- UNESCO
Foto: Pinotto992, Public domain · Wikimedia Commons
Abbazia / Monastero, 1325
Certosa di San Martino
Complesso architettonico monumentale di Napoli, Italia
- Nel Centro storico di Napoli, patrimonio UNESCO
- Gratis la prima domenica
In breve
- Tipo
- Abbazia / Monastero
- Epoca
- Medioevo, 1325
- Stile
- Barocco
- Architetto
- Cosimo Fanzago
- Dedicato a
- Martino di Tours
- Fondatore
- Carlo, duca di Calabria
- Tutela
- Bene culturale italiano
- Coordinate
- 40°50′36″ N, 14°14′28″ E
- Indirizzo
- Largo San Martino, 5, 80129 Napoli
Storia e descrizione
La certosa di San Martino è un'area palaziale di Napoli situata sulla collina del Vomero, accanto al castel Sant'Elmo.
Cronologicamente è la seconda certosa della Campania essendo stata fondata diciannove anni dopo quella di San Lorenzo a Padula e quarantasei prima di quella di San Giacomo a Capri. Dopo l'Unità d'Italia ha assunto il titolo di monumento nazionale e dal 1866 ospita il Museo nazionale di San Martino, nato con lo scopo di raccontare la storia artistica e culturale della città. Dal dicembre 2014 il Ministero per i beni e le attività culturali gestisce certosa e museo tramite il Polo museale della Campania, nel dicembre 2019 divenuto Direzione regionale Musei.
Costituisce uno dei maggiori e più estesi complessi monumentali religiosi della città e, assieme alla reale cappella del Tesoro di san Gennaro, uno dei più importanti e riusciti esempi di architettura e arte barocca poiché fulcro della pittura napoletana del Seicento. La sua complessa articolazione spaziale comprende circa cento sale, due chiese, un cortile, quattro cappelle, tre chiostri, giardini pensili e vari altri spazi ancora.
Storia
Nel 1325 Carlo d'Angiò, duca di Calabria e primogenito di Roberto d'Angiò, fece erigere sulla sommità del colle di Sant'Erasmo il monastero dell'ordine dei certosini, il favorito della casa reale francese.
Gli architetti che iniziarono la costruzione della certosa furono Tino di Camaino, maestro di corte angioina, e Francesco di Vito, i medesimi che lavoravano negli stessi anni al castello adiacente di Belforte (più noto come Castel Sant'Elmo); nel 1336, dopo la morte del Camaino, il suo allievo Attanasio Primario assunse la direzione dei lavori coadiuvato da Giovanni de Bozza. La certosa fu inaugurata e consacrata nel 1368, sotto il regno della regina Giovanna d'Angiò, seppur i certosini avevano preso possesso del monastero già dal 1337. Della prima soluzione architettonica della fabbrica rimangono solo pochi elementi all'interno del complesso religioso: in particolare, sono riconoscibili alcune aperture con archetti in stile catalano che si trovano nell'ex refettorio, usate probabilmente come passavivande, venute alla luce in un recente restauro. Più importanti e ampi sono invece gli spazi sotterranei della certosa, aperti al pubblico solo nel 2015: mettendo in luce l'originaria impostazione gotica dell'edificio, i sotterranei suggeriscono che Camaino abbia inglobato strutture preesistenti legate al castello di Belforte, scavato all'interno della collina, che fungono tra l'altro anche da basamento della certosa sovrastante.
Il complesso fu dedicato a Martino di Tours certamente prima del 1467, probabilmente per la presenza nel luogo di un'antica cappella preesistente a lui dedicata. …
Descrizione
Sul piazzale esterno al complesso certosino è defilata sulla sinistra la chiesa delle Donne, opera di Giovanni Antonio Dosio ornata da stucchi del XVII secolo, chiamata così perché destinata ad uso esclusivo delle donne, alle quali era proibito fare accesso alla certosa. A destra è invece l'ingresso, caratterizzato da un androne su cui è collocato uno stemma angioino ed un affresco ritraente San Bruno; dall'ingresso si accede al cortile d'onore realizzato sempre dal Dosio, sulla cui sinistra prospetta la chiesa principale della certosa.
La facciata della chiesa trecentesca fu rimaneggiata prima sul finire del Cinquecento dal Dosio, che riadattò il pronao da cinque a tre arcate ricavandone due cappelle nella controfacciata della chiesa, quella del Rosario e di San Giuseppe, e poi successivamente da Cosimo Fanzago che costruì nella prima metà del Seicento una serliana per mascherare la facciata precedente; la parte superiore e le pareti laterali sono invece opera di Nicola Tagliacozzi Canale.
