Foto: Mmontulli, CC BY-SA 4.0 · Wikimedia Commons
Villa / Palazzo storico
Villa Arconati
Villa storica di Bollate (MI)
In breve
- Stile
- Architettura barocca
- Architetti
- Giovanni Ruggeri, Galeazzo Arconati, Giuseppe Antonio Arconati Visconti, IV conte di Lomazzo, Francesco Arconati
- Committente
- Galeazzo Arconati
- Tutela
- Bene culturale italiano
- Coordinate
- 45°33′22″ N, 9°05′47″ E
- Indirizzo
- via Madonna Fametta 1, 20021 Castellazzo di Bollate (MI)
Storia e descrizione
Villa Arconati (detta anche Palazzo Arconati), conosciuta popolarmente come il Castellazzo, è una delle ville storiche del Parco delle Groane, situata a Bollate, nella frazione Castellazzo che da essa prende appunto il nome. Si tratta di un esempio di barocchetto lombardo settecentesco ed è stata dichiarata monumento nazionale.
La villa nacque per volontà di Galeazzo Arconati come residenza di campagna e luogo dove accogliere la sua preziosa collezione di opere d'arte e sculture antiche. Il palazzo è costituito da elementi armonizzati architettonicamente insieme, si articola su una superficie di 10 000 m² (divisi in 70 ambienti) e, secondo una leggenda locale, ha un totale di 365 finestre. Il parco del palazzo si estende su 12 ettari di terreno.
Localizzazione
Il complesso di villa Arconati si trova all'interno dell'area protetta del Parco delle Groane, su uno dei vertici del giardino quadrangolare di 12 ettari di ampiezza che completa la struttura, a fianco delle corti e della chiesetta del borgo agricolo di Castellazzo di Bollate, a 23,7 km da Milano.
Il complesso è circondato da boschi, brughiere e terreni coltivati per circa 200 ettari. Presso la Strada statale 233 Varesina, tra Bollate e Garbagnate, fra quattro statue feline su piedistalli e due obelischi, si diparte la via dei Leoni, che tra due file di carpini bianchi conduce al cancello principale d'ingresso della villa.
Storia
Le origini del complesso di Villa Arconati risalgono, con tutta probabilità, al Medioevo. Infatti, sul sito del futuro Castellazzo esisteva, almeno dal Trecento, una "villa franca": si trattava di una cascina fortificata che godeva di particolari privilegi ed esenzioni fiscali di antica istituzione.
Le prime notizie sulla presenza di una villa gentilizia risalgono invece alla seconda metà del Cinquecento quando, dopo una visita pastorale di San Carlo Borromeo che rilevò l'eccessivo abbandono e inadeguatezza della piccola chiesa locale dedicata a San Guglielmo, il marchese Guido Cusani, tra i maggiori proprietari della zona, si impegnò a costruirne una nuova a partire dal 1573, interpellando per l'occasione il noto architetto milanese Martino Bassi. All'interno della chiesa si trova ancora oggi una lapide con l'iscrizione che ricorda come essa fu compiuta nel 1588, post aedificatam villam, sintomo che già all'epoca doveva esservi una proprietà in loco appartenente ai marchesi Cusani.
Il denaro necessario all'edificazione di questa prima villa, il Cusani lo ottenne a suo tempo grazie al fatto di essere stato nominato dal celebre banchiere genovese Tommaso Marino al ruolo di amministratore della sua eredità e di tutelarla per l'unica figlia Virginia, la quale dapprima sposò Ercole Pio di Savoia e successivamente Martino de Leyva (divenendo madre tra gli altri della celebre monaca di Monza). L'eredità dei Marino passò di diritto ai Pio di Savoia, i quali a ogni modo intentarono una causa contro i Cusani per il modo con cui avevano gestito l'eredità loro spettante e soprattutto accusandoli di essersi impossessati impropriamente di parte di essa, proprio per la costruzione della villa di campagna che possedevano a Bollate. Nel frattempo nel 1601 morì Guido Cusani e la causa venne proseguita dal suo nipote legittimato ed erede, Federico. Il contenzioso giuridico terminò nel 1609 quando infine l'eredità passò definitivamente ai Pio di Savoia i quali, vedendosi riconosciuto un danno al patrimonio, ottennero a loro vantaggio la confisca dei beni che i Cusani possedevano a Bollate, compresa la villa di campagna che passò al cardinale Carlo Emmanuele Pio di Savoia e ai suoi fratelli Ascanio e Giberto. …
I giardini
Il grandioso giardino di villa Arconati venne progettato già dal conte Galeazzo, ma venne compiuto solo successivamente dai suoi eredi. Lo spazio riservato a giardino del palazzo, all'interno di una vastissima tenuta agricola di 1 000 ettari di terreno, comprende oggi come un tempo un totale di 12 ettari di prati, giardini, aiuole, aree boschive e percorsi verdi.
