Foto: Luigi Intorcia, Public domain · Wikimedia Commons

Abbazia / Monastero

Abbazia di San Lupo

Abbazia benedettina di Benevento, poi cimitero

Benevento (BN), Campania

Indicazioni

In breve

Stile
Architettura longobarda
Coordinate
41°07′52″ N, 14°46′16″ E

Storia e descrizione

L'abbazia dei santi Lupolo e Zosimo, successivamente di San Lupo, era un monastero benedettino di Benevento, fondato in età longobarda ed ubicato nel quartiere Triggio. Dopo la soppressione del cenobio nel 1450 e la caduta in disuso, nel tardo XVII secolo il luogo fu commutato in cimitero: per qualche tempo fu chiamato popolarmente cimitero dei Morticelli perché dedicato alla sepoltura dei bambini defunti. Dopo i bombardamenti della seconda guerra mondiale ne rimangono alcuni ruderi.

Storia

Il monastero fu costruito nel rione Triggio, coincidente con l'espansione della città murata tardoantica voluta dal duca Arechi II nel VIII secolo.

L'epoca in cui fu istituito è incerta: un passaggio del Chronicon Vulturnense riferisce che, nell'anno 837, una «ecclesiam sanctorum Lupuli et Zosimi» passò dalla giurisdizione dell'abbazia di San Vincenzo al Volturno a quella del principe beneventano Sicardo nell'ambito di una permuta. Un riferimento più certo al monastero si ha però solo nel 949, quando l'abate Giovanni I rivendicava alcuni territori nei pressi di Alife che riteneva usurpati da privati.

Il monastero era stato dedicato a Lupolo, martire capuano, e Zosimo, vescovo di Siracusa; ma nel 1228 (se non già nel secolo precedente) i monaci, dimenticata l'attribuzione originaria, la riconoscevano a san Lupo di Troyes, e tale versione rimase definitiva. Si credette anche che l'abbazia possedesse le spoglie di san Lupo, poi traslate nella Cattedrale.

L'abbazia dei Santi Lupolo e Zosimo godeva formalmente della massima autonomia possibile, in quanto era dipendenza diretta della Sede Apostolica (almeno a partire dall'XI secolo). Tuttavia il monastero fu sempre popolato da un numero modesto di frati. Anche i suoi possedimenti erano sensibilmente meno rilevanti di quelli dei più influenti monasteri beneventani, San Modesto e Santa Sofia (almeno in età tarda, nel XIV secolo); ma la documentazione superstite è troppo carente per tentare una ricostruzione esatta delle fortune dell'abbazia in questione. Nel corso del tempo sono attestati, oltre ad appezzamenti nell'Alifano, dipendenze dell'abbazia a Bojano e nei pressi di San Severo; ma il centro della sua influenza era la porzione orientale della Valle Telesina. …

I manoscritti

Sono giunti al giorno d'oggi più codici provenienti dal monastero di San Lupo. Il più notevole fra tutti è il n. 5 dell'archivio dell'abbazia di Cava de' Tirreni, un lezionario del XII secolo, o forse un insieme di brani di più codici di cui non sono apparentemente giunti l'inizio e la fine, per un totale di 120 fogli. «Le iniziali sono piuttosto eleganti, quasi sempre più alte che larghe, ornate di arabeschi o di fiori grossolanamente dipinti.»

Benché lacunoso in alcune parti, il manoscritto è di particolare importanza perché conserva molto del materiale per l'Ufficio divino dedicato a san Lupo di Troyes, ad iniziare da una rara versione della vita del santo, differente in svariati punti da quella più nota, diffusa dai Bollandisti. Tale racconto è preceduto da due brani esclusivi del codice in questione: un sermone di San Lupo ed un inno in suo onore per le processioni, scritto in esametri e pentametri. Nelle pagine successive al racconto della vita è un ulteriore inno per le Lodi, in cui si trovano i versi che sono stati decisivi per l'attribuzione del codice all'abbazia beneventana: «Est quidem [cioè san Lupo] ortus Gallia / Transvectus in Italiam; / De qua resultat Samnia / Sacra complectens pignora»; ancora dedicati al santo francese sono un'alternanza di antifone e responsori. Esse, come il lungo inno processionale, si accompagnano ad un cantus firmus datato al IX o X secolo. Oltre al materiale relativo al santo vescovo francese, nel codice figurano altri sermoni non reperibili altrove, e si notano anche lezioni più corrette ed accurate di materiale meglio noto da altre fonti.