Le pareti del pronao sono caratterizzate dagli affreschi del Cavalier d'Arpino, di Micco Spadaro, Giovanni Baglione e Belisario Corenzio. Al primo sono attribuiti i due angeli reggenti lo stemma CART posti sopra il busto di papa Pio V, questa opera di ignoto autore napoletano di fine Cinquecento collocato sopra il portale d'ingresso, il cui portone in legno intagliato con figure di santi è dei primi del XVII secolo, mentre invece nella stessa parete frontale sono ritratte in quattro grandi riquadri le scene di Carlo duca di Calabria che offre la chiesa al vescovo San Martino, posta in alto a sinistra e opera del Baglione del 1591 circa, mentre in basso è l'opera del Corenzio Bruno di Colonia che vede miracolosamente Raimondo Diocres condannato all'inferno, datata 1632, così come del Corenzio sono gli altri due riquadri a destra del portale con La regina Giovanna I che offre la custodia della chiesa a san Bruno in alto e Il sogno di sant'Ugo che indica il luogo di Cartusia in basso, entrambe datate ancora 1632. …
Museo
All'interno del complesso certosino è ospitato in alcune sale il Museo nazionale di San Martino, che ha l'intento di raccontare la storia di Napoli dall'epoca borbonica fino al periodo postunitario.
Il museo si compone di numerose sezioni ospitate in diverse sale della certosa, tra cui negli ambienti del Quarto del Priore, nella farmacia, nel refettorio, nelle celle dei certosini, nell'antica foresteria o in alcune sale del secondo piano del chiostro grande. Le sezioni museali sono: la sala delle Carrozze, la sezione navale, la raccolta Orilia, la Quadreria della certosa (all'interno degli ambienti del Quarto del Priore, con opere pittoriche e scultoree già dell'antica quadreria o comunque provenienti dal complesso religioso), la sezione presepiale, il museo dell'Opera (all'interno delle sale al pian terreno del chiostro grande), la sezione delle memorie e immagini della città (al pian terreno e al primo piano del chiostro grande), la sezione delle arti decorate e quella teatrale (entrambe al primo piano della certosa), la collezione Rotondo (negli ambienti che danno sul cortile interno) e infine il Gabinetto di stampe e disegni (al primo piano dell'edificio).
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Testo da Wikipedia, l’enciclopedia libera, con licenza CC BY-SA 4.0. Voce completa: «Certosa di San Martino».
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Domande frequenti
Dove si trova Certosa di San Martino?
Certosa di San Martino si trova nel comune di Napoli, in provincia di Napoli (Campania), all'indirizzo Largo San Martino, 5, 80129 Napoli. Coordinate: 40.84341, 14.24113.
Si può visitare gratis Certosa di San Martino?
Sì, la prima domenica del mese l'ingresso è gratuito grazie all'iniziativa Domenica al museo.
A quando risale Certosa di San Martino?
La datazione indicata da Wikidata è: 1325.
Cosa vedere vicino a Certosa di San Martino?
Nei dintorni si trovano: Museo nazionale di San Martino (a 0 m), Castel Sant'Elmo (a 200 m), Museo Napoli Novecento 1910-1980 (a 200 m).
Fonti e licenze
Testo. Wikipedia, l’enciclopedia libera (CC BY-SA 4.0).
Dati. Wikidata (CC0); orari e contatti OpenStreetMap (ODbL).
Foto. Wikimedia Commons, autore e licenza su ogni immagine.
Crediti delle 9 foto
- Certosa di San Martino from Sant'Elmo — Pinotto992, Public domain
- 1. Chiesa della Certosa di San Martino. (1861) — Giuseppe Guida, CC BY-SA 4.0
- Cappella del tesoro della certosa di san martino, intarsio a forma di grata nel pavimento — Sailko, CC BY 3.0
- Certosa di San Martino (Naples) - Church - 01 — Superchilum, CC BY-SA 4.0
- Certosa di San Martino, church interior, Naples, (1) — Richard Mortel, CC BY 2.0
- Certosa di San Martino, Naples (4) — Richard Mortel, CC BY 2.0
- Certosa di San Martino, Naples 20230622 01 — Argo Navis, CC BY-SA 4.0
- Certosa di San Martino. (2533) San Martino di Battistello Caracciolo, XVII sec — Giuseppe Guida, CC BY-SA 4.0
- Certosa di San Martino. (4184) — Giuseppe Guida, CC BY-SA 4.0
Aggiornato il 28 ottobre 2026. Tutte le fonti e le licenze