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Foto: Marcx84 at Italian Wikipedia, CC BY-SA 3.0 · Wikimedia Commons
Sito archeologico
Gravisca
Porto della città etrusca di Tarquinia, situato a 8 km dal centro della città
In breve
- Tipo
- Sito archeologico
- Coordinate
- 42°12′46″ N, 11°42′37″ E
Storia e descrizione
Gravisca (in latino Graviscae) fu il porto della città etrusca di Tarquinia e la sede di uno dei santuari emporici meglio conosciuti del Mediterraneo arcaico: un luogo di culto aperto a mercanti e naviganti greci, dove per tre secoli si incontrarono, sotto il controllo delle autorità tarquiniesi, uomini, merci, lingue e divinità dell'Egeo e dell'Etruria. Dopo la conquista romana del territorio tarquiniese vi fu dedotta, nel 181 a.C., una colonia marittima di cittadini romani, che visse fino alla tarda antichità. L'area archeologica si trova sulla costa del comune di Tarquinia, in provincia di Viterbo, presso il Lido di Tarquinia.
Il porto e l'abitato
Il sito occupa un tratto di costa bassa dove ancora oggi sono visibili le saline: in antico vi si apriva una laguna, ricca di acque dolci, che offriva alle imbarcazioni un approdo naturale riparato, a metà strada fra il mare aperto e l'entroterra tarquiniese. Alla fine del VII secolo a.C. l'approdo cominciò ad accogliere frequentatori greci di provenienza focea; pressoché in contemporanea, poco più a nord, nacque l'abitato etrusco di Gravisca, che fu sempre parte integrante del territorio di Tarquinia, come dichiara esplicitamente Livio a proposito della successiva colonia romana, dedotta «in territorio etrusco, tolto un tempo ai Tarquiniesi». Il porto costituiva lo sbocco marittimo della metropoli, collegata all'entroterra dalla valle del Marta, e rimase attivo per tutta l'età etrusca e romana; in età moderna l'approdo sarebbe rinato circa trecento metri più a nord-ovest, con il Porto Clementino.
Il santuario emporico
I culti più antichi si svolgevano all'aperto; ben presto fu costruito un sacello dedicato ad Afrodite, attorno al quale l'area sacra crebbe attraverso tre fasi architettoniche successive, opera di maestranze greco-orientali attive sotto il controllo delle autorità locali, garanti degli scambi internazionali che nel santuario trovavano tutela religiosa. Nella prima fase (580-550 a.C.) il sacello di Afrodite, dotato di adyton e con ingresso rivolto a ovest, verso il mare, ha restituito fra i votivi una statuetta bronzea della dea nello schema della promachos; nella seconda (550-530 a.C.) fedeli samii introdussero il culto di Hera, l'edificio fu trasformato in un megaron dotato di temenos, pozzo e portico, e l'offerta di un lebete attico contenente corallo fa pensare che già in questa fase vi fosse venerato anche Adone, il paredro orientale di Afrodite; nella terza (530-480 a.C.), dopo un incendio, sorsero i sacelli gemelli di Afrodite ed Hera, le antiche aree di cenere sacrificale furono monumentalizzate con due altari secondo modalità che trovano confronto nei santuari della Magna Grecia, e la costruzione dell'Heraion, insieme al celebre cippo dedicato in greco ad Apollo dal mercante Sostrato di Egina, indizia l'arrivo di Egineti accanto agli Ioni. Attorno al naiskos di Afrodite sono documentate attività di lavorazione del rame e del ferro: un connubio fra la dea e la metallurgia che richiama tanto l'unione mitica di Afrodite con Efesto quanto la vocazione metallurgica che in ambito etrusco caratterizza la sfera del dio Sethlans. Le iscrizioni votive, in gran parte greche e solo in minima parte etrusche, delineano una comunità di intermediari commerciali di rango modesto, legati a gruppi gentilizi della Ionia e di Egina e affiancati da artigiani locali stabilmente residenti. …
Gli scavi
Il santuario è stato scoperto e indagato da Mario Torelli a partire dal 1969 nell'area meridionale, con campagne protrattesi fino al 1979 che riportarono alla luce i sacelli greci e le migliaia di dediche dell'emporio; fra il 1994 e il 2007 le ricerche si sono estese all'area settentrionale, dove è stato individuato fra l'altro il grande deposito votivo sigillato all'epoca della conquista romana. I risultati sono in corso di pubblicazione nella serie Gravisca. Scavi nel santuario greco, edita da Edipuglia. Le due stagioni di scavo hanno fatto di Gravisca uno dei contesti emporici arcaici meglio documentati dell'intero Mediterraneo.
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Testo da Wikipedia, l’enciclopedia libera, con licenza CC BY-SA 4.0. Voce completa: «Gravisca».
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Domande frequenti
Dove si trova Gravisca?
Gravisca si trova nel comune di Tarquinia, in provincia di Viterbo (Lazio). Coordinate: 42.21278, 11.71028.
Cosa vedere vicino a Gravisca?
Nei dintorni si trovano: Martanum (a 2,7 km), Necropoli di Villa Bruschi Falgari (a 5,1 km), Museo archeologico nazionale di Tarquinia (a 5,9 km).
Fonti e licenze
Testo. Wikipedia, l’enciclopedia libera (CC BY-SA 4.0).
Dati. Wikidata (CC0); orari e contatti OpenStreetMap (ODbL).
Foto. Wikimedia Commons, autore e licenza su ogni immagine.
Crediti delle 2 foto
- Tarquinia 31122007088 — Marcx84 at Italian Wikipedia, CC BY-SA 3.0
- Gravisca — Robin Iversen Rönnlund, CC BY-SA 3.0
Aggiornato il 28 ottobre 2026. Tutte le fonti e le licenze
