Rocca sforzesca
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Foto: Carlo grifone, CC BY-SA 4.0 · Wikimedia Commons

Castello, 1473

Rocca sforzesca

Rocca nel comune italiano di Soncino (CR)

Soncino (CR), Lombardia

Indicazioni

In breve

Tipo
Castello
Epoca
Medioevo, 1473
Tutela
Bene culturale italiano
Coordinate
45°23′51″ N, 9°52′18″ E
Indirizzo
Via Antica Rocca

Storia e descrizione

La Rocca Sforzesca di Soncino, in provincia di Cremona, in Lombardia, è una delle più tipiche rocche legata agli schemi del castello visconteo della pianura padana del Quattrocento, fu eretta tra il 1473 e il 1475. La consegna dei lavori della nuova Rocca provocò alcune complicazioni e nel dicembre del 1475 non era stata ancora effettuata. Pur non avendo documentazione certa, si suppone che la conclusione dei lavori sia avvenuta nei primi mesi del 1476. La rapidità di edificazione fu resa possibile utilizzando unicamente materiali laterizi, riducendo le opere in pietra alle sole parti di collegamento dei ponti levatoi.

La Rocca è un esempio completo e interessante di opera militare ed ebbe un ruolo fondamentale nella difesa dell'area sino al 1536.

Storia

La rocca attuale si trova nel luogo dove, già nel XII secolo, esisteva un precedente edificio fortificato.

Nel quindicesimo secolo il territorio di Soncino fu soprattutto esposto a continui tumulti di guerra, a causa della rivalità tra il Ducato di Milano e la Serenissima Repubblica Veneta.

Con la pace di Lodi del 1454 si stabilirono definitivamente i confini tra la Repubblica di Venezia e il Ducato di Milano, e Soncino con la vecchia Rocca passarono sotto la dominazione sforzesca.

Nel 1460 Francesco Sforza fece rafforzare le mura attorno al castello e la Rocca stessa, che fu oggetto di richiesta di costruzione nel 1468 da parte dei soncinesi, che espressero il loro desiderio con una lettera indirizzata al duca. Quest'ultimo preferì tuttavia erigervi solamente un nuovo torrione dalla caratteristica forma circolare. Opere significative di manutenzione furono poi intraprese dal 1471 per opera di Benedetto Ferrini e Danese Maineri, ingegneri responsabili delle fortezze di Soncino e Romanengo, che dal 1473 iniziarono anche i lavori per la costruzione della nuova Rocca, sotto la direzione di Bartolomeo Gadio. I lavori furono molto rapidi: la prima guarnigione fece ingresso nella Rocca già sei mesi dopo l'avvio del cantiere, che fu completato nel giro di un paio d'anni dall'inizio dei lavori.

Dal 1499 la Rocca passò ai veneziani ai quali rimase sino al 1509 per poi essere trasferita ai francesi e nuovamente agli Sforza. Dal 1535, il Ducato di Milano divenne territorio spagnolo.

Nel 1536 l'imperatore Carlo V d'Asburgo elevò Soncino a marchesato e lo passò in feudo alla famiglia milanese degli Stampa che lo trasformarono nei secoli successivi sempre più in una dimora. Si realizzarono nuove costruzioni a due piani a ridosso dei muri della corte, oggi utilizzate per esposizioni temporanee.

Fu sotto gli Stampa che furono chiamati valenti pittori quali Bernardino e Aurelio Gatti e Vincenzo Campi per decorare alcune sale interne del castello, oltre alla cappella che vi fu eretta.

La Rocca fu danneggiata dagli spagnoli del conte Fuentes nel 1601.

Nel 1707 il fortilizio con l'intera giurisdizione di Milano passarono agli austriaci.

Nel 1876 Massimiliano Cesare Stampa, ultimo marchese di Soncino, morì trasmettendo il castello al comune per testamento. La donazione non entusiasmò i soncinesi, a eccezione del conte di Bardone, Francesco Galantino, cultore di storia patria e locale.

La struttura

Il castello di Soncino è posto in posizione strategica nei pressi dell'abitato e del fiume Oglio, anche se i quattro secoli nei quali è stato usato perlopiù come abitazione l'hanno di molto armonizzato a partire dal suo ingresso che dall'Ottocento si trova inserito in una piazza (oggi via Enea Ferrari).

La Rocca di Soncino è l'esempio che meglio rappresenta l'idea sforzesca del castello medievale; si collega alla cinta muraria della città, e fu costruita completamente in laterizi: la muratura, quella delle torri in particolare, si presenta compatta e di grande regolarità e solidità di costruzione e fu innalzata senza l'impiego di ponti esterni.

I beccatelli sono tutti realizzati in mattoni sostenuti da mensole in pietra e mostrano una migliore resistenza nel tempo rispetto a quelli in legno comunemente utilizzati nei castelli edificati nel XV secolo.

Il complesso è formato da due recinti quadrangolari, il più grande costituito da quattro torri collegate tra loro da muri massicci; il minore chiuso da cortine verso tre soli lati, poiché il quarto, si trova accanto al lato nord del recinto maggiore, nel quale si apre la porta d'ingresso.

