Villa Redenta
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Foto: Manuelarosi, CC BY-SA 3.0 · Wikimedia Commons

Villa / Palazzo storico, XV secolo

Villa Redenta

Villa storica di Spoleto

Spoleto (PG), Umbria

Indicazioni

In breve

Epoca
Medioevo, XV secolo
Tutela
Bene culturale italiano
Coordinate
42°44′43″ N, 12°44′18″ E
Indirizzo
Via Flaminia 143

Storia e descrizione

Villa Redenta è una villa suburbana, circondata da un parco pubblico, situata a nord di Spoleto. La struttura principale è il blocco rettangolare che si affaccia direttamente sulla strada, via Flaminia, prolungato ai lati dal muro di cinta in linea con gli annessi: la fattoria e la Cafè House sulla destra, la cappella, la serra e il giardino d'inverno sulla sinistra.

La villa deve il suo nome ad una serie di passaggi di proprietà: Villa Martorelli Orsini, poi Loccatelli, della Genga e infine Redenta.

Storia

Numerosi resti e frammenti di marmi, l'esistenza di un pavimento romano in cotto a spina di pesce ed altri reperti archeologici rinvenuti in zona, testimoniano l'esistenza di ville patrizie suburbane e luoghi di culto databili fra l'età augustea e il IV secolo.

Nella prima metà del cinquecento Gerolamo Pianciani Martorelli, membro di una delle più antiche famiglie spoletine, interviene su un insediamento edilizio di epoca romana: a due isolate costruzioni aggiunge una nuova torre e trasforma il complesso in residenza.

Variazioni significative sia all'interno sia all'esterno del fabbricato sono nuovamente apportate dopo il 1714, anno in cui l'ultima discendente del casato Martorelli, la nobildonna Costanza, moglie di Giuseppe Loccatelli di Cesena, cede Villa Martorelli, di cui era usufruttuaria, ai figli Fabio e Angelo.

I figli di Fabio, l'alto prelato Francesco Maria, per 40 anni vescovo di Spoleto, e il monsignore Fabrizio Loccatelli, sul finire del settecento, ereditano la residenza e ne rielaborano gli schemi architettonici per dare ad essa nuova forma e funzione: vengono aggiunti la vicina dépendance e il refettorio.

Ampliamenti e restauri vengono effettuati in occasione di ospiti importanti accolti con grande sfarzo e solennità: vi soggiornano prima Papa Pio VI nel 1782 e successivamente Papa Pio VII il 30 giugno 1800 e nel 1805, al suo rientro da Parigi. In entrambi i casi i Loccatelli commissionano il ritratto del pontefice allo scultore romano Vincenzo Pacetti, che realizza due raffinati bassorilievi (foto del ritratto di Pio VII).

Nello stesso periodo vengono effettuati lavori di risistemazione del parco, il rifacimento della facciata della cappella, la realizzazione della serra/limonaia, del tempietto dorico e della Café-house, più spesso chiamata Kaffee Haus, realizzata in stile tardo rococò, riccamente decorata all'interno con stucchi dorati a foglia, dipinti e affreschi attribuiti a Francesco Appiani.

Due simmetriche fontanelle di pietra calcarea ai lati della Cafè House, realizzate da Giuseppe Fabri nel 1771, sono sovrastate da lapidi di marmo su cui il cardinal Loccatelli fa incidere per il visitatore un garbato monito, in latino da una parte e in italiano dall'altra: …

Gli interni

L'interno della villa è abbellito da affreschi cinquecenteschi di soggetto religioso, (foto dell'interno della Cafè House) ma la maggior parte delle decorazioni sono databili tra XVIII e XIX secolo, a cominciare dall'atrio, dove si possono ammirare due soldati napoleonici a grandezza naturale realizzati con la tecnica del Trompe-l'œil. Un'iscrizione del 1805 posta da Fabrizio Loccatelli ricorda l'ospitalità data a Pio VII di ritorno dalla Francia.

Nel soffitto dell'attiguo salone è dipinta un'allegoria che si riferisce a Leone XII, e le armi papali sono innalzate su di una parete. Segue la grande sala dal pavimento a mosaico appartenente alla villa di epoca romana che in origine sorgeva sull'area.

Alcune sale sono coperte da ricchi soffitti lignei secondo il gusto "esuberante e scenografico caratteristico di Filippo Marignoli ". (foto di un soffitto)

Interessanti anche i paesaggi della sala cinese alle cui pareti sono evocate esotiche atmosfere d'ispirazione orientale, eseguite a tempera e colla; e ancora la sala Canoviana decorata con scene di soggetto mitologico a tempera, alternate a bassorilievi in gesso.

