Foto: Sidvics, CC BY-SA 3.0 · Wikimedia Commons
Sito archeologico
Sovana
Sito archeologico nel comune italiano di Sorano (GR)
In breve
- Tipo
- Sito archeologico
- Superficie
- 3.487.560 m²
- Tutela
- Bene culturale italiano
- Coordinate
- 42°39′30″ N, 11°38′04″ E
- Indirizzo
- S.P. 22, - Sorano
Storia e descrizione
Il sito archeologico di Sovana comprende i resti dell'antica Suana, centro etrusco e poi romano e altomedievale corrispondente all'omonimo borgo, frazione del comune di Sorano nella provincia di Grosseto, e le necropoli rupestri che lo circondano. Le testimonianze documentano una frequentazione della zona a partire dal Paleolitico superiore e un insediamento sviluppatosi, con una interruzione nella prima età del ferro, dall'età del bronzo finale fino all'alto medioevo. La parte più nota del sito è costituita dalle necropoli etrusche di età ellenistica, che si estendono sui poggi tufacei intorno all'abitato e comprendono monumenti rupestri come la tomba Ildebranda, la tomba Pola, la tomba della Sirena e la tomba dei Demoni alati. Parte del territorio del sito ricade all'interno del Parco archeologico Città del Tufo.
Il nome
La città è ricordata dalle fonti antiche con il toponimo Σούανα, riportato da Claudio Tolomeo nella Geografia (3, 1, 43), mentre Plinio il Vecchio tramanda l'etnico Suanenses (Naturalis historia, 3, 8); il toponimo attuale prosegue senza interruzione la forma latina Suana, ed è anche grazie a questa continuità che il borgo non ha mai cessato di essere riconosciuto come erede dell'abitato antico.
Il nome etrusco della città resta invece ignoto. A lungo si è creduto di poterlo ricostruire come *Sveama sulla scorta dell'etnico sveamach, che nel ciclo pittorico della Tomba François di Vulci accompagna Fesna Arcmasnas, uno degli avversari che soccombono ai condottieri vulcenti Caile e Avile Vipinas (CIE 5270): Giovanni Colonna vi aveva riconosciuto il rappresentante di Sovana in uno schieramento di centri dell'Etruria interna ostili a Vulci. Nel 1991 Helmut Rix ha tuttavia riletto il termine come sveitmach: cade così il presupposto dell'equazione con Sovana, e con esso si indebolisce anche la ricostruzione storica che vi si appoggiava.
Storia delle ricerche
Che il pianoro avesse ospitato un centro antico era chiaro fin dal Settecento agli eruditi, orientati sia dalla continuità del toponimo sia dalle tre iscrizioni latine, due funerarie e una votiva alle Ninfe, custodite nella piazza del paese e conosciute già in età rinascimentale. Dagli inizi del XIX secolo le necropoli furono oggetto di un'intensa attività di scavo clandestino: nel 1833 il sovanese Francesco Bocci vendette alle gallerie fiorentine un lotto di vasi etruschi e a figure nere di tipo attico-calcidese, mentre già nel 1827 il medico condotto Giovacchino Ficcioli aveva individuato il deposito votivo poi noto come "stipe del Cavone".
Furono i disegni e i resoconti di viaggio di Samuel James Ainsley, editi nel 1843, a rivelare agli studiosi la necropoli rupestre; sulle sue orme arrivarono George Dennis e, con ricostruzioni grafiche in parte di fantasia, Luigi Canina. Tra il 1859 e il 1861 la Società Colombaria di Firenze vi condusse tre campagne di scavo, aprendo, dopo una prima ricognizione complessiva della necropoli, oltre centocinquanta tombe, quasi tutte già violate e registrate in modo sommario; operarono poi a Sovana gli scavatori di professione Boccanera e Casagrande (1893) e soprattutto il pittore orvietano Riccardo Mancinelli, che nel 1895 portò i suoi scavi anche dentro l'abitato, mettendo mano a un edificio antico da cui uscì un cospicuo gruppo di terrecotte architettoniche medioellenistiche. Agli scavi condotti da Francesco Merlini nel 1901, 1904 e 1912 si deve tra l'altro il rinvenimento, allo sbocco del Cavone, di un'ara con favissa colma di ex voto fittili, in gran parte andati distrutti dopo la scoperta. …
Le fasi del sito
Le più antiche tracce di presenza umana nella zona risalgono almeno al Paleolitico superiore, e l'età del bronzo è ben documentata: nel Bronzo finale il versante occidentale del colle oggi occupato dal paese ospitava un villaggio di capanne a pianta ovale, uno dei molti abitati che in quel periodo punteggiavano la valle del Fiora. Gli scavi dell'Università di Milano nell'area della cattedrale ne hanno documentato le strutture e la cultura materiale, mentre materiali della stessa fase sono emersi anche nei saggi del 2001 nell'area Pyrgos. Nella prima età del ferro il sito appare invece deserto, come gran parte del comprensorio: secondo la lettura di Giovanni Colonna, gli abitati protovillanoviani della valle furono lasciati quando la popolazione confluì nel nascente centro protourbano di Vulci.
