Palazzo della Provincia
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Foto: Diego Delso, CC BY-SA 4.0 · Wikimedia Commons

Villa / Palazzo storico

Palazzo della Provincia

Edificio di Arezzo

Arezzo (AR), Toscana

Indicazioni

In breve

Stile
Architettura neogotica
Coordinate
43°27′60″ N, 11°52′57″ E

Storia e descrizione

Il Palazzo della Provincia è un edificio situato tra via Ricasoli, 44-50 e via dell'Orto, 7 ad Arezzo, attuale sede della Provincia di Arezzo.

Storia

Una prima sistemazione dell'area tra via Ricasoli e piazza della Libertà avvenne tra il 1849 e il 1851, quando l'ingegnere Angiolo Cianferoni operò un accorpamento di alcuni fabbricati per realizzarvi la sede della prefettura granducale, con la facciata prospiciente il palazzo dei Priori.

Il 24 febbraio 1913 l'amministrazione provinciale di Arezzo deliberò la costruzione di una nuova sede, incaricando del progetto l'ingegnere Giuseppe Paoli. Si trattava in linea di massima di un intervento composto da una nuova costruzione (l'edificio verso via dell'Orto) da adibire a uffici e dal 'restauro' di due preesistenti unità, le trecentesche case Guadagnoli e del Predicatore, da accorpare e trasformare in sale di rappresentanza e aula del consiglio. I lavori murari, eseguiti dalla ditta Giuseppe Rossi di Arezzo, vennero avviati poco dopo e si concludono soltanto il 27 settembre 1925, con l'inaugurazione ufficiale della sede. Relativamente all'apparato decorativo, la realizzazione degli affreschi fu affidata, su suggerimento del progettista, al pittore Adolfo De Carolis (contratto del 30 maggio 1922): De Carolis illustra il tema celebrativo dei "Grandi Aretini", un consesso di illustri personaggi storici, da Gaio Cilnio Mecenate a Pietro Benvenuti, che attorniano Michelangelo Buonarroti, seduto al centro in un pronao, davanti a una sua scultura non finita, affiancato da Luca Signorelli; davanti vi è un grande camino sormontato dal simbolo del Fuoco, mentre nelle fasce laterali vi sono scene del lavoro dei campi e della vendemmia. Il bozzetto, su soggetto dato dallo stesso ingegnere, venne immediatamente approvato e i lavori pittorici - avviati nell'estate del 1922 e eseguiti interamente dal De Carolis, a meno della carta della provincia opera di Diego Pettinelli, vennero conclusi alla fine del 1923.

Le altre opere decorative sono rispettivamente: i lavori in pietra arenaria della ditta Sigismondo Burroni, i ferri battuti di Alfredo Valenti di Arezzo e dalla ditta fratelli Mariani di Firenze, i lavori in legno di Enrico Casini, gli arredi del salone ed alcuni mobili delle salette minori della ditta Bruschi di Arezzo e le vetrate della ditta De Matteis di Firenze. …

Descrizione

Il palazzo risulta dall'accorpamento di unità diverse per cronologia e lessico architettonico che occupano pressoché interamente la porzione occidentale dell'isolato delimitato a nord da via Ricasoli, limite naturale della piazza del Duomo sulla quale prospetta il fianco meridionale della Cattedrale, a est dall'ultimo tratto del Corso, principale asse di attraversamento longitudinale del centro cittadino, a sud da via dell'Orto, sulla quale prospettano interessanti unità abitative di epoca medievale (la restaurata casa del Petrarca) e rinascimentale, e a occidente dalla piazza dei Priori, delimitata dal dominante palazzo del Comune e dalla casa del Vasari. Il complesso fa dunque parte di un ideale agorà, dove sono concentrati i principali centri amministrativi della città, situata in posizione dominante rispetto al rimanente tessuto urbano. Il nucleo del palazzo costituisce la porzione orientale del complesso, delimitata a est da un giardino murato, e ha accesso sia da via Ricasoli che da via dell'Orto.

L'edificio risulta estremamente articolato nella configurazione stilistica come nell'impianto: la prima risulta infatti dalla disinibita rielaborazione del lessico medievale (all'insegna di un gothic-revival che nella città aretina ebbe notevole fortuna negli anni venti e trenta) per il corpo di rappresentanza sulla via Ricasoli e di quello rinascimentale per il palazzetto sul fronte opposto dell'isolato, mentre l'impianto, forzatamente condizionato dal sedime delle preesistenze, si articola in una planimetria ad "L" e in una volumetria su diversi livelli: due e tre piani per il fronte principale dal lessico neogotico, due piani più uno seminterrato per il fronte sul giardino murato e infine tre piani su quello meridionale. …

Fortuna critica

L'opera non ha destato interesse nella critica architettonica né contemporanea né successiva, fatto questo dovuto probabilmente all'innegabile anacronismo di un lessico che, ancora alla metà degli anni venti, rimanda al revival neogotico e neorinascimentale. Nell'opuscolo celebrativo del 1925 se ne loda il senso della memoria e la raffinatezza delle decorazioni - "ogni particolare è sapientemente curato: l'innesto della pietra nuova sulla vecchia fatto con garbo; i ferri battuti di tipo tradizionale concorrono a dare all'edificio quel sapore proprio dell'architettura trecentesca toscana, indispensabile per intonare un nuovo edificio in una vecchia città" - mentre più di recente Centauro rileva giustamente come il progetto sviluppasse orientamenti che esulavano dall'intento puramente conservativo subordinando l'intera operazione alle esigenze celebrative dell'epoca.

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Testo da Wikipedia, l’enciclopedia libera, con licenza CC BY-SA 4.0. Voce completa: «Palazzo della Provincia».

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  1. 1925Apertura

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Domande frequenti

Dove si trova Palazzo della Provincia?

Palazzo della Provincia si trova nel comune di Arezzo, in provincia di Arezzo (Toscana). Coordinate: 43.46656, 11.88246.

Cosa vedere vicino a Palazzo della Provincia?

Nei dintorni si trovano: Museo diocesano d'arte sacra (Arezzo) (a 100 m), Palazzo Albergotti (a 100 m), Teatro Comunale Pietro Aretino (a 100 m).

Fonti e licenze

Testo. Wikipedia, l’enciclopedia libera (CC BY-SA 4.0).

Dati. Wikidata (CC0); orari e contatti OpenStreetMap (ODbL).

Foto. Wikimedia Commons, autore e licenza su ogni immagine.

Crediti delle 2 foto
  1. Palacio de la Provincia, Arezzo, Italia, 2022-09-17, DD 28 — Diego Delso, CC BY-SA 4.0
  2. Palazzo della Provincia (Arezzo) 01 — Walter Giannetti, CC0

Aggiornato il 28 ottobre 2026. Tutte le fonti e le licenze

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