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Foto: Maurolattuga, CC BY-SA 3.0 · Wikimedia Commons
Abbazia / Monastero, 1391
Chiesa di San Michele e Convento dell’Osservanza
Chiesa con convento a Imola
Imola (BO), Emilia-Romagna
In breve
- Tipo
- Abbazia / Monastero
- Epoca
- Medioevo, 1391
- Tutela
- Bene culturale italiano
- Coordinate
- 44°21′05″ N, 11°42′32″ E
- Indirizzo
- via Venturini 2 ‒ Imola (BO)
Storia e descrizione
Il convento di Santa Maria delle Grazie, detto dell'Osservanza, è un complesso monumentale situato ad Imola, legato all'opera dei Frati Minori Osservanti, presenti in città sin dal XV secolo. Sorto in un luogo fuori dalle mura cittadine dov'era venerata un'immagine della Madonna delle Grazie, esso comprende: il santuario della Beata Vergine delle Grazie; la chiesa di S. Michele Arcangelo; il convento dell'Osservanza. Da settembre 2008 è sede della parrocchia di San Cassiano, dopo il trasferimento dei Frati alla casa madre di Bologna.
Storia
Le radici del complesso precedono l'arrivo dei Frati Minori Osservanti. Nel XV secolo esisteva un'area a sud di Imola detta «Ospedaletto» dove venivano portate le persone che si ammalavano di peste, colera e di altri morbi contagiosi. Per il loro conforto spirituale, fu eretto tra il 1400 e il 1434 un santuario vicino ad alcune casette che ospitavano gli appestati. La vicina Faenza era stata salvata da una pestilenza grazie alle invocazioni alla Beata Vergine delle Grazie, patrona della città. In quel periodo anche Imola era sotto la Signoria Manfreda. Nel 1401, 1416 e 1422 a Imola la peste fu debellata dopo rogazioni alla Santa immagine, verso la quale anche gli imolesi divennero molto devoti.
Nel 1466 papa Paolo II autorizzò, su richiesta di Taddeo Manfredi e della comunità di Imola, la costruzione di un convento destinato ai Frati minori Osservanti, già presenti a Faenza (bolla del 22 luglio 1466). A lato del santuario mariano fu edificata la chiesa di San Michele Arcangelo. In seguito furono aggiunti i due chiostri (quello maggiore fu costruito tra il 1467 e il 1487), poi il convento. Alla fine del XVI secolo un cronista locale descrisse il convento come un complesso pienamente sviluppato: collocato in un luogo ameno, ricco d’acqua, disponeva di: dormitorio, ambienti al piano superiore e inferiore, cisterna e locali di servizio. La biblioteca era stata realizzata grazie al sostegno della famiglia Macchirei.
Nel 1626 terminò la fase nella quale il convento appartenne ai frati minori della regolare Osservanza. Da quell'anno passò agli Osservanti Riformati e venne inserito nella Provincia osservante riformata di Bologna.
Il 31 maggio 1810 i frati vennero allontanati dal convento in seguito alla soppressione napoleonica degli ordini religiosi. Il monastero fu trasformato in caserma e i chiostri furono utilizzati come stalle per i cavalli. Nel 1812 il convento e la cappella della Beata Vergine delle Grazie furono acquistati da privati. I monaci, nell'attesa di ritornare nel convento, dovettero trovare sistemazioni provvisorie. Dal 1821 al 1832 i francescani si stabilirono nel convento del Piratello. Solo nel 1832 la comunità monastica poté fare ritorno all'Osservanza. Oltre alla cura del santuario mariano, ai monaci fu riaffidata l'assistenza ai malati contagiosi, com'era stato fino alla soppressione napoleonica. …
Santuario della Beata Vergine delle Grazie
La cappella misura 15 x 5,4 m e l'altezza varia dai sette agli otto metri. Ha due cupole: quella sul presbiterio, decorata da Jacopo Zampa nel 1768, rappresenta la Vergine delle Grazie, circondata da molti santi, tra i quali S. Francesco, S. Cassiano e S. Pier Crisologo. I santi pregano Maria e la Vergine strappa dalle mani del figlio un fascio di frecce, che stavano per essere scagliate sulla città di Imola, raffigurata in basso. Nel 1782 la cappella fu ingrandita, unendo al corpo già esistente il portico antistante, che risaliva alla prima metà del XVI secolo. La cupola sovrastante è più bassa di quella del presbiterio ed è decorata con un dipinto trompe-l'œil, eseguito da Annibale Marini nel 1871, al termine di lavori iniziati nel 1858 che avevano arricchito la cappella con l'altare ed il ciborio in alabastro d'Egitto, pavimento in marmo, capitelli dorati e stucchi alle pareti.
