Museo storico della Liberazione
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Foto: Anthony M. from Rome, Italy, CC BY 2.0 · Wikimedia Commons

Museo

Museo storico della Liberazione

Museo sulla storia dell'occupazione e la liberazione dal nazifascismo della città di Roma situato a Roma

Roma (RM), Lazio

Indicazioni

In breve

Tipo
Museo
Tutela
Bene culturale italiano
Coordinate
41°53′19″ N, 12°30′23″ E
Indirizzo
Via Tasso, 145, 00185 Roma

Storia e descrizione

Il Museo storico della Liberazione di Roma raccoglie documenti originali, cimeli, giornali e manifesti, volantini, scritti e materiali iconografici relativi all'occupazione nazi-fascista di Roma e alla lotta che valse alla città di Roma la medaglia d'oro al valor militare per la guerra di Liberazione nell'ambito della Resistenza italiana durante la Seconda guerra mondiale.

Il Museo ha sede nei medesimi locali dell'edificio in via Tasso che, durante l'occupazione nazifascista di Roma, divenne tristemente famoso come luogo di reclusione e tortura da parte delle SS per oltre 2000 antifascisti, molti dei quali caddero fucilati a Forte Bravetta o uccisi alle Fosse Ardeatine.

Le celle restaurate come i tedeschi in fuga le lasciarono, popolate dalle memorie e persino dai graffiti originali tracciati da chi vi patì tortura e privazioni prima di vedersi strappata la vita, sono testimoni del dramma e della scelta civile di italiani di ogni ceto e di ogni famiglia politica che diedero vita alla Resistenza.

Storia dell'edificio

L'edificio che attualmente ospita il Museo fu costruito sul finir degli anni trenta su terreno per iniziativa di Francesco Ruspoli, I duca di Morignano (1891-1970). Appena terminato, lo stabile di quattro piani più attico, con due ingressi in via Tasso 145 e 155 e giardino interno, fu affittato all'ambasciata tedesca a Roma - allora ubicata nella Villa Wolkonsky - in via Conte Rosso, a soli trecento metri di distanza.

Via Tasso si trova nel rione Esquilino, nei pressi della basilica di San Giovanni in Laterano e di piazza Vittorio Emanuele II.

Il terreno era occupato in origine da villa Giustiniani, e fu edificato nell'ultimo ventennio del XIX secolo, prevalentemente con fabbricati destinati a civile abitazione o a collegi ed istituzioni religiosi, come l'attiguo collegio Santa Maria, affacciato su viale Alessandro Manzoni, sul quale si immette via Tasso. Il giardino di pertinenza del fabbricato che ora ospita il museo confina con un lembo superstite del giardino della villa Giustiniani, lungo via Berni, che ne include la palazzina superstite, ora affidata ai francescani.

L'area include diversi ruderi romani, inclusa una struttura ad esedra il cui profilo curvo verso è ribadito dall'edificio verso est, sul lato opposto alla facciata nella quale si aprono i due portoni ai civici 145 e 155.

L'ambasciata tedesca ne fece sede del proprio ufficio culturale e degli addetti militari e di polizia. Quest'ultimo incarico fu assunto dall'hauptsturmführer (capitano) delle SS Herbert Kappler nelle vesti di attaché diplomatico. Kappler, come funzionario della Sicherheitspolizei (Polizia di sicurezza o SIPO, dalla quale dipendeva la Gestapo), ottenne sin dal 1939 libero accesso presso il Ministero dell'interno italiano.

Dopo la resa dei reparti delle regie Forze Armate che avevano difeso Roma dall'intervento militare tedesco causato dall'armistizio chiesto ed ottenuto dal governo Badoglio (firmato in data 8 Settembre 1943), l'edificio fu interamente destinato a sede della SIPO e dello SD, alla cui guida rimase sempre Kappler, frattanto promosso al grado di Obersturmbannführer (tenente colonnello). …

Nascita del Museo

Il 15 giugno 1950 la principessa Josepha Ruspoli in Savorgnan di Brazzà, proprietaria dell'immobile, siglò un atto di donazione allo Stato di quattro degli appartamenti che erano stati impiegati come carcere, perché fossero destinati ad ospitare in via esclusiva e permanente un "Museo storico della lotta di Liberazione in Roma".

