Foto: Mentnafunangann, CC BY-SA 3.0 · Wikimedia Commons
Sito archeologico
Scavi archeologici di Cuma
Sito archeologico italiano
In breve
- Tipo
- Sito archeologico
- Tutela
- Bene culturale italiano
- Coordinate
- 40°50′53″ N, 14°03′29″ E
Storia e descrizione
Gli scavi archeologici di Cuma hanno restituito i resti dell'antica città di Cuma, una delle più antiche colonie greche in Italia, risalente al 730 a.C. ed abbandonata nel 1207 quando venne distrutta dalle armate napoletane.
Il sito di Cuma, esplorato a più tappe a partire dal 1606, ma in modo sistematico solo dal 1852, è gestito dal 2016 dal Parco archeologico dei Campi Flegrei: la maggior parte dei reperti recuperati è conservata al Museo archeologico nazionale di Napoli ed al Museo archeologico dei Campi Flegrei.
Nel 2016 il sito fece registrare 33 296 visitatori.
Storia
La zona di Cuma fu già abitata a partire dalla prima età del ferro, o addirittura all'ultima fase dell'età del bronzo, da popolazioni indigene, come testimoniato da alcune necropoli, nelle cui tombe furono ritrovati corredi risalenti a tale periodo. La fondazione di Cuma, secondo la tradizione, avvenne intorno al 730 a.C., grazie ad alcuni coloni greci, Megastene ed Ippocle, provenienti da Calcide, i quali distrussero il piccolo villaggio e fondarono la nuova città su un promontorio caratterizzato da pareti ripide e scoscese, ottimale per prevenire le incursioni dei nemici. Nel giro di pochi anni la colonia di Cuma si sviluppò rapidamente, aiutata dai favorevoli scambi commerciali con i popoli del Lazio e della Campania e si espanse fino alla costa, tanto da avere il controllo su tutto il golfo di Napoli: furono infatti create delle sub colonie a Baia, Pozzuoli, Napoli, Miseno e Capri; l'egemonia di Cuma portò la colonia ad entrare in conflitto con gli Etruschi: una prima battaglia fu combattuta nel 524 a.C., mentre una seconda, di tipo navale, si ebbe nel 474 a.C. ed in entrambi i casi i cumani riportarono la vittoria.
Tuttavia dopo questo periodo la città cadde in una profonda crisi politica interna, che terminò con la conquista da parte dei Sanniti nel 421 a.C.; nel 338 a.C. fu poi occupata dai Romani, i quali le riconobbero lo stato di municipium per il sussidio dato durante le guerre puniche: anche il dominio romano non beneficiò a Cuma che continuò il suo lento declino, nonostante l'apertura della via Domiziana, nel 95, che consentiva un più facile percorso tra Pozzuoli e Roma, tanto che tra il IV ed il V secolo si ridusse ad un piccolo abitato su quello che un tempo era l'acropoli; con l'affermazione della religione cristiana, i templi vennero trasformati in basiliche, in particolare il Tempio di Giove divenne cattedrale della diocesi di Cuma: Tarquinio il Superbo, ultimo re di Roma, morì a Cuma, dove trascorse gli ultimi anni della sua vita in esilio. Tra il 542 ed il 553 passò sotto il dominio degli Ostrogoti, per poi essere conquistata dai Bizantini; le altre dominazioni furono quella dal 717 dei Longobardi e quella dal 915 dei Saraceni, i quali la distrussero in larga parte, rendendo il luogo un covo di pirati: la storia di Cuma si arrestò nel 1207 quando venne distrutta dalle armate napoletane. …
Urbanistica
L'antica città di Cuma era divisa in due zone, ossia la parte dell'acropoli e quella in pianura, lungo la linea di costa: l'acropoli sorgeva su quello che viene oggi definito come monte di Cuma, ossia un antico cratere, alto circa ottanta metri, dotato di pareti scoscese in tufo e quindi praticamente inattaccabile, accessibile solo dal lato meridionale; fu su questa zona che si sviluppò il primo nucleo della città, attraversato da una strada, chiamata Via Sacra, che conduceva ai principali templi, fino a raggiungere la sommità del monte: la strada aveva inizio con due torri, di cui una crollata insieme a parte del costone della collina e l'altra restaurata in epoca bizantina e di cui sono visibili i ruderi. La parte bassa invece si sviluppò a partire dall'epoca sannitica ed in maggior misura durante l'età romana, nella zona circostante l'acropoli e si estendeva dal monte Grillo alla costa: era caratterizzata da tipici edifici romani, come il Foro e le Terme.