In particolare, i versi dell'inno sopra riportati suggeriscono che l'abbazia beneventana custodisse le spoglie di San Lupo. Tale tradizione va in urto con quella francese e si ritrova ancora nel 1723, quando tali resti dovevano essere nel duomo di Benevento.

Un altro manoscritto, il V. 21 della biblioteca capitolare di Benevento, è un antifonario della fine del XII secolo che mostra varie peculiarità rispetto ai suoi contemporanei di altre zone d'Europa, sia nell'organizzazione della liturgia che nella selezione dei santi da venerare giornalmente.

Descrizione

Il sito si trova in fondo ad un largo che si apre a fianco dell'attuale via del Teatro Romano, delimitato da una colonna di granito sormontata da una croce (che potrebbe provenire dal distrutto tempio di Iside). In fondo al piazzale, prima delle distruzioni del 1943, era «una specie di tabernacolo» dipinto. Sulla sua sinistra, un edificio frontale poco profondo, a due piani con una scala esterna, costituisce l'atrio dell'ex cimitero.

Il cimitero e la chiesa orsiniana occupavano insieme un'area rettangolare larga circa 15 m in direzione N-S, con il primo che si estendeva per i 14 m frontali, ad occidente, e la seconda in fondo ad esso profonda ulteriori 13 m circa. I lati settentrionale e meridionale del cimitero erano delimitati da due corridoi che fungevano da ossari; ciascuno presentava una serie di 3 finestre, ancora oggi superstiti, rivolte verso il cimitero. Sui lati esterni di tali corridoi era affissa una serie di lapidi dedicate ai defunti.

Della chiesa orsiniana non rimane praticamente traccia oltre ai conci costituenti il portale, sparsi in più punti del sito. Il luogo di culto aveva una pianta basilicale a 3 navate, di cui quelle laterali sensibilmente più basse di quella centrale, coperte con un tetto a spioventi. In una mappa catastale del XVIII secolo e in foto aeree antecedenti ai bombardamenti sono riconoscibili, in corrispondenza delle navate, tre absidi semicircolari.

La facciata, a capanna, è rappresentata in uno schizzo del 1712 con un portale architravato centrale sormontato da una finestra e da un oblò, con due portali laterali che sembrano invece essere realizzati con archi a tutto sesto. In tempi più recenti, invece, appare solo il portale centrale affiancato da due finestre, e non figura l'oblò. Una lapide all'interno commemorava il restauro da parte dell'arcivescovo Banditi.

L'area abitativa del monastero corrisponde ad un edificio con cortile interno, oggi costituito da abitazioni private, sul fianco sinistro della chiesa. Ulteriori ambienti sotterranei con soffitto a volta sono visibili sul fianco destro dell'ingresso ai Morticelli, dietro il tabernacolo distrutto. …

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Domande frequenti

Dove si trova Abbazia di San Lupo?

Abbazia di San Lupo si trova nel comune di Benevento, in provincia di Benevento (Campania). Coordinate: 41.13112, 14.77118.

Cosa vedere vicino a Abbazia di San Lupo?

Nei dintorni si trovano: Teatro romano di Benevento (a 100 m), Monastero di San Pietro delle Monache (a 200 m), Terme di San Cristiano (a 200 m).

Fonti e licenze

Testo. Wikipedia, l’enciclopedia libera (CC BY-SA 4.0).

Dati. Wikidata (CC0); orari e contatti OpenStreetMap (ODbL).

Foto. Wikimedia Commons, autore e licenza su ogni immagine.

Crediti delle 1 foto
  1. Morticelli - cortile — Luigi Intorcia, Public domain

Aggiornato il 28 ottobre 2026. Tutte le fonti e le licenze

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