Il parco e il giardino

Un censimento del patrimonio arboreo e arbustivo effettuato nel 1978 riporta la presenza di 855 esemplari di latifoglie e 66 di aghifoglie.

Il parco è tuttora ricco di alberi secolari autoctoni ed esotici, tra cui il cedro del Libano, di oltre 200 anni d'età, alto circa 20 metri, il cui tronco supera i 5 metri di circonferenza; la magnolia grandiflora, ultrasecolare, adiacente alla Café House; il leccio antistante la serra, vecchio di due secoli, alto 25 metri, di circa 4 metri la circonferenza del tronco.

La fitta vegetazione, che comprende inoltre esemplari di acero, di carpino nero, olmo, pino domestico, noce nero, corniolo, albero di Giuda ed alcune specie esotiche, ha ospitato alcune specie animali quali il riccio, la faina, la donnola, il merlo, il fringuello, la cinciallegra, la civetta, ecc.

La progettazione del parco risente della ricerca di un "naturalismo" ottenuto attraverso la presenza di essenze, di elementi naturali artificiali come laghetti, vialetti sinuosi, rocce artificiali ecc. e con l'inserimento di costruzioni neoclassiche all'interno della vegetazione.

Vi si trovano una grande vasca con obelisco marmoreo centrale e con intorno un vasto giardino all'italiana incorniciato da siepi di alloro e di bosso; più in basso un piccolissimo stagno sotto un'alzatura che nasconde la ghiacciaia, realizzata in un pozzo scavato nel terreno, munito di scale per l'accesso, all'interno del quale, in inverno, veniva pressata molta neve che si manteneva ghiacciata anche nel periodo estivo; lateralmente la peschiera riparata da un fitto boschetto di bambù e ornata da un disegno perimetrale barocco. Appartata e poco visibile si trova la meridiana, costituita da uno gnomone posto su di una colonna classica, che proietta l'ombra su una pavimentazione romana in cotto dove sono incisi i segni dello zodiaco. All'angolo sud del muro perimetrale si trova una piccola esedra decorata a mosaico con frammenti antichi e piccoli ciottoli di fiume. In fondo si trova il teatro delimitato da un frons scenae fintamente diroccato che ingloba autentici frammenti di epoca romana. Nel bosco di lecci era presente un labirinto di bosso che è stato sradicato nel 1957 dai Padri conventuali, che preferirono ripristinare il vecchio orto.

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Testo da Wikipedia, l’enciclopedia libera, con licenza CC BY-SA 4.0. Voce completa: «Villa Redenta».

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Villa RedentaVia Flaminia 143

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Domande frequenti

Dove si trova Villa Redenta?

Villa Redenta si trova nel comune di Spoleto, in provincia di Perugia (Umbria), all'indirizzo Via Flaminia 143. Coordinate: 42.74533, 12.73843.

A quando risale Villa Redenta?

La datazione indicata da Wikidata è: XV secolo.

Cosa vedere vicino a Villa Redenta?

Nei dintorni si trovano: Museo della Ferrovia Spoleto Norcia (a 100 m), Ponte Sanguinario (a 500 m), Chiesa di Santa Maria della Concezione (a 800 m).

Fonti e licenze

Testo. Wikipedia, l’enciclopedia libera (CC BY-SA 4.0).

Dati. Wikidata (CC0); orari e contatti OpenStreetMap (ODbL).

Foto. Wikimedia Commons, autore e licenza su ogni immagine.

Crediti delle 9 foto
  1. Spoleto. Villa Redenta — Manuelarosi, CC BY-SA 3.0
  2. Spoleto. Villa Redenta, ingresso dalla via Flaminia — Manuelarosi, CC BY-SA 3.0
  3. Villa redenta Spoleto 1903 — Unknown author Unknown author, Public domain
  4. Villa Redenta, Café House e cedro del Libano. Spoleto — Manuelarosi, CC BY-SA 3.0
  5. Villa Redenta, Cafè House. Spoleto — Manuelarosi, CC BY-SA 3.0
  6. Villa Redenta, cedro del Libano. Spoleto — Manuelarosi, CC BY-SA 3.0
  7. Villa Redenta, ex foresteria. Spoleto — Manuelarosi, CC BY-SA 3.0
  8. Villa Redenta, fontanella di pietra calcarea. Spoleto — Manuelarosi, CC BY-SA 3.0
  9. Villa Redenta, peschiera. Spoleto — Manuelarosi, CC BY-SA 3.0

Aggiornato il 28 ottobre 2026. Tutte le fonti e le licenze

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