- UNESCO
Foto: MarinaPNN, CC BY-SA 3.0 · Wikimedia Commons
Sito archeologico
"I Santoni" di Akrai
Santuario rupestre siciliano
Palazzolo Acreide (SR), Sicilia
- Nel Le città tardo barocche del Val di Noto (Sicilia sud-orientale), patrimonio UNESCO
In breve
- Tipo
- Sito archeologico
- Coordinate
- 37°03′17″ N, 14°53′59″ E
Storia e descrizione
I Santoni è un santuario rupestre situato in prossimità di Palazzolo Acreide, l'antica Akrai, in Sicilia.
Si tratta di un complesso di figurazioni relative ad uno dei culti più misteriosi dell'antichità: il culto della Magna Mater. Il sito, nonostante il deplorevole stato di conservazione, è unico al mondo per la grandezza e per la completezza delle rappresentazioni ed è considerato il principale centro del culto della Dea Cibele in Sicilia.
Il sito
Il colle su cui fu fondata la colonia siracusana di Akrai fu sede di abitazione umana fin da epoca molto antica. Sul suo pendio settentrionale si apre, infatti, un riparo sotto la roccia che ha fornito al Museo di Siracusa un'abbondante industria litica che mostra, nel suo complesso, tutti i caratteri di quel paleolitico superiore che è, ad oggi, la più antica civiltà sicuramente identificata nell'isola.
Tucidide riporta che Akrai fu fondata nel 664 a.C.- 665 a.C. dai siracusani su un altipiano delimitato da margini scoscesi e da quattro corsi d'acqua, dal quale si dominavano tutte le vie di accesso. La città fu la fortezza che garantì a Siracusa le libere comunicazioni con le città greche della costa meridionale della Sicilia e con le città sicule dell'interno.
Nel corso del IV e V secolo Akrai si affermò come il più importante centro cristiano della Sicilia orientale dopo Siracusa, come attestano le molte e vaste catacombe.
Non è noto quando la città abbia cessato di esistere, lo storico Michele Amari ipotizzò la sua distruzione nel corso della conquista islamica della Sicilia dell'827.
La medievale Palazzolo Acreide, sorta in prossimità dell'antica Akrai, è citata per la prima volta nella geografia di Edrisi.
Descrizione
Il grande complesso di sculture rupestri ubicato lungo il lato meridionale del colle Orbo si svolge su un costone roccioso affacciato su un sentiero alle cui estremità si aprono due spianate semi-circolari. Nelle due spianate e lungo il sentiero sono visibili delle pietre circolari, verosimilmente basamenti di altari.
Le sculture sono racchiuse in dodici ampie nicchie scavate nella roccia, undici poste sullo stesso livello e una posta su un livello più basso. Ulteriori nicchie più piccole, prive di immagini, completano la struttura che presenta un impianto architettonico regolare il cui carattere unitario ha consentito di identificare il luogo come un santuario e non come un aggregato di rilievi aventi carattere votivo.
Il ritrovamento di lucerne, olle e piccole patere ha consentito, inoltre, di identificare il sito come sede di culto.
In dieci delle nicchie è riprodotta l'immagine della dea assisa in trono di prospetto circondata da altre figure. In uno solo dei rilievi la dea è raffigurata in piedi, a grandezza naturale.
L'identificazione della dea raffigurata nelle nicchie con Cibele è derivata dal raffronto con l'iconografia con cui essa era rappresentata nel mondo greco e, in particolare, ad Atene. La dea è raffigurata con il chitone pieghettato e l'himaton ricadente dalla spalla sinistra e raccolto sulle ginocchia. I capelli sono acconciati nella forma cosiddetta “a melone” con due lunghi riccioli che scendono sulle spalle e, sul capo, è posto il modio.
Ai suoi lati, in basso, sono presenti due leoni in posizione araldica.
In alcune figurazioni sono chiaramente visibili la patera nella mano destra posata sul sedile e il timpano nella sinistra, nelle altre, ragioni di verosimiglianza e tenui tracce sui rilievi sfigurati possono farcene ragionevolmente presumere la presenza.