Il recinto minore forma il grande rivellino, tipico elemento difensivo quattrocentesco che assume nella Rocca di Soncino una speciale importanza: per le sue enormi dimensioni può essere considerato quasi un elemento difensivo che assume in sé l'aspetto di un fortilizio, posto a difesa dell'accesso al castello e con essa unito tramite ponte levatoio e passatoia, che in caso di conquista o attacco, poteva essere facilmente isolato alzando i due ponti. Due difese uniscono il rivellino alla Rocca, al fine di porre la porta di accesso al grande recinto al sicuro dagli attacchi esterni.

Superando il rivellino, si è di fronte alla porta d'ingresso che presenta due accessi, quello dei pedoni e quello dei cavalieri. La costruzione della porta termina superiormente con merlatura, senza caditoie unica eccezione in tutta la struttura. …

Il fossato

Un ampio e profondo fossato circonda tutto il perimetro esterno della Rocca, separando i due recinti. Il fossato è diviso in tre settori ben distinti: il primo era permanentemente inondato, alimentato dalla roggia Bina, che nel XVIII secolo fu sostituita dal Naviglio Pallavicino e terminava alla chiusa, poco prima della torre rotonda. Una seconda zona che poteva essere allagata all'occorrenza, in caso di attacco o assedio, partiva dalla chiusa e terminava in prossimità della torre di sud-est. Una terza parte, rimaneva sempre asciutta poiché su quei lati la Rocca si trovava inglobata all'interno delle mura.

Le decorazioni

Gli Stampa trasformarono la camera superiore della torre di sud-est in cappella; nel XVI secolo incaricarono il pittore cremonese Vincenzo Campi di realizzare la pala d'altare, oggi perduta, con soggetto la Deposizione di Cristo. Nel vano a livello degli spalti vi sono tracce di affreschi. Il più antico di questi, ormai poco leggibile, rappresenta una Madonna col Bambino: si tratta di un ex voto delle truppe stanziate nella Rocca alla fine del XV secolo. Il secondo strato d'intonaco rivela invece un Leone di San Marco, riferibile al secondo breve periodo della dominazione veneta (1499-1509). La terza e più recente superficie è invece dell'ultima età sforzesca: sulla parete orientale è raffigurato un grande stemma, di autore ignoto, fiancheggiato dai tizzoni accesi cui sono appese le secchie, che illustra il motto "Accendo e spengo" riferito alle imprese di Francesco Sforza e ha diverse interpretazioni come: se vuoi la pace devi essere pronto alla guerra oppure come: l'acqua spegne il fuoco ossia la pace spegne la guerra che fu il motto di Galeazzo Visconti; ai lati, ripetuta in controparte, l'altra gesta duchesca della mano nell'atto di sciogliere un levriero dalla catena cui è legato all'albero. L'impresa significava la libertà che fu portata al Ducato di Milano dagli Sforza. L'emblema sforzesco fu concesso anche agli Stampa a partire dal 1536. La volta della torre è decorata con un motivo a pergolato, che ricorda la Sala delle Asse di Leonardo da Vinci nel Castello Sforzesco di Milano e la decorazione della volta della chiesa di Santa Maria delle Grazie di Soncino.

Il corpo di fabbrica addossato al muro meridionale presenta sulle pareti tracce di stemmi sforzeschi e in una nicchia s'intravede un affresco quattrocentesco raffigurante la Crocifissione. Il muro occidentale era la parete di fondo dell'originaria cappella e l'affresco doveva avere funzione di pala d'altare. A metà del XVI secolo la cappella fu demolita.

Furono impiegati i pittori Bernardino Gatti, detto il Sojaro, e il figlio Aurelio Gatti che dipinsero alcune sale. Purtroppo oggi non restano che poche tracce della decorazione pittorica della Rocca, quasi completamente svanite.

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Testo da Wikipedia, l’enciclopedia libera, con licenza CC BY-SA 4.0. Voce completa: «Rocca sforzesca».

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Rocca sforzescaVia Antica Rocca
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Domande frequenti

Dove si trova Rocca sforzesca?

Rocca sforzesca si trova nel comune di Soncino, in provincia di Cremona (Lombardia), all'indirizzo Via Antica Rocca. Coordinate: 45.39749, 9.87175.

A quando risale Rocca sforzesca?

La datazione indicata da Wikidata è: 1473.

Cosa vedere vicino a Rocca sforzesca?

Nei dintorni si trovano: Museo della stampa (a 400 m), Soncino (a 500 m), Castello di Barco (a 2,9 km).

Fonti e licenze

Testo. Wikipedia, l’enciclopedia libera (CC BY-SA 4.0).

Dati. Wikidata (CC0); orari e contatti OpenStreetMap (ODbL).

Foto. Wikimedia Commons, autore e licenza su ogni immagine.

Crediti delle 8 foto
  1. Soncino , la Rocca Sforzesca — Carlo grifone, CC BY-SA 4.0
  2. Castello di Soncino - fossato — MarcoRadice81, CC BY-SA 4.0
  3. Castello di Soncino - totale — M&A, CC BY-SA 4.0
  4. Castello di Soncino -pozzo — MarcoRadice81, CC BY-SA 4.0
  5. Castello di Soncino (CR) - panoramio (1) — Fabio Poggi, CC BY 3.0
  6. Cortile del Castello di Soncino, 2024 — Hotolmo22, CC0
  7. Il cortile della Rocca — Carlo grifone, CC BY-SA 4.0
  8. Soncino veduta del Castello — Giuseppe Barberis, Public domain

Aggiornato il 28 ottobre 2026. Tutte le fonti e le licenze

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