Tra il 1953 e il 1954 le ultime famiglie di sfollati che ancora occupavano l'edificio ottennero nuovi alloggi e lasciarono lo stabile.

Venne quindi costituito un "Comitato per la realizzazione del Museo" che curò la raccolta di documenti e cimeli da custodire ed esporre raccogliendoli anche grazie ad appelli alla cittadinanza.

A presiedere il Comitato fu chiamato l'allora presidente dell'Istituto Storico del Risorgimento, Alberto Maria Ghisalberti. La realizzazione del museo fu curata, per incarico del Ministero della pubblica istruzione, dal direttore della Biblioteca di Archeologia e Storia dell'arte, Guido Stendardo, ex membro del CLN di Modena per la Democrazia Cristiana.

Il 4 giugno 1955 il Presidente della Repubblica Giovanni Gronchi inaugurò il primo nucleo del Museo costituito negli appartamenti siti al pian terreno ed al secondo piano.

Il 14 aprile 1957 il Museo venne riconosciuto come Ente Pubblico sotto al tutela del Ministero della pubblica istruzione con Legge 14 aprile 1957, n. 277. La vigilanza sul Museo è poi passata al ministero dei Beni Culturali. La sezione al terzo piano fu inaugurata il 4 agosto 1957.

Storia del Museo

Gli ambienti donati per la realizzazione del museo furono sottoposti a restauro e ricostruzione, in modo da restituire quasi intatti gli ambienti dell'ex carcere e, al contempo, renderne praticabile la visita; inoltre, le diverse celle furono arredate con esposizioni permanenti di documenti, immagini e cimeli relativi alla funzione di prigione, ai suoi reclusi e ai principali eventi legati all'occupazione nazifascista e alla Resistenza. L'allestimento fu realizzato prendendo a modello quello all'epoca applicato nei sacrari e memoriali militari.

A partire dal 1969, a seguito della morte di Giulio Stendardo, il museo decadde e fu trascurato sino a che, nel 1980 tornò ad essere valorizzato per iniziativa del nuovo presidente, il senatore Paolo Emilio Taviani, medaglia d'oro della Resistenza, una delle figure principali del Movimento Partigiano in Liguria e membro del CLN, poi più volte ministro e uomo politico della DC. Taviani conservò l'incarico sino alla sua morte, avvenuta a Roma il 18 giugno 2001.

Nella sua attività Taviani fu coadiuvato e sostenuto con passione dal nuovo Direttore, il professor Arrigo Paladini, ex detenuto del carcere - miracolosamente scampato alla morte essendo rimastovi abbandonato il 4 giugno 1944 - e in seguito dalla moglie di questi, la signora Elvira Sabbatini Paladini, che ha diretto a lungo il Museo. Attualmente (2024) il direttore del Museo è il professor Roberto Balzani.

La valorizzazione del Museo fu tesa principalmente a conferire forza e continuità all'istituzione come luogo della Memoria da conservare e da trasmettere, incoraggiando in particolare le visite guidate dedicate alle scuole, specialmente per le quali al pianterreno è stata recentemente realizzata una piccola aula didattica e per conferenze. L'affluenza di visitatori è così cresciuta stabilizzandosi intorno alle quindicimila unità annue (2007).

