Museo archeologico nazionale delle Marche
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Foto: Beta16, CC BY-SA 3.0 it · Wikimedia Commons

Museo, 1863

Museo archeologico nazionale delle Marche

Museo statale italiano ad Ancona

Ancona (AN), Marche

Indicazioni

In breve

Tipo
Museo
Epoca
Età contemporanea, 1863
Tutela
Bene culturale italiano
Coordinate
43°37′23″ N, 13°30′39″ E
Indirizzo
Via Gabriele Ferretti, 6, 60121 Ancona

Storia e descrizione

Il Museo archeologico nazionale delle Marche si trova ad Ancona, all'interno del cinquecentesco palazzo Ferretti. Documenta in modo pressoché completo la Preistoria e la Protostoria del territorio marchigiano; la collezione di reperti della civiltà picena (IX - IV sec. a.C.) è la più completa esistente.

Ricche anche le collezioni relative alle civiltà che interessarono le Marche a partire dal IV sec. avanti Cristo: quella greca di Ankón, quella dei Galli Sènoni e quella romana. Per l'interesse e l'ampiezza delle sue collezioni, quello di Ancona è uno dei più importanti musei archeologici d'Italia. Sua peculiarità, rispetto ad altri musei archeologici nazionali, è quella di non aver ereditato le sue collezioni da precedenti raccolte nobiliari, ma da oltre centocinquant'anni di intense ricerche archeologiche sul territorio.

Dal dicembre 2014 il Ministero per i beni e le attività culturali lo gestisce tramite la Direzione regionale musei - Marche.

Storia del museo

Il museo, con il nome di "Gabinetto paleoetnografico ed archeologico delle Marche", fu istituito nel 1863 dalla Regia Commissione Conservatrice delle Marche, che diede in tal modo seguito al regio decreto che disponeva la sua fondazione, emanato il 3 novembre 1860 da Lorenzo Valerio, governatore straordinario delle Marche, appena un mese dopo l'annessione della regione al Regno d'Italia (2 ottobre 1860).

L'stituzione del museo era stata sostenuta dal conte Carlo Rinaldini e da Carisio Ciavarini, entrambi convinti patrioti, sostenitori del Risorgimento italiano e membri di una classe dirigente illuminata, estremamente ricettiva all'approccio positivista e profondamente consapevole della necessità di consolidare il senso di identità e di appartenenza nazionale anche attraverso l'istituzione di musei, per testimoniare la ricchezza storica e artistica del Paese appena riunito. Il museo nacque per accogliere "tutti i monumenti dalla Preistoria in poi rinvenuti nel territorio", come scrisse Ciavarini, ma anche dal desiderio di salvare i tesori archeologici marchigiani dall'assalto del rapace mercato antiquario dell'epoca.

Il museo fu inaugurato nel 1868; la sua prima sede fu all'interno dell'edificio delle Regie Scuole Tecniche in via San Martino, dove Ciavarini insegnava e dove era già ospitato il Museo regionale marchigiano di storia naturale. Le collezioni archeologiche erano inizialmente costituite da materiale epigrafico raccolto da Carlo Rinaldini e da reperti acquistati o donati da privati. Carisio Ciavarini, che dal maggio 1876 era ispettore degli scavi e dei monumenti del Regio Commissariato per i Musei e Scavi di Antichità per l'Emilia e le Marche, ampliò le collezioni del museo grazie a nuovi scavi.

Il museo fu ospitato nella sede di via San Martino solo pochi anni: dal 1868 al 1877. A seguito dell'aumento esponenziale delle collezioni, frutto di ulteriori, intense campagne di scavo, il museo fu trasferito in sedi più capienti: prima in alcuni locali del Palazzo degli Anziani e da qui, nel 1884, nell'ex convento di San Domenico. Divenuta anche questa sede insufficiente, fu di nuovo trasferito nel 1898 nelle più ampie sale dell'ex convento degli Scalzi, in via Duomo n.12, dove rimase fino al 1923. …

Il ruolo del Museo nella protezione del patrimonio archeologico regionale

Il Museo Nazionale ha sempre svolto un attivo ruolo nel contrastare il fenomeno della vendita illegale all'estero di reperti che, come in tutta Italia, è presente anche nelle Marche. Esemplare in questo senso fu il recupero dei Bronzi dorati da Cartoceto di Pergola: nel 1946, nonostante i disagi derivati dai bombardamenti che avevano semidistrutto la sede del Museo, l'unico dipendente ancora in servizio, Nereo Alfieri, si recò sul luogo del ritrovamento e apprese che il proprietario del terreno si era recato urgentemente a Roma. Sospettando che il viaggio improvviso fosse dovuto all'intenzione di contattare il mercato antiquario clandestino, il dipendente sequestrò i reperti nel nome dello Stato e fece in modo di farsi consegnare altri frammenti precedentemente occultati. Fu così che, dopo un lungo restauro ad opera di Bruno Bearzi, fu possibile, dal 1959, esporre al pubblico il celebre gruppo statuario.

In negativo, il ruolo del Museo è deducibile dal fatto che, prima della sua istituzione, preziosi reperti trovati nelle Marche finirono all'estero; valgano i seguenti esempi:

alcuni crateri monumentali da Numana, capolavori della ceramica greca, che finirono al Metropolitan Museum di New York:

il cratere a calice con Amazzonomachia attribuito al pittore dell'hydria di Berlino (foto 6);

il cratere a campana con satiri e menadi, attribuito al pittore di Methyse;

il cratere a volute con centauri e lapiti, attribuito al pittore dei satiri villosi;

la statuetta di bronzo del IV secolo a.C. raffigurante Poseidon, proveniente da Ancona ed ora conservata al Museum of Fine Arts di Boston

la statuetta in ambra intagliata con Afrodite e Adone (foto 5), proveniente da Falconara Marittima ed ora al Metropolitan Museum of Art di New York, di arte etrusca o di uno scultore che si ispirò a questa arte, risalente al 500 a.C. circa. In tale scultura Afrodite fa innamorare Adone facendogli odorare un profumo contenuto in un alabastron, come narra il mito.

la lekythos con Amimone insidiata da Poseidon (foto 4), del pittore della phiale, datata al 430 a.C. circa, reperto testimoniante la fase più antica di Ancona greca; proveniente da Ancona, anch'essa è conservata al Metropolitan Museum of Art di New York.

