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Foto: Enzo Pallotti, CC BY 3.0 · Wikimedia Commons
Abbazia / Monastero
Monastero di Camaldoli
Complesso monastico situato a Camaldoli
In breve
- Tipo
- Abbazia / Monastero
- Coordinate
- 43°47′37″ N, 11°49′14″ E
Storia e descrizione
Il monastero di Camaldoli è un complesso monastico situato a tre chilometri dall'Eremo di Camaldoli, nel comune di Poppi. Nel luglio del 1943 ospitò i lavori che portarono alla redazione del Codice di Camaldoli.
Storia
Sorge a 818 metri sul livello del mare ed è situato presso le rive di uno dei rami del fiume Archiano, citato da Dante Alighieri (Purgatorio, canto quinto, versetto 94). Il complesso architettonico è composto dall'antico ospizio o foresteria, dalla chiesa e dal monastero.
Venne edificato a partire dal 1046, quando nei pressi della chiesa i monaci costruirono un piccolo ospedale. I lavori di edificazione dell'attuale monastero iniziarono nel XVI secolo e videro l'ingrandimento del chiostro sul lato nord della chiesa e sul lato ovest dell'ospedale che venne inglobato. I lavori erano conclusi nel 1611. Camaldoli era conosciuta anche col nome di Fontebuona per la qualità e la ricchezza delle acque che vennero celebrate dalla fontana monumentale che Ambrogio Traversari fece costruire di fronte all'ingresso del monastero.
Allo scoppio della seconda guerra mondiale, il 30 ottobre 1940, furono trasferite in custodia al Monastero di Camaldoli un centinaio di opere d'arte dalla Galleria degli Uffizi. Facevano parte di un nucleo di opere provenienti dai musei fiorentini che furono distribuite nella zona anche presso il Castello dei Conti Guidi (Poppi) e quindi anche nella Villa Bocci a Soci (Bibbiena). Il momento più critico fu nel corso dell'occupazione tedesca e del passaggio del fronte, 1943-45. Camaldoli venne a trovasi a ridosso della Linea Gotica, affollata da oltre 700 sfollati, inclusi a varie riprese: militari inglesi fuggiti, renitenti alla leva, ricercati politici. Il Priore di Camaldoli don Antonio Buffadini riuscì ad evitare il peggio per le persone rifugiatesi nel monastero e a prevenire il trafugamento delle opere d'arte da parte dei tedeschi (cosa che invece avvenne per le opere custodite a Poppi e Soci), facendosi forza della sua conoscenza del tedesco e della bandiera vaticana issata sull'edificio.
Descrizione
Caratterizzato da linee molto sobrie venne ingrandito nel XVI secolo. L'edificio è raccolto intorno al chiostro centrale che presenta sul lato sud e sul lato ovest, i lati esposti al sole, una serie di archi a tutto sesto poggianti su colonne con capitelli ionici. Sui lati nord e est, quelli battuti da venti gelidi, sono presente solo alcune finestre anch'esse ad arco.
Al piano superiore del chiostro sono presenti dei corridoi con volta a botte e nel più lungo, circa 85 metri, sulla botte di copertura vi è una decorazione costituita da una serie di velette con fregi di vario genere. Su questi corridoi si aprono le celle dei monaci.
L'ambiente venne costruito a partire nel 1572 e fu completato, con i suoi arredi, nel 1609 ed è caratterizzato da semplici e sobrie linee del manierismo toscano. È arredata con stalli in noce e da tavoli dalla linea severa. Il soffitto a cassettoni, di grande ed originale ricchezza decorativa e completato da rosoni lignei, fu realizzato nel 1575 ed è opera del legnaiolo fiorentino Giovanni Dominici, mentre un monaco scultore, Simone, è l'autore della statua della Madonna in legno policromo. Alla fine del XVIII secolo il soffitto venne decorato con tutta una serie di teste alate in cartapesta che appesantirono l'opera; vennero tutte sostituite con copie durante i lavori di ristrutturazione, condotti dalla Sovrintendenza ai monumenti, nel 1971.
