La Regina, con la direzione di Maria Grazia Filetici e Rita Paris. Il restauro degli affreschi della camera sepolcrale e della parete d'ingresso fu condotto fra il 1999 e il 2001 e finanziato dai dipendenti di ATAC e Cotral. Le lacune dovute al degrado naturale furono stuccate con malte calibrate sui livelli di intonaco originali, mentre si scelse di lasciare a vista quelle prodotte dalle violazioni e dagli scavi esplorativi.

Dal 2001 è attivo un programma di manutenzione programmata con mappatura stagionale delle superfici e monitoraggio microclimatico, che consente di mantenere la cella accessibile al pubblico contenendo gli effetti dell'anidride carbonica immessa dai visitatori.

Il restauro delle superfici esterne fu finanziato dall'imprenditore giapponese Yuzo Yagi, titolare della Yagi Tsusho Ltd, che nel dicembre 2010 comunicò al Ministero per i beni e le attività culturali un primo stanziamento di un milione di euro, raddoppiato nel dicembre 2013 per coprire integralmente l'intervento sulla piramide e sulle due colonne. I lavori specialistici si svolsero fra il 2012 e il 2014 e si conclusero il 19 dicembre 2014. Nel 2015 Yagi fu insignito dell'onorificenza di Grande Ufficiale dell'Ordine al merito della Repubblica Italiana. …

Fortuna

La forma insolita e l'identificazione medievale con il sepolcro di Remo resero la piramide una tappa consueta per i viaggiatori diretti a Roma, che la trovavano già segnalata nelle guide seicentesche.

Il monumento ricorre con frequenza nella grafica di antiquaria e nella veduta romana fra Seicento e Settecento: vi dedicarono tavole Giuseppe Vasi e soprattutto Giovanni Battista Piranesi, che ne pubblicò una serie di incisioni nelle Antichità romane. Le tavole piranesiane si sono rivelate un documento conservativo di prima mano: il confronto condotto durante il restauro del 1999-2000 ha mostrato che le lacune degli affreschi vi sono riprodotte con esattezza e coincidono con quelle rilevate due secoli dopo, salvo lievi ampliamenti.

La contiguità con il cimitero acattolico, dove furono sepolti fra gli altri John Keats e Percy Bysshe Shelley, ha inoltre associato stabilmente l'immagine della piramide alla letteratura del romanticismo inglese.

Dal monumento prendono nome il piazzale antistante, la stazione Piramide della linea B della metropolitana e, per estensione, l'area urbana circostante.

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Testo da Wikipedia, l’enciclopedia libera, con licenza CC BY-SA 4.0. Voce completa: «Piramide Cestia».

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  1. 11 a.C.Costruzione

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Come arrivare

Roma OstienseTreno, la più vicina
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Piramide Cestiavia del Campo Boario, s.n.c. - Roma
Aeroporto di Roma-Ciampino12,6 km

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Domande frequenti

Dove si trova Piramide Cestia?

Piramide Cestia si trova nel comune di Roma, in provincia di Roma (Lazio), all'indirizzo via del Campo Boario, s.n.c. - Roma. Coordinate: 41.87649, 12.48090.

A quando risale Piramide Cestia?

La datazione indicata da Wikidata è: 11 a.C..

Cosa vedere vicino a Piramide Cestia?

Nei dintorni si trovano: Porta San Paolo (a 100 m), Museo della Via Ostiense (a 100 m), Parco museo ferroviario Roma Porta San Paolo (a 200 m).

Fonti e licenze

Testo. Wikipedia, l’enciclopedia libera (CC BY-SA 4.0).

Dati. Wikidata (CC0); orari e contatti OpenStreetMap (ODbL).

Foto. Wikimedia Commons, autore e licenza su ogni immagine.

Crediti delle 9 foto
  1. Piramide Cestia — Livioandronico2013, CC BY-SA 4.0
  2. 2024-05-01-Cestius-Pyramide — Gunnar Klack, CC BY-SA 4.0
  3. 2024-10-12 Rome, Pyramid of Caius Cestius and Porta San Paolo — Alexkom000, CC BY 4.0
  4. Cestius-pyramide — Kaethe17, CC BY-SA 4.0
  5. East Face, Pyramid of Caius Cestius (Rome) — MumblerJamie, CC BY-SA 2.0
  6. Piramide Caius Cestius — Danbu14, CC BY-SA 3.0
  7. Piramide Cestia (Roma) veduta notturna dalla torre di Porta San Paolo — 3impact, CC BY-SA 3.0
  8. Pyramid of Caius Cestius 2 — Wknight94, CC BY-SA 3.0
  9. Pyramid of Cestius, Rome — Stefano Costantini, CC BY-SA 2.0

Aggiornato il 28 ottobre 2026. Tutte le fonti e le licenze

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