Foto: Cremasco, CC BY 4.0 · Wikimedia Commons
In breve
- Coordinate
- 45°21′53″ N, 9°41′09″ E
Storia e descrizione
Il palazzo Zurla De Poli è una dimora storica di Crema.
Storia
Nasce in origine come villa suburbana all'interno di un'area della città ancora sgombra da abitazioni: infatti, con la ricostruzione delle mura venete attuata tra il 1488 ed il 1509 la cerchia fu ampliata nella parte settentrionale ed è in questa zona che Giacomo Zurla, discendente di una tra le più antiche e ramificate famiglie cremasche, scelse il luogo disponendo nel suo testamento dell'anno 1516 la costruzione della dimora, poi attuata dal figlio Leonardo.
Grazie ad un'epigrafe possiamo ricondurre la costruzione all'anno 1520 mentre dall'anno 1523 intervenne per le decorazioni sia esterne sia interne il pittore Aurelio Buso.
Nel 1836 il nobile Angelo ampliò e abbellì il peristilio, il museo e l'interno della casa come recita un'altra epigrafe, anche per fronte ai danni del terremoto di Soncino del 1802.
Lo stabile appartenne alla famiglia Zurla fino agli inizi del XX secolo quando questo ramo si estinse con Adalberto (deceduto nel 1895) ed Alba (maritata Douglas Scotti) morta nel 1913. Chiara Parravicini, moglie di Adalberto, lo vendette nel 1903 al dottor Giovanni Viviani.
Il nuovo proprietario fece demolire la loggia esterna – documentata in una ripresa fotografica del 1874 – lasciando agli agenti atmosferici i dipinti attribuiti a Carlo Urbino raffiguranti scene della Gerusalemme liberata che andarono così perduti.
Nel 1921 Viviani rivendette il palazzo al conte Gaddo Vimercati Sanseverino che nel 1931 cedette una porzione del giardino al Comitato onoranze ai Principi di Piemonte per erigere una sede idonea per ospitare l'Asilo infantile principe Umberto (completato nel 1935, oggi è la Scuola dell'infanzia comunale Casa dei Bambini – Iside Franceschini).
Sempre nell'anno 1931 il palazzo fu acquistato dall'ingegner Francesco De Poli che, considerate le precarie condizioni in cui versava, ne attuava un recupero per poi sceglierlo come dimora, la quale continua ad appartenere ai discendenti.
A causa dei lavori di tombinatura di via Giovanni Bottesini e dell'urto di un mezzo spargisale, avvenuto nel 1985, nell'ala meridionale si aprirono delle crepe con distacchi negli affreschi che necessitarono un intervento di consolidamento statico e la stesura di nuovo intonaco; fortunatamente durante gli importanti restauri conservativi del 2019 sotto gli stucchi furono riscoperte e rimesse in luce alcune porzioni pittoriche credute perdute.
Caratteristiche
La facciata lungo via Tadini si presenta estremamente sobria e lineare e in origine era affrescata, probabilmente in monocromo, da Aurelio Buso; le finestre collocate a sinistra del portale si trovano a livelli differenti rispetto a quelle di destra, mentre un marcapiano anticipa il sottogronda nel quale si aprono alcuni oculi. Alcune semplici aperture a livello stradale servono le cantine.
Il portale lievemente decentrato presenta un arco a tutto sesto e introduce ad un androne con trottatoie che si apre verso un cortile ciottolato.
In realtà al posto del cortile fino agli inizi del XX secolo si sviluppava una loggia di ordine gigante ben visibile in un'antica fotografia; era composta da cinque archi intervallati da lesene in stile ionico che partivano da alti plinti; sopra gli archi correva una cornice, quindi si apriva una serie di oculi. Sulla parete del palazzo vi si trovavano gli affreschi che raffiguravano Gerusalemme liberata attribuiti a Carlo Urbino o alla scuola del Campi; ancora integri nel 1915 ma abbandonati alle intemperie, non ne rimangono che alcuni lacerti.
Il cortile copre l'area interna di una pianta a "U" con corpi di volumetrie differenti. A destra un scaloncino balaustrato in pietra sedimentaria, un tempo protetto dalla loggia anzidetta, sale verso l'ingresso principale.
Oltre il cortile si apre il giardino all'italiana un tempo ben più vasto e che negli anni trenta del XX secolo fu ridisegnato dai fratelli Mosè e Lodovico Zappelli.
Nell'ala destra quattro stanze affrescate sono le più qualificate del complesso e considerate tra le più significative della pittura figurativa cremasca nel XIV secolo. …
Un'opera di Raffaello venduta
Gli Zurla detenevano un'opera di Raffaello Sanzio raffigurante San Sebastiano; fu venduta all'incisore Giuseppe Longhi nel 1818; il successivo proprietario, il conte Guglielmo Lochis la donò nel 1886 all'Accademia Carrara di Bergamo.
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Testo da Wikipedia, l’enciclopedia libera, con licenza CC BY-SA 4.0. Voce completa: «Palazzo Zurla De Poli».
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Domande frequenti
Dove si trova Palazzo Zurla De Poli?
Palazzo Zurla De Poli si trova nel comune di Crema, in provincia di Cremona (Lombardia). Coordinate: 45.36478, 9.68594.
Cosa vedere vicino a Palazzo Zurla De Poli?
Nei dintorni si trovano: Palazzo Tadini (a 100 m), Palazzo del Monte di Pietà (a 100 m), Casa Callori-Valdameri (a 100 m).
Fonti e licenze
Testo. Wikipedia, l’enciclopedia libera (CC BY-SA 4.0).
Dati. Wikidata (CC0); orari e contatti OpenStreetMap (ODbL).
Foto. Wikimedia Commons, autore e licenza su ogni immagine.
Crediti delle 1 foto
- Crema-palazzo-zurla-de-poli-2 — Cremasco, CC BY 4.0
Aggiornato il 28 ottobre 2026. Tutte le fonti e le licenze