Il sito fu rioccupato agli inizi dell'età orientalizzante, alla fine dell'VIII secolo a.C., nell'ambito delle dinamiche di popolamento che facevano capo a Vulci. La posizione era particolarmente favorevole, all'incrocio tra la direttrice nord-sud lungo la valle del Fiora, che collegava Vulci a Orvieto e Chiusi, e quella est-ovest che metteva in comunicazione Vetulonia con l'interno dell'Etruria meridionale e con l'Agro Falisco. …
L'area urbana
Il pianoro tufaceo su cui sorge il paese, stretto fra i valloni del Folonia (a sud) e del Calesine (a nord) e tagliato fuori dal resto dell'altopiano, verso est, da un fossato in parte scavato dall'uomo, ha restituito negli ultimi decenni consistenti testimonianze della città antica, smentendo il celebre esordio di Bianchi Bandinelli: «della città antica di Suana, nulla rimane». Già Bianchi Bandinelli aveva peraltro riconosciuto scarsi residui della cinta antica in opera quadrata di tufo, sotto la rocca aldobrandesca, presso il lavatoio sul versante della Folonia e sotto il duomo, oltre a tracce di un sistema di cunicoli di drenaggio nel sottosuolo dell'abitato e sotto Poggio Grezzano. Gli scavi condotti da Maggiani tra il 1980 e il 1994 nel centro storico hanno riportato in luce opere di terrazzamento connesse al sistema difensivo, con fasi che dall'età arcaica arrivano all'ellenismo; poco distante, nel 1999, è emerso in parte un tratto murario isodomo in grossi blocchi di tufo lavorati a bugnato. La campagna del 2001 sul versante settentrionale ha messo in luce, nel settore meridionale dell'area indagata, un possente muro lungo diciassette metri, costruito con la tecnica a scacchiera, che ingloba i resti di un edificio più antico: vi si riconosce un vano di pianta trapezoidale con un pozzetto quadrangolare, comunicante con un cunicolo per la gestione delle acque.
All'edilizia sacra rimanda l'edificio esplorato nel 1895 da Riccardo Mancinelli in un terreno noto come "campo della piazzetta", situato a nord-est della cattedrale in direzione della chiesa in rovina di San Benedetto: il ritrovamento del carteggio tra Mancinelli e Luigi Adriano Milani e di un accurato rilievo dello scavo ha consentito ad Adriano Maggiani di posizionare il complesso, correggendo le ubicazioni erronee proposte da Bianchi Bandinelli e da Arvid Andrén, e di ricondurre a esso il lotto di terrecotte architettoniche di età medioellenistica confluito al museo di Firenze. Nell'area della cattedrale gli scavi dell'Università di Milano hanno documentato la sequenza dell'abitato dal Bronzo finale all'età arcaica.
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Testo da Wikipedia, l’enciclopedia libera, con licenza CC BY-SA 4.0. Voce completa: «Sovana».
Foto
Come arrivare
Indirizzo
S.P. 22, - Sorano
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Domande frequenti
Dove si trova Sovana?
Sovana si trova nel comune di Sorano, in provincia di Grosseto (Toscana), all'indirizzo S.P. 22, - Sorano. Coordinate: 42.65842, 11.63436.
Cosa vedere vicino a Sovana?
Nei dintorni si trovano: Parco archeologico Città del Tufo (a 100 m), Palazzo Vescovile (a 600 m), Tomba della Sirena (a 600 m).
Fonti e licenze
Testo. Wikipedia, l’enciclopedia libera (CC BY-SA 4.0).
Dati. Wikidata (CC0); orari e contatti OpenStreetMap (ODbL).
Foto. Wikimedia Commons, autore e licenza su ogni immagine.
Crediti delle 2 foto
- Tomba Sirena Sovana — Sidvics, CC BY-SA 3.0
- Sovana, area pyrgos 01 — sailko, CC BY-SA 3.0
Aggiornato il 28 ottobre 2026. Tutte le fonti e le licenze