Nel frattempo l'intera ala dell'edificio con accesso al civico n. 145 fu sottoposta a vincolo per il suo notevole interesse storico e gli appartamenti tuttora non trasformati in Museo sono sottoposti al diritto di prelazione dello Stato. …

Patrimonio e sale espositive

Il piano terra non ha conservato l'aspetto originario degli uffici amministrativi impiantativi dai tedeschi ed è stato modificato notevolmente soprattutto per la creazione di una sala conferenze, alle cui pareti sono esposti documenti e cimeli relativi alla Resistenza. Tale sala è utilizzata soprattutto per le visite didattiche ed in generale per offrire un profilo del Museo ai gruppi organizzati, oltre che per la presentazione di mostre ed eventi, anche avvalendosi di supporti audiovisivi. Vi è poi un ufficio di accoglienza, l'archivio, la biblioteca e i servizi.

Al secondo piano il carcere è stato recuperato esattamente così com'era quando i tedeschi lo abbandonarono, anche nei dettagli. Le stesse porte in legno dipinte in grigio, gli stessi parati, le finestre ancora murate, le grate in ferro, gli spioncini, il pavimento, le maniglie, persino gli stessi interruttori dell'impianto elettrico dei primi anni quaranta.

Dal corpo scala attraverso un normale portoncino d'appartamento si accede all'ingresso sul quale si affacciano le celle, cinque in tutto, sono ricavate da tre stanze, una cucina e un ripostiglio. Quello che era il servizio igienico è chiuso al pubblico ed adibito ad archivio.

La più grande delle stanze, in origine un salone. Vi furono per questo reclusi un gran numero di prigionieri - tra i quali don Pietro Pappagallo - molti dei quali vittime dell'Eccidio delle Fosse Ardeatine il 24 marzo 1944. Alla loro memoria sono dedicati gli oggetti ed i documenti esposti, da brevi profili dei caduti e sui decorati al valore, sino ad effetti personali trovati sui loro resti quando furono riesumati a fine luglio 1944. …

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Testo da Wikipedia, l’enciclopedia libera, con licenza CC BY-SA 4.0. Voce completa: «Museo storico della Liberazione».

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  1. 1957Apertura

Eventi e persone da Wikidata (CC0).

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Museo storico della LiberazioneVia Tasso, 145, 00185 Roma
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Domande frequenti

Dove si trova Museo storico della Liberazione?

Museo storico della Liberazione si trova nel comune di Roma, in provincia di Roma (Lazio), all'indirizzo Via Tasso, 145, 00185 Roma. Coordinate: 41.88852, 12.50645.

Quanto costa l'ingresso a Museo storico della Liberazione?

L'ingresso è gratuito.

Cosa vedere vicino a Museo storico della Liberazione?

Nei dintorni si trovano: Villa Giustiniani Massimo (a 100 m), Triclinium Leoninum (a 200 m), Palazzo del Laterano (a 200 m).

Fonti e licenze

Testo. Wikipedia, l’enciclopedia libera (CC BY-SA 4.0).

Dati. Wikidata (CC0); orari e contatti OpenStreetMap (ODbL).

Foto. Wikimedia Commons, autore e licenza su ogni immagine.

Crediti delle 9 foto
  1. Museo di Via Tasso - first floor hall — Anthony M. from Rome, Italy, CC BY 2.0
  2. Historical Museum of the Liberation at Via Tasso n° 145 in Rome, already nazist SS headquarters and prison (40636068621) — Carlo Raso from Naples, Italy, Public domain
  3. Historical Museum of the Liberation at Via Tasso n° 145 in Rome — Carlo Raso, Public domain
  4. Museo Storico della Liberazione di via Tasso (34429195065) — Simone Ramella from Roma, Italy, CC BY 2.0
  5. Museo di Via Tasso - calendar graffito — Anthony M. from Rome, Italy, CC BY 2.0
  6. Museo di Via Tasso - Italia risorgi — Anthony M. from Rome, Italy, CC BY 2.0
  7. Museo di Via Tasso - kitchen — Anthony M. from Rome, Italy, CC BY 2.0
  8. ViaTasso145 RomeLiberationMuseum — CC0
  9. VoceOperaiaOrganoCattoliciComunisti — Giorgio Pietrocola, CC BY-SA 4.0

Aggiornato il 28 ottobre 2026. Tutte le fonti e le licenze

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