Mappe del museo e itinerari di visita

Le mappe sottostanti sono ordinate in base all'itinerario di visita effettuato in ordine cronologico, ossia dalla sezione preistorica (secondo piano) alla sezione romana (piano terra e seminterrato).

La numerazione delle sale segue quella presente nelle targhette affisse alle pareti, che corrisponde a quella del catalogo generale dei beni culturali e a quella della guida alla sezione protostorica del museo, e non alla numerazione presente in alcuni pieghevoli illustrativi.

Sezione preistorica

Prima dell'inizio del percorso cronologico, si trova la sala della Venere di Frasassi (foto 8); venne ritrovata nel 2007 all'interno della Grotta della Beata Vergine di Frasassi, poco distante dalla Grotta Grande del Vento; è stata realizzata utilizzando una stalattite. Si tratta di una figura femminile dalle forme generose, con gli avambracci piegati in avanti e con le mani congiunte, in un gesto di preghiera e di offerta; il ventre mostra che la donna è incinta. Il reperto è una venere paleolitica; in Italia esistono solo altri dieci esemplari simili. Risale a circa 20.000 anni fa, ossia al Paleolitico superiore, periodo Gravettiano o Epigravettiano antico.

Sala 2

Inizia in questa sala il percorso cronologico. Sono qui esposti i reperti più antichi mai rinvenuti nelle Marche: quelli della zona sommitale di Monte Conero, la cui presenza è stata segnalata nel 1963 da un soldato di leva della vicina base militare, durante i lavori di costruzione di un'antenna della RAI. Il giacimento paleolitico risale a circa 300.000 anni fa (Paleolitico inferiore). Si tratta di chopper, chopping tool, bifacciali (o amigdale) e di manufatti su scheggia di cultura acheuleana. Più recenti sono i reperti realizzati con la tecnica Levallois.

Sala 3

Sono esposti oggetti realizzati con tecnica microlitica, piccoli manufatti di forma geometrica (triangolo, trapezio, mezzaluna...) che venivano poi montati su un supporto grazie all'utilizzo di resine e leganti, realizzando in tal modo un risparmio di selce, non dovunque reperibile con facilità. …

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Testo da Wikipedia, l’enciclopedia libera, con licenza CC BY-SA 4.0. Voce completa: «Museo archeologico nazionale delle Marche».

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  1. 1863Fondazione e apertura

Eventi e persone da Wikidata (CC0).

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AnconaTreno, la più vicina
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Museo archeologico nazionale delle MarcheVia Gabriele Ferretti, 6, 60121 Ancona
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Domande frequenti

Dove si trova Museo archeologico nazionale delle Marche?

Museo archeologico nazionale delle Marche si trova nel comune di Ancona, in provincia di Ancona (Marche), all'indirizzo Via Gabriele Ferretti, 6, 60121 Ancona. Coordinate: 43.62317, 13.51094.

Quali sono gli orari di Museo archeologico nazionale delle Marche?

Secondo OpenStreetMap gli orari sono: Martedì e mercoledì: 8:30–13:30; Da giovedì a sabato: 8:30–19:30; Domenica: 14:00–19:30. Verifica sempre sul sito ufficiale prima della visita.

Quanto costa l'ingresso a Museo archeologico nazionale delle Marche?

L'ingresso è a pagamento, ma è gratuito la prima domenica del mese (Domenica al museo). Le tariffe aggiornate sono sul sito ufficiale.

A quando risale Museo archeologico nazionale delle Marche?

La datazione indicata da Wikidata è: 1863.

Cosa vedere vicino a Museo archeologico nazionale delle Marche?

Nei dintorni si trovano: Palazzo Ferretti (a 0 m), Palazzo del Senato (a 100 m), Palazzo della Curia Vescovile (a 100 m).

Fonti e licenze

Testo. Wikipedia, l’enciclopedia libera (CC BY-SA 4.0).

Dati. Wikidata (CC0); orari e contatti OpenStreetMap (ODbL).

Foto. Wikimedia Commons, autore e licenza su ogni immagine.

Crediti delle 9 foto
  1. Ferretti-Ancona (modificato) — Beta16, CC BY-SA 3.0 it
  2. 08 2019 Museo Archelogico Ancona Marcello Pesarini — Marcello Maria Pesarini, CC BY-SA 4.0
  3. Ancona - Museo archeologico nazionale delle Marche - 001 — Diego_Baglieri, CC BY-SA 4.0
  4. Bronzi Ancona 2 — Beta16, CC BY-SA 3.0 it
  5. Bronzi di Cartoceto 2 (Museo Archeologico Ancona) — Fedestop, CC BY-SA 3.0
  6. Museo Archeologico Nazionale delle Marche - Terrazza — Francesco Ripanti, CC BY-SA 3.0
  7. Palazzo Ferretti 1 - Ancona — Diego Baglieri, CC BY-SA 3.0
  8. Palazzo Ferretti 2017 — August Dominus, CC BY-SA 4.0
  9. Palazzo Ferretti u Anconi — August Dominus, CC BY-SA 4.0

Aggiornato il 28 ottobre 2026. Tutte le fonti e le licenze

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