La posizione della dea raffigurata nelle nicchie ripropone due modelli iconografici: quello della dea seduta in trono, spesso all'interno di un naiskos, caratteristica del contesto nord-ionico ed eolico meridionale e quello della dea con la figura in piedi caratteristica del contesto sud ionico. …
Datazione e cronistoria degli studi e delle indagini archeologiche
Sulla base di un giudizio sullo stile delle sculture e dei reperti archeologici emersi nell'area, il santuario è stato datato dagli studiosi intorno al IV-III secolo a.C., in piena età ellenistica.
I Santoni furono per la prima volta nominati nel XVIII secolo da Ignazio Paternò principe di Biscari nel libro Viaggio per tutte le antichità della Sicilia e dal pittore francese Jean Houel che ne diede una descrizione artistica corredata da tavole pittoriche di gusto classicheggiante.
I disegni di Houel, seppur ricchi di fascino, non sono fedeli alle raffigurazioni originali e, insieme all'interpretazione di sculture funerarie data dall'autore, hanno contribuito a determinare le errate conclusioni di alcuni studiosi successivi. Ad esempio nella figura 2 è possibile osservare come, nel disegno di Houel, i leoni al fianco della Dea sono raffigurati come cani.
L'indagine scientifica di scavo iniziò nel XIX sec ad opera del barone Gabriele Iudica, custode reale delle antichità della Valle di Noto che, ricercando le tombe ipotizzate da Houel, portò alla luce altri gruppi scultorei, un lastricato e oggetti quali lucere, olle e piccole patere. Lo Iudica condivise l'interpretazione di Houel che considerava le sculture espressione di pratiche funerarie.
Nel 1840 Domenico Lo Faso, Duca di Serradifalco pubblicò la descrizione del sito corredata da alcuni disegni di Francesco Saverio Cavallari e, basandosi sul riferimento funerario delle sculture ventilato da Houel e dallo Iudica, ipotizzò l'identificazione del personaggio principale con Iside Persefone. La sua tesi fu condivisa nel secolo successivo dall'Orsi e dal Pace che ravvisarono nel complesso scultoreo le immagini Demetra e Core Persefone, due divinità siciliote per eccellenza.
L'autorevolezza dei due studiosi ha, per lungo tempo, fatto passare in secondo piano le argomentazioni di Alexander Conze che, nel 1880, basandosi sui disegni del Cavallari, colse per primo le analogie tra le raffigurazioni acerensi e quelle anatoliche e greche della Dea Cibele. …
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Testo da Wikipedia, l’enciclopedia libera, con licenza CC BY-SA 4.0. Voce completa: «"I Santoni" di Akrai».
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Domande frequenti
Dove si trova "I Santoni" di Akrai?
"I Santoni" di Akrai si trova nel comune di Palazzolo Acreide, in provincia di Siracusa (Sicilia). Coordinate: 37.05463, 14.89978.
Cosa vedere vicino a "I Santoni" di Akrai?
Nei dintorni si trovano: Teatro di Akrai (a 600 m), Palazzolo Acreide (a 800 m), Akrai (a 800 m).
Fonti e licenze
Testo. Wikipedia, l’enciclopedia libera (CC BY-SA 4.0).
Dati. Wikidata (CC0); orari e contatti OpenStreetMap (ODbL).
Foto. Wikimedia Commons, autore e licenza su ogni immagine.
Crediti delle 7 foto
- Akrai I Santoni Rilievo Foto 2010 — MarinaPNN, CC BY-SA 3.0
- Akrai I Santoni Foto 2010 — MarinaPNN, CC BY-SA 3.0
- Santoni di Akrai 01 — Davide Mauro, CC BY-SA 4.0
- Bassorilievi antichi, Santoni di Palazzolo — Davide Mauro, CC BY-SA 4.0
- Dea in trono, Edizioni Brogi — Davide Mauro, CC BY-SA 4.0
- Houel 3 — Jean Houel, Public domain
- Voyage pittoresque des isles de Sicile T. 3 1785 (5412956) — Jean Pierre Louis Laurent Hoüel, Public domain
Aggiornato il 28 ottobre 2026. Tutte le fonti e le licenze