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Foto: Ανδρεα96, CC BY-SA 4.0 · Wikimedia Commons
In breve
- Tipo
- Sito archeologico
- Tutela
- Bene culturale italiano
- Coordinate
- 42°06′50″ N, 14°42′45″ E
- Indirizzo
- Via Adriatica, - Vasto
Storia e descrizione
Le Terme di Vasto, l'antica Histonium, rappresentano il complesso termale più grande dell'intera fascia Adriatica dell'Italia centro-meridionale: hanno infatti un'estensione di circa 250 m². Inoltre, molta parte del sito è ancora sepolta sotto la vicina strada Adriatica e la chiesa di Sant'Antonio.
Storia e collocazione
Nella parte colpita dalla frana del 1956, ossia via Adriatica, continue campagne di scavi della Soprintendenza di Chieti hanno portato alla luce, grazie ad alcuni saggi di scavo eseguiti nel 1973-1974 il complesso in laterizio delle terme di Vasto databili al II secolo.
Si decise la demolizione dell'ex convento dei Francescani della chiesa di Sant'Antonio di Padova, ancora in piedi, per permettere meglio la campagna di scavo: in tutto si hanno tre pavimenti, due a mosaico e uno in marmo, delle terme di Histonium, affiorati finora, tutti di rara bellezza, a testimonianza del grado di civiltà e di opulenza che il municipium romano aveva raggiunto durante l'apogeo imperiale.
Questo complesso di notevoli proporzioni (tredici ambienti divisi in origine probabilmente da un colonnato, che seguono il naturale declivio del terreno, distribuito su tre livelli dalla chiesa di Sant'Antonio alla chiesa della Madonna delle Grazie) e pregio artistico, è tra i meglio conservati della regione Abruzzo.
In base alla sua dimensione totale e alla sua posizione periferica nella città romana, si suppone che il complesso fosse aperto a tutti, indistintamente dalla classe sociale di appartenenza, pur non presentando percorsi differenziati per uomini e per donne, tipici delle terme romane più simmetriche.
La prima parte mostra la cella del tepidarium, poi il frigidarium e il calidarium. Il pavimento del "sudatorio" aveva un doppio fondo separato da fessure, attraverso le quali passava il calore, l' "apodyterium" era il locale dove ci si spogliava, vi era anche la sala per il massaggio (unctarium) per le frizioni al corpo con degli arnesi detti "strigiles". Il primo pavimento riportato alla luce nel 1975 mostra un raffinato mosaico, già noto agli storici nel 1712, che misurava 44 palmi di lunghezza e 30 di larghezza. Decorazioni geometriche si succedono a motivi marini, con raffigurazioni mitologiche: delfini e mostri dalla testa di cane o di cavallo a coda di pesce, che richiamano i pavimenti musici delle terme di Nettuno a Ostia antica (III secolo d.C.) …
Mosaico del Nettuno
Il mosaico del Nettuno è il più esteso delle terme con i suoi 170 m², ma una parte non è visibile, poiché sottostà alla sagrestia della chiesa adiacente di Sant'Antonio. È stato portato alla luce nel 1997. Presenta una decorazione con raffinati intrecci di elementi vegetali stilizzati, che definiscono tredici zone a forma di quadrifoglio.
Nella zona centrale, spicca la figura del Nettuno, il quale regge un tridente nella mano sinistra e un delfino nell'altra. Negli altri campi è possibile ammirare: tre Nereidi, di cui due sul dorso di cavalli e una di un drago; la coda di un delfino; tre tritoni; un amorino.
Sulla fascia destra del pavimento le decorazioni sono state danneggiate da scavi ottocenteschi eseguiti per la risistemazione dell'edificio della Sottointendenza borbonica (divenuta in seguito Sottoprefettura regia) che occupò il convento, risalente al XIII secolo.
La vasca del Mosaico del Nettuno era molto probabilmente un "frigidarium", conteneva cioè acqua fredda. Il vano infatti era troppo grande per poter essere riscaldato costantemente, e inoltre non è stato rinvenuto il "praefurnium" che avrebbe dovuto riscaldare l'acqua.
Mosaico Marino
Si estende per circa 38 m². Nel 1974 i saggi eseguiti portarono alla luce questo mosaico, che fu poi trasportato nel Museo Archeologico di Palazzo d'Avalos per un ventennio e in seguito venne ritrasferito "in situ" restaurato. Anch'esso presenta una decorazione con elementi floreali che incastonano un originale assetto in ellissi e croci.