La parte bassa della città di Cuma era difesa da mura, ma è probabile che durante l'età greca, la zona dell'acropoli avesse lo stesso tipo di difese, anche se le uniche testimonianze sono delle fortificazioni, nella parte sud-est della collina, risalenti al VI secolo a.C., forse utilizzate come muri di contenimento del costone: in particolare si riconoscono tre file di blocchi in tufo giallo, realizzati in opera isodoma con inserti di laterizi e marmo e tali blocchi presentano una cornice ribassata liscia; probabilmente in questa zona si apriva anche una porta della strada che conduceva sia a Pozzuoli che a Miseno. L'ingresso monumentale della città era l'Arco Felice, costruito nel 95 per permettere il passaggio della via Domiziana: si tratta di un arco, realizzato tra due pareti tufacee del monte Grillo, alto venti metri, largo sei e profondo diciassette e costituito da due ordini di archi sovrapposti che formavano un viadotto, il quale consentiva la comunicazione tra i due versanti della collina; nonostante abbia in parte perse il suo aspetto originario, è caratterizzato da piedritti con tre nicchie sovrapposte che ospitavano delle statue. …
Edifici pubblici
Il Foro, ubicato nella parte bassa della città, fu realizzato tra la fine del II secolo e l'inizio del I secolo a.C., così come testimoniato dai vari tipi di decorazioni ritrovati, sistemato durante l'età tardo repubblicana ed è in parte ancora interrato: con una lunghezza di centoventi metri per una larghezza di cinquanta, presenta sul lato nord e quello sud dei portici a due piani in tufo, sia con colonne che pilastri in ordine corinzio, con fregio dorico decorato con triglifi e metope, rivestiti in stucco bianco e datati all'epoca sillana; il piano di calpestio, ribassato per permettere la costruzione di un tempio, è leggermente inclinato, in modo tale da convogliare le acque piovane in una canaletta di scolo. Intorno alla piazza, abbellita con una fontana monumentale, si aprono numerose tabernae, utilizzate per le attività commerciali; al centro è il Tempio di Giove, sul lato meridionale il Capitolium sacro ed infine a nord-ovest le Terme del Foro. Alcune strutture murarie, nei pressi del Foro, in opera reticolata, intercalate da un'abside, appartengono probabilmente alla Basilica.
La Terrazza del Tempio di Apollo si trova poco prima di arrivare all'omonima struttura ed ospita resti di diverse costruzioni di identificazione incerta: sicuramente una di queste è una cisterna greca, realizzata tra il VI e V secolo a.C., a pianta rettangolare, di cui non si conosce né il tipo di copertura né l'ingresso principale, poiché in parte crollata; si conosce invece la funzione, ossia quella di raccogliere acqua per il vicino Tempio di Apollo e probabilmente era dotata anche di un porticato, di cui rimangono due file di blocchi in tufo. Nella stessa zona sono stati ritrovati due ambienti non comunicanti tra loro, in particolare, in uno di questi, fu rinvenuta una scatola contenente statuette ed ex voto, risalenti al II e I secolo a.C.. …
Edifici religiosi
Il Tempio di Apollo fu ritrovato nel 1912 e subito identificato grazie ad un'epigrafe che faceva riferimento all'Apollo Cumano: la struttura, che sorge a sua volta su un tempio precedente, presenta un periptero in ordine ionico e tracce di un basso podio realizzato in tufo; edificato durante l'età greca o l'inizio della dominazione sannitica, nel periodo augusteo venne aggiunto il pronao e la cella tripartita, mentre tra il VI ed il VII secolo venne trasformato in una basilica cristiana, di cui è possibile ancora osservare il fonte battesimale e alcune tombe scavate nel pavimento. Nelle vicinanze del Tempio di Apollo si trovano i resti di un edificio semicircolare, forse un thòlos e di fronte una struttura trapezoidale, chiamata cisterna greca, anche se a causa della mancanza di ogni forma di intonaco impermeabilizzante è stato identificato dagli archeologi come un thesauros, dove i fedeli portavano le offerte alle divinità. Sempre nella stessa zona, orientato come il tempio di Apollo, si trovano i resti di un'altra struttura sacra, costruita nella tarda età repubblicana ed identificata come il Tempio di Artemide.
Il Tempio di Giove si trova sulla sommità dell'acropoli e fu scavato tra il 1924 ed il 1932: oggi ne restano solo pochi resti ed è in parte crollato nella sua parte occidentale; costruito nel corso del VI secolo a.C., si notano i blocchi in tufo delle fondamenta, mentre durante il periodo augusteo il tempio fu ridotto solo alla parte centrale della base; anch'esso tra il V ed il VI secolo fu convertito in basilica cristiana, con il presbiterio installato all'interno della cella, alle sue spalle il fonte battesimale, rivestito in marmo, ancora oggi ben visibile e costituito da tre scalini per la completa immersione del fedele e tombe nel pavimento. …
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Testo da Wikipedia, l’enciclopedia libera, con licenza CC BY-SA 4.0. Voce completa: «Scavi archeologici di Cuma».
Foto
Come arrivare
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Domande frequenti
Dove si trova Scavi archeologici di Cuma?
Scavi archeologici di Cuma si trova nel comune di Pozzuoli, in provincia di Napoli (Campania). Coordinate: 40.84808, 14.05807.
Cosa vedere vicino a Scavi archeologici di Cuma?
Nei dintorni si trovano: Tempio di Apollo (a 400 m), Antro della Sibilla (a 400 m), Tempio di Giove (a 600 m).
Fonti e licenze
Testo. Wikipedia, l’enciclopedia libera (CC BY-SA 4.0).
Dati. Wikidata (CC0); orari e contatti OpenStreetMap (ODbL).
Foto. Wikimedia Commons, autore e licenza su ogni immagine.
Crediti delle 9 foto
- Tempio di Apollo 8 — Mentnafunangann, CC BY-SA 3.0
- Accesso al sito archeologico di Cuma — Lucamato, CC BY-SA 4.0
- Acropoli di Cuma — Ruthven, CC0
- AE 2001 00849, Weihestein von Gaius Pomponius Xystus und Gaius Pomponius Agon, Cumae — Mediatus, CC BY-SA 3.0
- Bosco di Cuma - il Faro - stanza inferiore — Ruthven, CC0
- Bosco di Cuma - il Faro — Ruthven, CC0
- Costa Cuma — Baku, CC BY 4.0
- Crypta Romana, Cuma — Cimmino G, CC BY-SA 4.0
- Cuma - Scorcio del Tempio di Apollo — Lucamato, CC BY-SA 4.0
Aggiornato il 28 ottobre 2026. Tutte le fonti e le licenze