Foto: Marco Chemello (Wikimedia Italia), CC BY-SA 4.0 · Wikimedia Commons
Fortezza / Torre
Mura di Crotone
Cinta muraria cinquecentesca di Crotone
In breve
- Tipo
- Fortezza / Torre
- Tutela
- Bene culturale italiano
- Coordinate
- 39°04′48″ N, 17°07′34″ E
Storia e descrizione
Le mura di Crotone sono l'insieme delle fortificazioni murarie che cinsero la città di Crotone in diverse fasi storiche. Al sistema difensivo dell'antica Kroton, esteso su un'area assai più ampia rispetto al successivo abitato medievale, seguirono una cinta tardoantica e bizantina, una cerchia medievale e, infine, la fortificazione bastionata realizzata in età vicereale a partire dalla prima metà del XVI secolo.
L'assetto maggiormente riconoscibile è quello della cinta vicereale: avviata durante il governo del viceré Pedro de Toledo, fu progettata principalmente da Gian Giacomo dell'Acaya e successivamente integrata da altri ingegneri militari, fra i quali Ambrogio Attendolo. Il circuito, concepito come sistema unitario con il castello, comprendeva cinque bastioni e due rivellini e si sviluppava per circa 2,7 km; dalla seconda metà dell'Ottocento, venuta meno la funzione militare, numerosi tratti furono demoliti, alienati o incorporati nelle costruzioni sorte lungo l'antico perimetro.
Storia
La cinta dell'antica Kroton apparteneva a un sistema difensivo del tutto differente rispetto alle fortificazioni del successivo centro storico: la polis occupava infatti la pianura e le alture circostanti su una superficie molto maggiore; l'andamento delle mura è stato ricostruito grazie ai rinvenimenti effettuati in vari punti dell'area urbana e alla posizione delle necropoli, normalmente collocate all'esterno del perimetro cittadino.
Uno dei tratti meglio conservati è stato individuato sulla collina di Santa Lucia, a circa 130 m s.l.m.. Il Comune di Crotone collega il sistema alla cinta ricordata da Diodoro Siculo in occasione dell'assedio condotto da Agatocle di Siracusa nel 295 a.C.; la struttura poteva appartenere a una più ampia piazzaforte destinata a controllare le alture a sud della città. La tecnica costruttiva prevedeva due paramenti di blocchi parallelepipedi in calcarenite, con riempimento interno di pietrame; analogie con altri sistemi difensivi della Magna Grecia ne suggeriscono la formazione o un importante rifacimento tra il IV e il III secolo a.C.. Resti dello stesso circuito sono stati riconosciuti anche presso la collina Batteria, il Cimone Rapignese e Vigna Nuova. La quasi totale scomparsa in elevato delle mura antiche è stata ricondotta anche al successivo riutilizzo dei blocchi di calcarenite come materiale da costruzione; tale pratica proseguì nei secoli e interessò, secondo la documentazione archeologica comunale, anche i cantieri della fortificazione cinquecentesca.
Nel 1997, durante la demolizione di un edificio tra corso Vittorio Emanuele e vico Cammariere, fu riportato alla luce un tratto di fortificazione lungo circa undici metri; la struttura, costruita anche con elementi di reimpiego provenienti da edifici antichi, è stata attribuita alla metà del VI secolo, nel contesto della guerra greco-gotica. Le fonti sulla guerra ricordano infatti Crotone come città fortificata e sede di un presidio bizantino durante le operazioni militari della metà del VI secolo. …
Descrizione della cinta vicereale
La cinta muraria vicereale aveva un perimetro di circa 2 700 metri e, nei tratti meglio conservati, le cortine raggiungono o superano i dieci metri rispetto al terreno esterno. Il sistema comprendeva cinque bastioni principali, collegati da cortine e integrati con il castello; la denominazione riportata da Tedesco sulla base della relazione di Attendolo identifica:
il bastione Don Pedro, contrassegnato nella relazione del 1573 con la lettera A e posto sul settore orientale, in rapporto con il castello e il rivellino Miranda; fu detto anche delle Armi per la presenza degli stemmi imperiali e vicereali;
il bastione Toledo (B), posto in prossimità del principale accesso alla città;
il bastione Marchese (C), costruito sul fronte meridionale e collegato alle cortine verso Toledo e, tramite la cortina di Terczana, verso Villafranca;
il bastione Villafranca (D);
il bastione Orsini (E), indicato anche come Pedro Nigro, nel settore della Pescheria.
La forma dei bastioni non seguiva uno schema perfettamente regolare: angoli e fianchi vennero adattati alla direzione delle cortine, alla topografia e alle strutture preesistenti. I fianchi ritirati erano protetti da avancorpi detti musoni e potevano ospitare artiglierie in casamatta; due cordoni orizzontali, o redondoni, articolavano verticalmente alcune delle opere, mentre gli spigoli erano rinforzati con conci squadrati.
Le cortine completavano il sistema collegando i bastioni e, in alcuni settori, fungevano anche da strutture di contenimento del terreno; al loro interno erano ricavati camminamenti e grandi ambienti voltati, in parte ancora esistenti, che la documentazione contemporanea comprende fra gli elementi oggetto dei programmi di recupero.
