Foto: Albarubescens, CC BY-SA 4.0 · Wikimedia Commons
Sito archeologico
Museo archeologico nazionale di Cosa
Museo statale italiano nel comune di Orbetello (GR)
In breve
- Tipo
- Sito archeologico
- Tutela
- Bene culturale italiano
- Coordinate
- 42°24′46″ N, 11°17′10″ E
- Indirizzo
- Via delle Ginestre, 35, 58015 Orbetello
Storia e descrizione
Il Museo archeologico nazionale di Cosa si trova ad Ansedonia, nel comune di Orbetello nella maremma toscana. Il museo raccoglie dei reperti rinvenuti nell'area archeologica di Cosa al cui interno si trova.
Dal dicembre 2014 il Ministero per i beni e le attività culturali lo gestisce tramite il Polo museale della Toscana, nel dicembre 2019 divenuto Direzione regionale Musei.
Storia
Il Museo è stato realizzato grazie alla collaborazione fra lo Stato Italiano e l’American Academy in Rome. La lapide marmorea posta all’ingresso del museo ricorda coloro che ne hanno permesso la nascita: la marchesa Rita San Felice, Frank Brown, Giacomo Caputo, Guglielmo Maetzke e Francesco Nicosia.
La sua creazione fu di quasi trent’anni successiva alla prima campagna di scavo, avvenuta nel 1948. Al tempo i materiali furono custoditi in un piccolo edificio moderno che si trovava sull’Arce di Cosa, ma F. Brown volle fin da subito realizzare un museo locale, dove esporre e custodire i numerosi reperti rinvenuti. Alla fine degli anni Settanta, dunque, fu costruito un nuovo edificio per il Museo all’interno delle mura romane, sopra la Casa del Tesoro di cui sfrutta fondamenta e pianta. L’insula corrispondente, compresa tra le strade 4, 5, M e N, è stata ampiamente indagata e ha permesso di riportare alla luce anche la Casa dello Scheletro e la Casa degli Uccelli. Originariamente dotato di una sola sala, nel 1997 il Museo aggiunse altri due vani, dedicati rispettivamente all’area del porto e alle fasi di frequentazione più tarda della città e ad una piccola aula didattica.
Reperti di uso domestico
Larga parte dello spazio espositivo interno al museo è dedicato al materiale ceramico suddiviso per classi e aree di provenienza: ceramica a vernice nera, sigillata, ceramica italo- megarese, ceramica a pareti sottili e ceramica comune.
La ceramica a vernice nera, proveniente dalle abitazioni della città, comprende vasellame da mensa datato tra il III e il I secolo a.C. Tra i piatti ve n’è un esemplare con fondo decorato a rosette impresse a stampo e l’iscrizione graffita “SAL”. Vi sono poi le patere, piatti poco profondi con rialzo ombelicale cavo utilizzati durante libagioni rituali. Infine sono esposte le pissidi.
Tra la ceramica sigillata è uno skyphos di età giulio-claudia, un vaso di ispirazione greca dotato, in questo caso, di due anse ad anello: presenta una decorazione a tema erculeo: una pelle di leone e una clava all’interno di una cornice di rosette e volute. Di particolare interesse è la coppa con sigillo in planta pedis, ovvero a impronta di piede. Il bollo al suo interno reca la firma di Sex. Murrius Festus, il vasaio attivo dal 50 d.C. circa.
Altra classe ceramica esposta al Museo di Cosa è l’italo-megarese, caratterizzata da coppe emisferiche prive di piede e realizzate a matrice, che trae origine dall’omonima produzione greca, nata a imitazione delle coppe argentee ellenistiche. A questa classe appartiene una coppa, decorata con rosone centrale da cui si diramano foglie di acanto e tralci vegetali, datata tra il II e il I secolo a.C.
I vasi potori rientrano nella classe delle pareti sottili ed erano destinati al consumo di
liquidi. A questi appartengono due esemplari restaurati: il primo presenta un corpo globulare con anse ad anello e una decorazione a diamanti, il secondo, invece, è emisferico, decorato a ragnatela e si data al più tardi all’inizio del regno dell’imperatore Claudio.
Infine, l’ultima classe esposta è la ceramica comune, di uso quotidiano, tra cui brocche, pentole, olle e piccole anfore. A queste forme si aggiungono una serie di bottiglie fusiformi di varie dimensioni e un tegame dotato di tre piedi, funzionale alla cottura dei pasti direttamente sul fuoco.
Separata da quella di epoca romana, vi è una sezione dedicata ai materiali pertinenti ai periodi tardoantico e medievale. …
Reperti scultorei
Gran parte dello spazio espositivo del Museo è dedicato al materiale scultoreo, per la maggior parte proveniente dall’area del Foro e dell’Arce; è presente anche un numero consistente di reperti dalla Casa di Diana e dal sacello dedicato al culto, si ipotizza, di Liber Pater. Quest’ultimo, costruito nel IV secolo d.C., reimpiegò sculture in marmo tutte precedenti per datazione alla fioritura del santuario. L’ipotesi più plausibile è che si tratti di sculture prelevate dalle rovine delle domus cosane o dalle ville della campagna circostante. Molti di queste sculture, infatti, si adatterebbero meglio ad un contesto domestico rispetto ad uno santuariale o, come nel caso del rilievo con gli attributi di Minerva, ad un contesto bacchico.
Di seguito la descrizione dei reperti, divisi per categorie, più significativi esposti al Museo.
