Museo e giardini di Pitagora
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Foto: RennyDJ, CC BY-SA 4.0 · Wikimedia Commons

Museo, 2011

Museo e giardini di Pitagora

Complesso museale, scientifico e paesaggistico di Crotone

Crotone (KR), Calabria

Indicazioni

In breve

Tipo
Museo
Epoca
Età contemporanea, 2011
Architetti
OBR Open Building Research, Paolo Brescia
Superficie
1000 m²
Tutela
Bene culturale italiano
Coordinate
39°04′36″ N, 17°06′50″ E
Indirizzo
via Giovanni Falcone, 9

Storia e descrizione

Museo e giardini di Pitagora è un complesso museale, scientifico e paesaggistico realizzato a Crotone all'interno del Parco Pignera, oggi conosciuto anche come Parco Pitagora. Nato da un concorso internazionale bandito dal Comune di Crotone nel 2003 nell'ambito del programma europeo PIC Urban 2, comprende il museo, la sistemazione paesaggistica del parco tematico, i percorsi didattici e un sistema di installazioni interattive dedicate alla matematica e al pensiero pitagorico. Il complesso è denominato Giardino e Museo Pitagora nel Censimento delle architetture italiane dal 1945 ad oggi e ricorre frequentemente come Museo Pitagora nella letteratura architettonica.

Il progetto fu sviluppato da un gruppo multidisciplinare. La progettazione architettonica fu affidata a OBR – Open Building Research, con Paolo Brescia e Tommaso Principi; Erika Skabar curò il progetto del paesaggio; Favero & Milan Ingegneria le strutture; Giovanni Andrea Panizon gli exhibit; la SISSA il programma scientifico. Daniele Gouthier partecipò alla progettazione dei contenuti matematici del museo e del parco. Al gruppo parteciparono inoltre Claudia Lamonarca e Giuseppe Monizzi.

Storia

L'origine del complesso risale al programma PIC Urban 2, attraverso il quale il Comune di Crotone intendeva intervenire nell'area di Parco Pignera collegando un progetto di riqualificazione urbana alla valorizzazione della figura di Pitagora e della tradizione scientifica della città.

Nel maggio 2003 il Comune bandì un concorso aperto per la progettazione di un parco tematico denominato Giardino di Pitagora. Il programma non riguardava unicamente la costruzione di un museo: richiedeva la riqualificazione paesaggistica e vegetazionale del Parco Pignera, itinerari tematici didattico-culturali, arredi e allestimenti museali all'aperto e strutture interne destinate alle attività museali. L'investimento complessivo previsto era di 4,5 milioni di euro, finanziati attraverso fondi europei, nazionali e comunali.

Il concorso attribuiva un peso rilevante non soltanto alla qualità architettonica e paesaggistica, ma anche ai contenuti scientifici e culturali e alla fattibilità gestionale. Alla competizione pervennero sedici proposte, dodici delle quali ammesse alla valutazione finale. Nell'ottobre 2003 la commissione proclamò vincitore, con 92,55 punti, il progetto Auriva, appartenente all'ATP facente capo all'architetta Erika Skabar. L'esito ufficiale definiva l'intervento come «Parco Tematico e Museo Pitagora» all'interno del Parco Pignera.

All'interno del gruppo vincitore OBR sviluppò l'architettura del museo; Skabar il paesaggio; Panizon progettò fra il 2004 e il 2008 il museo all'aperto costituito da diciassette installazioni, fontane e sculture interattive; Gouthier lavorò ai contenuti matematici del museo e del parco, mentre SISSA partecipò al programma scientifico e alla comunicazione museale.

Il progetto configurava un unico sistema nel quale architettura, paesaggio, divulgazione scientifica e spazio pubblico concorrevano alla costruzione di un nuovo polo culturale e, contemporaneamente, alla rigenerazione di una parte della città.

Architettura e paesaggio

L'edificio museale è inserito nel versante della collina del Parco Pignera e sviluppato in parte all'interno del terreno. La copertura accompagna la topografia esistente e viene trattata come superficie praticabile e giardino pensile, trasformandosi progressivamente in terrazza e belvedere verso il parco, la città e il mare.

L'accesso può avvenire sia dal livello inferiore, attraverso un percorso ascendente proveniente dalla città, sia dall'alto, seguendo il percorso discendente del parco. All'interno, una promenade organizzata secondo uno sviluppo a spirale mette in relazione foyer, sale espositive, laboratori, uffici, caffetteria e copertura.

Uno dei caratteri centrali dell'architettura è la continuità fra percorso esterno e percorso interno. Uno dei tracciati dei giardini raggiunge l'edificio e, in corrispondenza della parete vetrata, si sdoppia: una parte entra nel museo trasformandosi nella promenade distributiva, mentre l'altra continua all'esterno verso il belvedere. La copertura stessa conclude il percorso museale come spazio pubblico all'aperto, rendendo volutamente incerto il limite fra edificio, piazza e giardino.

I giardini costituiscono una componente progettuale autonoma ma complementare al museo. Il progetto del paesaggio fu affidato a Erika Skabar, mentre Giovanni Andrea Panizon sviluppò fra il 2004 e il 2008 il progetto preliminare ed esecutivo e la direzione artistica di un museo all'aperto composto da diciassette installazioni, fontane e sculture interattive collegate a concetti matematici e filosofici di derivazione pitagorica.

