Foto: CarolinaMuscas, CC BY-SA 4.0 · Wikimedia Commons
Museo, 1771
Museo di storia naturale
Museo universitario italiano di Pavia
In breve
- Tipo
- Museo
- Epoca
- Età moderna, 1771
- Fondatore
- Lazzaro Spallanzani
- Superficie
- 2500 m²
- Tutela
- Bene culturale italiano
- Coordinate
- 45°11′19″ N, 9°09′02″ E
- Indirizzo
- Piazza Adorno Botta, 9, 27100 Pavia
Storia e descrizione
Kosmos, già Museo di storia naturale dell'Università di Pavia, fondato nel 1771 da Lazzaro Spallanzani, tra i più antichi d'Italia, conserva un patrimonio naturalistico di elevato valore scientifico e storico, comprendente quasi 400.000 reperti suddivisi tra le raccolte di zoologia, anatomia comparata e paleontologia.
Attorno ad un primo nucleo, costituito in prevalenza da minerali, donato dall'imperatrice Maria Teresa d'Austria vennero raccolte in breve tempo altre collezioni, frutto di acquisti e donazioni. Un notevole sviluppo dell'istituzione con l'incremento delle collezioni si deve in particolare agli zoologi Giuseppe Balsamo Crivelli e Pietro Pavesi, a Leopoldo Maggi, studioso di anatomia comparata, al geologo Torquato Taramelli ed al botanico Giovanni Antonio Scopoli.
Intorno al 1960 le collezioni vennero trasferite al Castello Visconteo, con l'intenzione di allestirvi un museo aperto al pubblico, che non venne mai realizzato. Dal 1995 iniziarono il restauro dei reperti e la loro esposizione in mostre temporanee, in attesa della collocazione in una sede definitiva, inaugurata con il nome di Kosmos il 21 settembre 2019 presso lo storico Palazzo Botta Adorno di Pavia.
Storia
Nel 1771 i provvedimenti presi da Maria Teresa d'Austria nel Piano di direzione, disciplina ed economia comportarono una serie di rinnovamenti che cambiarono il volto dell’ateneo pavese. È in quel contesto che nacque il Museo di storia naturale dell’Università di Pavia al fine “di abilitare il Professore a dimostrare colla loro spiegazione le varie vie, che tiene la Natura nel suo operare” (ASMi, atti di Governo, 8 ottobre 1770). La prima direzione fu affidata a Lazzaro Spallanzani (1729-1799), chiamato due anni prima a Pavia dagli Asburgo ad insegnare sulla cattedra di Storia naturale.
Maria Teresa d’Austria si adoperò a far giungere direttamente da Vienna un primo nucleo di materiale mineralogico che inizialmente fu conservato in città nelle case Malaspina, ora inglobate dall’espansione del Collegio Ghislieri. Nel 1775 fu trasferito nel Palazzo dell'Università e lì vi rimase per 160 anni prima di giungere a Palazzo Botta. Oltre ai reperti che i professori erano soliti raccogliere a scopo didattico, di anno in anno il museo si arricchì grazie ai lasciti di studiosi, appassionati e notabili del Governo Asburgico, fino a raggiungere un insieme di collezioni che già nel 1780 constava di oltre 24.000 esemplari. Diversi collaboratori, nominati per scopi e in momenti sempre ben circostanziati, affiancarono Spallanzani nella cura e nell’ordinamento delle collezioni e nella stesura dei cataloghi. Tra essi vi furono il custode Serafino Volta, Giovanni Antonio Scopoli per la sezione zoologica e Padre Ermenegildo Pini per la mineralogia. Nel tempo il museo conquistò fama e notorietà. A testimoniarlo, un poemetto arcadico scritto nel 1793 da Lorenzo Mascheroni (Invito a Lesbia Cidonia) del 1793, in cui con estremo lirismo furono proclamate la bellezza e la ricchezza del museo di storia naturale, a guisa di catalogo in versi. Nel 1815, alle sezioni già esistenti di Zoologia e di Mineralogia, fu aggiunta quella di Anatomia comparata avviata con i reperti provenienti dal Gabinetto di Anatomia fondato dall’anatomista e chirurgo Antonio Scarpa. …
La sede a Palazzo Botta Adorno
Il luogo, dove attualmente sorge il Museo di Storia naturale, era già occupato, nella seconda metà del Trecento, da un immobile di grandi dimensioni appartenente alla nobile famiglia dei Beccaria. Agli inizi del 1600 il palazzo passerà a Luigi Botta Adorno, figlio di Francesca Beccaria e Giovanni Botta. Nel 1634 i marchesi Botta si erano infatti imparentati con la potente casata genovese degli Adorno e da allora i marchesi avevano acquisito dunque il cognome Botta Adorno. L’avviamento per la costruzione del palazzo inizierà a prendere forma nel 1693 con l’annessione all’originario nucleo abitativo di due grandi case, in un’area già occupata precedentemente dalle comunità monastiche degli Umiliati prima e dei Certosini poi.
I lavori per l’ampliamento del palazzo, dopo la morte del marchese Luigi, che oltre ad essere stato committente aveva assunto anche il ruolo di progettista, si interrompono bruscamente. Verranno ripresi dalla vedova del marchese nel 1706, che commissiona la decorazione ad affresco, attribuita a Giuseppe Natali, gli interni e specialmente il grande appartamento di rappresentanza, denominato poi “del Re”. Pochi sono gli affreschi che tuttora si possono ammirare, la maggior parte infatti sono stati coperti dalle controsoffittature moderne. Il fotografo pavese Guglielmo Chiolini fece in tempo a fotografare alcuni affreschi che dopo il 1959 andarono perduti.
