Chiafura
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Foto: Veronidae, CC BY-SA 3.0 · Wikimedia Commons

Sito archeologico

Chiafura

Ex-quartiere e parco archeologico di Scicli (RG)

Scicli (RG), Sicilia

  • Nel Le città tardo barocche del Val di Noto (Sicilia sud-orientale), patrimonio UNESCO
Indicazioni

In breve

Coordinate
36°47′28″ N, 14°42′36″ E

Storia e descrizione

Chiafura è un antico quartiere e parco archeologico scavato nella roccia del comune di Scicli, nel Libero consorzio comunale di Ragusa, in Sicilia.

L'area, formatasi tra l'VIII ed il X secolo, era adibita a necropoli, e fu progressivamente trasformata in abitato trogloditico nel periodo altomedievale, coincidente con la conquista araba, e occupata senza soluzione di continuità fino all'inizio degli anni 1960. L'origine del nome di Chiafura, menzionato per la prima volta nel 1684, è certamente oscura e sembra appartenere ad una denominazione topografica. L'ipotesi più plausibile, infatti, è che il nome derivi dalla corruzione di una frase, della quale l'unico elemento chiaro potrebbe essere il –fora finale, come ad indicare probabilmente “un quartiere fuori dalla città”.

Topografia

L'abitato rupestre di Chiafura, occupando un intero fianco del colle di San Matteo, si estende dalla cresta della collina, coronata dalle fortezze del Castellaccio (torre normanna) e del Castello dei Tre Cantoni (fortificazione di probabile fondazione bizantina), fino alla sottostante valle di San Bartolomeo, un'interessante gola calcarea.

Storia

Tra il V ed il VII secolo d.C., sul finire del periodo antico e dell'era bizantina, l'attuale area di Chiafura era adibita a necropoli. Il periodo altomedievale, coincidente con la conquista araba dell'Isola, è quello cui si devono le testimonianze più interessanti di Chiafura.

La vera e propria nascita del quartiere urbano avvenne, infatti, tra l'VIII ed il X secolo d.C. come conseguenza del processo di incastellamento avviatosi dall'età bizantina. A causa della pericolosità delle fasce costiere, infatti, le popolazioni isolane cominciano a lasciare le città marine per insediarsi in modo stabile nell'entroterra, proprio nelle cave, creando anche delle strutture difensive di una certa importanza. Una di queste fortezze di piccole dimensioni può essere rintracciabile proprio in quella dei “Tre Cantoni”, che fu impiantata nell'attuale località di Scicli, chiamata S. Matteo, per controllare il punto di confluenza delle tre cave del torrente di Modica, di S. Maria La Nova, di S. Bartolomeo.

Dopo la conquista araba (Scicli cadde nell'864/865), le strutture difensive furono rilevate dagli invasori e riutilizzate, ma l'importanza militare di San Matteo continuò fino a quando, nel 1091, la città non passò sotto il dominio dei Normanni, e la fortezza divenne sede di un insediamento chiamato Sciclum o Scicla. Lo sviluppo del centro abitato in questo periodo probabilmente favorì il fenomeno del trogloditismo, già presente in Sicilia nell'VIII e nel IX secolo. Nonostante, infatti, tale fenomeno avesse preso piede nell'Isola con la conquista araba e l'arrivo di popolazioni dal Nordafrica, esso aumentò ulteriormente dopo la conquista normanna, probabilmente a causa dell'arrivo di immigrati da aree trogloditiche dell'Italia meridionale (Puglia, Basilicata) che trovavano nell'Isola un habitat simile a quello dell'area di origine. Probabilmente è proprio con l'arrivo di queste popolazioni nordeuropee che il sito di Chiafura comincia ad essere abitato in modo sistematico, anche se le prime testimonianze di una situazione abitativa rupestre si hanno nel XIV secolo, quando il sito viene a configurarsi come un quartiere con una fisionomia del tutto simile a quella di altri settori del paese. A partire dall'inizio del XV secolo, però, anche se in modo lento, l'abitato comincia ad estendersi a valle, nonostante i pericoli posti dal carattere torrentizio delle acque, particolarmente violento in inverno, e si assiste alla progressiva adozione dell'architettura in elevato. …

I ritrovamenti

Le notizie circa la situazione di Chiafura in epoca protostorica sono scarsissime, ed è solo ipotizzabile la presenza di necropoli “a grotticella”, attraverso un'attenta lettura di alcune abitazioni rupestri che sembrano delle riutilizzazioni medioevali e da qualche frammento, databile alla Antica Età del Bronzo (2200-1450 a.C.). Non si hanno maggiori notizie di abitazioni in epoca greca. Nonostante la certa presenza di comunità grecofone a Scicli, esse pare occupassero un sito differente da quello di Chiafura, ovvero il versante di San Bartolomeo quello opposto di Santa Maria la Nova.