Daniele Gouthier partecipò alla progettazione dei contenuti matematici sia del museo sia del parco all'interno del consorzio Auriva. Il programma scientifico coinvolse inoltre l'ambiente della SISSA e della comunicazione pubblica della scienza.

Nel disegno complessivo i giardini svolgono una funzione introduttiva ed esperienziale, mentre il museo costituisce lo spazio dell'approfondimento. Le due componenti formano un sistema integrato di architettura, paesaggio, strutture, allestimenti e programma scientifico. …

Realizzazione e vicende successive

La progettazione proseguì negli anni successivi e l'esecuzione dell'intervento si sviluppò fino al completamento, indicato dal Censimento fra il 2007 e il 2011. Il programma interessava un'area di circa 18 ha e comprendeva il museo, i giardini, i percorsi e le installazioni didattiche.

Alla realizzazione dell'opera non corrispose tuttavia una regolare entrata in funzione del complesso. Mentre il progetto cominciava a essere pubblicato e premiato in ambito architettonico, museo e parco furono colpiti da ripetuti atti vandalici che ne compromisero la funzionalità e impedirono quella che avrebbe dovuto essere una prima apertura già negli anni immediatamente successivi alla costruzione.

Nel 2020 Alessandro Colombo, riesaminando la vicenda sul Giornale dell'Architettura, mise in evidenza il contrasto fra un progetto che riceveva riconoscimenti nazionali e internazionali e un'opera pubblica che non riusciva di fatto a entrare nella vita della città, divenendo progressivamente simbolo di abbandono e spreco di risorse.

Il fallimento della prima fase di utilizzazione segnò uno scarto rilevante rispetto agli obiettivi originari del concorso. Il programma del 2003 attribuiva infatti al complesso una funzione insieme culturale, turistica, urbana e sociale; la realizzazione materiale dell'opera non fu sufficiente, negli anni successivi, a garantire il funzionamento del sistema culturale e gestionale immaginato insieme al progetto.

Dal 2011 la gestione e la custodia del complesso furono affidate al Consorzio Jobel. Attraverso un processo progressivo di recupero e riattivazione, il museo e il parco tornarono a ospitare attività formative, culturali e sociali.

La riapertura pubblica avvenne nel luglio 2016, dopo il recupero dei danni prodotti dai vandalismi. Le cronache dell'inaugurazione sottolinearono il carattere di «restituzione» alla città di una struttura rimasta a lungo inutilizzabile. Alla manifestazione parteciparono anche alcuni dei professionisti coinvolti nella realizzazione dell'opera, fra i quali Alessandro Bonaventura e Giuseppe Monizzi. …

Fortuna critica

Il progetto ricevette attenzione critica già durante le fasi della realizzazione. Fra i riconoscimenti attribuiti all'opera figurano la menzione all'AR Emerging Architecture Award nel 2007, il Plusform Award e il premio Urbanpromo nel 2008, la selezione come finalista alla Medaglia d'oro all'architettura italiana nel 2009, lo European 40 Under 40 Award nel 2010, il Premio IN/ARCH–ANCE nel 2011 e l'Ad'A Award nel 2013.

La bibliografia comprende contributi su riviste e pubblicazioni dedicate all'architettura contemporanea. Marco Mulazzani dedicò all'intervento il saggio Museo Pitagora – Crotone. Il ritorno di Pitagora (un museo e un giardino), pubblicato su Casabella nel 2012; l'opera compare inoltre nella Guida alle Architetture del Novecento in Calabria e nel volume di Francesca Martorano L'Architettura in Calabria dal 1945 ad oggi.

Nel 2020 Alessandro Colombo tornò sull'opera a distanza di anni, mettendo al centro della propria lettura la contraddizione fra il riconoscimento ricevuto dal progetto e le difficoltà della sua vita concreta. La riapertura e la riappropriazione sociale del complesso costituivano, nella sua interpretazione, un riscatto parziale rispetto alla precedente condizione di vandalismo e abbandono, mentre restava aperto il problema della piena valorizzazione dell'architettura e del paesaggio. …

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Testo da Wikipedia, l’enciclopedia libera, con licenza CC BY-SA 4.0. Voce completa: «Museo e giardini di Pitagora».

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Museo e giardini di Pitagoravia Giovanni Falcone, 9
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Domande frequenti

Dove si trova Museo e giardini di Pitagora?

Museo e giardini di Pitagora si trova nel comune di Crotone, in provincia di Crotone (Calabria), all'indirizzo via Giovanni Falcone, 9. Coordinate: 39.07654, 17.11396.

A quando risale Museo e giardini di Pitagora?

La datazione indicata da Wikidata è: 2011.

Cosa vedere vicino a Museo e giardini di Pitagora?

Nei dintorni si trovano: Area archeologica di Stadio-Pignera (a 100 m), Ex convento di San Francesco di Paola (a 700 m), Area archeologica G.V. Gravina (a 700 m).

Fonti e licenze

Testo. Wikipedia, l’enciclopedia libera (CC BY-SA 4.0).

Dati. Wikidata (CC0); orari e contatti OpenStreetMap (ODbL).

Foto. Wikimedia Commons, autore e licenza su ogni immagine.

Crediti delle 2 foto
  1. Museo e Giardini di Pitagora — RennyDJ, CC BY-SA 4.0
  2. Museo Pitagora Crotone - Wikigita Calabria 2022 - f01 — Marco Chemello (Wikimedia Italia), CC BY-SA 4.0

Aggiornato il 28 ottobre 2026. Tutte le fonti e le licenze

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