Castello di Patti
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Castello

Castello di Patti

Castello nel comune italiano di Patti (ME)

Patti (ME), Sicilia

Indicazioni

In breve

Tipo
Castello
Coordinate
38°09′12″ N, 14°57′58″ E

Storia e descrizione

Il Castello di Patti o Castello di Adelasia, insieme al complesso di addizioni postume è documentato presso la Cittadella Fortificata di Patti, comune italiano della città metropolitana di Messina.

Il castello medievale è un agglomerato di strutture fortificate occupava parzialmente la sommità del colle ove attualmente è insediata la Diocesi di Patti con gli edifici del Seminario, della sede vescovile, del museo diocesano e della cattedrale di San Bartolomeo e Santa Febronia. Oggi il nucleo arroccato nel cuore della città, domina con la sua posizione la fiumara di Montagnareale e controlla l'ampia porzione di costa compresa tra capo Calavà e il promontorio di Tindari, comprese le rotte commerciali per le prospicienti Isole Eolie. È dotato di una particolare edificazione con pietre.

Storia

I resti delle fortificazioni sorgono sulla sommità del colle oggi occupate dalla sede della Diocesi di Patti: Seminario derivato in parte dal monastero del Santissimo Salvatore, palazzo vescovile, museo diocesano e cattedrale di San Bartolomeo e Santa Febronia anch'essa derivata parzialmente dal primitivo castello.

L'insieme dei manufatti e dei sistemi difensivi costituiscono propriamente la Cittadella Fortificata, la sovrapposizione degli attuali principali nuclei abitativi che la compongono cancella o ricopre attraverso le stratificazioni sedimentate, insediamenti di varie epoche. Negli ultimi secoli campagne archeologiche, di studi, di scavi, di ricostruzioni e riedificazioni identificano i principali periodi compatibili con le vicende storiche dei vicini insediamenti fortificati di Tindaro, della Città Murata di Milazzo, della Civita Fortificata di Lipari:

? - VIII secolo a.C., Nucleo preistorico costituito da insediamento del Neolitico e Necropoli;

VIII – VII secolo a.C., Insediamento greco formato da agglomerato abitativo riconducibile alla dominazione greca;

VII a. C. – V secolo d. C., Insediamento romano o Castrum sorto durante il periodo della lunga dominazione romana;

V – IX secolo, Insediamento bizantino o Castrum mutuato dalla dominazione bizantina;

1062, Primitiva fortificazione normanna costituita da Mastio o Maschio o Dongione, dalle caratteristiche riconducibili agli stili tipici dell'architettura della dominazione normanna (Castello di Adelasia);

1194 - 1266, Periodo svevo. Dominazione sveva;

1266 - 1282, Periodo angioino, Vespri siciliani e tentativo di riconquista del Castello

1282 - 1516, Periodo aragonese, costruzione baluardi protettivi ascrivibili all'architettura della dominazione aragonese;

1516 - 1575, Periodo spagnolo e sistema difensivo tipico dell'architettura della dominazione spagnola;

Una lunga serie di eventi sismici contribuisce a cambiare la fisionomia della cittadella fortificata:

Terremoto del Val di Noto del 1693.

Terremoto della Calabria meridionale del 1783.

Terremoto della Calabria meridionale del 1894. …

Architettura

Della primitiva cittadella fortificata restano alcune porte e porzioni di mura esterne. Una ricostruzione immaginaria dei manufatti è desunta da dipinti, schizzi, planimetrie e disegni del XVI e XVII secolo, per opera degli ingegneri militari Camillo Camilliani, Tiburzio Spannocchi al servizio della Corona di Spagna e dalle schiere d'artisti transitati da Patti. Il confronto e la sovrapposizione degli elementi che scaturiscono dalla comparazione tra dipinti, rilievi militari e manufatti superstiti permette una ricostruzione verosimile. I documenti più significativi sono conservati presso la Biblioteca Nacional de España di Madrid.

Delle fortificazioni aragonesi, l'elenco delle torri e porte identificate e denominate: "Porta dei morti" a ovest sotto il castello, "Porta nova" sulla stradina che conduce al torrente Provvidenza, "Porta falsa" ubicata ove è attualmente l'ingresso del museo diocesano, di detti accessi non esistono più tracce. La "Porta di San Michele" è l'unica ancora visibile integralmente contigua alla chiesa di San Michele, "Porta delle Buccerij", "Porta reali". Delle 17 torri è pervenuta quella denominata "Torre del palombaro". Di un'altra, a forma circolare e demolita nel 1969, a seguito del parziale crollo del castello, residenza dei Vescovi, esiste qualche foto.

Un disegno riproduce le piante del Castello e della Cattedrale. Sono visibili, oltre le strutture murarie principali, le tre absidi. Quelle primitive di forma circolare hanno ceduto il posto a quelle attuali con muratura retta. Il crollo delle absidi originarie fu provocato dal sisma dell'11 gennaio 1693 noto come terremoto del Val di Noto.. Per l'evento disastroso andarono distrutti parimenti il tetto e l'ultima elevazione della torre campanaria, molto probabilmente per il cedimento delle trifore caratterizzate da aperture molto ampie.

Altri disegni illustrano le prospettive del Castello e della Cattedrale. Si evincono chiaramente le tre absidi dai decori esterni simili a quelle della coeva cattedrale di Cefalù, il campanile con le trifore nell'ultima elevazione, la "Torre del palombaro", quella distrutta nel 1969 e la cinta muraria superiore della struttura con la "Porta falsa".

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Testo da Wikipedia, l’enciclopedia libera, con licenza CC BY-SA 4.0. Voce completa: «Castello di Patti».

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Domande frequenti

Dove si trova Castello di Patti?

Castello di Patti si trova nel comune di Patti, in provincia di Messina (Sicilia). Coordinate: 38.15333, 14.96611.

Cosa vedere vicino a Castello di Patti?

Nei dintorni si trovano: Villa di Patti (a 700 m), Gioiosa Guardia (a 3,1 km), Agathyrnum (a 6 km).

Fonti e licenze

Testo. Wikipedia, l’enciclopedia libera (CC BY-SA 4.0).

Dati. Wikidata (CC0); orari e contatti OpenStreetMap (ODbL).

Foto. Wikimedia Commons, autore e licenza su ogni immagine.

Crediti delle 3 foto
  1. Fortificazioni di Patti — Effems, CC BY-SA 4.0
  2. Cattedrale Patti 01 — Effems, CC BY-SA 4.0
  3. Patti - Comune di Patti - 2023-09-21 17-25-26 007 — Effems, CC BY-SA 4.0

Aggiornato il 28 ottobre 2026. Tutte le fonti e le licenze

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