Castrum Inui
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Sito archeologico

Castrum Inui

Sito archeologico italiano

Ardea (RM), Lazio

Indicazioni

In breve

Coordinate
41°34′48″ N, 12°30′40″ E

Storia e descrizione

Castrum Inui è un sito archeologico situato alla foce del Fosso dell'Incastro, sulla costa tirrenica del Lazio, in località Le Salzare, nel territorio comunale di Ardea (città metropolitana di Roma Capitale). Il complesso, sepolto per secoli sotto una duna costiera e riportato in luce dagli scavi della Soprintendenza per i Beni Archeologici del Lazio diretti da Francesco Di Mario, comprende un santuario attivo dal VI secolo a.C., un castrum fortificato di età medio-repubblicana e una statio maritima di età imperiale.

Il ritrovamento delle fortificazioni ha consentito di identificare il sito, con ampio consenso degli studiosi, con il Castrum Inui menzionato da Virgilio nell'Eneide tra le città latine fondate dalla discendenza di Enea. La pubblicazione sistematica degli scavi è avvenuta nel 2018 in un volume dei Monumenti Antichi dei Lincei curato da Mario Torelli ed Elisa Marroni, che ha fatto del santuario uno dei principali casi di studio per la storia religiosa del Lazio antico e per la discussione sui luoghi che la tradizione antica collegava all'approdo di Enea.

Le fonti antiche

Il toponimo compare nella profezia di Anchise nel VI libro dell'Eneide, dove Castrum Inui è elencato, insieme a Nomentum, Gabii, Fidenae, Collatia, Pometia, Bola e Cora, tra le città che la stirpe albana discesa da Enea avrebbe fondato nel Lazio ("Pometios Castrumque Inui Bolamque Coramque"). Il nome deriva da quello del dio Inuo (Inuus), un'oscura divinità laziale nota quasi soltanto attraverso l'erudizione antica.

Le informazioni principali provengono da due autori tardoantichi. Servio, commentando il verso virgiliano, spiega che Inuo è il nome latino del greco Pan, lo assimila a Fauno, Fatuo e Incubo, e ne propone l'etimologia dal verbo inire ("ab ineundo passim cum omnibus animalibus"), con riferimento alla fecondazione. Macrobio, nei Saturnali, identifica anch'egli Inuo con Pan e lo interpreta come ipostasi del Sole e signore della materia universale. Che Pan e Inuo fossero un'unica divinità era già noto a Livio, a proposito dei Lupercali istituiti da Evandro in onore di Pan Liceo, "che i Romani chiamarono Inuo", e ricorre in Arnobio, che associa il dio alla pastorizia.

Un dettaglio del commento serviano ha pesato a lungo sulla localizzazione del sito: Servio identifica erroneamente Castrum Inui con Castrum Novum, la colonia marittima romana dedotta verso il 264 a.C. su terre costiere che Roma aveva confiscato a Caere nel 273 a.C., in Etruria. La stessa identificazione è presupposta da Rutilio Namaziano, che nel De reditu suo menziona, presso la porta urbica di Castrum Novum, un'immagine in pietra del dio cornuto. Una simile collocazione è inconciliabile con il testo virgiliano, che colloca il sito nel Latium antiquum: l'errore si spiega con il fatto che, all'epoca di Servio e Rutilio (IV-V secolo), il vero Castrum Inui sulla costa ardeatina era ormai abbandonato e probabilmente non più visibile. …

Storia delle ricerche

Lo studio antiquario del territorio ardeatino ebbe inizio verso la metà del Settecento con Giuseppe Volpi, che si occupò della rupe e della cinta muraria della città. Nel 1794 Carlo Fea documentò la scoperta, nell'area di Campo Iemini (detta nelle carte medievali Campus Veneris), di un complesso da lui identificato con l'Aphrodisium di Ardea: lo scavo, affidato al pittore inglese Robert Fagan, portò alla luce numerose statue, tra cui una Venere di tipo capitolino che Fagan riuscì a inviare a Londra e che si trova oggi al British Museum.

Il sito alla foce del Fosso dell'Incastro giaceva sepolto sotto una duna costiera alta circa 9,5 metri, parte dei cordoni dunari (i cosiddetti "tumuleti") che caratterizzavano il litorale prima delle bonifiche novecentesche e dell'espansione edilizia. L'insediamento antico sorgeva tra il mare e un'area retrodunale depressa, occupata in antico da bacini lacustri salmastri. Le campagne di scavo sistematiche della Soprintendenza per i Beni Archeologici del Lazio, dirette da Francesco Di Mario, si sono svolte nei primi anni Duemila: il rapporto definitivo pubblicato nel 2018 documenta le indagini del 2002-2007, mentre lo studio dei contesti ceramici copre gli scavi condotti fino al 2013.

