Chiesa dei Santi Simone e Giuda
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Foto: Silvio sorcini, CC BY-SA 4.0 · Wikimedia Commons

Teatro storico, 1254

Chiesa dei Santi Simone e Giuda

Edificio religioso di Spoleto

Spoleto (PG), Umbria

Indicazioni

In breve

Epoca
Medioevo, 1254
Stili
Architettura romanica, gotico
Coordinate
42°44′01″ N, 12°44′22″ E
Indirizzo
Piazza Bernardino Campello

Storia e descrizione

L'ex chiesa dei Santi Simone e Giuda si trova a Spoleto, in piazza Bernardino Campello, vicino alla fontana del Mascherone e alla Rocca Albornoziana. Venne edificata dai francescani a partire dal 1254. L'imponente facciata conserva linee, pietre scritte e stemmi riconducibili al gotico locale influenzato dal romanico. Apparteneva alla vaita Palazzo.

Nel 1863 fu radicalmente modificata dal comune che ne dispose l'utilizzo a caserma. Dal 1893 fino alla metà degli anni cinquanta fu annessa al Convitto per gli orfani dei dipendenti statali che aveva ottenuto in uso gratuito l'attiguo monastero. Da entrambi gli usi, chiesa e monastero furono gravemente danneggiati, devastati nelle decorazioni e nelle strutture.

Le radicali trasformazioni rendono ancora oggi difficile una rilettura architettonica dell'edificio.

Sporadicamente è usata come spazio espositivo e spazio teatrale durante il Festival dei Due Mondi.

L'intero complesso è di proprietà dell'INPS.

Le origini

Gli Ordini mendicanti francescani, domenicani e agostiniani si insediarono a Spoleto fin dal XII secolo. Ogni congregazione costruì un monastero e un luogo di culto intitolato al proprio santo di riferimento; sorsero così nuovi edifici religiosi sia entro le mura, sia fuori, favorendo l'espansione della città. Quando San Francesco era ancora in vita i frati minori alloggiavano nella piccola chiesa di Sant'Apollinare (dal 1213 circa), posseduta dai benedettini di Sassovivo, residenza troppo piccola per accogliere la crescente schiera dei seguaci del poverello d'Assisi. Si trasferirono quindi in cima al colle Sant'Elia (dove circa un paio di secoli dopo verrà eretta la Rocca), nella chiesa omonima di età altomedievale, poi ampliata nel pieno medioevo.

Nel 1226 il comune e i monaci di San Marco concessero ai frati la disponibilità di un terreno sulle pendici del colle, dove costruirono un modesto convento e una prima chiesa a una sola navata.

Simone da Collazzone

Il 24 aprile 1250 nel piccolo convento morì Simone da Collazzone (1208-1250), un giovane cavaliere di nobili natali che giovanissimo aveva scelto di vivere seguendo lo stile povero e umile di Francesco d'Assisi. Nel 1221 venne scelto da Cesario da Spira, membro della prima generazione minoritica, per andare in missione evangelica in Germania. Al ritorno condusse santa vita e compì prodigi suscitando un devoto trasporto popolare tra gli spoletini. Il sepolcro, posto all'interno dello stesso convento, divenne oggetto di pubblica venerazione, tanto da spingere i frati a promuovere la sacralizzazione della loro residenza attraverso la costruzione di un ampio monastero e di una chiesa più grande e maestosa. Inoltre, d'accordo con il comune, avanzarono la richiesta di canonizzazione del frate a papa Innocenzo IV.

I lavori iniziarono intorno al 1254, il conventino e la piccola chiesa vennero ampliati probabilmente per mano dell'architetto frate Filippo da Campello che aveva contribuito anche alla realizzazione della Basilica di San Francesco in Assisi. La chiesa ebbe uno sviluppo a tre navate; fu ancora ampliata longitudinalmente dopo il 1300 con l'aggiunta di tre absidi poligonali che oltrepassarono l'antica cinta muraria, così come accadde per la chiesa di San Nicolò.

Ma il processo di canonizzazione di frate Simone non venne mai concluso e la chiesa fu liturgicamente intitolata a San Simone apostolo e a San Giuda. L'omonimia favorì la continuità del sentimento religioso verso il frate le cui reliquie nel 1260 furono tradotte con grande solennità nella nuova chiesa; il sepolcro, adornato con profusione di decori, rimase per molti secoli il più insigne monumento interno all'edificio. Da allora gli spoletini, riferendosi all'intero complesso, lo chiamarono semplicemente San Simone.

Le reliquie del Beato Simone in data imprecisata vennero trasferite nella chiesa di Sant'Ansano; solo recentemente, nel 2018, sono ritornate a Collazzone, precisamente nella chiesa di San Lorenzo dove riposa anche la madre, contessa Matilde.

Nei secoli successivi

Dopo la costruzione della Rocca Albornoziana, fra il 1363 e il 1367, la zona fu spesso teatro di combattimenti che esposero chiesa e convento a pericoli e soprusi. Braccio Fortebracci, persona empia e crudele, nemico di ogni religione, nel 1419 ospitò i propri soldati nel convento durante l'assedio della Rocca. Progettata come residenza piena di agi e baluardo inespugnabile, divenne un centro importante dello Stato Pontificio e vi succedettero autorevoli governatori; alcuni si comportarono da despoti e tiranni, come Pirro Tomacelli verso cui l'intera cittadinanza si ribellò nel 1433, provocando rappresaglie e trasformando la zona in un campo di battaglia.

