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Museo, Lucca (LU)
43°50′35″ N, 10°29′45″ E
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Museo, 2006
Museo della Antica Zecca di Lucca
Zecca monetaria di Lucca
In breve
- Tipo
- Museo
- Epoca
- Età contemporanea, 2006
- Coordinate
- 43°50′35″ N, 10°29′45″ E
- Indirizzo
- Zona Casermetta San Donato - Mura Urbane, 55100 Lucca
Storia e descrizione
La Zecca di Lucca era l'ente preposto presso cui veniva effettuata la coniazione delle monete a nome della città di Lucca.
Storia
La zecca di Lucca fu aperta nel 650 e ha continuato la propria attività per circa dodici secoli, dai Longobardi fin verso la metà del XIX secolo, durante i quali ha prodotto oltre duemila tipi monetali.
A differenza di altre, la zecca lucchese è stata oggetto di studi anche da parte di personaggi illustri come Domenico Massagli e Giulio Cordero di San Quintino, forse anche a causa della sua longevità.
Fin dall’inizio Lucca si collocò come la zecca più importante del Regno Longobardo dopo quella di Pavia. Inizialmente si dedicò alla produzione di Tremissi d’oro anonimi su cui era riportato il nome della città, dal 749 batté invece un tremisse dedicato ad Astolfo Re dei Longobardi, seguito poi un Tremisse per Desiderio dal 756 al 774.
Dopo la caduta del dominio longobardo s'instaurò il Regno Franco di Carlo Magno durante il quale l’attività della zecca continuò inizialmente la produzione dei Tremissi d’oro tipici del Regno Longobardo, restando l’unica zecca toscana a battere moneta dopo l’ascesa al potere carolingia. Famosa la moneta in oro che presumibilmente Carlo Magno nel 781, in occasione del battesimo di suo figlio Carlomanno, lasciò in omaggio presso la tomba di S. Pietro a Roma, visibile oggi nella collezione digitale vaticana. Dal 781 decise di applicare anche al Regno d'Italia le riforme carolinge imponendo il ritiro dell’oro e la sua sostituzione con monete d’argento.
Essendo situata nei pressi di uno dei principali valichi degli Appennini, Lucca poteva godere di una posizione strategica, e probabilmente fu anche questo il motivo per cui fu una delle poche officine longobarde che Carlo Magno decise di lasciare aperte dopo la riforma monetaria.
Nel 1209 Ottone IV decise di rinnovare il privilegio di zecca alla città di Lucca, fu così che iniziò la coniazione di una grande quantità di monete d’argento sulle quali era inciso un monogramma a doppia T. Questo segnò la nascita di una moneta molto apprezzata e imitata, in grado di correre al fianco di un denaro importante come quello pavese, con il quale si instaurerà poi anche una concorrenza. …
Collocazione della zecca
L'edificio della zecca, chiamato Moneta, ora scomparso, era situato subito a nord della antica Curtis regia longobarda, secondo i pareri abbastanza concordi degli studiosi (passim), Matraia, Isa Belli Barsali, Giulio Ciampoltrini e Vito Tirelli.
La circolazione del denaro lucchese
Per molto tempo la zecca lucchese e le sue monete ebbero un valore importantissimo e camminarono al fianco di altre zecche italiane importantissime: Pavia, Milano e Verona.
La zecca veronese destinava il suo denaro prevalentemente al Veneto, al Friuli, al Sud Tirolo, alla Carinzia e alla Romagna
Il denaro lucchese era diffuso invece nell’area del centro Italia, in particolar modo al dominio dei Canossa.
Fra il X e il XI secolo questo equilibrio venne a mancare e si verificò un importante e rapido svilimento dei denari delle quattro principali zecche, le quali producevano gran parte della moneta in circolazione sul territorio.
Lo svilimento della moneta non fu però un segno di debolezza, ma piuttosto un segno di vivacità economica in forte crescita. In particolare per una città-stato piccola come quella di Lucca, i commerci richiedevano una quantità di moneta maggiore, ma la disponibilità di mercato dell’argento era ben inferiore rispetto alla richiesta effettiva, perciò fu ritenuto più utile avere in circolazione una grande quantità di pezzi di basso valore piuttosto che concentrarsi su monete di metallo migliore. L’impoverimento del nominale serviva inoltre per tenere a bada il fenomeno della tosatura delle monete nuove.
