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Foto: Sailko, CC BY 3.0 · Wikimedia Commons
In breve
- Tipo
- Museo
- Epoca
- Età contemporanea, 2007
- Proprietario
- Alessandro Contini Bonacossi
- Proprietario
- Vittoria Contini Bonacossi
- Coordinate
- 43°46′07″ N, 11°15′18″ E
- Indirizzo
- Via Lambertesca 6
Storia e descrizione
La collezione Contini Bonacossi è una raccolta di pittura, scultura e arte applicata donata nel 1969 dagli eredi dei coniugi Contini Bonacossi alla Galleria degli Uffizi di Firenze.
Storia
Si tratta di parte delle opere d'arte della collezione privata del conte antiquario e collezionista Alessandro Contini Bonacossi (1878-1955) e della moglie Vittoria, donata allo Stato italiano nel 1969 da parte degli eredi.
Alessandro Contini Bonacossi venne nominato senatore a vita del Regno d'Italia da Benito Mussolini, in cambio Alessandro aveva promesso la sua collezione d'arte allo Stato, ritenendone tuttavia l'usufrutto a vita. Successivamente, fin dal 1945 i coniugi Contini Bonacossi avevano reiterato la loro intenzione di mantenere integra e donare l'intera loro collezione. Alessandro aveva pensato inizialmente allo Stato del Vaticano, ma in seguito si orientò per lo Stato italiano con la clausola che la collezione fosse integra ed inalienabile da Firenze. Alessandro non perfezionò i termini della donazione prima di morire nel 1955 e la decisione sull'asse ereditario passò ai figli.
Non ci fu accordo tra gli eredi, tra chi voleva proseguire nelle intenzioni paterne e chi voleva invece mantenere la proprietà della collezione, mentre erano in gioco anche enormi interessi economici, legati alla possibile vendita all'estero della collezione. Alla fine si giunse a una situazione giuridica paradossale, che necessitò di un decreto legge ad hoc, firmato dal presidente della repubblica Giuseppe Saragat. Per ottenere dalla famiglia una parte della collezione a titolo di donazione gratuita (da destinare ai musei di Firenze), si autorizzava ad esportare tutto il resto, togliendo il vincolo di esportazione, derivante dallo straordinario interesse artistico, per dodici anni a partire dall'11 marzo 1969. "Un errore colossale", come ebbe a definirlo lo storico dell'arte Federico Zeri, amico e consulente del Contini, alludendo anche alle trattative che seguirono la commissione di storici dell'arte che si era riunita con lo scopo di aggiudicarsi le opere ritenute più adatte a colmare eventuali lacune nelle raccolte statali fiorentine: all'interno della commissione operarono alcune delle più eminenti personalità cattedratiche dell'epoca (Roberto Longhi, Bruno Molajoli, N. Fiocco, N. Castelfranco, Mario Salmi, F. Rossi, G. Pozzi, Ugo Procacci e Piero Bargellini). …
Polemiche successive
La vicenda della collezione si trascinò con strascichi polemici. André Malraux scrisse come fosse ormai impossibile pensare che un Piero della Francesca potesse mai più entrare al Louvre, non tenendo evidentemente conto della provvidenzialità delle autorità italiane che ne autorizzarono le esportazioni di due.
Gli atteggiamenti successivi delle autorità verso questa vicenda e la collezione stessa sono ambigui. Da un lato, a distanza di pochi anni dal decreto Saragat, alcune opere escluse dalla commissione ministeriale sono state acquistate sul mercato antiquario dallo stesso Stato italiano ma non ricongiunte al resto della collezione. Fra queste la Santa monaca con due fanciulle di Paolo Uccello, la Susanna del Lotto, il Cristo risorto di Tiziano, o la Santa Caterina d'Alessandria di Raffaello. In tutti questi casi, la targhetta dell'opera recita sempre "Galleria degli Uffizi" e mai "Collezione Contini Bonacossi". Dall'altro, la sovrintendenza dei poli museali fiorentini, in un saggio in merito alla questione dell'eredità Bardini (per cui i musei fiorentini si trovarono nell'eccezionale condizione di disporre di una cifra molto elevata, circa 33 miliardi, per l'acquisto di opere da destinare all'incremento delle collezioni fiorentine), nella persona di Cristina Acidini escludeva qualsiasi acquisto dei "...dipinti già appartenuti alla collezione fiorentina Contini Bonacossi per la quale nel 1969 era stato concesso il permesso di esportazione, che, se accolti nell'acquisto Bardini, sarebbero tornate a Firenze a caro prezzo, solo pochi anni dopo che una commissione di tecnici aveva giudicato che essi non costituissero un arricchimento indispensabile dei musei statali della città".
Similmente, dopo lo scioglimento dei termini previsti dal decreto Saragat, alcune opere vennero dichiarate di particolare interesse storico artistico con nuovo decreto ministeriale come Ritratto di dama col liuto attribuito al Bacchiacca, Ritratto di giovane del Jacometto Veneziano o la Chiamata di sant'Andrea del Barocci rimanendo pertanto nel mercato antiquario italiano con vincolo all'esportazione.
Elenco delle opere acquisite nel 1969
Della collezione attualmente sono esposti 38 pezzi di mobilio antico, 48 maioliche d'epoca, 11 grandi robbiane raffiguranti vari stemmi, e soprattutto una notevole serie di opere di scultura e pittura.
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Testo da Wikipedia, l’enciclopedia libera, con licenza CC BY-SA 4.0. Voce completa: «Collezione Contini Bonacossi».
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Domande frequenti
Dove si trova Collezione Contini Bonacossi?
Collezione Contini Bonacossi si trova nel comune di Firenze, in provincia di Firenze (Toscana), all'indirizzo Via Lambertesca 6. Coordinate: 43.76870, 11.25490.
A quando risale Collezione Contini Bonacossi?
La datazione indicata da Wikidata è: 2007.
Cosa vedere vicino a Collezione Contini Bonacossi?
Nei dintorni si trovano: Residenza dell'Arte dei Legnaioli (a 0 m), Magona Granducale (a 0 m), Torre dei Pulci (a 0 m).
Fonti e licenze
Testo. Wikipedia, l’enciclopedia libera (CC BY-SA 4.0).
Dati. Wikidata (CC0); orari e contatti OpenStreetMap (ODbL).
Foto. Wikimedia Commons, autore e licenza su ogni immagine.
Crediti delle 2 foto
- Collezione contini bonacossi, presso gli uffizi, 05 — Sailko, CC BY 3.0
- Collezione contini bonacossi, presso gli uffizi, 01 — Francesco Bini, CC BY-SA 4.0
Aggiornato il 28 ottobre 2026. Tutte le fonti e le licenze