Durante il Rinascimento San Simone conobbe una certa tranquillità, era la chiesa più bella e frequentata, oggetto di grande venerazione, la più ambita per le sepolture dei nobili; le famiglie più illustri, i Campello, i Bonavisa, gli Arroni, ecc. avevano il giuspatronato su altari e sepolture. Nel 1643 nel chiostro del convento furono realizzati affreschi rappresentanti Storie di sant'Antonio da Padova, religioso molto legato a Spoleto per aver vissuto da eremita sul Monteluco e per essere stato canonizzato in Duomo nel 1232 da papa Gregorio IX.

Nel 1698 i frati ricevettero in dono frammenti del suo cranio. Così racconta Achille Sansi:

L'intero complesso fu sottoposto ad importanti restauri e ammodernamenti nel 1544, nel seicento, nel 1710 e più volte per cause sismiche.

Il vescovo Carlo Giacinto Lascaris, in visita pastorale nel 1713, descrisse la chiesa suddivisa in tre navate da archi e colonne; le due navi laterali con tetto a volta e la centrale soffittata; il coro e la sagrestia ampi e ricchi di suppellettili; numerosi oggetti sacri posti a ornamento di nove altari. Riferì inoltre di grandi statue d'argento raffiguranti i santi Simone e Giuda, e di reliquie di sant'Antonio da Padova. Altri documenti manoscritti del XVIII secolo includono tele attribuite a Pietro da Cortona e al Guercino.

L'uso militare

Le soppressioni napoleoniche e i regii decreti che seguirono l'Unità d'Italia, insieme a una miope amministrazione locale, pregiudicarono il migliore patrimonio architettonico e edilizio di Spoleto. Le chiese e i monasteri coinvolti in entrambi i periodi furono: Sant'Agata, San Giuliano, la chiesa di Santa Maria della Concezione, il Monastero della Stella, San Luca, la chiesa della Trinità, San Gregorio Minore, San Nicolò, San Giovanni Battista, San Domenico.

Fra il 1796 e il 1798 la città dovette accogliere milizie in transito: le prime furono le truppe pontificie che battevano la ritirata incalzate dall'esercito napoleonico. Così scriveva Achille Sansi:

Dopo la sconfitta pontificia furono cacciate le corporazioni religiose dai conventi che vennero frettolosamente adattati a caserme destinate alle truppe francesi entrate in città il 5 febbraio 1798: a San Simone, San Luca, San Domenico e Rocca vennero destinati i fanti, mentre la cavalleria venne sistemata nelle chiese della Madonna di Loreto e di San Paolo, in tutto circa 12.000 fanti e 1600 cavalli. A San Matteo venne impiantato un ospedale militare. Nel 1808 numerosi militari francesi si radunarono per l'appello a San Simone, in un unico ambiente; per il troppo peso il pavimento crollò improvvisamente, recando gravi danni agli astanti. I frati tornarono a vivere a San Simone dopo il 1815.

Durante la dominazione francese Spoleto dimenticò il ritmo di vita tranquillo e provinciale cui era abituata per riguadagnare un ruolo amministrativo di prestigio: fu capoluogo prima del vasto dipartimento del Clitunno e poi di quello del Trasimeno. Per far fronte al notevole incremento di traffici e residenti, soprattutto militari, l'adeguamento a caserma di molti edifici religiosi continuò anche dopo la restaurazione e interessò le stesse sedi che poi, nel periodo post-unitario, saranno scelte per lo stesso scopo, ma con un impatto di gran lunga maggiore. …

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Chiesa dei Santi Simone e GiudaPiazza Bernardino Campello

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Domande frequenti

Dove si trova Chiesa dei Santi Simone e Giuda?

Chiesa dei Santi Simone e Giuda si trova nel comune di Spoleto, in provincia di Perugia (Umbria), all'indirizzo Piazza Bernardino Campello. Coordinate: 42.73373, 12.73931.

A quando risale Chiesa dei Santi Simone e Giuda?

La datazione indicata da Wikidata è: 1254.

Cosa vedere vicino a Chiesa dei Santi Simone e Giuda?

Nei dintorni si trovano: Museo nazionale del Ducato di Spoleto (a 0 m), Casa romana di Vespasia Polla (a 100 m), Casa Menotti (a 100 m).

Fonti e licenze

Testo. Wikipedia, l’enciclopedia libera (CC BY-SA 4.0).

Dati. Wikidata (CC0); orari e contatti OpenStreetMap (ODbL).

Foto. Wikimedia Commons, autore e licenza su ogni immagine.

Crediti delle 9 foto
  1. 08 Facciata — Silvio sorcini, CC BY-SA 4.0
  2. San Simone Spoleto 01 — Manuelarosi, CC BY-SA 4.0
  3. 50enario della liberazione di Spoleto nel 1910 — Unknown author Unknown author, Public domain
  4. 51 Jacopo Zabolino di Vinciolo - Pala Beato Simone — Silvio sorcini, CC BY-SA 4.0
  5. 52 Jacopo Zabolino di Vinciolo - Pala Beato Simone b — Silvio sorcini, CC BY-SA 4.0
  6. 55 Jacopo Zabolino di Vinciolo - Pala San Simone (1) — Silvio sorcini, CC BY-SA 4.0
  7. Convittori di Spoleto nel 1927 — Unknown author Unknown author, Public domain
  8. Jacopo Vincioli (?), Madonna col Bambino tra Santi, xv secolo, ultimo quarto — Mongolo1984, CC BY-SA 4.0
  9. Jacopo Vincioli, Santi Giovanni Battista e Pietro, xv sec., ultimo quarto — Mongolo1984, CC BY-SA 4.0

Aggiornato il 28 ottobre 2026. Tutte le fonti e le licenze

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