Scavi archeologici di Stabia
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Foto: Mentnafunangann, CC BY-SA 3.0 · Wikimedia Commons

Sito archeologico

Scavi archeologici di Stabia

Sito archeologico italiano

Castellammare di Stabia (NA), Campania

Indicazioni

In breve

Coordinate
40°42′11″ N, 14°29′57″ E
Indirizzo
Via Passeggiata Archeologica 2, 80053 Castellammare di Stabia

Storia e descrizione

Gli scavi archeologici di Stabia hanno restituito i resti dell'antica città di Stabia (in latino Stabiae), nell'area dell'odierna Castellammare di Stabia, presso la collina di Varano, oltre a un insieme di costruzioni che facevano parte del suo ager. La campagna di scavi iniziò nel 1749, durante il regno di Carlo di Borbone tramite cunicoli, mentre per delle indagini ordinate e sistematiche a cielo aperto bisognerà attendere il 1950, anno a partire dal quale fu centrale l'opera del preside Libero D'Orsi.

Di dimensioni minori rispetto agli scavi di Pompei e di Ercolano, permettono di osservare un diverso aspetto dello stile di vita degli antichi romani: infatti, mentre le prime due località erano delle città, Stabia, dopo un passato di borgo fortificato, era in epoca romana un luogo di villeggiatura, in cui furono costruite numerose ville residenziali decorate con pitture e abbellite con suppellettili; non mancavano, tuttavia, ville rustiche.

Storia

Sulle origini di Stabia non si hanno date certe: la zona era sicuramente già abitata durante l'età del ferro, come testimonia il ritrovamento di alcune tombe. La realizzazione di un piccolo centro urbano si deve invece agli Osci che scelsero il territorio di Varano per la sua posizione strategica, data la vicinanza al mare e le fertili campagne circostanti.

In seguito fu abitata da Greci, Etruschi e Sanniti: questi ultimi scendendo dai monti dell'Irpinia e del Sannio occuparono la pianura campana e costituirono una lega tra le città vesuviane conquistate con capitale Nuceria Alfaterna; fu in questo periodo che Stabia divenne una città fortificata e si provvide alla costruzione di un piccolo porto, che comunque non ebbe grande importanza, sopraffatto da quello di maggiori dimensioni di Pompei: la zona circostante al villaggio fu denominata ager stabianus.

I Sanniti mantennero il possesso del territorio fino al 308 a.C. quando i romani li sottomisero e imposero a molte città della Campania la condizione di alleato. Tra il 90 e l'89 a.C. Stabia, Pompei ed altre città italiche si ribellarono al dominio dell'Urbe accusata di non riservare loro gli stessi privilegi che avevano, invece, i cittadini romani: fu questo a provocare la Guerra sociale. La reazione di Roma non tardò ad arrivare e anche Stabia capitolò il 30 aprile dell'89 a.C. a seguito dell'assedio di Lucio Cornelio Silla: la città fu distrutta e mai più ricostruita come borgo fortificato. Grazie all'amenità delle terre, la bellezza del panorama e la ricchezza di acque la zona fu scelta dai romani per la costruzione di ville residenziali, finemente decorate e dotate dei maggiori comfort per l'epoca, come palestre, ambienti termali e, in alcuni casi, anche di una discesa diretta al mare. La zona fu colpita dal terremoto di Pompei del 62 e molte costruzioni rimasero lesionate o, in alcune casi, furono rase al suolo: non era ancora stata completata la ricostruzione che la mattina del 24 agosto del 79 un'improvvisa eruzione del Vesuvio seppellì Stabia sotto una fitta coltre di cenere e lapilli. …

Ville d'otium

Villa San Marco è una villa residenziale romana che prende il nome da una cappella dedicata a San Marco, costruita nel XVII secolo proprio nella zona della villa, ormai scomparsa. Ha un'estensione di circa undicimila metri quadrati, di cui seimila riportati alla luce, con i lavori di scavo non ultimati, e può vantare il primato di essere la più grande villa d'otium dell'antica Campania. Dopo l'eruzione del Vesuvio del 79, la struttura fu esplorata per la prima volta dai Borbone nel periodo compreso tra il 1749 e il 1782 e, in seguito, da Libero D'Orsi tra il 1950 e il 1962: risultò, sin dalla sua scoperta, in un ottimo stato di conservazione grazie allo spesso strato, di circa cinque metri, di cenere e lapilli che l'avevano protetta dall'incuria del tempo.

Villa San Marco è stata costruita durante l'età augustea, ed è stata notevolmente ampliata con l'aggiunta di ambienti panoramici, il giardino e la piscina nell'età claudia: nonostante non si conosca esattamente il nome del proprietario, sono state fatte diverse supposizioni che hanno portato a pensare che potesse appartenere o a un certo Narcissus, un liberto, sulla base di alcuni bolli ritrovati su delle tegole, oppure alla famiglia dei Virtii, i quali avevano dei sepolcri poco distanti dalla costruzione. …

Ville rustiche

Villa Carmiano deve il suo nome al luogo nella quale è ubicata, ossia in località Carmiano, nel comune di Gragnano ed è una villa rustica dell'ager stabianus posta a poco meno di un chilometro dal pianoro di Varano dove sono situate le ville d'otium di Stabia. La costruzione è stata riportata alla luce nel corso degli scavi effettuati da Libero D'Orsi nel 1963 e a seguito del suo stato di abbandono e per conservarne meglio le strutture murarie è stata nuovamente sepolta nel 1998: al momento della sua scoperta la villa non era stata ancora esplorata da alcuno e ciò è stato molto utile sia per scoprire importanti novità sullo stile di vita dei romani sia per la notevole quantità di reperti che sono stati ritrovati.