Due grandi opere avanzate integravano il circuito: il rivellino Miranda sul fronte orientale e il rivellino del Fosso in rapporto con l'ingresso del castello. Il primo fu progettato da Attendolo per sostituire o rafforzare un settore medievale particolarmente vulnerabile e venne collegato al bastione Don Pedro mediante un camminamento ancora riconoscibile. …
Conservazione e restauri
La frammentarietà attuale della cinta deriva sia dalle demolizioni ottocentesche sia dall'incorporazione delle strutture negli edifici del centro storico; restano tuttavia leggibili bastioni, cortine, camminamenti e rivellini in più punti del circuito, e alcuni tratti della precedente muraglia medievale sopravvivono accanto alle opere cinquecentesche. Nel corso del Novecento furono effettuati diversi interventi, non sempre conservativi: nel 1968 il Genio civile intervenne sulla cortina meridionale del castello, interessata da gravi dissesti; l'operazione comportò lo svuotamento del terrapieno e la ricostruzione di parte del muro, con la perdita o l'alterazione di ambienti e cisterne storiche. Tra il 1992 e il 1996 l'Ufficio Beni Culturali del Comune eseguì invece lavori di restauro e rilievo su settori della fortificazione, compreso il bastione del castello oggi denominato San Giacomo.
Nel XXI secolo il recupero della cinta è stato inserito nel programma Antica Kroton: il progetto comunale prevede il restauro e il recupero funzionale dei camminamenti, dei bastioni e dei rivellini della cittadella fortificata; tra gli elementi interessati figurano il rivellino Miranda, il bastione Toledo, il bastione Marchese, le cortine fra Villafranca e Orsini e il rivellino del Fosso.
Nel maggio 2026 il cantiere per il restauro e il recupero funzionale dei camminamenti, bastioni e rivellini era attivo nell'area di largo Lavatoio; il complesso è stato utilizzato anche come caso di studio nell'ambito di iniziative formative dedicate al restauro dell'edilizia storica promosse dal Comune, dalla Soprintendenza e da associazioni specialistiche.
Cartografia e iconografia storica
La fortificazione di Crotone è documentata da una serie di piante, disegni e vedute prodotte fra il XVI e il XIX secolo; il loro confronto consente di ricostruire sia le fasi del cantiere sia elementi successivamente scomparsi. Tra le più antiche rappresentazioni note figura quella contenuta nel Codice Romano-Carratelli, databile alla fine del XVI secolo; altre piante, attribuite o collegate agli ingegneri militari attivi nel Regno di Napoli, mostrano la configurazione del castello e del circuito bastionato; all'inizio del XVII secolo, infine, le vedute di Erasmo Magno da Velletri documentarono ulteriormente il profilo fortificato della città.
Le fonti ottocentesche risultano particolarmente utili per comprendere l'assetto precedente alla dismissione: la Pianta della piazza e castello di Cotrone, databile intorno al 1867 e conservata presso l'Istituto storico e di cultura dell'Arma del genio, è stata utilizzata anche per ricostruire il rapporto fra la cinta vicereale e i tratti della precedente muraglia medievale; la pianta del castello del 26 agosto 1869 documenta invece strutture, fossati e ambienti ancora esistenti pochi anni dopo l'avvio delle demolizioni. Un'altra testimonianza è il Croquis des fortifications de la Place de Cotrone del luglio 1807, elaborato nel contesto dell'assedio francese: oltre a rappresentare la fortificazione, indica le posizioni delle artiglierie impiegate contro la città e costituisce quindi una fonte sia topografica sia militare per l'ultima fase di effettivo impiego del sistema difensivo.
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Testo da Wikipedia, l’enciclopedia libera, con licenza CC BY-SA 4.0. Voce completa: «Mura di Crotone».
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Domande frequenti
Dove si trova Mura di Crotone?
Mura di Crotone si trova nel comune di Crotone, in provincia di Crotone (Calabria). Coordinate: 39.07998, 17.12608.
Cosa vedere vicino a Mura di Crotone?
Nei dintorni si trovano: Sito archeologico urbano BPER (a 100 m), Teatro Vincenzo Scaramuzza (a 200 m), Cinema Teatro Apollo (a 200 m).
Fonti e licenze
Testo. Wikipedia, l’enciclopedia libera (CC BY-SA 4.0).
Dati. Wikidata (CC0); orari e contatti OpenStreetMap (ODbL).
Foto. Wikimedia Commons, autore e licenza su ogni immagine.
Crediti delle 6 foto
- Mura Crotone - Wikigita Calabria 2022 - f05 — Marco Chemello (Wikimedia Italia), CC BY-SA 4.0
- Crotone - Mura Bizantine — Benjamin Smith, CC BY-SA 4.0
- Mura di Crotone — Adert, CC BY-SA 4.0
- W - crotone - cinta muraria — Ottantafame, CC BY-SA 4.0
- Walls of Crotone 01 — Adert, CC BY-SA 4.0
- Archeologia Crotone - Wikigita Calabria 2022 - f01 — Marco Chemello (Wikimedia Italia), CC BY-SA 4.0
Aggiornato il 28 ottobre 2026. Tutte le fonti e le licenze