Dal 1738 vengono ripresi i lavori del palazzo, viene acquisita una strada privata in concomitanza della certosina per essere inglobata nel corpo del palazzo, usanza tipica a Pavia in quegli anni, atta a mantenere il decoro della città e a portare migliorie strutturali di tutte le abitazioni nobiliari. In questo periodo vengono ristrutturati gli ambienti appartenenti al maresciallo Antoniotto Botta Adorno: gli affreschi che decorano queste stanze sono da attribuirsi alla mano di Giovanni Angelo Borroni. L’edificio viene a realizzarsi così come la residenza patrizia più ricca e sontuosa di tutta Pavia. Tra i personaggi illustri che hanno visitato ma anche alloggiato nel palazzo ricordiamo Napoleone Bonaparte, Francesco I d'Austria, Ferdinando d'Asburgo-Este, il maresciallo Josef Radetzky e Vittorio Emanuele II di Savoia. …
Le collezioni
Il Museo di storia naturale di Pavia, a causa principalmente dell'azione dei parassiti, non possiede più tutta la sua originaria collezione nata al tempo di Lazzaro Spallanzani. Rimangono visibili, comunque, numerosi e notevoli esemplari, acquisiti, ricevuti e raccolti nel corso della sua direzione. La collezione contribuisce ancora oggi a dare lustro e notorietà a Kosmos in tutto il mondo accademico e scientifico, non solo italiano. Si tratta infatti di una delle raccolte zoologiche più antiche al mondo. Si segnalano, tassidermizzati, il coccodrillo del Nilo (Crocodylus niloticus), l’ippopotamo (Hippopotamus amphibius), lo squalo mako a pinne corte (Isurus oxyrinchus), il tursiope (Tursiops truncatus), alcune mostruosità e il piccolo di orango (Pongo pygmaeus) conservato in alcool.
In particolare, l'ippopotamo ha una storia particolare: si tratta di un esemplare di sesso femminile, acquistato dai Gonzaga nei primi anni del XVII secolo, che lo esposero nel palazzo Ducale di Mantova con a cavallo la mummia di Rinaldo Bonacolsi. Intorno al 1700 la mummia di Rinaldo venne buttata nel lago di Mantova e, nel 1783, il governo austriaco decise di far portare l'ippopotamo nel museo di Pavia.
Le collezioni di vertebrati hanno una consistenza di quasi 5.000 esemplari. Comprendono, oltre ai reperti di epoca spallanzaniana, esemplari raccolti durante i viaggi di esplorazione scientifica nel XIX e XX secolo e ricche collezioni in alcool. Tra queste ultime, il rarissimo esemplare albino di natrice tassellata (Natrix tessellata). In alcol, tra i rettili lacertidi figura un Agamidae dedicato all’esploratore pavese Luigi Robecchi Bricchetti (1855-1926) perché da lui raccolto per la prima volta a Obbia in Somalia nel 1890. Tra i pesci marini e di acqua dolce, meritano attenzione i pesci dipnoi acquisiti da Pietro Pavesi e un raro esemplare di celacanto (Latimeria chalumnae). …
Il Sistema Museale di Ateneo
Anche Kosmos, come tutti i Musei del Sistema Museale di Ateneo dell'Universiutà di Pavia, partecipa al progetto SIRBeC, il Sistema Informativo dei Beni Culturali della Regione Lombardia che ha come obiettivo la catalogazione del patrimonio culturale lombardo diffuso sul territorio e conservato all’interno di musei, raccolte e altre istituzioni culturali.
Il Museo fa inoltre parte, insieme al Sistema Museale di Ateneo, del COMUN Collezioni Museali Universitarie, patrocinato dalla Fondazione CRUI.
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Testo da Wikipedia, l’enciclopedia libera, con licenza CC BY-SA 4.0. Voce completa: «Museo di storia naturale».
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- 1771Fondazione
- 2019Apertura
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Domande frequenti
Dove si trova Museo di storia naturale?
Museo di storia naturale si trova nel comune di Pavia, in provincia di Pavia (Lombardia), all'indirizzo Piazza Adorno Botta, 9, 27100 Pavia. Coordinate: 45.18865, 9.15052.
Quanto costa l'ingresso a Museo di storia naturale?
L'ingresso è a pagamento. Le tariffe aggiornate sono sul sito ufficiale.
A quando risale Museo di storia naturale?
La datazione indicata da Wikidata è: 1771.
Cosa vedere vicino a Museo di storia naturale?
Nei dintorni si trovano: Palazzo Botta Adorno (a 100 m), Museo Camillo Golgi (a 100 m), Monastero di San Felice (a 100 m).
Fonti e licenze
Testo. Wikipedia, l’enciclopedia libera (CC BY-SA 4.0).
Dati. Wikidata (CC0); orari e contatti OpenStreetMap (ODbL).
Foto. Wikimedia Commons, autore e licenza su ogni immagine.
Crediti delle 9 foto
- Palazzo Botta 2017 — CarolinaMuscas, CC BY-SA 4.0
- Museo Kosmos (Pavia) — Alexdechi, CC BY-SA 4.0
- Kosmos (Pavia) animali — Università di Pavia, CC BY 2.0
- Kosmos (Pavia) diorami — Università di Pavia, CC BY 2.0
- Kosmos (Pavia) elefanti — Università di Pavia, CC BY 2.0
- Kosmos (Pavia) giraffe — Università di Pavia, CC BY 2.0
- Le statue miologiche di cavallo e cervo conservate in Museo — Cattafra, CC BY-SA 4.0
- Acrididae - Anacridium moestum — Hectonichus, CC BY-SA 4.0
- Bolca — Cattafra, CC BY 4.0
Aggiornato il 28 ottobre 2026. Tutte le fonti e le licenze