Nella nicchia sull'altare maggiore c'è il quadro a tempera della Beata Vergine delle Grazie. D'autore ignoto quattrocentesco, sebbene attribuito a Gentile da Fabriano, raffigura la Madonna col Bambino, gli angeli e un devoto inginocchiato (Ludovico Alidosi o Guidaccio Manfredi?). L'immagine fu incoronata nel 1615 con un diadema d'oro e di nuovo nel 1815 con un secondo diadema donato da Pio VII.
La lunetta nella parete sinistra è impreziosita da un dipinto del XVI secolo, raffigurante una processione della venerata immagine, l'autore del quale è incerto: Innocenzo da Imola o Lavinia Fontana. Nel santuario vi erano altri quattro piccoli quadri, ora in sagrestia, che rappresentano l'incoronazione, una processione votiva, il voto del 1630 e una scena della peste dello stesso anno. Questi quadri furono dipinti nel 1744 da Giuseppe Righini.
L'attuale facciata fu eretta nel 1939, durante i lavori per la costruzione di una nuova entrata dell'ospedale psichiatrico di Imola. Nello stesso periodo furono erette due statue all'inizio del viale alberato che conduce al convento: raffiguravano Santa Chiara e San Francesco. Nel 1948 vennero restaurate e Santa Caterina da Siena sostituì Santa Chiara.
Nel settembre 1952 un incendio sviluppatosi in sagrestia danneggiò gravemente anche l'interno del santuario, il cui restauro fu affidato al pittore imolese Tonino Dal Re.
Chiesa di San Michele Arcangelo
Progettata dagli architetti Matteo Scalabrini e Luca Ghelli, la chiesa fu costruita tra il 1469 e il 1472.
Tutto il complesso ha subito varie trasformazioni e ristrutturazioni, che ora ci presentano una facciata “guastata” da un portico innalzato nell'anno 1500 circa, ma comunque pregevole per i fregi in terracotta delle arcate, che raffigurano tanti serafini in mezzo all'intreccio del mistico cordone francescano.
Sotto il portico, sulla facciata, vi sono tre sarcofaghi (prima del restauro del 1770 si trovavano all'interno della chiesa). Il più pregevole è il primo a sinistra, dedicato a Bianca Landriani, (1496), sorella di Caterina Sforza. Sopra la porta d'accesso al chiostro vi è un antichissimo monogramma (da leggersi Nel nome di Dio), trattenuto da un angelo.
L'interno si presenta con una navata centrale affiancata da tre ampie arcate, con l'abside che ospita il coro ligneo, ed una sola navata minore laterale, a sinistra. Quest'ultima fu realizzata nel 1942, al posto di quattro ampie cappelle laterali, che contenevano altari e pale di pregevole fattura.
Un affresco oggi staccato, raffigurante la Madonna Pacificatrice, opera forse di Guidaccio da Imola (1472), mostra Maria al centro, tra san Francesco e san Bernardino da Siena, con le braccia aperte e sotto il cui manto si riparano alcuni soldati in ginocchio. Ancora non è sicuro se questo quadro rappresenti la pace tra Taddeo e Guidaccio Manfredi o un atto di devozione del capitano Montecchio da Porzeno. Ai lati dell'affresco sono due statue, raffiguranti san Francesco e sant'Antonio, risalenti al XIV secolo, di scuola robbiana.
In fondo all'abside si staglia un crocefisso ligneo del XV secolo, di stile bizantino; i confessionali risalgono al 1720 e il loro autore è fra' Marino da Bologna, mentre i quadri della Via Crucis (1725) sono di Gian Battista Rosa da Venezia.
Sopra la porta che dà l'accesso alla sagrestia si può ammirare una pala d'altare rappresentante san Michele Arcangelo con la Beata Vergine, santa Caterina da Siena e Pietro d'Alcántara, di Giacomo Zampa (1782). Un'altra pala di pregevole valore è Sant'Antonio di Padova e il Bambino Gesù di Flaminio Torri, una opere più significative maestro bolognese del Seicento. …
Convento
Il primo chiostro era aperto al pubblico. Al secondo potevano accedere soltanto i monaci. Il primo chiostro misura 28,25 x 21,75 m (8 x 6 archi). Ha 28 colonne in arenaria e affreschi risalenti al 1590, che raffigurano episodi della vita di S. Francesco. In origine gli affreschi erano 35, ma 15 sono andati perduti. Il pozzo al centro aveva una cisterna che non è giunta fino a noi.
