Foto: Nicola D'Orta, CC BY-SA 3.0 · Wikimedia Commons
In breve
- Tipo
- Museo
- Epoca
- Età contemporanea, 1869
- Tutela
- Bene culturale italiano
- Coordinate
- 41°06′39″ N, 14°12′47″ E
- Indirizzo
- Via Roma, 81043 Capua
Storia e descrizione
Il Museo provinciale campano di Capua (noto anche come Museo campano) è un museo storico e archeologico di Capua, dedicato all'antica Campania e alla Terra di Lavoro. La sezione archeologica ospita al suo interno la più importante collezione mondiale di Matres Matutae, provenienti dall'area dell'antica Capua, e una cospicua parte dei reperti archeologici del Fondo Patturelli, oltre che di numerosi reperti pre-romani. È inoltre presente un grande lapidario oggi intitolato a Theodor Mommsen per il suo fondamentale contributo alla sua istituzione. La sezione medievale raccoglie invece importanti testimonianze sacre e laiche di Capua, tra cui i resti della più volte demolita Porta di Capua, mentre la pinacoteca raccoglie opere di Bartolomeo Vivarini, Cristoforo Scacco, Giacinto Brandi, Giuseppe Marullo e soprattutto la più corposa collezione di opere di Francesco Liani.
Si trova a a Palazzo Antignano ed è di proprietà dell'ente Provincia di Caserta.
Storia
Istituito con Decreto Reale il 21 agosto del 1869 sotto l'impulso del canonico Gabriele Iannelli, archeologo e intellettuale in contatto con Theodor Mommsen, fu aperto al pubblico il 31 maggio 1874, con sede nel centro storico di Capua nel quattrocentesco Palazzo Antignano, in seguito ampliata fino a comprendere il settecentesco ex monastero della Concezione.
Nel 1933 si ritenne opportuno un riordinamento delle numerose collezioni presenti all'interno di esso curato da Amedeo Maiuri, essendo esse fino ad allora confusamente esposte senza alcuna particolare distinzione tra reperti classici e medievali.
Il 9 settembre 1943, in piena seconda guerra mondiale, gli alleati anglo-americani bombardarono la città che riportò gravissimi danni ad abitazioni e monumenti, alcuni dei quali furono rasi al suolo. La stessa sede museale di Palazzo Antignano subì alcuni danni alla struttura; la gran parte delle opere trovò scampo grazie ad una preventiva rimozione, che però non coinvolse alcuni reperti che furono danneggiati o perduti per sempre. Andarono così distrutte opere come la vasta collezione di affreschi sanniti, di cui oggi se ne può ammirare solo un frammento, gran parte degli stucchi e parte dei mosaici ed affreschi provenienti dall'area del tempio di Diana di Sant'Angelo in Formis, nonché sculture romane di pregio come crateri decorati e materiale lapideo. Notevoli furono pure le perdite al materiale proveniente dal tempio del Fondo Patturelli, in quanto furono distrutte alcune statuette votive ed elementi architettonici del tempio. Anche le statue delle madri di Capua non furono risparmiate delle bombe e alcune di esse furono investite dal crollo di un muro.
Dal 1945 si procedette ai lavori di ricostruzione che portarono alla riapertura del museo nel 1956.
Dopo la riapertura furono risistemate le sale e il museo fu riorganizzato in due reparti, quello archeologico e quello medievale, organizzati in 32 sale, due cortili ed un giardino. Fu inoltre istitutita la biblioteca di Terra di Lavoro nella quale sono custoditi circa 70.000 volumi, mentre furono sistemate nel museo alcune statue moderne di Raffaele Uccella.
Nel 2009 il museo fu nuovamente chiuso per lavori di ammodernamento e riqualificazione funzionale. Il 28 marzo 2012, alla presenza del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano il Museo Campano, completamente riqualificato, ha riaperto le sue porte ai visitatori.
Palazzo Antignano
Gli Antignano furono importante famiglia campana nel XV secolo, in auge presso Alfonso I. Tra essi spiccò all'epoca la figura di Francesco, che decise di ricostruire ed ampliare il palazzo gentilizio di Capua: gli conferì un aspetto tardo gotico, ornandolo con un monumentale portale d'ingresso (sul quale è presente anche lo stemma di un'altra importante famiglia del Regno di Napoli, i D'Alagno) e un'imponente scalinata, entrambi di ispirazione catalano-moresca, mentre le finestre sono in stile rinascimentale. La ristrutturazione inglobò anche la chiesa longobarda di San Lorenzo ad Crucem, della quale sono visibili ancora alcuni elementi architettonici presso l'arco che scavalca Via Duomo. Nei secoli successivi il palazzo divenne di proprietà dei Di Capua duchi di San Cipriano mentre nei primi anni del XIX secolo ospitò gli uffici amministrativi della neonata Provincia di Terra di Lavoro fino alla sua individuazione da parte di Gabriele Iannelli come opportuna sede per il nascituro museo.