Un primo esteso rapporto preliminare era stato pubblicato da Di Mario nel 2007; il sito è stato poi al centro del convegno Sacra Nominis Latini (2009) e di una giornata di studi dei Lincei (2013), fino all'edizione definitiva del 2018 nella serie dei Monumenti Antichi. L'eccezionale stato di conservazione delle strutture, dovuto all'abbandono precoce e al seppellimento sotto la duna, che ha impedito occupazioni e spoliazioni medievali e moderne, ne fa uno dei migliori esempi superstiti di architettura sacra del Lazio arcaico e repubblicano.

Il sito archeologico

L'area finora scavata comprende, nella parte più interna, un'area sacra con due templi (denominati A e B) e un sacello, circondata in età medio-repubblicana da una cinta fortificata rettangolare (il castrum), e, a nord, un ampio complesso di età imperiale identificato come statio maritima, costruito in parte direttamente sopra le mura del castrum.

Le più antiche testimonianze consistenti riguardano la prima fase del tempio B: due muri di fondazione paralleli in blocchi sbozzati, rintracciati al di sotto del piano della cella dell'edificio successivo, associati a terrecotte architettoniche con lastre raffiguranti corse di carri del tipo "Veio-Roma-Caprifico", diffuso tra Etruria meridionale e Lazio, che datano la costruzione al 530-520 a.C. La pubblicazione definitiva ha stabilito che si trattava già di un vero edificio templare. I materiali votivi, che attestano attività votiva già nel secondo quarto del VI secolo a.C., comprendono coppe ioniche, ceramica attica a figure nere (coppe di Siana e dei Piccoli Maestri), ceramica etrusco-corinzia e bucchero. La presenza di scarti di fornace tra i materiali arcaici ha inoltre permesso di riconoscere in Ardea un centro di produzione del bucchero. Allo smontaggio dell'edificio arcaico è associato un rito di chiusura, con l'interramento di un cumulo di tegole della copertura e di un capitello in tufo.

All'inizio del V secolo a.C., tra il 490 e il 480 in base alle terrecotte architettoniche, il tempio B fu interamente ricostruito, con lo stesso orientamento e dimensioni non molto diverse da quelle della fase successiva. A questa fase tardo-arcaica appartiene un ricco apparato decorativo fittile: una scena di Amazzonomachia con almeno cinque figure, tra cui un guerriero e un'amazzone in armatura oplitica, un'antefissa con figura maschile barbata in chitone, interpretata come personaggio che sale su un carro, e due teste di guerriero barbato con elmo a cresta trasversale (lophos) ornato di corna e pelle bovine, elementi molto rari nella coroplastica coeva della penisola, la cui identificazione è discussa. …

I culti e il dibattito interpretativo

L'interpretazione storico-religiosa del santuario è dominata dalla ricostruzione di Mario Torelli, elaborata a partire dal 2011 e sviluppata nell'edizione definitiva del 2018. Torelli identifica il santuario con il "luogo dello sbarco di Enea" descritto da Dionigi di Alicarnasso, riconoscendo nel tempio B il luogo di culto del Sole "presso i due altari" e proponendo di identificare il "luogo cavo" con l'acqua sacra con la cisterna repubblicana. Sulla base del passo di Macrobio e dell'etimologia proposta da Robert von Planta, che derivava Inuus da *in-i-uos, "colui che è dentro", lo studioso interpreta Inuo come divinità solare di carattere ctonio e ancestrale, sinonimica dell'Indiges venerato al Numico, e legge la storia del santuario come una progressiva sovrapposizione della figura di Enea al dio delle origini: il tempio A sarebbe stato dedicato a Enea come Indiges, e l'altorilievo frontonale della seconda metà del II secolo a.C. raffigurerebbe l'apoteosi dell'eroe tra i fiumi Numico e Incastro, alla presenza di Venere e Minerva. Nel volume del 2018 Torelli ha inoltre proposto di attribuire uno dei due sistemi decorativi tardo-arcaici a un tempio gemello del tempio B, non ancora scavato, dedicato a una coppia di divinità infere, e ha identificato con Inuo le teste di guerriero barbato con elmo cornuto, valorizzando il parallelo iconografico con Giunone Sospita e la descrizione di Macrobio. …

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Testo da Wikipedia, l’enciclopedia libera, con licenza CC BY-SA 4.0. Voce completa: «Castrum Inui».

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Domande frequenti

Dove si trova Castrum Inui?

Castrum Inui si trova nel comune di Ardea, in provincia di Roma (Lazio). Coordinate: 41.58006, 12.51117.

Cosa vedere vicino a Castrum Inui?

Nei dintorni si trovano: Museo Giacomo Manzù (a 4 km), Villa romana di Torvaianica (a 5,1 km), Longula (a 8,2 km).

Fonti e licenze

Testo. Wikipedia, l’enciclopedia libera (CC BY-SA 4.0).

Dati. Wikidata (CC0); orari e contatti OpenStreetMap (ODbL).

Foto. Wikimedia Commons, autore e licenza su ogni immagine.

Crediti delle 2 foto
  1. Castrum Inui — Silviamatricardi at Italian Wikipedia, Public domain
  2. Fiume Incastro — Albarubescens, CC BY-SA 4.0

Aggiornato il 28 ottobre 2026. Tutte le fonti e le licenze

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