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Foto: No machine-readable author provided. Massimo Macconi assumed (based on copyright claims)., Public domain · Wikimedia Commons
In breve
- Tipo
- Sito archeologico
- Coordinate
- 45°11′09″ N, 9°09′23″ E
Storia e descrizione
Ticinum fu una città romana della Regio XI Transpadana, corrispondente all’odierna Pavia, di cui rappresenta la fase più antica. Il centro conobbe un notevole sviluppo in età tardo-romana, assumendo un ruolo strategico che lo rese teatro di eventi di primaria importanza, tra cui la caduta dell’Impero romano d’Occidente nel 476. Nel 540 divenne sede regia e quindi capitale del Regno ostrogoto. Tra la fine del VI secolo e gli inizi del VII, fu l’unico municipium romano in Italia a mutare ufficialmente il proprio toponimo, passando da Ticinum a Papia, nome evolutosi poi nell’attuale Pavia. Le ragioni di questo cambiamento, come pure il significato del nuovo nome, non sono state ancora chiarite.
Storia
Nel punto in cui oggi sorge Pavia, il fiume Ticino, in età preromana, sfociava direttamente nel Po. Proprio presso la confluenza dei due corsi d’acqua, in un territorio allora abitato da popolazioni appartenenti alla cultura di Golasecca, secondo il racconto di Tito Livio il principe celtico Belloveso avrebbe sconfitto gli Etruschi intorno al 600 a.C., per poi fondare, più a nord, la città di Mediolanum.
Secoli più tardi, durante la seconda guerra punica, nel 218 a.C., Publio Cornelio Scipione, dopo aver risalito il Po con l’esercito romano da Piacenza, nel tentativo di sbarrare la strada alle forze cartaginesi guidate da Annibale, fece costruire un ponte sul Ticino approssimativamente nel punto in cui oggi si trova il ponte Coperto. Attraversato il fiume, Scipione venne sconfitto da Annibale nella celebre battaglia del Ticino.
Le informazioni relative all’insediamento preromano nella zona sono scarse, e tutto lascia supporre che esso non fosse di grande entità. Secondo Plinio il Vecchio, Ticinum fu fondata da due popolazioni, i Levi e i Marici, di origine incerta: Plinio il Vecchio e Tito Livio li definiscono liguri, mentre Polibio li considera di stirpe celtica; Claudio Tolomeo, invece, attribuisce la fondazione agli Insubri. Si tratta tuttavia, come osservato da Ermanno Arslan, di classificazioni da non accettare rigidamente, poiché nella percezione romana del II-I secolo a.C., gli aspetti etnico-culturali dei gruppi con cui Roma entrava in contatto erano valutati principalmente attraverso la presenza di elementi della cultura di La Tène, ben riconoscibili e familiari agli osservatori antichi. …
La forma urbis
L’origine di Ticinum, l’antico nome di Pavia, si colloca nel quadro dei processi che portarono all’integrazione della Gallia Transpadana nel sistema politico e culturale romano dopo l’89 a.C. L’abitato sorse sulla riva sinistra del Ticino, in posizione strategica per il controllo di un nodo di transito fondamentale sia terrestre sia fluviale. L’insediamento occupava un’area delimitata dalle scarpate di due corsi d’acqua minori, il Vernavola e il Navigliaccio, e si sviluppava su due terrazzi fluviali di differente altezza: la scarpata che separava il terrazzo di secondo ordine da quello di terzo attraversava trasversalmente la città, conferendo al paesaggio urbano un elemento morfologico distintivo; la seconda scarpata, che divideva il terrazzo di terzo ordine dalla piana alluvionale, costituiva invece il limite meridionale dell’abitato.
La forma urbis presentava un impianto ortogonale regolare, con un reticolo di dieci isolati di circa 80 metri di lato lungo e da sette a otto isolati sul lato corto, una lieve asimmetria dovuta all’adattamento del tracciato alla morfologia dei terrazzi fluviali. Sebbene non siano state rinvenute strutture riferibili con certezza alla cinta muraria, i limiti della città risultano chiaramente riconoscibili grazie alla persistenza del reticolo viario romano, alla localizzazione dei nodi stradali presso le antiche porte urbiche, alla posizione delle necropoli e al tracciato del rivo Carona, che scorreva esternamente alle mura.
Il lato meridionale, in diretto rapporto con il fiume, ospitava un ponte romano, in parte ancora conservato (ponte coperto), in corrispondenza della prosecuzione del cardo maximus in direzione sud. …
Ticinum ostrogota
Il dominio di Odoacre ebbe durata assai limitata. Gli Ostrogoti, da tempo percepiti a Costantinopoli come un elemento destabilizzante, furono abilmente indirizzati dall’imperatore Zenone verso la Penisola: egli concesse a Teodorico ampi margini di autonomia in Italia, attribuendogli una formale tutela sul Senato e sul popolo romano. Nel 489 il popolo ostrogoto varcò così il confine alpino, inaugurando un conflitto con Odoacre destinato a protrarsi sino al 493.
