Sito archeologico, Albenga (SV)

44°02′38″ N, 8°12′33″ E

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Sito archeologico, V secolo

Area archeologica di San Calocero

Area archeologica di Albenga

Albenga (SV), Liguria

Indicazioni

In breve

Epoca
Età antica, V secolo
Tutela
Bene culturale italiano
Coordinate
44°02′38″ N, 8°12′33″ E
Indirizzo
Salita Madonna di Fatima, Albenga (SV)

Storia e descrizione

San Calocero al Monte è un complesso archeologico del I sec. d.C. sito in Albenga e dedicato al culto di San Calocero. Il complesso monastico fu attivo dal I al XVI secolo per poi essere dismesso e trasferito dentro le mura cittadine. Il complesso venne rinvenuto e studiato da Nino Lamboglia in più scavi a partire dagli anni trenta del XX secolo.

È situato alle pendici settentrionali del Monte di San Martino o Monte Bignone, nel suburbio dell'antica Albingaunum in una zona ricca di presenze archeologiche di età romana. In questo complesso sono stati rinvenuti dei ritrovamenti epigrafici di grande rilievo, oltre che una descrizione del XV secolo delle epigrafi che qui erano presenti.

Agli scavi archeologici hanno preso parte l'Istituto internazionale di studi liguri, il Ministero per i beni e le attività culturali, il Pontificio Istituto di Archeologia Cristiana e l'Ecole française di Roma.

Secondo la tradizione, il complesso venne eretto sulla tomba di San Calocero che mantenne il corpo finché non venne trasferito nel centro cittadino, è l’unico santuario martiriale ligure.

Storia

Dagli scavi effettuati è emerso un numero considerevole di ceramiche e materiale vario di epoca romana, apparentemente dovuto alla presenza di una necropoli in epoca romana, probabilmente nei paraggi passava l'antica Via Julia Augusta. I terrazzamenti presenti di epoca romana indicano la presenza dell'uomo e la conseguente realizzazione dei sepolcri. Il monastero venne fondato sulla tomba di Calocerus, morto decapitato presumibilmente nel 304, in un luogo dove secondo la tradizione venivano dispensati miracoli dal corpo del Santo. L'epoca era quelle delle massime persecuzione di Diocleziano contro i cristiani, ed era difficile per una comunità ritrovarsi unita e fare le proprie cerimonie funebri, soprattutto con i delegati imperiali che dovevano accertarsi che ciò non succedesse, con un popolo cristiano emarginato dai cittadini. Quindi trovarsi a seppellire, a termine di un processo infamante e un'uccisione altrettanto infamante il corpo di un defunto ingombrante, potesse essere considerato con una forte ostilità da parte dei magistrati e della comunità cittadina, allineata con quella che era la filosofia generale dell'epoca e le divinità pagane. Pertanto è presumibile che Calocero fosse stato sepolto in un luogo marginale, defilato del suburbio, vicino a necropoli attive, oppure nel margine del terreno di qualche benestante simpatizzante o già convertito al culto cristiano, com'era prassi ben documentata nel III secolo. È anche normale che laddove sia stata dispiegata una prima tomba ci siano di conseguenza altre tombe e anche la generazione di necropoli e quindi di basiliche, come è successo ai Martiri della Magliana o sulla tomba di San Pietro. Nel nostro caso non si ha ampio uso in epoca paleocristiana, ma dal ritrovamento di vari monili e altro materiale si può dire che erano presenti delle tombe, forse anche distrutte per usare il materiale ivi contenuto dai primi cristiani che non accettavano la cerimonia funebre pagana. È quindi questo il primo insediamento cristiano di questa zona, una necropoli di cui non abbiamo certezze né della dimensione né dell'uso. …

Descrizione

Al suo apice la struttura era realizzata da un'ampia area dove erano presenti una chiesa con cripta al di sotto e un campanile annesso, una struttura a convento e un'altra piccola struttura, il tutto circondato da due ampi cortili in muratura per un'area globale di oltre 3 000 m².

La parte più antica è il muro di contenimento realizzato a riseghe che serviva a ricavare un ampio spazio pianeggiante soprastante. I tubuli di terra cotta delle acque visibili indicando che tale muro in antichità venne realizzato proprio per questo motivo, e ritrovamenti ceramici indicano che tale zona era già presente un insediamento precedente. Le tombe alla cappuccina e le ceramiche rilevati, e la tessitura muraria ci permettono di dire che tale opera venne realizzata nel III secolo d.C., cioè in epoca tardo-imperiale romana.