Tra i rilievi, quello con rappresentazione di suovetaurilia è particolarmente importante. La lastra, realizzata a bassorilievo, raffigura la processione sacrificale che prevedeva l’uccisione di un maiale, una pecora e un toro. Sono rappresentati due vittimari che procedono verso destra portando un toro sacrificale. Il reperto è stato riutilizzato come lapide per una tomba medievale ma in origine è verosimile che appartenesse alla sovrastruttura decorativa di un antico edificio di età giulio-claudia, un altare associato ad uno dei templi dell’Arce.
Interessante è anche il pannello con gli attributi di Minerva, proveniente dal sacello di Liber Pater e datato al I secolo d.C. Verosimilmente questo tipo di rilievo doveva fungere da rivestimento architettonico o da elemento decorativo.
Tra le erme conservate, tre appartengono alla tipologia con testa barbata di Dioniso, mentre una ci è giunta acefala.
L’esemplare rinvenuto entro il sacello di Liber Pater è particolarmente interessante: si
tratta di un supporto da tavolino monopode, conformato a erma di Dioniso, realizzato in marmo lunense (I sec. d.C.) …
Decorazioni dei templi
L’esposizione delle decorazioni architettoniche dei templi cosani ricalca la posizione originaria dei singoli elementi. Questo tipo di esposizione è molto suggestiva e sicuramente funzionale alla percezione di come dovevano mostrarsi agli occhi degli antichi.
Tempio B o della Concordia
Il Tempio del Foro, fin dalla sua fase originaria (175 a.C. circa), fu dotato di una ricca decorazione architettonica. Tutti i lati del tetto presentavano lastre di rivestimento applicate, con motivo a nastri a croce intervallati a fiori; sui lati lunghi erano sormontate da antefisse con teste di menade e sileno.
Nella parte frontonale, invece, la decorazione era più ricca, con sime fissate sopra le lastre, e cornici rampanti traforate a coronamento finale. Le sime erano decorate a palmette e con una strigilatura nella parte superiore. Le cornici rampanti, invece, presentavano trafori ogivali circolari, sormontati da una fascia a palmette.
Tra la fine del II secolo a.C. e l’inizio del I secolo a.C. si data una ridecorazione, cui si devono nuove cornici rampanti traforate, con motivi a triskelia (simbolo a tre punte ricurve) e a 8 verticale.
Una delle pareti del Museo è dedicata all’esposizione di parte delle decorazioni della fase originaria.
Tempio di Iuppiter
La struttura fu riccamente ornata fin dal principio (240-220 a.C. circa). Lastre di
rivestimento con doppio anthemion con palmette e loti, e fascia strigilata erano applicate lungo i lati del tetto; sopra queste, sui i lati lunghi, erano antefisse con teste di Minerva e Ercole. Sulla fronte, invece, le lastre erano sormontate da sime con strigilatura e fascia a motivo floreale, e da cornici rampanti con trafori ogivali e circolari e una fascia a palmette. Le lastre di rivestimento fissate sotto gli spioventi e alla base del frontone, invece, dovevano essere decorate con nastri incrociati alternati a fiori.
Il restauro datato alla prima metà del II secolo a.C. portò all’introduzione di nuove antefisse con teste di satiri e di nuove lastre di rivestimento con palmette dritte e capovolte applicate sui lati lunghi.
All’architrave, in origine sprovvista di rivestimento, furono fissate lastre con decorazione a palmette addorsate disposte obliquamente e separate da due spirali a S. …
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Testo da Wikipedia, l’enciclopedia libera, con licenza CC BY-SA 4.0. Voce completa: «Museo archeologico nazionale di Cosa».
Foto
Come arrivare
Distanze in linea d’aria, non a piedi o in auto.
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Domande frequenti
Dove si trova Museo archeologico nazionale di Cosa?
Museo archeologico nazionale di Cosa si trova nel comune di Orbetello, in provincia di Grosseto (Toscana), all'indirizzo Via delle Ginestre, 35, 58015 Orbetello. Coordinate: 42.41272, 11.28609.
Quali sono gli orari di Museo archeologico nazionale di Cosa?
Secondo OpenStreetMap gli orari sono: Dal 31 marzo al 27 ottobre · tutti i giorni: 10:15–18:30; Dal 28 ottobre al 30 marzo · tutti i giorni: 8:15–16:30; 1 gennaio: Chiuso; 25 dicembre: Chiuso. Verifica sempre sul sito ufficiale prima della visita.
Cosa vedere vicino a Museo archeologico nazionale di Cosa?
Nei dintorni si trovano: Cosa (a 200 m), Tempio di Giove (a 200 m), Mura di Cosa (a 200 m).
Fonti e licenze
Testo. Wikipedia, l’enciclopedia libera (CC BY-SA 4.0).
Dati. Wikidata (CC0); orari e contatti OpenStreetMap (ODbL).
Foto. Wikimedia Commons, autore e licenza su ogni immagine.
Crediti delle 5 foto
- Museo Archeologico Nazionale di Cosa — Albarubescens, CC BY-SA 4.0
- Cosa, stabile del museo archeologico nazionale 01 — Sailko, CC BY 3.0
- Museo cosa08 — Mac9, CC BY-SA 2.5
- Antiquarium di cosa, iscrizione accademia americana di roma — Sailko, CC BY 3.0
- Antiquarium di cosa, veduta 01 — Sailko, CC BY 3.0
Aggiornato il 28 ottobre 2026. Tutte le fonti e le licenze