La forte espansione economica e il conseguente fabbisogno di monete comportarono l’apertura di nuove zecche e molte città italiane.
Tutta questa situazione finì per distruggere la precedente unitarietà concernente la valutazione delle monete d’argento così che il valore dei denari prodotti da ogni zecca finirono per divergere anche in modo notevole.
La mancanza di un forte potere centrale comportò inevitabilmente una competitiva corsa allo svilimento della propria moneta da parte delle nuove zecche, questo al fine di ottenere maggiori profitti e vantaggi per i propri mercati.
Nel caso della zecca lucchese l’inesorabile svalutazione dei denari d’argento è particolarmente evidente dal Regno di Enrico II. …
Imitazioni del denaro lucchese
L’imitazione di monete di larga circolazione era un fenomeno molto diffuso nel periodo medioevale. Lo scopo principale era riprodurre un nominale che il pubblico fosse in grado di riconoscere senza difficoltà, quindi un nominale già affermato e accettato dall’opinione pubblica, in modo da entrare in circolazione senza difficoltà sfruttandone la reputazione.
Nel caso in cui il valore intrinseco della moneta riprodotta sia uguale o maggiore dell’originale non si può parlare di falsificazione, ma piuttosto di imitazione.
Questo tipo di fenomeni imitativi finivano inevitabilmente per danneggiare l’ente consolidato, il quale cercava quindi di difendersi.
Fra le varie imitazioni prodotte delle monete lucchesi possiamo individuare due diverse categorie:
Nella prima troviamo esemplari della fattezza talmente scadente da risultare quasi non identificabili. Sono pezzi che possono essere ricondotti con certezza al tipo lucchese ma, dato che il monogramma H non è identificabile con certezza, potrebbero essere state prodotte in una qualunque delle zecche toscane.
Nella seconda categoria possiamo individuare pezzi completamente incompatibili con gli esemplari prodotti dalla zecca di Lucca appartenenti probabilmente ad altre zecche toscane, probabilmente Spoleto o Volterra.
Un caso emblematico è quello di Pisa la quale, dopo aver ottenuto circa nel 1149 il diritto di battere moneta da parte di Federico I, iniziò a coniare una grande quantità di monete con le stesse caratteristiche di quelle lucchesi.
Era arduo distinguere le due produzioni dato che la copia pisana era piuttosto fedele. A causa di questo comportamento furono recapitati numerosi ammonimenti alla città di Pisa sia da parte imperiale che papale, ma nessuno produsse il risultato sperato. Le autorità pisane, preoccupate esclusivamente della crescita economica e commerciale della loro città, continuarono a produrre le monete d’imitazione oggetto di scandalo.
Nel 1168 la disputa comportò lo scoppio di una guerra e solo dopo il 1181, a pace avvenuta, Pisa si decise a battere un proprio tipo di moneta: la moneta pisana riportava al dritto, al centro del campo, una F (dedicata a Federico I) e al rovescio le lettere P I S A. …
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Testo da Wikipedia, l’enciclopedia libera, con licenza CC BY-SA 4.0. Voce completa: «Museo della Antica Zecca di Lucca».
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Domande frequenti
Dove si trova Museo della Antica Zecca di Lucca?
Museo della Antica Zecca di Lucca si trova nel comune di Lucca, in provincia di Lucca (Toscana), all'indirizzo Zona Casermetta San Donato - Mura Urbane, 55100 Lucca. Coordinate: 43.84292, 10.49591.
Quali sono gli orari di Museo della Antica Zecca di Lucca?
Secondo OpenStreetMap gli orari sono: Da lunedì a venerdì: 9:30–12:30. Verifica sempre sul sito ufficiale prima della visita.
Quanto costa l'ingresso a Museo della Antica Zecca di Lucca?
L'ingresso è a pagamento. Le tariffe aggiornate sono sul sito ufficiale.
A quando risale Museo della Antica Zecca di Lucca?
La datazione indicata da Wikidata è: 2006.
Cosa vedere vicino a Museo della Antica Zecca di Lucca?
Nei dintorni si trovano: Porta Sant'Anna (a 100 m), Antica porta San Donato (a 100 m), Palazzo Galli Tassi (a 200 m).
Fonti e licenze
Testo. Wikipedia, l’enciclopedia libera (CC BY-SA 4.0).
Dati. Wikidata (CC0); orari e contatti OpenStreetMap (ODbL).
Aggiornato il 28 ottobre 2026. Tutte le fonti e le licenze