Monastero della Beata Vergine del Lavello (complesso)
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Foto: Monastero Lavello, CC BY-SA 4.0 · Wikimedia Commons

Abbazia / Monastero

Monastero della Beata Vergine del Lavello (complesso)

Complesso religioso a Calolziocorte

Calolziocorte (LC), Lombardia

Indicazioni

In breve

Tutela
Bene culturale italiano
Coordinate
45°47′28″ N, 9°25′53″ E
Indirizzo
Via Padri Serviti, 1

Storia e descrizione

Il monastero di Santa Maria del Lavello (propriamente convento e santuario) è un complesso di locali disposti intorno a due chiostri con chiesa annessa, edificato tra il XIV e il XV secolo dai frati dell’Ordine dei Servi di Maria. Si trova nella località Lavello, nel comune di Calolziocorte, in provincia di Lecco, Lombardia.

Storia

Il territorio del Lavello, che si estende sulla riva sinistra del fiume Adda ai piedi dei monti della Valle San Martino, era già abitato in epoca romana, almeno dal I-II secolo d.C., datazione di un’epigrafe incisa su una lastra di marmo dedicata alla dea Diana, rinvenuta a Lorentino frazione di Calolziocorte. Probabilmente, considerando le caratteristiche ambientali e morfologiche, la località doveva essere antropizzata anche in epoca precedente; tuttavia non si hanno testimonianze al riguardo. L’insediamento romano del Lavello sova forse in prossimità di un guado tra Olginate e Calolziocorte, dove la corrente dell’Adda rallenta, permettendo in tal modo l’attraversamento del fiume. Sotto la superficie dell'acqua sono stati trovati i resti di cinque piloni appartenenti a un ponte e una diga leggermente arcuata del III secolo in prossimità della riva. La costruzione che ipoteticamente fu costruita in questo periodo storico, possibilmente a fini strategici, può essere considerata precursore di numerosi interventi successivi. Nei pressi del ponte romano si scontrarono gli Eruli e i Goti guidati dal comes Pierius, comandante delle truppe di Odoacre.

Con l’arrivo dei Longobardi, il Lavello divenne di pertinenza del Ducato di Bergamo, il cui confine occidentale era costituito dall'Adda. Per l'anno della caduta del regno longobardo ad opera di Carlo Magno, il 774, si è a conoscenza del più antico abitante della Val San Martino ricordato dalle fonti, un certo Rado de Curte. Già dai tempi del re longobardo Astolfo, il Lavello rientrava all’interno della corte regia di Almenno, nella bergamasca: questa venne donata nel 892 dall’imperatore Guido allo zio Corrado, capostipite dei Conti di Lecco. …

Descrizione

L’evoluzione architettonica della chiesa può essere suddivisa in tre periodi differenti. Il periodo I è esemplificato da un edificio romanico, databile intorno al XII/XIII-XV secolo. Verso la parete nord est del santuario gli scavi archeologici hanno portato alla luce una piccola chiesa a navata unica, con una singola abside semicircolare orientata ad est. La muratura era costituita da blocchi di calcare in alzato per 1,30 m., a quel tempo probabilmente affrescata. La porta a doppio battente si apriva verso l'interno, mentre nella parte opposta si innalzava l'altare, situato nel centro, decorato a fresco sui tre lati rivolti ai fedeli, con un ripostiglio per le reliquie. Infine si può ipotizzare la presenza di un tetto con capriate a vista e coperto da tegoloni.

La pavimentazione venne rifatta diverse volte posizionando uno strato sull'altro. Doveva già essere presente fin dalle prime fasi una primitiva vasca per l’acqua. Inoltre sono state rinvenute alcune tracce di accensioni di un focolare, indice di uno stato di abbandono della struttura, che forse divenne un ricovero di fortuna. In aggiunta si sono riscontrati segni evidenti causati da episodiche alluvioni ed esondazioni, che portarono alla spoliazione dell’edificio, sottoposto a continui ripristini. Dopo l’ultima calamità la chiesa venne abbandonata. Di questo periodo è stato ritrovato un denaro d’argento del nord Italia (1039-1125).

