Caere
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Sito archeologico

Caere

Antica città etrusca e sito archeologico nel comune italiano di Cerveteri (RM)

Cerveteri (RM), Lazio

Indicazioni

In breve

Superficie
1.500.000 m²
Coordinate
42°00′06″ N, 12°06′30″ E

Storia e descrizione

Caere (in etrusco Caisra o Cisra, in greco Agylla) fu una città etrusca e poi romana dell'Etruria meridionale, fra le maggiori della regione, sorta sul pianoro tufaceo occupato oggi in minima parte da Cerveteri, nel Lazio settentrionale. Per estensione fu la seconda città etrusca dopo Veio.

Fra il VII e il V secolo a.C. fu uno dei centri più attivi del Tirreno, grazie a un sistema di scali costieri di cui il principale era Pyrgi, allo sfruttamento delle risorse dei Monti della Tolfa e a un artigianato che rielaborò in forme proprie modelli greci e vicino-orientali, esportandoli a sua volta in tutto il Mediterraneo occidentale. Entrò presto nell'orbita di Roma, di cui fu la prima comunità a ricevere la cittadinanza priva del diritto di voto; conquistata nel 273 a.C. e privata di metà del territorio, divenne poi municipio romano, con magistrature proprie e una breve ripresa in età augustea, e conobbe un lungo declino a partire dal II secolo d.C., sopravvivendo come centro minore fino alla tarda antichità. Nel medioevo la popolazione superstite si trasferì nel vicino abitato di Ceri, e il sito antico prese il nome di Caere Vetus, da cui deriva il moderno toponimo Cerveteri.

Le tradizioni antiche

Le notizie antiche sulle origini di Caere non costituiscono un ricordo storico ma una tradizione erudita, elaborata dalla storiografia greca e latina in versioni fra loro divergenti e imperniata su spiegazioni eziologiche del nome. La ricerca moderna se ne occupa come storia di una leggenda, ricostruendone la formazione e la funzione anziché ricavarne dati sulla fondazione dell'abitato.

L'origine pelasgica di Caere era, per contro, nell'antichità una nozione universalmente accolta: Giustino, elencando le città d'Italia di origine greca, si limita a domandare che bisogno vi sia di parlare di Caere. Ne parlano Plinio, Marziano Capella, Solino, Virgilio, Dionigi di Alicarnasso, Varrone, Strabone, Igino e Stefano di Bisanzio. Dominique Briquel, che ha studiato la leggenda pelasgica italiana nel suo complesso, osserva tuttavia che nessuna di queste testimonianze risale oltre il I secolo a.C., che Varrone è l'autorità più antica invocabile, e che quasi tutte si riducono a brevi allusioni; le poche circostanziate si fondano su una spiegazione del nome della città attraverso il saluto greco chaîre.

Un elemento merita di essere isolato: il nome associato al ricordo dei Pelasgi non è Caere, che corrisponde alla denominazione etrusca, ma Agylla, cioè il nome con cui i Greci designavano la città. L'aneddoto del chaîre, cioè del saluto greco scambiato per il nome della città, è un'eziologia costruita a posteriori, e ricorre in tre forme distinte fra loro incompatibili. Per Strabone e Stefano di Bisanzio i Pelasgi venuti dalla Tessaglia fondano Agylla e sono poi soppiantati dai Lidi divenuti Tirreni: uno degli assedianti chiede il nome della città e una sentinella tessala risponde con il saluto, che i vincitori adottano come presagio. Per Igino a chiedere non sono assedianti etruschi ma viaggiatori romani, e i Tirreni scompaiono del tutto. Per Varrone, infine, non si tratta di un equivoco linguistico ma di una vera e propria leggenda di fondazione: i Pelasgi, assetati, scoprono un corso d'acqua e lo salutano con chaîre, dando poi quel nome alla città. …

Storia degli studi

L'identificazione di Cerveteri con l'antica Caere fu stabilita da Leandro Alberti nel 1561, ma la città restò fuori dagli itinerari del Grand Tour. Fece eccezione il porto: gli eruditi Filippo Cluverio e Luca Holstenio avevano già riconosciuto nel Seicento il sito di Pyrgi presso il castello di Santa Severa, mentre l'estensione dell'abitato portuale sarebbe stata determinata solo nel 1957 da Ferdinando Castagnoli e Lucos Cozza.

Fu l'Ottocento delle necropoli a rendere celebre Caere. Nel 1834 si aprirono le prime tombe a camera della Banditaccia e nel 1836 Alessandro Regolini e Vincenzo Galassi scoprirono al Sorbo la tomba intatta che porta i loro nomi, i cui materiali formarono il nucleo del Museo gregoriano etrusco, primo museo dedicato all'Etruria. Seguì mezzo secolo di scavi condotti da proprietari, antiquari e mercanti, culminato nelle campagne di Giampietro Campana (1844-1856), che non registrò i contesti di rinvenimento e pubblicò pochissimo; con la vendita delle sue raccolte i corredi ceretani si dispersero fra Louvre, Ermitage e British Museum. Quegli scavi, condotti senza rilievi sistematici, sono oggi ricostruibili quasi soltanto per via d'archivio. La stessa sorte toccò alle terrecotte dei templi urbani, cavate da scavatori al servizio del commercio antiquario e vendute all'estero: quando Roberto Vighi ne tentò nel 1931 il primo riordino complessivo, dovette lavorare su pezzi dispersi fra Berlino, Copenaghen, Londra e il Museo Gregoriano.