Sul colle San Matteo, inoltre, abitato sin dalla antica Età del Bronzo siciliana, si registra una continuità di vita, seppur in misura minore, nell'Età del Bronzo Medio (1450-1270 a.C.), come dimostrano alcuni ritrovamenti archeologici. Le sole attestazioni che confermino una frequentazione del colle anche in questa fase sono i pochi frammenti ceramici attribuibili alla facies di Thapsos, recuperati fortuitamente in superficie lungo i pendii e sul pianoro sommitale. Altri frammenti di ceramica dipinta, datati al VII-VI secolo a.C., indiziano un ulteriore periodo di frequentazione, dopo un'apparente lacuna relativa ai periodi dell'Età del Bronzo Tarda e Finale, alla prima Età del ferro. Prima di essere trasformata in abitato rupestre, l'area, in età bizantina, era adibita a necropoli, com'è testimoniato dalla presenza di tombe ad arcosolio, poi trasformate in abitazioni.

Una delle strutture tombali più interessanti, però, è quella di tre ipogei funerari, di Età tardo romana.

I tre ipogei, facenti parte di una consistente necropoli quasi scomparsa in seguito all'abrasione della roccia carbonatica ed ai successivi riutilizzi, soprattutto perché il sito, rientrante nel settore superiore della contrada Chiafura, fu sede dell'insediamento trogloditico arabo-normanno, sono stati localizzati a meno di cento metri dal Castellaccio, nel costone sottostante alla trazzera che lo unisce al Castelluccio. In detti ipogei è dato riconoscere le «tre grotte cimiteriali» menzionate dal Carioti. Uno, difatti, trovandosi con l'ingresso a livello del piano di campagna, è stato soggetto, oltre ai danni del tempo, all'opera di trasformazione dell'uomo, che lo ha adattato prima ad abitazione, poi a stalla od ovile. Gli altri due, pur essendo di difficile accesso, mancano della parte anteriore, scomparsa per sfaldamento.

L'abitato rupestre

L'abitato rupestre di Chiafura si articola in balze e gradoni sul crinale del Colle di San Matteo. Le case/grotte, scavate nella roccia e costituite da uno o due vani rettangolari, di 4-5 metri di lato, sono spesso precedute da un piccolo terreno fertile che i documenti medioevali chiamano “raffo”. L'organizzazione interna di ogni grotta è rudimentale; si trova spesso un forno, dei fori scavati nella roccia, qualche nicchia per riporvi le suppellettili e, talvolta, una mangiatoia, spesso ricavata da un originario sepolcro. In alcune grotte è possibile trovare una cisterna probabilmente di origine altomedievale, mentre in situazioni abitative più “ricche” si trova un collegamento interno tra due grotte. La situazione strutturata in epoca medievale e moderna si è in seguito ampliata con la costruzione di ambienti in muratura immediatamente all'esterno dell'imbocco dell'antro. Altre volte, invece, si notano interventi di Età antica che intervenivano a qualificare l'ambiente ipogeico con la giustapposizione di locali coperti da volte a botte.

La cosiddetta città trogloditica, corrisponde ad un abitato di dimensioni considerevoli, su pareti terrazzate e speroni formati dalla confluenza di almeno due cave, spesso culminante con la costruzione di una cittadella in muratura. Particolarmente interessante è la disposizione delle grotte, spesso ad anfiteatro in luoghi soleggiati o protetti e frequentemente accoglienti interi quartieri rupestri (Chiafura a Scicli, Catena a Modica). La difesa delle città troglodite è assicurata dall'occupazione dello sperone di confluenza tra due cave, ponendosi quasi come una sorta di naturale torre di vedetta per la città retrostante. Il cosiddetto Ddieri, è tipico della Sicilia sud-orientale e corrisponde ad un insediamento scavato in una parete dirupa, con filari sovrapposti di grotte dove la viabilità orizzontale veniva assicurata da ballatoi, gallerie e cunicoli al buio, mentre quella verticale da pozzi tra le grotte stesse. Gli insediamenti con le grotte allineate su un unico filare mancanti di elementi difensivi, hanno un carattere essenzialmente aperto e sembrano essere all'origine dei tipici casali altomedioevali e normanno-svevi.

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Testo da Wikipedia, l’enciclopedia libera, con licenza CC BY-SA 4.0. Voce completa: «Chiafura».

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Domande frequenti

Dove si trova Chiafura?

Chiafura si trova nel comune di Scicli, in provincia di Ragusa (Sicilia). Coordinate: 36.79122, 14.71002.

Cosa vedere vicino a Chiafura?

Nei dintorni si trovano: Complesso di Santa Maria della Croce (a 300 m), Palazzo Mormino Penna (a 7,1 km), Convento dei Cappuccini (a 7,9 km).

Fonti e licenze

Testo. Wikipedia, l’enciclopedia libera (CC BY-SA 4.0).

Dati. Wikidata (CC0); orari e contatti OpenStreetMap (ODbL).

Foto. Wikimedia Commons, autore e licenza su ogni immagine.

Crediti delle 2 foto
  1. Scicli (Sicilia) 2010 045 — Veronidae, CC BY-SA 3.0
  2. Chiesa di San Bartolomeo - Scicli (RG) — GuglieApri, CC BY-SA 3.0

Aggiornato il 28 ottobre 2026. Tutte le fonti e le licenze

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