Vi sono due croci centrali, raffiguranti cadauna due cavalli marini e due pesci; ai loro lati sono disposte quattro ellissi recanti delfini e polipi.
Nel campo rettangolare, compaiono: ai lati due pesci, al centro una tigre marina ruggente, con il collo crestato, la zampa destra sollevata, il collo crestato e la coda pisciforme terminante in una pinna bipartita. L'animale richiama la tigre marina del mosaico delle Terme di Buticosis ad Ostia, risalente alla prima metà del II secolo d.C. Due zone mistilinee, ciascuna con un elemento floreale stilizzato posto al centro, sono caratterizzate da quattro tridenti (uno per angolo, benché uno di essi non sia visibile a causa del deterioramento della pavimentazione musiva) i quali chiaramente rimandano al Mosaico del Nettuno.
Non molto distante dal mosaico vi è un arco a sesto acuto ribassato, successivamente inglobato in un muro successivo all'età romana, che conteneva il "praefurnium" che riscaldava la vasca. Pertanto, la vasca era probabilmente un "caldarium" o quanto meno un "tepidarium". Il "praefurnium" e il mosaico sono separate da una parete in laterizio.
Aree laterali
Dalla vasca del Nettuno si fa strada un lungo corridoio ai cui lati vi sono due vani.
Sul lato adiacente alla via Adriatica, gli scavi del 1997 hanno riesumato quattro ambienti, in origine riscaldati. In tre di essi sono state rinvenute delle tegole, dette "suspensurae" le quali reggevano un pavimento sovrastante del tutto asportato. L'aria calda circolava così in un'intercapedine detta "hypocaustum" grazie alle "tegulae mammatae", affisse lungo il perimetro della vasca, trafugate.
Nell'ultimo ambiente, situato in basso, vicino al corridoio, è invece possibile ammirare una pavimentazione chiaramente successiva, costruita con marmi di spoglio di diversi spessori e dimensioni provenienti da edifici funerari e pubblici di età precedente, che hanno lasciato impronte sul sottofondo cementizio. Ne è un esempio il testo epigrafico dedicatorio di Iulia Cornelia D.(ono) D.(edit). È un chiaro segno della restaurazione del sito realizzato in seguito al terremoto del 346 d.C. per volere verosimilmente di Fabio Massimo, "Preside" della provincia del Sannio.
Sul lato opposto si conserva una pavimentazione in marmo cipollino proveniente o dalle Alpi Apuane o dalle isole greche, caratterizzato da una particolare striatura glauca che dava all'acqua un colore particolare.
Proseguendo lungo il corridoio, ad est vi sono due ambienti non molto estesi, in cui credibilmente vi era uno spogliatoio ("apodyterium") o una biblioteca, nel tipico stile delle terme romane antiche.
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Testo da Wikipedia, l’enciclopedia libera, con licenza CC BY-SA 4.0. Voce completa: «Terme di Vasto».
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Domande frequenti
Dove si trova Terme di Vasto?
Terme di Vasto si trova nel comune di Vasto, in provincia di Chieti (Abruzzo), all'indirizzo Via Adriatica, - Vasto. Coordinate: 42.11390, 14.71247.
Cosa vedere vicino a Terme di Vasto?
Nei dintorni si trovano: Musei di palazzo d'Avalos (a 300 m), Palazzo d'Avalos (a 300 m), Histonium (a 400 m).
Fonti e licenze
Testo. Wikipedia, l’enciclopedia libera (CC BY-SA 4.0).
Dati. Wikidata (CC0); orari e contatti OpenStreetMap (ODbL).
Foto. Wikimedia Commons, autore e licenza su ogni immagine.
Crediti delle 7 foto
- Statua identificata con Cerere — Ανδρεα96, CC BY-SA 4.0
- Terme di Vasto 01 — Pietro, CC BY-SA 4.0
- Area archeologica delle terme romane 01 — Federico Dessardo, CC BY-SA 4.0
- Ingresso delle terme romane — Federico Dessardo, CC BY-SA 4.0
- Raccolta vasto varie 7 — Federico Dessardo, CC BY-SA 4.0
- Mosaico con tigre marina coperto dalla tettoia — Ladylauralt, CC BY-SA 4.0
- Mosaico del Nettuno — Ladylauralt, CC BY-SA 4.0
Aggiornato il 28 ottobre 2026. Tutte le fonti e le licenze


