Acquedotto di Cortaccione
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Sito archeologico

Acquedotto di Cortaccione

Acquedotto di origine romana in Spoleto

Spoleto (PG), Umbria

Indicazioni

In breve

Altitudine
462 m s.l.m.
Coordinate
42°44′24″ N, 12°45′42″ E

Storia e descrizione

L'acquedotto di Cortaccione è stata la prima opera di ingegneria idraulica che ha condottato acqua potabile a Spoleto, partendo da opere di bonifica e di captazione di origine romana, ad oriente della città.

Le prime sorgenti captate furono quelle del Fosso di Cortaccione e successivamente del Fosso di Vallecchia, vicino Patrico; più tardi vennero allacciate anche quelle del Fosso di Valcieca e di Giunchete. Le acque incanalate attraversavano la valle del torrente Tessino e arrivavano in città percorrendo un ponte appositamente eretto, sostituito nel medioevo dal Ponte delle Torri.

Il sistema fra 1891 e il 1893 subì alcune variazioni nel tracciato e importanti modifiche strutturali, passando da una vecchia canaletta a pelo libero ad una condotta in pressione.

È rimasto il sistema idrico principale del territorio fino alla costruzione del nuovo acquedotto dell'Argentina, agli inizi degli anni settanta.

L'acquedotto romano

La città di Spoleto, specialmente la parte compresa nella primitiva cinta urbana, poggia su di un massiccio prevalentemente roccioso e isolato, il cui sottosuolo è scarso di sorgenti.

È probabile che, dedotta colonia latina nel 241 a.C., ed elevata al rango di Municipium nel 90 a.C., la città abbia dovuto affrontare aumenti della popolazione con conseguenti problemi di approvvigionamento idrico; la soluzione fu la captazione di sorgenti esterne alla città, ricche di chiare, fresche e dolci acque, come quelle del Fosso di Cortaccione, distanti in linea retta circa un chilometro.

Non esistono fonti documentali circa l'esatta datazione della costruzione del primo acquedotto, ma imponenti strutture, manufatti murari a grandi blocchi di travertino locale, rinvenute nel 1823 e nel 1893 durante lavori di riattamento delle sorgenti di Cortaccione in località Arézzola, lungo le pendici del monte di Borgiano, documentano un progetto di bonifica idraulica attuato in epoca romana in una vasta zona ad oriente di Spoleto, resa paludosa dalle piene del Clitunno e dei torrenti afferenti: Marroggia, Tessino, Cortaccione e Spina, attualmente esangui, ma un tempo causa di gravissimi danni.

Gli scavi portarono alla luce un articolato sistema di irregimentazione idrica antichissimo, un misto di rifacimenti medievali su tracce di lavoro romano. I principali elementi rinvenuti, tuttora visibili, furono: fistule, briglie, cunicoli drenanti, poderosi muri eretti a protezione, bacini di raccolta con chiuse disposte in successione, tubi acquiferi in piombo, ecc.. Il sistema, che si suppone sia stato costruito fra la fine dell'età repubblicana e l'inizio di quella augustea, imbrigliava i corsi d'acqua montani e ne prosciugava i ristagni nell'area depressa, consentendo un buon controllo ambientale, la captazione delle sorgenti e lo smistamento delle acque per irrigazione e per forza motrice. Un sistema semplice ma efficace, rispettoso dell'ambiente.

Il prosciugamento dei territori interessati fu impresa lenta e complessa, resa possibile grazie a molteplici interventi da parte degli etruschi, degli umbri e dei romani; al buon esito di tali sistemazioni idrauliche seguì la costruzione del tracciato della Flaminia nel 220 a.C. …

Altri allacciamenti

La captazione delle sorgenti di Vallecchia, che raccoglievano le ricche sorgenti di Patrico e di Piorlungo, seppur di difficile datazione, si può dedurre da puntuali citazioni in antichi manoscritti e pubblicazioni:

Giovanni Cassinese in un manoscritto del X secolo scrive: "Spoleto riceveva da luoghi assai lontani e da due lati acque più che abbondanti". Dunque due acquedotti separati venivano attestati già nel X secolo.

Negli Statuti del 1296 si legge che appositi pubblici ufficiali venivano designati quali addetti alla sorveglianza degli "aqueductus Vallechiae et Curticcionis".

In Storia di Spoleto Achille Sansi scrive:

"Non ci rimane memoria del tempo, ma notai già che nel 1239 si veniva costruendo il condotto dell'acqua di Cortaccione, e che quello di Vallecchia portò l'acqua a Spoleto nel 1278, e fu fatta scorrere, dice un cronista, per tutta la città con molta letizia del popolo". Si ritiene che, almeno per il condotto di Cortaccione, non si trattasse di costruzioni ex novo ma di importanti restauri che sopraffecero e sostituirono in parte l'opera romana.