La prima ricerca sistematica fu quella di Raniero Mengarelli, che fra il 1908 e il 1934 scavò centinaia di tombe della Banditaccia e ne presentò i risultati nel volume inaugurale di «Studi Etruschi» (1927). Condusse anche i primi saggi sull'abitato, individuando fra l'altro il santuario detto di Hera e quello del Manganello, ma fu lui stesso a registrare lo squilibrio della documentazione: «dei templi etruschi di Caere nulla si vede», scriveva nel 1936. Alla sua opera si deve anche la prima carta archeologica del territorio ceretano. …

Il territorio e il sistema portuale

La città sorgeva su un pianoro di tufo di 150-160 ettari, delimitato dai fossi del Manganello e della Mola, quest'ultimo identificato con il Caeritis amnis ricordato da Virgilio. Il territorio si estendeva a nord fino al corso del Mignone, a est fino all'area delle necropoli rupestri e ai rilievi che circondano il lago di Bracciano, a sud fino al fiume Arrone, a ovest a tutta la fascia costiera. Il confine orientale è il meno determinabile, e il controllo non fu comunque continuo: i centri delle necropoli rupestri gravitarono alternativamente su Caere e su Tarquinia. Una linea di santuari segnava il confine verso Tarquinia, dalla costa lungo il fiume Marangone fin dentro i Monti della Tolfa. Un'analisi comparativa delle estensioni dei centri etruschi, condotta con il modello XTENT, assegna a Caere 160 ettari, seconda soltanto a Veio con 185 e davanti a Tarquinia e Populonia, entrambe a 150, e a Vulci con 126.

Il distretto tolfetano forniva rame, piombo, ferro, cinabro e allume, oltre al legname necessario alla lavorazione del metallo, alla costruzione navale e alle fornaci; le scorie documentano una produzione intensiva interrotta nell'VIII secolo a.C. L'effettiva portata dello sfruttamento minerario in età antica è però discussa: Alessandro Naso osserva che l'attività, avviata su scala industriale solo nel Rinascimento, è stata tradizionalmente postulata anche per l'antichità sulla scorta di Luigi Pareti, mentre indagini più recenti di Andrea Zifferero discutono la scarsità delle testimonianze di un utilizzo sistematico. La lavorazione locale del metallo tolfetano è comunque attestata dalle scorie ferrose raccolte sul colle della Castellina del Marangone, che controllava il corso finale del fiume omonimo, via naturale fra il mare e il bacino minerario. …

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Testo da Wikipedia, l’enciclopedia libera, con licenza CC BY-SA 4.0. Voce completa: «Caere».

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Domande frequenti

Dove si trova Caere?

Caere si trova nel comune di Cerveteri, in provincia di Roma (Lazio). Coordinate: 42.00167, 12.10833.

Cosa vedere vicino a Caere?

Nei dintorni si trovano: Necropoli di Greppe Sant'Angelo (a 700 m), Tomba della casetta (a 700 m), Tomba dei Rilievi (a 800 m).

Fonti e licenze

Testo. Wikipedia, l’enciclopedia libera (CC BY-SA 4.0).

Dati. Wikidata (CC0); orari e contatti OpenStreetMap (ODbL).

Foto. Wikimedia Commons, autore e licenza su ogni immagine.

Crediti delle 9 foto
  1. Cerveteri, necropoli della banditaccia, via sepolcrale principale, 02 — Sailko, CC BY 3.0
  2. Atlante delle spiagge italiane - Foglio 143 Bracciano - Foglio 149 Cerveteri — Biblioteca Centrale del Consiglio Nazionale delle Ricerche, CC BY-SA 4.0
  3. Bench with 2 drinking fountains, Cerveteri, Italia Jan 22, 2022 02-21-08 PM — Dieterdreist, CC BY-SA 4.0
  4. Cerveteri - Castello del Sasso - 2026-09-09 19-03-43 001 — Albarubescens, CC BY-SA 4.0
  5. Cerveteri, piazza risorgimento, 01 — Sailko, CC BY 3.0
  6. Cerveteri — MrPanyGoff, CC BY-SA 4.0
  7. Disused drinking fountain, Cerveteri, Italy Mar 16, 2024 03-04-10 PM — Dieterdreist, CC BY-SA 4.0
  8. Drinking fountain piazza Aldo Moro, Cerveteri, Italia Jan 22, 2022 02-26-57 PM — Dieterdreist, CC BY-SA 4.0
  9. EEMCAB03 — O.Mustafin, CC0

Aggiornato il 28 ottobre 2026. Tutte le fonti e le licenze

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