Foto: Patafisik, CC BY-SA 3.0 · Wikimedia Commons
Museo
Parco museo geologico ex cava del Monticino
Parco museo all'aperto a Brisighella, Italia
Brisighella (RA), Emilia-Romagna
In breve
- Tipo
- Museo
- Tutela
- Bene culturale italiano
- Patrimonio UNESCO
- Carsismo e grotte evaporitiche dell'Appennino settentrionale
- Coordinate
- 44°13′31″ N, 11°45′59″ E
- Indirizzo
- Via Rontana
Storia e descrizione
Il parco regionale della Vena del Gesso Romagnola, situato nell'entroterra romagnolo tra Imola e Faenza, è un'area naturale protetta di oltre duemila ettari che si distingue nell'Appennino settentrionale come unica catena montuosa costituita quasi esclusivamente da gesso. Le particolarità e i motivi di interesse di questo territorio hanno portato, negli anni sessanta, all'idea di tutelare la zona, avviando studi per definire e circoscrivere l'area. Il parco fu istituito il 15 febbraio 2005 dalla Regione Emilia-Romagna.
Il territorio del parco si sovrappone quasi interamente con la zona speciale di conservazione e zona di protezione speciale Vena del Gesso Romagnola (IT4070011) ed è gestito dall'Ente di gestione per i Parchi e la Biodiversità - Romagna.
La vena del gesso romagnola dal 19 settembre 2023 è riconosciuta Patrimonio dell'umanità dall'UNESCO come parte del sito "Carsismo nelle evaporiti e grotte dell'Appennino settentrionale".
Storia
La Vena del Gesso racchiude in sé particolari valori naturali che, nel corso dei secoli, a partire dal 1500, furono al centro dell'interesse scientifico di alcuni studiosi, come il bolognese Luigi Ferdinando Marsili (1658-1730) che lasciò memoria di alcune sue ricerche sui gessi e sullo zolfo delle miniere in Romagna.
Tra gli anni cinquanta del XIX secolo e il 1872 il geologo e paleontologo imolese Giuseppe Scarabelli programmò ed eseguì numerose campagne di esplorazione della grotta del Re Tiberio, per poi intraprendere alcuni importanti studi sulla geologia della Vena del Gesso: furono sue le prime ipotesi sulla formazione dei gessi entro bacini o stagni d'acqua dolce più o meno fra loro congiunti e in vicinanza del mare e l'appartenenza a un unico orizzonte stratigrafico dalla Romagna alla Sicilia. Attorno al 1860 effettuò per la prima volta in Italia uno scavo archeologico stratigrafico, sempre nella grotta del Re Tiberio, rinvenendo importanti reperti dai quali iniziarono studi sulla frequentazione delle grotte della Vena del Gesso.
Nel 1936 il naturalista forlivese Pietro Zangheri pubblica una ricerca sulla flora e vegetazione della fascia gessoso-calcarea del basso Appennino romagnolo. Qualche anno dopo si occupa della geologia della Vena del Gesso evidenziando, forse per primo, la necessità di tutelarne gli ambienti particolari.
Negli anni sessanta alcune associazioni culturali e naturalistiche iniziarono a presentare preoccupazioni per l'ambiente messo in pericolo dall'ampliarsi delle escavazioni nelle grosse cave di gesso, sollecitando la Provincia di Ravenna a prendere provvedimenti per la conservazione delle zone. …
Descrizione
Il territorio del parco si trova ad altitudini comprese fra 50 e 515 m s.l.m. ed ha una superficie complessiva di 60,63 km² di cui 20,41 km² di riserva, e 40,22 km² di area contigua.
Per la varietà degli ambienti, in seguito all'approvazione ed entrata in vigore del Piano del Parco, il territorio è suddiviso in quattro zone, classificate secondo il regime di tutela al quale sono sottoposte:
"Zona A di riserva integrale": comprendono aree di eccezionale valore naturalistico, in cui l'antropizzazione è assente o di scarso rilievo e nelle quali l'ambiente naturale è conservato nella sua integrità; sono destinate alla salvaguardia ed al mantenimento degli equilibri biologici ed ambientali in atto, alla prevenzione ed all'eliminazione di eventuali fattori di disturbo endogeni ed esogeni. In linea di massima queste zone sono accessibili solamente per scopi scientifici e didattici e nella Vena del Gesso Romagnola hanno una superficie di 52 ettari …
Flora
La Vena del Gesso si sviluppa lungo la linea est-ovest e per questo gode di un microclima particolare: il versante esposto a sud presenta un ambiente più arido e luminoso, con un clima sub-mediterraneo; su questo lato le rupi di gesso riflettono la luce solare causando un lieve aumento delle temperature che permette a specie tipicamente mediterranee di vegetare ad altitudini superiori ai 500 metri s.l.m. (la punta massima è il Monte Mauro, 515 metri). È più fresco e verde il versante esposto a nord dove, grazie ad un clima continentale, sono presenti ampi boschi e castagneti.
