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Foto: Parma1983, CC BY-SA 4.0 · Wikimedia Commons
In breve
- Tipo
- Abbazia / Monastero
- Epoca
- Medioevo, 1298
- Stili
- Architettura barocca, Gotico a Milano
- Fondatore
- papa Bonifacio VIII
- Fondatore
- Gerardo Bianchi
- Tutela
- Bene culturale italiano
- Coordinate
- 44°51′24″ N, 10°20′51″ E
- Indirizzo
- strada provinciale Colorno 75 ‒ Paradigna ‒ Parma (PR)
Storia e descrizione
L'abbazia di Valserena o abbazia di San Martino dei Bocci, nota comunemente ma impropriamente come certosa di Paradigna, è un'ex abbazia cistercense dalle forme gotiche e barocche, situata in via Viazza di Paradigna 1 a Paradigna, frazione alla periferia nord di Parma; fondata nel 1298 e sconsacrata nel 1810, è sede dal 2007 del Centro studi e archivio della comunicazione dell'Università di Parma.
Secondo numerosi storici fu l'abbazia di Valserena e non la certosa di Parma a ispirare lo Stendhal per il suo romanzo La Certosa di Parma.
Storia
Sul luogo dell'abbazia fu edificata in epoca altomedievale una pieve, identificata nella chiesa dedicata a san Martino ad Casale Parencani menzionata in un documento dell'877; il luogo era detto "de' Bocci" per via della presenza di bocci, ossia di sterpaglie e pruni, che infestavano il territorio.
Nel 1298 il cardinale Gerardo Bianchi, originario della vicina Gainago, decise di destinare i frutti delle sue rendite al sostentamento di un monastero cistercense da fondarsi accanto all'antica chiesa, posta a circa 4 miglia da Parma sulla via per Colorno; si rivolse al papa Bonifacio VIII, che, con una bolla pontificia del 13 aprile di quell'anno, lo autorizzò all'edificazione dell'abbazia e alla traslazione dello jus plebanale di San Martino alla chiesa di Gainago, fino ad allora dipendente dall'abbazia di San Giovanni Evangelista.
Il 15 maggio furono avviati i lavori di costruzione del complesso, che fu progettato da Zenone da Ulmeda, aiutato dal frate converso Umberto, sul modello comune a tutti i monasteri cistercensi dell'epoca, sviluppati attorno a una serie proporzionata di chiostri quadrati; il 1º novembre il Papa staccò il priorato di San Leonardo dall'abbazia di San Benedetto in Polirone, da cui dipendeva da secoli, e lo affidò al Cardinale affinché lo aggregasse alla costruenda abbazia per garantirle una rendita stabile.
Il 1º marzo 1302 Gerardo Bianchi morì, a cantiere ancora aperto; Bonifacio VIII si premurò personalmente che le opere venissero completate e il 13 aprile fece pervenire un breve all'abate di Chiaravalle della Colomba ordinandogli di inviare sei monaci a San Martino de' Bocci. Il Papa scomparve l'anno seguente e il suo successore Benedetto XI, con un breve del 5 marzo 1304, ingiunse al vescovo di Reggio Enrico de Casalorci di costringere i nobili e prelati lombardi a pagare il nuovo abate Enrico coi denari prestati loro dal Cardinale. …
Descrizione
Il complesso, preceduto da un viale alberato in perfetto allineamento con l'ingresso, è costituito dalla chiesa a nord, estesa lungo l'asse est-ovest, e dal monastero a sud, sviluppato su quattro lati della corte pentagonale delle Sculture.
La chiesa, dalle imponenti dimensioni di 62 m di lunghezza e 34 m di larghezza, si sviluppa su un impianto a croce latina con tre navate, transetto e presbiterio rivolto a est.
La simmetrica facciata monumentale barocca, interamente rivestita in laterizio come il resto dell'edificio, è delimitata da due alte paraste doriche sugli spigoli, su cui si elevano due pinnacoli piramidali; il prospetto è scandito in cinque parti da un doppio ordine di lesene doriche binate, di cui quelle inferiori originariamente poste a sostegno di un porticato di cui sono ancora distinguibili nella muratura le arcate a tutto sesto; al centro è collocato l'ampio portale d'accesso, sormontato, nell'ordine superiore, da un grande finestrone mistilineo coronato da un frontone semicircolare; ai lati, al di sopra delle lesene binate del primo ordine, si aprono due monofore strombate ad arco trilobato; in sommità la fronte è coronata nella porzione centrale da un attico, che si collega con due volute ai pinnacoli posti alle estremità.
I fianchi gotici, di cui quello sinistro scandito da tre paraste, sono illuminati da alte monofore strombate ad arco ogivale, arricchite internamente da archi polilobati in cotto; le aperture, anticamente chiuse da vetrate istoriate, si affacciano sia, in sommità, dalla navata centrale sia, inferiormente, dalle navatelle; a coronamento si allunga un motivo ad archetti intrecciati; sulla muratura del lato destro sono ancora ben distinguibili le tracce delle arcate a tutto sesto del chiostro, demolito dopo la soppressione napoleonica. …
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Testo da Wikipedia, l’enciclopedia libera, con licenza CC BY-SA 4.0. Voce completa: «Abbazia di Valserena».
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Domande frequenti
Dove si trova Abbazia di Valserena?
Abbazia di Valserena si trova nel comune di Parma, in provincia di Parma (Emilia-Romagna), all'indirizzo strada provinciale Colorno 75 ‒ Paradigna ‒ Parma (PR). Coordinate: 44.85666, 10.34759.
A quando risale Abbazia di Valserena?
La datazione indicata da Wikidata è: 1298.
Cosa vedere vicino a Abbazia di Valserena?
Nei dintorni si trovano: Centro studi e archivio della comunicazione (a 0 m), Torrione di Baganzola (a 3,3 km), Villa Balduino Serra (a 3,7 km).
Fonti e licenze
Testo. Wikipedia, l’enciclopedia libera (CC BY-SA 4.0).
Dati. Wikidata (CC0); orari e contatti OpenStreetMap (ODbL).
Foto. Wikimedia Commons, autore e licenza su ogni immagine.
Crediti delle 1 foto
- Abbazia di Valserena (Paradigna, Parma) - facciata e lato nord della chiesa 2026-07-12 — Parma1983, CC BY-SA 4.0
Aggiornato il 28 ottobre 2026. Tutte le fonti e le licenze