Elenco delle sale
1° CORTILE - stele funerarie di età romana repubblicana ed imperiale, capitelli e rilievi, disposti lungo le pareti, tra cui spicca la chiave di volta di un arco dell'Anfiteatro Campano con la protome del dio Volturno.
SALA I - ospita il lapidario, con una ricca raccolta di epigrafi provenienti dal territorio della Campania Felix, catalogate e pubblicate da Theodor Mommsen nel X volume del Corpus Inscriptionum Latinarum.
2° CORTILE e SALA II - sono esposte ancora stele funerarie e l'epigrafe dedicatoria della colonia di Capua (Julia Felix) all'imperatore Adriano, per ricordare il restauro dell'Anfiteatro Campano promosso dallo stesso. L'epigrafe, rinvenuta nel 1726, conserva tutt'oggi la storica integrazione proposta da Alessio Simmaco Mazzocchi nel 1727.
SALE III e IV - sarcofagi di epoca imperiale e tardoantica.
Importante testimonianza di un particolare culto indigeno preromano, dedicato alla fertilità, alla protezione della madre e della sua prole, è la collezione delle Matres Matutae, dette popolarmente Madri di Capua, conservate nelle sale V e IX del museo. Provengono da ritrovamenti effettuati dapprima casualmente nel 1845, quando in occasione di lavori agricoli privati, in località Petrara (oggi nel comune di Curti), vennero ritrovati i resti di un altare con iscrizioni in osco e statue in tufo. In seguito vennero compiuti, tra il 1873 e il 1887, scavi archeologici nel sito che restituirono i resti di un vasto santuario, testimoniati da numerosissime terrecotte architettoniche e votive e da oltre 150 statue in tufo, di varie dimensioni, che raffigurano donne sedute che sorreggono uno o più neonati tra le braccia. Un'unica statua in tufo, che invece di avere figli regge una melagrana (simbolo di fecondità) nella mano destra, e una colomba (simbolo di pace) nella sinistra, è stata interpretata come la rappresentazione della divinità principale venerata nel sito, identificata tradizionalmente in Mater Matuta, divinità italica dell'aurora e delle nascite. Le restanti statue di madri raffigurano offerte votive, dedicate dai fedeli per propiziare la salute della donna e dei suoi figli. Le statue, come gli altri reperti provenienti dall'area, attestano la frequentazione del santuario ininterrottamente dal VI al I secolo a.C.. …
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Testo da Wikipedia, l’enciclopedia libera, con licenza CC BY-SA 4.0. Voce completa: «Museo provinciale campano di Capua».
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Domande frequenti
Dove si trova Museo provinciale campano di Capua?
Museo provinciale campano di Capua si trova nel comune di Capua, in provincia di Caserta (Campania), all'indirizzo Via Roma, 81043 Capua. Coordinate: 41.11087, 14.21319.
A quando risale Museo provinciale campano di Capua?
La datazione indicata da Wikidata è: 1869.
Cosa vedere vicino a Museo provinciale campano di Capua?
Nei dintorni si trovano: Palazzo Fieramosca (a 300 m), Casilinum (a 400 m), Porta di Capua (a 400 m).
Fonti e licenze
Testo. Wikipedia, l’enciclopedia libera (CC BY-SA 4.0).
Dati. Wikidata (CC0); orari e contatti OpenStreetMap (ODbL).
Foto. Wikimedia Commons, autore e licenza su ogni immagine.
Crediti delle 7 foto
- Palazzo Antignano - 008 — Nicola D'Orta, CC BY-SA 3.0
- Campano Museum Capua - 54731236636 — Tery14, CC BY-SA 4.0
- Campano Museum entrance in Capua — Tery14, CC BY-SA 4.0
- Museo campano 14.06.24 — Annatamburro, CC BY 4.0
- Madonna addolarata — Limonov44, CC BY-SA 4.0
- Palazzo antignano via roma — Limonov44, CC BY-SA 4.0
- Pier delle Vigne — Limonov44, CC BY-SA 4.0
Aggiornato il 28 ottobre 2026. Tutte le fonti e le licenze