- UNESCO
Foto: Federica.magro92, CC BY-SA 4.0 · Wikimedia Commons
In breve
- Tipo
- Sito archeologico
- Coordinate
- 45°19′23″ N, 11°47′35″ E
Storia e descrizione
La villa romana di via Neroniana è stata una lussuosa dimora patrizia risalente agli inizi del I secolo. Desiderata da una committenza ancora oggi sconosciuta, subì diverse modificazioni e adattamenti nel II secolo e tra il III-IV secolo quando fu definitivamente abbandonata.
I primi resti della villa in questione vennero alla luce nel 1988 successivamente ad alcuni lavoratori di aratura del terreno in cui anticamente sorgeva. Tra il 1989 e il 1992 la Soprintendenza Archeologica del Veneto portò alla luce il sito attraverso ricerche e attività di scavo, avvalendosi anche dell'uso di georadar. Ad opera dello stesso ente, tra il 2011 e il 2013, vennero condotti anche approfonditi e sistematici lavori di restauro.
Fondamentali per la conoscenza del sito, furono anche i lavori di scavo svolti tra il 2001 e il 2012 dalla Scuola di Specializzazione di Archeologia dell'Università degli Studi di Padova.
Storia
Nel periodo compreso tra il 2900 e il 2500 a.C., nella piena età del Rame, si registra il primo insediamento umano nell'area di via Neroniana. La scoperta di abbondanti presenze di carbone, infatti, dimostra che in questa zona venivano praticate attività di disboscamento, attraverso l'utilizzo del fuoco, per creare radure o spazi aperti utili allo sviluppo o all'intensificazione sia dell'agricoltura che dell'allevamento.
Nella tarda età del Rame (2.400-2.200 a.C.) però, il paesaggio fu nuovamente ricoperto da una fitta vegetazione, come era in origine. L'area era per lo più frequentata solo per occasionali battute di caccia, infatti nel terreno sono state ritrovate molte punte di freccia in selce. Durante l'età del Bronzo (XIV e XII secolo a.C.), l'uomo abita in modo stabile l'area; lo dimostrano da un lato le tracce di strutture abitative (come alcune buche per pali), dall'altro i numerosi frammenti di recipienti e stoviglie in ceramica.
Per tutta l'età del Ferro (I millennio a.C.), l'area restò prevalentemente inabitata nonostante Este e Padova fossero centri importanti per i Veneti e non molto distanti dal sito in questione. Questo abbandono gettò le basi per la realizzazione successiva di un imponente progetto edilizio.
In epoca romana, con il nome di Fons Aponi, si indicava tutta la zona tra Abano e Montegrotto Terme che al giorno d'oggi è stata oggetto di ritrovamenti archeologici. Il dio Aponus infatti era considerato il detentore del potere terapeutico delle acque di tutto il bacino termale euganeo. Le autorità romane fecero sentire la loro presenza sul territorio euganeo nella seconda metà del II secolo a.C. Inizia così un graduale processo di romanizzazione dell'area. Nel 49 a.C. gli abitanti di Padova e della zona termale, per decreto di Giulio Cesare, diventarono cittadini romani. …
Architettura
Si ritiene che la villa si articolasse in due quartieri residenziali, il primo, più grande, a nord e il secondo, più piccolo, a sud. Questi si affacciavano a loro volta su due chiostri colonnati tutt'intorno. La disposizione architettonica della villa nel suo complesso risulta essere simmetrica secondo l'asse N/S. Lungo la stessa linea poi, opposti l'uno all'altro, si trovavano i due luoghi principali della villa, la sala di rappresentanza settentrionale (vano 1) e il luogo dedicato al culto religioso (b) nell'esedra del più grande giardino meridionale.
Il quartiere residenziale più articolato e meglio conservato è quello settentrionale. Esso, che si struttura su 130 m² di superficie e toccava gli 11 metri di altezza nel vano 1, risulta oggi essere ricoperto da una struttura protettiva evocativa dei volumi originari. Questa prima residenza, il cui ingresso era posizionato sul retro, contava al suo interno un totale di 15 stanze con metrature e usi diversi.
È interessante notare la precisione architettonica messa in atto nel costruire questa residenza: se infatti prendiamo come punto di riferimento il vano 1, le stanze ai due lati apposti risultano tra loro simmetriche. Di alcune di esse si sono conservate alcune porzioni di pavimentazioni musive: un mosaico di tessere nere di marna a forma di parallelepipedo con bordi bianchi in tessere di calcare a forma cubica (per i vani 2, 3, 8) e viceversa (per i vani 6, 10, 12, 22). Le decorazioni pittoriche all'interno del primo quartiere utilizzarono prevalentemente colori come il nero, seguito dal vinaccia, dal rosso (nelle sue sfumature del bordeaux, del rosso mattone e del cinabro) e, in misura minore, dall'ocra, azzurro, rosa, verde e giallo. …
Oggetti d'uso quotidiano rinvenuti nella villa
Grazie agli scavi compiuti tra il 2001 e il 2012 sono stati portati alla luce migliaia di reperti, per la maggior parte appartenenti al vano 1 dell'edificio settentrionale, tra i quali:
terrecotte architettoniche e 58 antefisse;
tre oggetti di bronzo all'interno dei muri perimetrali del vano 1 (due grappe utilizzate probabilmente per sostenere le lastre di marmo che decoravano le pareti e una cerniera della porta);
102 chiodi di ferro con stelo a sezione quadrata e delle dimensioni medie di 6/7 cm. In particolare, 48 di essi appartenevano al vano 1 e 14 al corridoio 18, forse utilizzati per la costruzione dei soffitti in legno;
19 frammenti di tubolari in terracotta per il riscaldamento (a sezione rettangolare e segnati sul lato esterno da solcature a losanga);
Lastre in vetro per le finestre: sono stati rinvenuti 58 frammenti totali suddivisi per la maggior parte tra i vani 1 (20 frammenti), 20 e 22 (31 frammenti);
tre elementi di piombo, modellati a forma di filo e spezzati alle estremità, che probabilmente dovevano sostenere gli stucchi decorativi della sala di rappresentanza.