La villa ha una superficie di circa quattrocento metri quadrati e risale all'ultimo quarto del I secolo a.C.: del proprietario si conoscono soltanto le iniziali, MAR.A.S., incise su un sigillo in bronzo; inoltre dalla qualità dei dipinti si suppone che il proprietario fosse un ricco agricoltore. Dopo aver superato l'ingresso dove è posta anche la cuccia del cane, si entra nell'ampio porticato coperto, interamente dipinto, sul quale si aprono quasi tutte le stanze e dove si trova il larario dedicato a Minerva: le stanze di servizio, quindi la cucina con forno, torchio, vasca per la raccolta del mosto e una cella vinaria con dodici dolii dalla capacità complessiva di settemila litri di vino e gli ambienti usati per il deposito del raccolto e degli utensili per lavorare la terra, sono pavimentate in terra battuta, mentre la zona residenziale come il triclinio, finemente decorato con pitture in arte flavia, ha una pavimentazione in cocciopesto; proprio dal triclinio provengono le opere più importanti come la raffigurazione di Nettuno e Amimone, Bacco e Cerere e il Trionfo di Dioniso. …

Templi

La quasi totale assenza di templi nella zona di Stabia fa pensare che molto probabilmente questi furono rasi al suolo durante l'occupazione di Silla: tuttavia alcuni resti accertano la presenza di diverse strutture sacre come un tempio dedicato a Ercole, uno a Diana, uno ad Atena, uno a Cibele e quello più importante del Genius Stabianum.

Il tempio di Ercole era ubicato sulla Petra Herculis, conosciuto con il nome di scoglio di Rovigliano, ossia un isolotto calcareo posto a circa duecento metri dalla costa, a pochissima distanza dalla foce del fiume Sarno, nella zona chiamata Rovigliano: la leggenda vuole che Ercole, di ritorno dalle sue fatiche, staccò un pezzo di roccia dal monte Faito e lo scagliò in mare formando così l'isola. Il nome di Rovigliano invece deriva, secondo gli archeologi, o dal cognome di un'antica famiglia romana, la gens Rubilia oppure dal console Rubelio, proprietario dello scoglio, o ancora dal termine latino robilia, ossia delle piante leguminose, simile alle cicerchie, che crescevano abbondanti nella zona dell'ager. Del tempio di Ercole rimangono pochissime tracce, come un pezzo residuo di muro in opus reticulatum e il ritrovamento, durante lo scavo delle fondamenta di una torre, di una statua in bronzo raffigurante Ercole, andata perduta. Altra testimonianza che nell'antichità l'isola fosse dedicata a Ercole sono alcune righe scritte da Plinio il Vecchio:

L'isolotto nel corso dei secoli è stato poi utilizzato per i più svariati motivi: nel VI secolo fu fatta costruire un'abitazione privata, nel XII secolo divenne prima un monastero poi una chiesa e infine nel XVI secolo fu costruita una torre, ancora visibile, a difesa delle incursioni saracene. Nel 1931 vi fu perfino aperto anche un ristorante, che ebbe però ben poca fortuna: lo scoglio di Rovigliano versa in condizioni di degrado. …

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Testo da Wikipedia, l’enciclopedia libera, con licenza CC BY-SA 4.0. Voce completa: «Scavi archeologici di Stabia».

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Scavi archeologici di StabiaVia Passeggiata Archeologica 2, 80053 Castellammare di Stabia
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Domande frequenti

Dove si trova Scavi archeologici di Stabia?

Scavi archeologici di Stabia si trova nel comune di Castellammare di Stabia, in provincia di Napoli (Campania), all'indirizzo Via Passeggiata Archeologica 2, 80053 Castellammare di Stabia. Coordinate: 40.70295, 14.49926.

Cosa vedere vicino a Scavi archeologici di Stabia?

Nei dintorni si trovano: Villa San Marco (a 0 m), Stabia (a 0 m), Grotta di San Biagio (a 700 m).

Fonti e licenze

Testo. Wikipedia, l’enciclopedia libera (CC BY-SA 4.0).

Dati. Wikidata (CC0); orari e contatti OpenStreetMap (ODbL).

Foto. Wikimedia Commons, autore e licenza su ogni immagine.

Crediti delle 6 foto
  1. Villa San Marco - Atrio termale — Mentnafunangann, CC BY-SA 3.0
  2. Room 4 of the Charles X museum - Painted ceiling - Stabiae (Louvre) — Tangopaso, Public domain
  3. Ancient Roman fresco of Hermes with two flying female figures — Chappsnet, CC BY-SA 4.0
  4. Frangment of an Ancient Roman Mosaic now at Chateau de Chantilly (13040996565) — Ken and Nyetta, CC BY 2.0
  5. Museo diocasano sorrentino-stabiese 001 — Mentnafunangann, CC BY-SA 4.0
  6. Ninfeo di Villa San Marco — Andreaboy88, CC BY-SA 4.0

Aggiornato il 28 ottobre 2026. Tutte le fonti e le licenze

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