Foto: Lalupa, CC BY-SA 3.0 · Wikimedia Commons
In breve
- Coordinate
- 41°53′19″ N, 12°30′36″ E
Storia e descrizione
Villa Wolkonsky è la residenza ufficiale dell'ambasciatore britannico in Italia. Si trova a Roma, immersa in una proprietà che copre quasi cinque ettari della collina dell'Esquilino, appena dentro le Mura Aureliane, non lontano dalla Basilica di San Giovanni in Laterano.
Nell'antichità
Al suo interno si trovano le trentasei arcate dell'acquedotto di Nerone, costruito dall'imperatore come raccordo all'Acquedotto Claudio del 52 d.C. per rifornire con l'acqua proveniente da Subiaco la Domus Aurea ed il ninfeo presso il tempio del Divo Claudio. Sono presenti anche tombe romane.
Ricettacolo della moles ruderum fatta rimuovere da papa Ilaro nell'erigere l'oratorio della S. Croce (nonché del livellamento del "terreno circostante l'impianto ottagono del battistero", un trentennio dopo, in occasione della ristrutturazione ad opera di papa Sisto III), questa zona di Roma rimase pressoché deserta per secoli, esclusa la presenza dall'VIII al XIV secolo della chiesa e dell'ospedale di San Niccolò. Intorno al 1400 venne costruita in una delle arcate un piccolo edificio di probabile uso agricolo, essendo allora la zona in piena campagna; nel 1551 la proprietà era descritta come posseduta da Camillo Rustici e Lorenzo Corvini, in un'area tutta tenuta a vigne.
L'ulteriore sbancamento e livellamento il campus Lateranensis ("per ingrandire i confini del quale fu comperata la vigna di Gherardo Ranghetti" nel 1598) portò nell'area, orograficamente appartenente all'Esquilino, ulteriore rinterro proveniente dalle pendici del Celio.
In documenti del XVIII secolo si parla di una "vigna Falcone" e nel secolo successivo vengono citati degli orti appartenenti agli eredi di Gian Giacomo Aquaroni.
I Wolkonsky
Agli inizi dell'Ottocento questa zona era ancora impiegata con usi agricoli, quando venne acquistata da Aleksandr Michajlovič Belosel'skij-Belozerskij, che era diventato ambasciatore russo presso la corte sabauda a Torino. La figlia Zinaida Aleksandrovna Belosel'skaja, nel 1811, sposò a San Pietroburgo il principe Nikita Grigor'evič Volkonskij, aiutante di campo dello Zar Alessandro I di Russia; solo nove anni dopo giunse a Roma per la prima volta, immergendosi nella vita culturale della città. Rimastavi tre anni, la principessa Zinaida tornò a Mosca: la lasciò nel 1829, morto lo zar Alessandro I, per stabilirsi di nuovo a Roma dove si dedicò alla proprietà regalatale dal padre.
Incaricò l'architetto romano Giovanni Azzurri di costruire una piccola villa che comprendesse tre arcate dell'acquedotto e giunse ad un accordo col governo papalino per poter restaurare i ruderi dell'acquedotto, riuscendo così a trasformare i terreni, ai suoi due lati, in un giardino romantico, piantumandolo con roseti (Fanny Mendelssohn, sorella del compositore Felix Mendelssohn, parlò di un giardino con milioni di rose), siepi e varie specie arboree, e tracciando due sentieri che si snodavano probabilmente uno nei pressi dell'acquedotto e l'altro del boschetto che aveva fatto piantare. Dispose tra le piante e le siepi svariate statue, grandi anfore, urne e frammenti romani nel giardino, riparò le arcate incorporandoli in grotte artificiali costruite sotto il livello del suolo ed eresse una colonna in granito rosso scuro su cui pose un busto dello zar Alessandro I. Durante questi primi anni la villa venne utilizzata come buen retiro dalla principessa, rispetto alle altre sue proprietà nel centro cittadino, presso la Fontana di Trevi.