La flora lungo le rupi di roccia compatta si caratterizza per la natura spiccatamente arida del gesso: questo ha ben scarse capacità di assorbimento e ritenzione delle precipitazioni idriche. Troviamo in questi ambienti flora e vegetazione tipicamente xerofila con tutti i conseguenti accorgimenti funzionali e adattamenti morfologici. Spiccano, oltre a vari muschi, specie che riescono a penetrare con potenti apparati radicali in qualche fessura che incrina la roccia come Artemisia alba, Helichrysum italicum, Galium lucidum subsp. corrudifolium, Thymus striatus, Helianthemum apenninum, Stachys recta. Più tipiche di questi ambienti rupestri sono Teucrium flavum, Campanula sibirica, Erysimum sylvestre, Dianthus caryophyllus e poi ancora Centaurea margaritacea, Onosma echioides e Saxifraga tridactylites; sono poi abbondantemente presenti varie felci come la felce rugginosa (Ceterach officinarum), il polipodio meridionale (Polypodium cambricum) e l'asplenio (Asplenium trichomanes); sono inoltre presenti Sedum telephium, Aegilops neglecta, Brachypodium distachyon, Bupleurum odontites e varie Caryophyllaceae.
La specie botanica più rara in assoluto è Cheilanthes persica, rara felce attestata in Italia solo a Monte Mauro, estremo margine occidentale del suo areale, altrimenti spaziante dai Balcani all'Iran, sino al Kashmir indiano. …
Fauna
Le considerazioni svolte relativamente alla flora sono in gran parte estendibili anche alla fauna: la diversità di microclima e la ricchezza di habitat determinano la presenza di una fauna abbondante e differenziata (248 specie di vertebrati).
Tra gli anfibi era segnalato fino agli anni '80 l'ululone appenninico, non più confermato in anni recenti. Tra le altre specie, sono da segnalare la rana italica e la salamandra pezzata, caratteristiche di habitat montani più elevati e presenti nelle forre esposte a nord, e il geotritone italico, legato alla presenza delle numerose grotte.
Tra i rettili sono presenti alcune specie tipicamente mediterranee, tra cui, in particolare, il colubro di Riccioli, presente sulle rupi esposte a sud, e il geco comune, diffuso soprattutto nel centro storico di Brisighella.
Moltissime le specie di uccelli presenti, anche durante le migrazioni e in periodo invernale. Tra le specie nidificanti sono particolarmente rilevanti i rapaci, con 14 specie, 8 diurni e 6 notturni. Tra i primi, da evidenziare albanella minore, pecchiaiolo, biancone, falco pellegrino; tra i secondi, il rarissimo gufo reale. Altre interessanti specie di uccelli sono legate agli arbusteti mediterranei delle garighe rupicole esposte a sud, come occhiocotto, sterpazzolina di Moltoni e, soprattutto, la rara magnanina o alle rupi, come rondone maggiore, rondine montana e codirosso spazzacamino; non è più segnalato dagli inizi del XXI secolo il passero solitario. Inoltre, sono presenti altre specie rare, legate agli habitat caldi e aridi, sia sulla Vena del Gesso che nei calanchi a valle, come succiacapre, calandro, averla piccola.
Tra i mammiferi, l'ordine più caratteristico della Vena del Gesso, in virtù delle numerose cavità sotterranee, sono i chirotteri, con ben 20 specie note. Molte altre specie sono presenti, tra cui lupo (sulla Vena del Gesso ci sono 3-4 branchi, osservati tramite avvistamenti diretti e foto-trappole, ognuno dei quali composto mediamente da 4 o 5 individui), gatto selvatico, volpe, tasso, faina, cervo nobile, capriolo, cinghiale, istrice, moscardino. …
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Testo da Wikipedia, l’enciclopedia libera, con licenza CC BY-SA 4.0. Voce completa: «Parco museo geologico ex cava del Monticino».
Foto
Come arrivare
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Domande frequenti
Dove si trova Parco museo geologico ex cava del Monticino?
Parco museo geologico ex cava del Monticino si trova nel comune di Brisighella, in provincia di Ravenna (Emilia-Romagna), all'indirizzo Via Rontana. Coordinate: 44.22526, 11.76627.
Cosa vedere vicino a Parco museo geologico ex cava del Monticino?
Nei dintorni si trovano: Rocca Manfrediana (a 300 m), Museo l'Uomo e il gesso (a 400 m), Teatro Maria Pedrini (a 500 m).
Fonti e licenze
Testo. Wikipedia, l’enciclopedia libera (CC BY-SA 4.0).
Dati. Wikidata (CC0); orari e contatti OpenStreetMap (ODbL).
Foto. Wikimedia Commons, autore e licenza su ogni immagine.
Crediti delle 6 foto
- Parco museo geologico di Cava Monticino — Patafisik, CC BY-SA 3.0
- La Cava del Monticino — Massimo Saviotti, CC BY-SA 4.0
- La Torre dell'Orologio vista dalla cava del Monticino — Massimo Saviotti, CC BY-SA 4.0
- Trasparenze alla cava del Monticino — Massimo Saviotti, CC BY-SA 4.0
- Riflessi sulla cava — Massimo Saviotti, CC BY-SA 4.0
- Tramonto tra le ginestre — Filippo Fioravanti, CC BY-SA 4.0
Aggiornato il 28 ottobre 2026. Tutte le fonti e le licenze