Durante gli scavi sono emersi anche alcuni elementi in ceramica tipici della vita quotidiana nella villa per un totale di 34 sottili frammenti di colore arancione. Purtroppo non tutti i resti in nostro possesso possono essere ricomposti. Quando ciò è possibile, capiamo che essi appartenevano a coppe o boccali risalenti ad un periodo compreso tra il I sec. a.C. e alla seconda metà del I sec. d.C..
Sono state rinvenute anche 6 lanterne in piccole dimensioni (databili tra il I e il II secolo), 12 frammenti di piatti orientali ad impasto grigio e un solo frammento della parete probabilmente di una coppa o di un piatto con impasto arancio polveroso e vernice nera opaca (databile tra la fine del I secolo a.C. e l'inizio del I secolo d.C.).
Terme di via Neroniana
La zona termale ha avuto un particolare sviluppo a partire dal secondo periodo atestino (cioè dalla seconda metà dell'VIII secolo).
Durante l'età romana la zona termale assunse particolare importanza per la costruzione di grandi terme ed il centro vero e proprio si spostò ad Est, in direzione del colle Montegrotto. I primi abitanti della zona termale furono gli Euganei, un popolo antichissimo che subì influenze greche e che ci restituì testimonianze sulle terme. In questo periodo la zona termale era considerata un importante centro di culto caratterizzata da sorgenti che versavano spontaneamente dal suolo acqua calda.
Le fonti antiche sostengono che la zona termale euganea, conosciuta come Acquae Patavinae, fu una delle più importanti dell'Italia romana. La ricchezza e l'abbondanza di acqua termale è stata la causa della lunga durata del complesso architettonico delle terme il quale sorto negli ultimi decenni del I secolo a.C, fu utilizzato fino all'epoca tardo-antica. Il nome della piscina termale "Neroniana" è stato discusso a lungo, in quanto non si sapeva il motivo preciso della sua denominazione. Si pensava che si chiamasse così o perché fatta costruire da Nerone o perché costruita con pietre e marmi importati durante il regno di Nerone; Luciano Lazzaro afferma che la risposta a questo problema sia da cercare nella lettera di Cassiodoro, dove si intende che essa prendesse il nome dal suo costruttore, un certo Neronius.
Il complesso termale è attualmente visibile dal pavimento a vetrate della sala ristorante dell'hotel Terme Neroniane ed è stato reso accessibile al pubblico esternamente grazie alla realizzazione di un passaggio che consente di entrare nel sotterraneo dell'edificio. A seguito di alcuni lavori di ristrutturazione dell'hotel e in concomitanza con gli scavi archeologici sull'area della villa, nel 1996 vennero scoperti i resti di uno straordinario complesso termale risalente ad un periodo compreso tra la fine del I e l'inizio del II secolo d.C. …
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Testo da Wikipedia, l’enciclopedia libera, con licenza CC BY-SA 4.0. Voce completa: «Villa romana di via Neroniana».
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Domande frequenti
Dove si trova Villa romana di via Neroniana?
Villa romana di via Neroniana si trova nel comune di Montegrotto Terme, in provincia di Padova (Veneto). Coordinate: 45.32301, 11.79297.
Cosa vedere vicino a Villa romana di via Neroniana?
Nei dintorni si trovano: Bacino Termale Euganeo (a 700 m), Monte Castello (a 1,4 km), Villa Draghi (a 1,8 km).
Fonti e licenze
Testo. Wikipedia, l’enciclopedia libera (CC BY-SA 4.0).
Dati. Wikidata (CC0); orari e contatti OpenStreetMap (ODbL).
Foto. Wikimedia Commons, autore e licenza su ogni immagine.
Crediti delle 9 foto
- Immagine villa def — Federica.magro92, CC BY-SA 4.0
- Rombi villa neroniana — Federica.magro92, CC BY-SA 4.0
- Roman Baths in Bath Spa, England - July 2006 — Diliff, CC BY 2.5
- Illuminazinoe% 20condutture — Federica.magro92, CC BY-SA 4.0
- Marmo — Federica.magro92, CC BY-SA 4.0
- Pareti in marmo — Federica.magro92, CC BY-SA 4.0
- Pavimentazione musiva — Federica.magro92, CC BY-SA 4.0
- Prospettiva vano 1 — Elena.Libero, CC BY-SA 4.0
- Sala% 20absidata% 20terme — Federica.magro92, CC BY-SA 4.0
Aggiornato il 28 ottobre 2026. Tutte le fonti e le licenze