Gli scavi avvenuti nel 2000 ci permettono di affermare che una fascia importante fosse occupata da delle sepolture tardo-antiche. Di fronte a tale muro venne realizzato un porticato coperto a spiovente e con cinque arcate datato al V secolo. Solo successivamente con la realizzazione della basilica cristiana lo spazio venne trasformato con la realizzazione di una volta in muratura appoggiata al muro romano. Il vano realizzato è uno spazio buio impiegato come una vera cripta funeraria, chiamato in gergo criptoportico, adibita a ospitare sepolture del ceto privilegiato, deposte in strutture e in sarcofagi apud corpus sanctum, cioè disposte vicino all'inumazione di un Santo. Tale fase può essere datata grazie al ritrovamento delle anfore impiegato per alleggerire la volta nel VI secolo. …

Sistemazione per le visite

Negli anni 1980 vennero realizzati i primi parziali lavori di ricostruzione e sistemazione delle aree condotte dall'architetto Giorgio Rosati dell'Ufficio Tecnico della Soprintendenza della Liguria. Nel 2000 sono stati realizzati i lavori di sistemazione e allontanamento delle acque meteoriche; ma solo nel 2001 sono iniziati i percorsi per permettere l'accesso alla zona della cripta con un percorso di accesso realizzato in profilato metallico e grigliati, che sono stati progettati nel 2003 e dopo varie vicissitudini portati a termine nel 2008. L'intervento ha portato a rendere l'area completamente fruibile andando a realizzare un primo approccio per portare l'area a essere più organizzata anche nel contesto dei beni archeologici presenti sul Monte Bignone. Esiste attualmente un percorso a vista dall'entrata del sito sul lato est che porta il visitatore attraverso la navata centrale della chiesa all'area in acciottolato posta sul fronte della stessa e mediante una scala, fino al prato superiore nella zona sud. Gli interventi sono stati il più possibile limitati realizzando piccoli interventi di carattere murario o con delle basi in conglomerato cementizio.

Curiosità

Nel 2014 una campagna di scavi condotta dal professor Philippe Pergola del Pontificio Istituto di Archeologia Cristiana e finanziato dalla Fondazione Nino Lamboglia (che si avvale di un finanziamento di Stanleybet per la cultura), portò alla luce uno scheletro che fece scalpore; venne rinvenuto un corpo del XIV secolo di una ragazza di circa 13 anni, alta 1,48 m e sepolta a testa in giù; un tempo tale sepoltura veniva riservata alle persone ritenute indegne in maniera che non potessero risorgere al momento della Resurrezione. Tale particolarità fece subito scalpore e il caso venne battezzato come la strega bambina di Albenga. La giovane sarebbe morta per anemia dovuta forse alla scorbuto e alla malnutrizione, tale malattia provoca svenimenti e crisi epilettiche violente che i contemporanei avrebbero visto come una possessione demoniaca, pertanto è possibile che fosse stata sepolta a testa in giù perché ritenuta una strega affiliata al demonio. Tali tipi di sepolture erano riservati anche ai suicidi o agli assassini, ma anche agli assassinati per timore che tornassero a vendicarsi e alle streghe per evitare che lo spirito uscisse dal sepolcro per partecipare ai sabba.

Altra teoria volle che tale sepoltura fosse voluta per manifestare la sua estrema umiltà a Dio, come i sacerdoti quando si coricano sul pavimento, o come la sepoltura di Pipino il Breve che venne messo a testa in giù, difatti il ritrovamento di questo corpo vicino a una chiesa, cioè in un luogo ambito, fa pensare che non fosse una strega, a meno che la sepoltura vicino a una dimora di Dio non fosse per esorcizzare la possessione.

Attualmente lo scheletro è conservato all'interno di Palazzo Oddo.

Ad Albenga erano già state rinvenute alcune epigrafi che maledicevano coloro che avrebbero violato il sepolcro, ma negli scavi di San Calocero ne emersero diverse; tale usanza è completamente isolata dall'ambito delle tradizioni liguri.

Il ritrovamento di un epitaffio per una ignota defunta del VI secolo che termina con una maledizione contro i potenziali violatori del sepolcro, che è una caratteristica ricorrente nell'epigrafia ingauna tardo antica, isolata nell'ambito ligure. …

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Testo da Wikipedia, l’enciclopedia libera, con licenza CC BY-SA 4.0. Voce completa: «Area archeologica di San Calocero».

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Area archeologica di San CaloceroSalita Madonna di Fatima, Albenga (SV)
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Domande frequenti

Dove si trova Area archeologica di San Calocero?

Area archeologica di San Calocero si trova nel comune di Albenga, in provincia di Savona (Liguria), all'indirizzo Salita Madonna di Fatima, Albenga (SV). Coordinate: 44.04381, 8.20915.

A quando risale Area archeologica di San Calocero?

La datazione indicata da Wikidata è: V secolo.

Cosa vedere vicino a Area archeologica di San Calocero?

Nei dintorni si trovano: Anfiteatro romano di Albenga (a 200 m), Terme romane di Albenga (a 500 m), Palazzo Oddo (a 600 m).

Fonti e licenze

Testo. Wikipedia, l’enciclopedia libera (CC BY-SA 4.0).

Dati. Wikidata (CC0); orari e contatti OpenStreetMap (ODbL).

Foto. Wikimedia Commons, autore e licenza su ogni immagine.

Crediti delle 1 foto
  1. CoA Comune di Albenga — Nuada, CC BY-SA 3.0

Aggiornato il 28 ottobre 2026. Tutte le fonti e le licenze

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