- Gratis 1ª domenica
Foto: Armando Mancini from Napoli, Italia, CC BY-SA 2.0 · Wikimedia Commons
Villa / Palazzo storico, 1778
Palazzo Doria d'Angri
Palazzo storico monumentale di Napoli
- Nel Centro storico di Napoli, patrimonio UNESCO
In breve
- Epoca
- Età moderna, 1778
- Stile
- Architettura neoclassica
- Architetto
- Luigi Vanvitelli
- Coordinate
- 40°50′49″ N, 14°14′59″ E
Storia e descrizione
Il palazzo Doria d'Angri è un edificio di valore storico e architettonico di Napoli situato in piazza Sette Settembre (già largo dello Spirito Santo), lungo via Toledo, dinanzi al palazzo Carafa di Maddaloni.
Storia
L'edificio fu eretto su commissione di Marcantonio Doria su due precedenti abitazioni cinquecentesche acquistate dal principe nel 1749 una e nel 1755 l'altra, prende il nome Angri perché il principe aveva il suo feudo nell'omonima città campana. Nel 1760 venne demolito il complesso più grande preesistente, ma in quell'anno il Doria morì e l'idea di realizzare il palazzo di famiglia passò perciò al figlio Giovanni Carlo che incaricò del progetto l'ormai anziano Luigi Vanvitelli.
Avviati i lavori, dopo la morte del Vanvitelli avvenuta nel 1773 i progetti passarono a Ferdinando Fuga prima, poi a Mario Gioffredo e infine a Carlo Vanvitelli, figlio di Luigi, a cui si deve sostanzialmente la configurazione attuale dell'edificio.
Nel 1778 i lavori si fermarono poiché una parte del fabbricato in costruzione usciva lievemente dal lotto originario: ciò causò una lite con il marchese Polce che aveva un terreno in fitto in quel punto. Il Doria ottenne da lì a poco comunque quel suolo così da completare il prospetto del palazzo apponendovi le quattro colonne del portale.
Durante la costruzione si ebbe l'idea di realizzare anche un portale laterale che dava su via Toledo, ma i lavori si fermarono alla sola progettazione da parte dell'ingegnere Gaetano Buonocore. Di fatto un secondo ingresso fu posto invece nella facciata posteriore dell'edificio, di fronte al monumentale palazzo Carafa di Maddaloni. Ulteriori interventi furono poi fatti intorno al primo trentennio dell'Ottocento da Antonio Francesconi, attivo in quel periodo anche nell'altro edificio di famiglia, villa Doria a Posillipo, il quale adattò gli ambienti all'uso abitativo.
Nel 1860 il palazzo divenne famoso perché il 7 settembre Giuseppe Garibaldi annunciò dal balcone dello stesso l'annessione del Regno delle Due Sicilie a quello d'Italia. …
Descrizione
Il palazzo ha una pianta trapezoidale, con la facciata rivolta verso il largo; la facciata è in marmo bianco suddivisa in tre ordini ed è scandita dalla presenza del portale affiancato da colonne doriche che sorreggono, insieme a dei possenti mensoloni, l'aggettante balcone.
Il piano superiore è scandito dalla presenza di semicolonne e lesene ioniche che inquadrano tre finestre con cornici marmoree. La balaustra superiore, che oggi risulta in parte danneggiata, ospitava quattordici statue di cui otto sulla facciata principale al di sotto delle quali era al centro il grande stemma dei Doria; oggi rimangono tuttavia solo due sculture a destra e un pezzo di ghirlanda dello stemma. Dall'acquarello di Franz Wenzel Schwarz che riprende la scena dell'Ingresso di Garibaldi a Napoli, esposto presso il Museo civico di Castel Nuovo, è possibile inoltre notare anche quello che era l'aspetto originario dell'edificio, prima dei danneggiamenti subiti durante la seconda guerra mondiale. Le due facciate laterali che danno su via Sant'Anna dei Lombardi e via Toledo sono più semplici e dispongono di finestre con timpani alternati. La facciata posteriore, che fronteggia il palazzo Carafa di Maddaloni, ha invece un portale modesto che fu chiuso poco dopo la sua costruzione, a causa della diatriba tra i Carafa e i Doria sul passaggio dei carri.
I cortili interni sono due: uno di forma esagonale, simile concettualmente a quello ottagonale di palazzo Serra di Cassano, ma più stretto ed elevato nella forma; l'altro cortile invece è di forma rettangolare. Questi due spazi aperti sono collegati tra loro da un passaggio con volte, mentre collegano a loro volta i due rispettivi ingressi tramite lunghi androni. L'intera prospettiva risulta essere a mo' di "cannocchiale ottico", tecnica architettonica tipica del Vanvitelli, riscontrabile anche in altre sue opere come per esempio nei giardini della reggia di Caserta. …
Continua a leggere su Wikipedia
Testo da Wikipedia, l’enciclopedia libera, con licenza CC BY-SA 4.0. Voce completa: «Palazzo Doria d'Angri».
Linea del tempo
- 1778Costruzione
Persone
Eventi e persone da Wikidata (CC0).
Foto
Come arrivare
Distanze in linea d’aria, non a piedi o in auto.
Nei dintorni
Vedi sulla mappaAltri ville e palazzi storici in Campania
- UNESCO
- Gratis 1ª domenica
- Gratis 1ª domenica
Domande frequenti
Dove si trova Palazzo Doria d'Angri?
Palazzo Doria d'Angri si trova nel comune di Napoli, in provincia di Napoli (Campania). Coordinate: 40.84687, 14.24961.
A quando risale Palazzo Doria d'Angri?
La datazione indicata da Wikidata è: 1778.
Cosa vedere vicino a Palazzo Doria d'Angri?
Nei dintorni si trovano: Palazzo Carafa di Maddaloni (a 0 m), Palazzi Brunasso (a 100 m), Palazzo Venusio (a 100 m).
Fonti e licenze
Testo. Wikipedia, l’enciclopedia libera (CC BY-SA 4.0).
Dati. Wikidata (CC0); orari e contatti OpenStreetMap (ODbL).
Foto. Wikimedia Commons, autore e licenza su ogni immagine.
Crediti delle 9 foto
- Napoli - Palazzo Doria d'Angri (facciata) — Armando Mancini from Napoli, Italia, CC BY-SA 2.0
- Napoli - Palazzo Doria d'Angri (Atrio) — Armando Mancini from Napoli, Italia, CC BY-SA 2.0
- Napoli - Palazzo Doria d'Angri (Inside) — Armando Mancini from Napoli, Italia, CC BY-SA 2.0
- Napoli - Palazzo Doria d'Angri (Scala) — Armando Mancini from Napoli, Italia, CC BY-SA 2.0
- Palazzo Doria d'Angri - 1778 - Vanvitelli, Fuga - P.zza Sette Settembre, Napoli — Enzo Rippa, CC BY-SA 4.0
- Palazzo Doria d'Angri (Naples)-Detail — Yair-haklai, CC BY-SA 4.0
- Palazzo Doria d'Angri (Naples) — Yair-haklai, CC BY-SA 4.0
- Palazzo Doria d'Angri 1c — Deca16894, CC BY-SA 4.0
- Palazzo Doria d'Angri, Naples 20230622 — Argo Navis, CC BY-SA 4.0
Aggiornato il 28 ottobre 2026. Tutte le fonti e le licenze