Sopra la porta d'ingresso è situato un pulpito di pietra serena che veniva usato per la lettura di testi sacri durante i pranzi. Alle pareti sono inoltre alcuni dipinti del XVII e del XVIII secolo. Tra i più interessanti sono le due tele ai lati del pulpito di Lorenzo Lippi che raffigurano il Trionfo di Davide e Giacobbe che abbevera la pecora di Rachele, che sono versioni più ridotte di altri dipinti di uguale soggetto del pittore, e che furono trasferiti nel 1935 dal fiorentino, ma camaldolese Monastero di Santa Maria degli Angeli. Nell'ambiente sono collocate anche due tele attribuite al pittore fiorentino Giovanni Camillo Sagrestani raffiguranti la Deposizione dalla Croce e la Resurrezione di Cristo. L'intera superficie della parete di fondo è invece occupata da una tela del Cristoforo Roncalli detto il Pomarancio, raffigurante Cristo servito dagli angeli, ed è stata realizzata sul posto nel 1611.
Chiesa
La chiesa, dedicata a san Donato d'Arezzo e a sant'Ilariano, sorge su un'area occupata da ben quattro chiese succedutesi nel corso dei secoli. In occasione di scavi archeologici effettuati nel 1979 vennero messi in luce i resti della struttura distrutta dopo un incendio nel 1203 e fu possibile osservare la sovrapposizione degli edifici.
La chiesa venne ricostruita all'inizio del XIII secolo e venne decorata nel 1361 da una serie di affreschi realizzati da Spinello Aretino. Col passare dei secoli l'edificio era notevolmente danneggiato e all'inizio del XVI secolo il priore generale dell'Ordine Camaldolese Pietro Delfino dette l'approvazione per la ricostruzione totale dell'edificio. Si prese a modello la chiesa del monastero camaldolese di San Michele a Venezia.
Una nuova ristrutturazione venne effettuata nel XVIII secolo. Questi lavori vennero completati nel 1775 da maestranze fiorentine. Dopo questi lavori la chiesa risultò completamente modificata. Venne infatti accorciata la pianta dell'edificio, vennero creati lesene e archi laterali in cui furono realizzate delle cappelle con altari; il soffitto, precedentemente a cassettoni venne trasformato in uno a volta. Lo spazio absidale venne chiuso con una parete e suddiviso in due piani. Nel piano inferiore, allo stesso livello del presbiterio, venne allestita la sacrestia mente in quello superiore venne realizzato il coro monastico. Nella struttura architettonica è ancora evidente, nonostante i lavori di adattamento, l'antico volume dell'abside. …
Farmacia
Nel 1046 i monaci avevano edificato un piccolo ospedale per poter curare gli ammalati dei paesi vicini. In quella struttura i pazienti venivano curati gratuitamente e l'assistenza sanitaria veniva garantita dal medico di Poppi che era stipendiato dagli stessi monaci che, in caso di decesso, provvedevano a loro spese a garantire le esequie e la sepoltura. Le salme venivano deposte nei loculi situati sotto il pavimento del corridoi inferiore. L'ospedale rimase in uso fino alla soppressione napoleonica del 1810.
Dell'ospedale rimane l'antica Farmacia o meglio l'antico laboratorio galenico dove venivano preparate e lavorate le erbe per la preparazione dei medicinali. Nel monastero sono conservati documenti con al loro interno ricette risalenti al XV - XVI secolo.
Si conservano ancora molti strumenti facenti parte dell'antico gabinetto galenico come alambicchi, mortai, fornelli e sono ancora presenti libri e prontuari medievali.
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Testo da Wikipedia, l’enciclopedia libera, con licenza CC BY-SA 4.0. Voce completa: «Monastero di Camaldoli».
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Domande frequenti
Dove si trova Monastero di Camaldoli?
Monastero di Camaldoli si trova nel comune di Poppi, in provincia di Arezzo (Toscana). Coordinate: 43.79349, 11.82059.
Cosa vedere vicino a Monastero di Camaldoli?
Nei dintorni si trovano: Castello di Gressa (a 7,3 km), Poppi (a 8 km), Monastero di San Giovanni evangelista (a 8,1 km).
Fonti e licenze
Testo. Wikipedia, l’enciclopedia libera (CC BY-SA 4.0).
Dati. Wikidata (CC0); orari e contatti OpenStreetMap (ODbL).
Foto. Wikimedia Commons, autore e licenza su ogni immagine.
Crediti delle 3 foto
- Camaldoli — Enzo Pallotti, CC BY 3.0
- Monastero di Camaldoli (Poppi), ingresso 01 — Mongolo1984, CC BY-SA 4.0
- Monastero di Camaldoli. Januar 2015 — Inga Tomane, CC BY-SA 4.0
Aggiornato il 28 ottobre 2026. Tutte le fonti e le licenze
