Sito archeologico, Arezzo (AR)

43°28′12″ N, 11°52′48″ E

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Sito archeologico

Arezzo (città antica)

Arezzo (AR), Toscana

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43°28′12″ N, 11°52′48″ E

Storia e descrizione

Arezzo, in latino Arretium e in greco antico Ἀρρήτιον, fu una città dell'Etruria settentrionale interna, sorta nel corso del VI secolo a.C. sullo stesso rilievo occupato dall'odierna Arezzo e rimasta un centro di primo piano fino alla tarda età imperiale romana. Nel corso del I secolo a.C. divenne municipio romano.

La continuità di vita dell'abitato ha cancellato quasi per intero i resti antichi, mai oggetto di una esplorazione archeologica sistematica: le scoperte, in gran parte occasionali, hanno tuttavia restituito monumenti di assoluto rilievo: grandi bronzi come la Chimera e la Minerva, le terrecotte architettoniche di età ellenistica, fino alla ceramica aretina che nella prima età imperiale ne diffuse il nome in tutto il mondo romano.

Gran parte dei materiali provenienti dalla città e dal territorio è conservata nel locale Museo archeologico nazionale Gaio Cilnio Mecenate, intitolato al più celebre degli aretini antichi.

Storia delle ricerche

Le antichità aretine entrarono presto nel circuito letterario: nel XIII secolo Ristoro d'Arezzo e nel XIV Giovanni Villani celebrano la ceramica corallina e menzionano scoperte contemporanee, mentre tra la fine del XV e i primi del XVI secolo Giovanni de' Medici, il futuro papa Leone X, assistette alla scoperta di fornaci e di ceramica a vernice nera con lettere impresse sul fondo. Un posto di rilievo hanno i monumenti antichi, dall'acquedotto all'anfiteatro, dalle terme alle fornaci, nel libello dell'erudito locale Marco Attilio Alessi (1470-1546), che ricorda anche la statua della Minerva, rinvenuta nel 1541 presso San Lorenzo. Grande risonanza ebbe nel 1553 la scoperta, nei lavori per il bastione di Porta San Lorentino, del deposito di bronzi cui apparteneva la Chimera, ricordata da Benvenuto Cellini e subito valutata come etrusca da Giorgio Vasari.

Nel XVII e XVIII secolo i ritrovamenti, noti soprattutto da carte d'archivio, alimentarono il collezionismo locale: la raccolta Bacci fu visitata da Anton Francesco Gori nel 1734 e inventariata da Luigi Lanzi nel 1777. Nel 1822 la Fraternita dei Laici istituì un Museo di Storia Naturale e di Antichità per evitare che i reperti andassero dispersi, aperto al pubblico già nel 1823 con il primo direttore Antonio Fabroni: vi confluirono via via le raccolte ottocentesche Bacci, Rossi, Rossi-Redi, Gamurrini e Funghini, nucleo originario del futuro museo archeologico intitolato a Mecenate. …

Storia

La documentazione della facies villanoviana è molto scarsa: una fibula bronzea dal colle di Castelsecco, un cinturone dai pressi di Porta Colcitrone, la notizia di un sepolcreto dell'VIII secolo a.C. alle Caselle lungo via Fiorentina e quella di una necropoli di incinerati in località Poggio Tondo.

Al primo orientalizzante risale un gruppo omogeneo di bronzetti filiformi di stile geometrico, verosimilmente trovati in città o nel circondario, cui segue, dal tardo orientalizzante al tardo arcaismo, una produzione di bronzetti votivi cospicua per quantità: guerrieri, offerenti, kouroi e korai, testine femminili, animali domestici. La serie presenta caratteri così affini a esemplari volterrani da aver indotto gli studiosi a parlare di un «gruppo Arezzo-Volterra», ed è discusso se la produzione vada attribuita all'uno o all'altro centro, o a tutti e due, eventualmente con maestranze itineranti. Una produzione bronzistica di questa entità presuppone comunque la disponibilità locale di materia prima: nei dintorni di Arezzo, sui Monti Rognosi, affiorano minerali di rame, anche allo stato nativo, e metalli ferrosi sono attestati in Casentino; sono note miniere sfruttate in antico e il museo della Fraternita conservava campioni minerari casentinesi.

In questo quadro si colloca il dibattito sulla notizia di Dionigi di Alicarnasso, secondo cui nel 606 a.C. gli aretini, con chiusini, rosellani, vetuloniesi e volterrani, avrebbero soccorso le città latine in guerra contro Tarquinio Prisco. La tradizione, accolta da alcuni storici moderni e respinta da altri per la scarsa rilevanza extraregionale di Arezzo in quell'epoca, è stata rivalutata da Giovannangelo Camporeale alla luce della ricchezza mineraria già attiva nel VII secolo; per Armando Cherici, che pure ricorda come i più la ritengano non attendibile, i bronzetti documentano comunque gruppi dominanti già capaci di proiezione esterna, anche se Arezzo come polo urbano sfugge del tutto. …

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Testo da Wikipedia, l’enciclopedia libera, con licenza CC BY-SA 4.0. Voce completa: «Arezzo (città antica)».

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Domande frequenti

Dove si trova Arezzo (città antica)?

Arezzo (città antica) si trova nel comune di Arezzo, in provincia di Arezzo (Toscana). Coordinate: 43.47000, 11.88000.

Cosa vedere vicino a Arezzo (città antica)?

Nei dintorni si trovano: Casa Vasari (a 100 m), Museo nazionale d'arte medievale e moderna (a 300 m), Palazzo Albergotti (a 300 m).

Fonti e licenze

Testo. Wikipedia, l’enciclopedia libera (CC BY-SA 4.0).

Dati. Wikidata (CC0); orari e contatti OpenStreetMap (ODbL).

Foto. Wikimedia Commons, autore e licenza su ogni immagine.

Crediti delle 6 foto
  1. Archeologico, bronzetti etruschi, figurette dalla stipe della fonte veneziana ad arezzo 05 — Sailko, CC BY 3.0
  2. Etruria settentrionale, gruppo dell'aratore di arezzo, 430-400 ac ca. 02 — Sailko, CC BY-SA 4.0
  3. Maestranze aretine, chimera (con restauri del xvi secolo), 450-400 ac ca, da arezzo, 02 — Francesco Bini, CC BY-SA 4.0
  4. Euphronios ARV 15 6 komos - Herakles and the Amazons (03) — ArchaiOptix, CC BY-SA 4.0
  5. Lastra architettonica da via roma, 490-450 ac. ca. 02 — Sailko, CC BY-SA 3.0
  6. Ossuario biconico d'impasto con ciotola-coperchio, 850-800 ac. ca — Sailko, CC BY-SA 3.0

Aggiornato il 28 ottobre 2026. Tutte le fonti e le licenze

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