"Nel 1278 era stato, come si disse, compiuto il condotto di Vallecchia, e nel 1296 vi si immettevano le nuove polle di Camporeo".

"L'anno che seguì (1511) si diede opera al risarcimento di un gran tratto dell'acquedotto di Cortaccione per potervi rimettere le acque che per i guasti avvenuti più non vi correvano. Vi fu fatto anche un lungo muro, e il restauro fu condotto sino al Ponte Sanguineto. Con questa occasione, perché i danni non si rinnovassero, si vietarono i lavori campestri presso gli acquedotti, e il derivarne l'acqua per comodità privata".

Ulteriori vestigia, rinvenute più a monte delle precedenti, attestano che nello stesso condotto di Cortaccione venivano immesse anche le acque della villa della Vallocchia.

Uno dei pochi antichi accenni all'acquedotto di Valcieca si trova nell'opera Speculum cerretanorum del 1487, dove l'autore, Teseo Pini, afferma che "perdite dell'antico acquedotto di Valcieca provocano una pioggia perenne sopra l'eremo di San Leonardo". Di certo sappiamo che la condotta proveniente dalla Valcieca, che allacciava anche le sorgenti di Giunchete, venne progettata e realizzata dall'ufficio tecnico del comune nel 1866. Costruita in muratura, era lunga 7200 metri e sorpassava due ponti alti circa 8 metri, prima di confluire nella condotta di Cortaccione alla distanza di m. 1080 dall'imbocco del Ponte.

Il Ponte delle Torri

Distrutto da terremoti o da altre calamità, l'antico ponte-acquedotto romano venne sostituito nel medioevo dall'attuale Ponte delle Torri che da secoli rappresenta la parte più spettacolare dell'antico acquedotto del Cortaccione.

I basamenti del quinto e sesto pilone di fattura tipicamente classica, potrebbero essere i resti riutilizzati del precedente ponte crollato. La sua maggiore altezza e grandiosità probabilmente consentì una modalità più semplice, così detta a deflusso libero, di provvedere la città di un'adeguata quantità d'acque.

Storia recente

Fino all'anno 1892 erano attive due condutture: la più antica proveniente dalle sorgenti di Cortaccione, che occupavano un bacino imbrifero di circa dieci chilometri quadrati, raccoglieva anche le acque di Valcieca; l'altra proveniva da Patrico. Entrambe conducevano l'acqua in due serbatoi denominati la Rifolta, a ridosso del Fortilizio dei Mulini, all'estremo orientale del Ponte delle Torri.

Confluendo dentro la Rifolta, le acque con la loro caduta davano la forza necessaria al funzionamento di due mulini comunali, uno dei quali rimase in attività fino a fine ottocento; venne poi abbandonato dopo la costruzione del nuovo acquedotto.

Passato il ponte attraverso la condotta libera posta sopra l'alto muraglione, l'acqua raggiungeva un serbatoio sotto la Fontana del Mascherone, da dove per irradiamento si diramava verso la città.

Le opere di presa e le condutture erano tali che all'acqua delle sorgenti si univa pure quella dei tre torrenti omonimi ad ogni pioggia, causando l'intorbidimento delle acque. Inoltre vasche e parte delle condotte erano scoperte, facilmente inquinabili; tali difetti non garantivano le più elementari condizioni igieniche, non consentivano gli allacci per le abitazioni, né la costruzione di bocche antincendio. Gli sprechi erano incontenibili e la pressione scarsa, tanto che l'acqua, venduta a once, giungeva a intermittenza. I cittadini erano spesso costretti ad utilizzare i numerosi pozzi presenti in città, che una statistica del 1891 stimava a circa 280. …

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Testo da Wikipedia, l’enciclopedia libera, con licenza CC BY-SA 4.0. Voce completa: «Acquedotto di Cortaccione».

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Domande frequenti

Dove si trova Acquedotto di Cortaccione?

Acquedotto di Cortaccione si trova nel comune di Spoleto, in provincia di Perugia (Umbria). Coordinate: 42.73996, 12.76173.

Cosa vedere vicino a Acquedotto di Cortaccione?

Nei dintorni si trovano: Ex monastero di Santa Maria inter Angelos (a 800 m), Fortilizio dei Mulini (a 1,6 km), Rocca Albornoziana (a 1,7 km).

Fonti e licenze

Testo. Wikipedia, l’enciclopedia libera (CC BY-SA 4.0).

Dati. Wikidata (CC0); orari e contatti OpenStreetMap (ODbL).

Foto. Wikimedia Commons, autore e licenza su ogni immagine.

Crediti delle 3 foto
  1. Monteluco - 31-08-2015 004 — Bluefox1974, CC BY-SA 4.0
  2. Giuseppe Piergili Linfa fluente — Liceo Pontano Sansi, Public domain
  3. Monteluco - 31-08-2015 005 — Bluefox1974, CC BY-SA 4.0

Aggiornato il 28 ottobre 2026. Tutte le fonti e le licenze

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