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Foto: TorinoDoc, CC BY 4.0 · Wikimedia Commons
Castello
Castello del Valentino
Palazzo storico di Torino, Italia
In breve
- Tipo
- Castello
- Tutela
- Parte di un patrimonio mondiale dell'umanità
- Patrimonio UNESCO
- Residenze sabaude
- Coordinate
- 45°03′15″ N, 7°41′13″ E
- Indirizzo
- Viale Pierandrea Mattioli 39, 10125 Torino
Storia e descrizione
Il Castello del Valentino è un'antica residenza sabauda, nonché edificio storico di Torino, situato nell'omonimo Parco del Valentino, sulle rive del fiume Po.
Di proprietà del demanio dal 1850 e in seguito assegnato al Politecnico di Torino, ospita la sede del Dipartimento di Architettura e i relativi corsi di laurea triennali e magistrali.
Dal 1997 l'edificio è inserito nella lista del patrimonio dell'umanità come elemento parte del sito seriale UNESCO Residenze Sabaude.
Storia
Il nome dell’edificio deriva da un toponimo di origine incerta. Il primo documento cittadino in cui compare il toponimo Vallantinum è del 1275 e sta a significare la morfologia del terreno circostante che era caratterizzato da una piccola valle presso cui scorreva, per immettersi poi nel fiume Po, un ruscello.
Altre fonti storiche ne identificano l’origine in san Valentino, le cui presunte reliquie erano conservate in una piccola chiesa dove attualmente sorge l'attuale parco. A rafforzare questa ipotesi alcuni studi affermano che, in un singolare intreccio di memoria religiosa e mondanità, l’usanza di celebrare la festa degli innamorati ebbe origine proprio nel parco fluviale torinese dove, il 14 febbraio di ogni anno la nobiltà del tempo partecipava a una festa galante in cui ogni dama chiamava “Valentino” il proprio cavaliere.
Notizie certe di un primo edificio preesistente risalgono al XVI secolo e sono riconducibili all’esistenza di una “delizia” nobiliare suburbana appartenuta alla famiglia Birago. Renato Birago, nobile della corte sabauda, vendette la villa al duca Emanuele Filiberto di Savoia, che l'acquistò nel 1564. Tuttavia nel 1565 il duca di Savoia dovette nuovamente venderlo per finanziare l'imminente costruzione della Cittadella e ad acquistarlo fu il tesoriere ducale Giovanni De Brosses. Nel 1570 il duca Emanuele Filiberto di Savoia lo riacquistò nuovamente su consiglio del grande architetto Andrea Palladio e subì un primo, consistente ampliamento completato nel 1578.
Alla morte del duca nel 1580, l’edificio fu ereditato da Carlo Emanuele I che tre anni dopo lo cedette a Filippo I d'Este, che le cronache del 1585 citano quale ospite che accolse il corteo nuziale dello stesso Carlo Emanuele I che giunse per via fluviale a Torino con la sposa Caterina d'Austria.
Durante questo periodo l’edificio ospitò nobili famiglie come gli Este di San Martino, i Saintmerane, i Cicogna, i Pacelli e i Calvi, che acquistarono anche un’area del castello. …
Architettura
L’edificio è in stile classicista tipico dell’epoca barocca, seppur con forti influenze francesi e il suo aspetto attuale è frutto di innumerevoli rimaneggiamenti avvenuti nel corso dei secoli.
Esso complessivamente sorge su un’area di circa un ettaro di cui l’edificio occupa oltre 8.000 mq, sviluppandosi con una simmetrica planimetria a "U" che comprende il vasto cortile interno di acciottolato delimitato dalla cancellata monumentale sul lato occidentale. I prospetti principali affacciati sul lato occidentale rivolti verso la città sono caratterizzati da un rivestimento in stucco e intonaco chiaro. La facciata centrale presenta regolari finestre quadrangolari sormontate da timpani neoclassici e al centro spicca l’ingresso principale evidenziato da un portico sormontato da un loggiato entrambi scanditi da tre archi a tutto sesto. I prospetti laterali delle maniche di raccordo ai padiglioni hanno prospetti analoghi, così come la struttura laterale posta a sud, denominata Manica degli esperimenti idraulici.
La struttura principale e più antica è costituita dal corpo di fabbrica principale che affaccia sul lato orientale, a poca distanza dal fiume Po e direttamente su viale Virgilio, la principale direttrice pedonale del Parco del Valentino. Il prospetto orientale è caratterizzato da un rivestimento in mattone a vista e dal doppio scalone monumentale le cui rampe scendono dal modulo centrale aggettante. L’edificio complessivamente conta cinque piani fuori terra per i padiglioni angolari, tre per il corpo di fabbrica intermedio e la manica meridionale, mentre due soltanto per le ali di laterali di raccordo ai due padiglioni frontali posti sul lato occidentale. I due ordini di abbaini presenti sulle falde in realtà simulano la presenza di un falso piano mansardato, un espediente tecnico oltre che estetico, che ha consentito di moderare la già accentuata pendenza del tetto in lastre d’ardesia, di spiccata ispirazione francese.
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Testo da Wikipedia, l’enciclopedia libera, con licenza CC BY-SA 4.0. Voce completa: «Castello del Valentino».
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Come arrivare
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Domande frequenti
Dove si trova Castello del Valentino?
Castello del Valentino si trova nel comune di Torino, in provincia di Torino (Piemonte), all'indirizzo Viale Pierandrea Mattioli 39, 10125 Torino. Coordinate: 45.05403, 7.68687.
Cosa vedere vicino a Castello del Valentino?
Nei dintorni si trovano: Palazzina Agnelli (a 300 m), Orto botanico di Torino (a 300 m), Villa Sanquirico (a 300 m).
Fonti e licenze
Testo. Wikipedia, l’enciclopedia libera (CC BY-SA 4.0).
Dati. Wikidata (CC0); orari e contatti OpenStreetMap (ODbL).
Foto. Wikimedia Commons, autore e licenza su ogni immagine.
Crediti delle 9 foto
- Castello del Valentino settembre 2023 — TorinoDoc, CC BY 4.0
- Castello del Valentino - Castle of Valentino Park - Turin- Torino — Xadhoomx, CC BY-SA 3.0
- Castello del Valentino (12186463553) — Fulvio Spada from Torino, Italy, CC BY-SA 2.0
- Castello del Valentino HDR — Gabriele1k84, CC BY-SA 4.0
- Castello del Valentino in Torino, 2022 — MOs810, CC BY-SA 4.0
- Castello del Valentino Torino Italien — Herbert wie, CC BY-SA 4.0
- Castello del Valentino, Torino — Basilicofresco, CC BY-SA 4.0
- Castello del Valentino2, Torino — Basilicofresco, CC BY-SA 4.0
- Panoramica fronte del Castello del Valentino — Lo Sky, CC0
Aggiornato il 28 ottobre 2026. Tutte le fonti e le licenze