Secondo le fonti, Teodorico guidava un contingente compreso tra i venti e i trentamila guerrieri, accompagnati da famiglie e da un seguito non combattente. Dopo aver superato le Alpi Giulie, nell’arco dello stesso anno egli forzò le difese sull’Isonzo e si spinse fino a Verona, dove inflisse a Odoacre una nuova, pesante sconfitta. Mentre quest’ultimo si ritirava a Ravenna, Teodorico preferì non inseguirlo e si diresse verso Mediolanum, che occupò rapidamente. Qui ricevette il vescovo Epifanio, latore della sottomissione di Ticinum. L’iniziativa ostrogota sembrò consolidarsi: diversi sostenitori di Odoacre vennero catturati, tra i quali il magister militum Tufa, che passò temporaneamente sotto l’autorità di Teodorico. Quest’ultimo gli affidò un contingente destinato ad avanzare su Ravenna, ma nei pressi di Faenza Tufa tornò a schierarsi con Odoacre. Il contraccolpo fu grave: migliaia di Ostrogoti furono uccisi o catturati e la situazione militare parve sul punto di capovolgersi.
Con Milano e Cremona nuovamente perdute, Teodorico ripiegò su Ticinum con le forze residue. L’assedio che ne seguì impose alla città condizioni durissime, aggravate dalla convivenza forzata con migliaia di guerrieri goti alloggiati in qualsiasi spazio disponibile. In questo contesto il vescovo Epifanio operò in stretta collaborazione con Teodorico, contribuendo, anche grazie alla moderazione del sovrano, a evitare frizioni insanabili tra popolazione locale e truppe occupanti. Le fonti tramandano ben pochi dettagli sull’assedio, che sembra configurarsi come un blocco prolungato, ulteriormente complicato dalla frequenza delle piogge, tali da ostacolare le operazioni degli assedianti. Teodorico trascorse l’inverno all’interno delle mura, evitando lo scontro diretto in attesa di sviluppi favorevoli. …
Musei
Il patrimonio archeologico della moderna città di Pavia, dalla preistoria all’età romana, è oggi distribuito tra diverse istituzioni cittadine: i Musei Civici di Pavia, il Museo di Archeologia dell’Università di Pavia e, sebbene non accessibile al pubblico, la cospicua raccolta conservata presso il Seminario Vescovile.
I Musei Civici, ospitati dal 1951 all’interno del Castello Visconteo, edificato per volontà di Galeazzo II Visconti tra il 1360 e il 1365 e sede della corte viscontea fino al 1413, furono fondati nel 1835, quando il marchese Luigi Malaspina di Sannazzaro donò al Comune la propria collezione privata. Tale raccolta venne successivamente ampliata tramite numerose donazioni e depositi. La sezione archeologica, oltre ai reperti e alle opere d’arte antica provenienti da Pavia e dal suo territorio, comprende materiali egizi, punici, etruschi e greci, nonché la prestigiosa raccolta numismatica di Camillo Brambilla, composta da oltre 50.000 esemplari a partire dalle emissioni greche classiche. Di particolare importanza (anche storica) è la sezione dedicata all’alto medioevo, che documenta il periodo ostrogoto e longobardo e giunge fino al X secolo.
Il Museo di Archeologia dell’Università di Pavia, istituito nel 1819 da Pier Vittorio Aldini e, insieme a quello di Padova, tra i più antichi d’Italia, è situato all’interno dell’antico Ospedale San Matteo. Oltre ai materiali provenienti dal territorio pavese, conserva reperti preistorici provenienti da diverse aree della Lombardia, una collezione egizia formatasi nel 1845, nonché ceramiche e bronzetti della Magna Grecia, dell’Etruria e di produzione romana. Vi è inoltre una raccolta di ex voto fittili etruschi, donata da papa Pio XI nel 1934. Nel 1933 il museo ricevette dalla Soprintendenza alle Antichità di Napoli un nucleo di vasellame bronzeo e un piccolo gruppo di terrecotte architettoniche provenienti da Pompei. Completano il patrimonio del museo la collezione numismatica (circa 8.000 pezzi, tra monete greche, romane repubblicane e imperiali, celtiche, tardoantiche e bizantine) e la collezione di gemme incise. …
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Testo da Wikipedia, l’enciclopedia libera, con licenza CC BY-SA 4.0. Voce completa: «Ticinum».
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Domande frequenti
Dove si trova Ticinum?
Ticinum si trova nel comune di Pavia, in provincia di Pavia (Lombardia). Coordinate: 45.18583, 9.15639.
Cosa vedere vicino a Ticinum?
Nei dintorni si trovano: Palazzo Brambilla (a 100 m), Palazzo delle Poste (a 100 m), Museo per la Storia dell'Università di Pavia (a 100 m).
Fonti e licenze
Testo. Wikipedia, l’enciclopedia libera (CC BY-SA 4.0).
Dati. Wikidata (CC0); orari e contatti OpenStreetMap (ODbL).
Foto. Wikimedia Commons, autore e licenza su ogni immagine.
Crediti delle 2 foto
- IlTicinoaPavia — No machine-readable author provided. Massimo Macconi assumed (based on copyright claims)., Public domain
- Ticinum (pavia), medaglio d'oro romano dell'entrata di costantino I in città, 315 dc — Francesco Bini, CC BY-SA 4.0
Aggiornato il 28 ottobre 2026. Tutte le fonti e le licenze