Nella villa e nei suoi giardini si riunivano per serate e feste le principali personalità residenti o di passaggio a Roma: Stendhal, Walter Scott, James Fenimore Cooper e Gogol' (che ebbe l'intuizione per il suo Le anime morte proprio in una grotta del giardino), Glinka e Donizetti, con cui la principessa, buona musicista, suonò assieme. …
I Campanari
Nel 1883 secondo l'edizione di Augustus Hare Walks in Rome la villa aveva ancora un magnifico giardino, con una vista che spaziava su tutta la campagna romana fino alla Sabina e ai Colli Albani: a suo dire il giardino poteva essere visitato il mercoledì ed il sabato, su permesso del proprietario. In realtà i Campanari avevano già venduto gran parte dei terreni facenti parte della proprietà, approfittando del rapido sviluppo urbano della zona, tanto che nel 1886 il ministro della pubblica istruzione, Ruggero Bonghi, agì in modo da impedire ulteriori vendite di terreno. Oramai però i giardini avevano perso gran parte del loro splendore originario ed anche il panorama era stato oscurato dalle nuove edificazioni dell'epoca umbertina.
Intorno alla fine del XIX secolo i Campanari poterono costruire una nuova villa nella parte meridionale della proprietà, da affittare a vari inquilini; secondo la Guida Baedeker del 1904, i giardini erano visitabili di martedì e nelle mattine di sabato. Nel 1922 la famiglia Campanari vendette la villa al governo tedesco e la casa divenne la nuova residenza dell'ambasciatore tedesco, alla ripresa dei rapporti diplomatici con l'Italia interrotti con la prima guerra mondiale.
Ambasciata tedesca
Nel corso dei circa dieci anni successivi l'aggiunta di due ali e di un ulteriore piano raddoppiarono quasi la metratura dell'edificio; vennero installati sistemi di ventilazione artificiale, fu costruita una piscina chiusa nella parte inferiore del giardino, ingrandito il villino secondario e costruita un'altra residenza presso l'ingresso della proprietà per il personale. Si ebbero dei lavori per rendere di nuovo il giardino sontuoso come un tempo tanto da renderlo "un'oasi di pavoni, rose e di uccellini", come scrive Raleigh Trevelyan nel suo libro Roma 1944. Nel biennio 1942-1943 furono ristrutturati con ampio uso di marmo l'ingresso, la sala da pranzo e la sala da ballo.
Nel 1943, con l'occupazione tedesca dell'Italia, la villa smise di essere formalmente un'ambasciata. Un ufficiale italiano catturato in seguito ai combattimenti di Porta San Paolo ricorda di essere stato recluso nei locali della villa, mentre altri militari e civili venivano detenuti nella vicina famigerata prigione di via Tasso. I locali di Via Tasso erano la dépendance dell'ambasciata a disposizione dell'addetto culturale tedesco. Dopo la liberazione di Roma nel 1944 il governo italiano la sequestrò tenuto conto del suo uso per scopi non-diplomatici e, finita la guerra, divenne preda bellica e poi fece parte dei beni considerati come riparazione dalla Commissione Alleata di Controllo. Per un breve periodo fu occupata dalla Legazione Svizzera e dalla Croce Rossa Italiana.
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Testo da Wikipedia, l’enciclopedia libera, con licenza CC BY-SA 4.0. Voce completa: «Villa Wolkonsky».
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Domande frequenti
Dove si trova Villa Wolkonsky?
Villa Wolkonsky si trova nel comune di Roma, in provincia di Roma (Lazio). Coordinate: 41.88850, 12.51003.
Cosa vedere vicino a Villa Wolkonsky?
Nei dintorni si trovano: Triclinium Leoninum (a 300 m), Museo storico della Liberazione (a 300 m), Porta San Giovanni (a 300 m).
Fonti e licenze
Testo. Wikipedia, l’enciclopedia libera (CC BY-SA 4.0).
Dati. Wikidata (CC0); orari e contatti OpenStreetMap (ODbL).
Foto. Wikimedia Commons, autore e licenza su ogni immagine.
Crediti delle 5 foto
- Esquilino - villa Wolkonsky 1180775 — Lalupa, CC BY-SA 3.0
- Gottlob Faber, Garten der Villa Wolkonsky, Rom 1873 — Jena80, CC BY-SA 4.0
- Film is GREAT cocktail (40801324684) — UK in Italy, CC BY 2.0
- Il Club launch (37250733604) — UK in Italy, CC BY 2.0
- Vigna Falcone da Nolli — Giovanni_Battista_Nolli-Nuova_Pianta_di_Roma_(1748)_09-12.JPG: Giambattista Nolli derivative work: Lalupa ( talk ), Public domain
Aggiornato il 28 ottobre 2026. Tutte le fonti e le licenze