Negli ultimi due decenni del Quattrocento (periodo II) venne realizzato un nuovo edificio di culto, di proporzioni maggiori, a unica navata monoabsidata. Sulla parete meridionale all’interno di una nicchia fu costruita una vasca, indirizzata quasi sicuramente per l'acqua miracolosa, e un'altra parallela collegata alla prima. Nel 1490 venne ufficialmente consacrata la chiesa e affidata ai Serviti che vi risiedevano almeno già dal 1486. L’area esterna alla chiesa subì delle modificazioni, con l’erezione di una camera quadrata e forse con la costruzione di un portico. …

I miracoli

«… nel loco del Lavello, trovata da Jacomino heremitto de quello loco. Et andò lui et certi altri lavoranti per fare un poco di fondamenta alla detta chiesa, et lì trovarono un corpo morto disfatto esotto quello gli apparse una fontana la quale cominciò a fare miracoli et gratie, mediante la gratia de Dio et della sua Madre Vergine Maria».

L'edificazione del Monastero di Santa Maria del Lavello avvenne in seguito all'affluenza di svariati fedeli e pellegrini. Ciò che venne costruito, possibilmente sulla precedente cappella del castello edificato durante l'età medievale, venne pensato e realizzato specificatamente per tutte le persone che si recavano sul luogo a seguito di racconti relativi ai miracoli avvenuti sul luogo. In particolare, è possibile ricordare la visita di un eremita di nome Jacopino, il quale, insieme con altri lavoratori, portò alla luce un lavello che nascondeva una sorgente di acqua in grado di compiere miracoli. La fonte rinvenuta, di forma bipartita, veniva anticamente utilizzata per lavare gli infermi, e per questo descritta mediante l'appellativo lavello. Da qui si apprende conseguentemente la denominazione che venne affidata al territorio in cui sorge il Monastero.

Corredi sepolcrali e reperti

Solo due sepolture sembrano riguardare dei religiosi, mentre le rimanenti sei dovevano ospitare dei laici, probabilmente esponenti di spicco della comunità di Calolziocorte.

All’interno delle tombe sono stati ritrovati oggetti devozionali, come rosari costituiti dai materiali più diversi e medagliette con l'effige della Madonna di Loreto sul dritto e san Carlo Borromeo sul rovescio (queste in numero di sette), il tutto affiancato da oggetti personali tra cui orecchini, bottoni, spilloni e lenti di occhiale, collane e anelli. Sono oggetti databili approssimativamente al periodo 1575-1630.

Sono stati rinvenuti anche vari frammenti in ceramica, per un periodo che si estende dalla fine del XV all'inizio del XVII secolo, principalmente monocrome, ma alcune anche con decorazioni floreali. Inoltre sono venuti alla luce diversi frammenti di vetro tardo-rinascimentale, lampade e recipienti di uso liturgico, come bicchieri e calici; infine alcune monete, solo dieci, che potrebbero indicare più la provenienza dei pellegrini che il denaro effettivamente circolante all’epoca, se si eccettuano ovviamente le monete milanesi e veneziane.

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Testo da Wikipedia, l’enciclopedia libera, con licenza CC BY-SA 4.0. Voce completa: «Monastero della Beata Vergine del Lavello (complesso)».

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Come arrivare

Calolziocorte-OlginateTreno, la più vicina
1,2 km in linea d’aria
Monastero della Beata Vergine del Lavello (complesso)Via Padri Serviti, 1
Lecco8,0 km
Aeroporto Militare Antonio Locatelli24,4 km

Distanze in linea d’aria, non a piedi o in auto.

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Domande frequenti

Dove si trova Monastero della Beata Vergine del Lavello (complesso)?

Monastero della Beata Vergine del Lavello (complesso) si trova nel comune di Calolziocorte, in provincia di Lecco (Lombardia), all'indirizzo Via Padri Serviti, 1. Coordinate: 45.79108, 9.43129.

Cosa vedere vicino a Monastero della Beata Vergine del Lavello (complesso)?

Nei dintorni si trovano: Giardino botanico di Villa De Ponti (a 1,5 km), Villa De Ponti (a 1,5 km), Ecomuseo Val San Martino (a 1,5 km).

Fonti e licenze

Testo. Wikipedia, l’enciclopedia libera (CC BY-SA 4.0).

Dati. Wikidata (CC0); orari e contatti OpenStreetMap (ODbL).

Foto. Wikimedia Commons, autore e licenza su ogni immagine.

Crediti delle 4 foto
  1. Complesso conventuale — Monastero Lavello, CC BY-SA 4.0
  2. Monastery of Beata Vergine del Lavello, NE side — Kaitu, CC0
  3. Church of Santa Maria del Lavello 04 — Kaitu, CC0
  4. Chiesa Santa Maria — Monastero Lavello, CC BY-SA 4.0

Aggiornato il 28 ottobre 2026. Tutte le fonti e le licenze

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