Durante il XVIII secolo l'Osservanza fu oggetto di notevoli ampliamenti per esigenze sia pratiche sia liturgiche. L’aumento dei religiosi richiese nuovi spazi, mentre la chiesa necessitò di interventi capaci di accompagnare il servizio religioso. Nel 1704 venne realizzato il nuovo professorio, destinato alla formazione. Nel 1712 fu innalzato il braccio del dormitorio doppio. Gli interventi proseguirono nella chiesa: nel 1736 vennero rifatti l'altare maggiore e il tabernacolo e nel 1758 s'intervenne sulla travatura. Nel 1785 fu abbattuto il piccolo portico davanti alla cappella della Beata Vergine.
Nel XIX secolo il convento e i chiostri furono sequestrati due volte: durante l'invasione napoleonica e dopo l'annessione delle Legazioni pontificie al Regno d'Italia. In particolare un chiostro venne convertito in stalla e subì gravi danni, specialmente alle colonne e ai capitelli, in quanto le arcate furono chiuse con mura di mattoni.
Solo nel 1887 i religiosi poterono rientrare nel convento e riadattarlo alle loro esigenze, salvandolo dal degrado. Naturalmente le colonne erano irrimediabilmente rovinate e furono sostituite, ma sei di quelle originali furono salvate; ora sono conservate nella navata laterale della chiesa.
Il chiostro fu interessato da un nuovo intervento di restauro che iniziò nel 1964. I lavori durarono alcuni anni e il chiostro restaurato venne inaugurato il 25 giugno 1967 alla presenza del ministro della Pubblica Istruzione Luigi Gui.
Il refettorio antico era situato dietro la sagrestia della chiesa di S. Michele Arcangelo. Fu abbandonato nel 1777 per far posto ad una sala, in seguito intitolata alla venerabile Teresa Gardi, Terziaria francescana (1769-1837), i cui resti riposano nell'ultimo pilastro, a sinistra, della chiesa. Il nuovo refettorio, che si trova in un'altra ala del secondo chiostro, ospita un pregevole dipinto di Tommaso Della Volpe, La Cena, realizzato nel 1940.
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Testo da Wikipedia, l’enciclopedia libera, con licenza CC BY-SA 4.0. Voce completa: «Chiesa di San Michele e Convento dell’Osservanza».
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Domande frequenti
Dove si trova Chiesa di San Michele e Convento dell’Osservanza?
Chiesa di San Michele e Convento dell’Osservanza si trova nel comune di Imola, in provincia di Bologna (Emilia-Romagna), all'indirizzo via Venturini 2 ‒ Imola (BO). Coordinate: 44.35146, 11.70883.
A quando risale Chiesa di San Michele e Convento dell’Osservanza?
La datazione indicata da Wikidata è: 1391.
Cosa vedere vicino a Chiesa di San Michele e Convento dell’Osservanza?
Nei dintorni si trovano: Palazzo vescovile (a 300 m), Palazzo Tozzoni (a 300 m), Museo diocesano Pio IX (a 300 m).
Fonti e licenze
Testo. Wikipedia, l’enciclopedia libera (CC BY-SA 4.0).
Dati. Wikidata (CC0); orari e contatti OpenStreetMap (ODbL).
Foto. Wikimedia Commons, autore e licenza su ogni immagine.
Crediti delle 6 foto
- Chiesa San Michele e convento Osservanza3 — Maurolattuga, CC BY-SA 3.0
- Chiesa San Michele e convento Osservanza (arcata) — Maurolattuga, CC BY-SA 3.0
- Chiesa San Michele e convento Osservanza (dettaglio giardino interno) — Maurolattuga, CC BY-SA 3.0
- Chiesa San Michele e convento Osservanza (giardino interno) — Maurolattuga, CC BY-SA 3.0
- Chiesa San Michele e convento Osservanza4 — Maurolattuga, CC BY-SA 3.0
- Corredi dell Osservanza - Museo San Domenico di Imola — Elena Tartaglione & Patafisik, CC BY 4.0
Aggiornato il 28 ottobre 2026. Tutte le fonti e le licenze