Indubbiamente uno dei modelli di giardino utilizzati da Galeazzo Arconati per il progetto del suo nuovo palazzo fu quello della vicina Villa Visconti Borromeo Arese Litta di Lainate il quale, costruito a fine Cinquecento, era costituito non solo da un ricco giardino ma dai numerosissimi giochi d'acqua che si evolveranno nel corso del Seicento in veri e propri teatri artistici per stupire i visitatori. Il giardino predisposto dall'Arconati era innanzitutto, come ben si adatta allo stile cinquecentesco, un giardino contraddistinto dall'eterogeneità dei materiali utilizzati e in particolare delle differenti "pietre da fabbrica" per la realizzazione delle nicchie, delle statue e dei teatri monumentali del parco, oltre ovviamente alla gran quantità di alberi come carpini, faggi, castagni e alberi da frutto come peri, limoni e cedri per la definizione dei viali e dei berceaux. Oltre a questi vi erano una serie di elementi funzionali come un laghetto, una orangerie, una voliera e dei "teatri", ovvero statue o gruppi scultorei messi in risalto da quinte in muratura o vegetali.
Nel corso del Settecento, il giardino venne arricchito con una serie di parterre alla francese a sud e a est dell'edificio, elementi che richiamavano più o meno esplicitamente i grandiosi esempi visti nei palazzi delle corti d'Europa, prima tra tutte quella di Versailles e che appaiono rarissimi in Italia, presentando quindi anche un elevato valore architettonico. La struttura dei giardini è molto formale, con tre assi prospettici principali da cui si dipartono assi diagonali minori. Il progetto sembra sia stato affidato a tale Giovanni Gianda, il quale aveva già lavorato ad alcuni progetti di giardini per gli Arconati. …
Opere d'arte
Per la sua importanza nel territorio del milanese, il Castellazzo ebbe una grande storia e si trovò a ospitare una grande quantità di opere d'arte, libri, manoscritti, spartiti, mobili d'arte, grazie innanzitutto al genio di Galeazzo Arconati che volle fare di questo luogo un'area di diletto dove proporre le proprie collezioni ai suoi ospiti.
Fra gli oggetti più celebri che sono stati conservati nella villa ricordiamo il Codice Atlantico di Leonardo da Vinci (donato da Galeazzo Arconati nel 1637 alla Biblioteca Ambrosiana, dove si trova tuttora) e i bassorilievi del Monumento funebre a Gaston de Foix, scolpiti da Agostino Busti detto il Bambaja (forse discepolo dello stesso Leonardo), ora ai Musei Civici del Castello Sforzesco di Milano. Dai resoconti degli ospiti nella propria casa, sappiamo che nella villa erano custoditi numerosi busti di imperatori romani e una statua di Venere (collocata presso il camerino della figlia di Galeazzo). L'Arconati istituì anche una gipsoteca con calchi di famosi capolavori antichi acquistati dagli eredi di Leone Leoni come il Gladiatore Borghese, il Laocoonte, l'Ercole-Commodo, un satiro danzante e una Venere. Oltre a questi, Galeazzo ottenne anche 38 calchi delle decorazioni a fregio della Colonna Traiana, ricavati dalle matrici realizzate dal Primaticcio per il re di Francia, Francesco I, per il suo castello di Fontainebleau.
Gran parte di questo patrimonio è andato disperso o è stato ceduto. Rimangono alcuni capolavori, tra cui la grande statua marmorea del "Pompeo Arconati", alta (senza il basamento aggiunto nel XVII secolo), circa tre metri, alcune opere su tela di Carlo Cane e di Lorenzo Comendich e gli affreschi nel salone delle feste: Il carro del Sole, La caduta di Fetonte e l'Allegoria del Tempo. Questi dipinti di scene mitologiche, incorniciate da grandiose architetture trompe-l'œil, sono l'opera di maggior prestigio dei fratelli Galliari, pittori e scenografi del Teatro alla Scala di Milano. Ancora presenti nella villa sono i monocromi di Francesco Podesti: Gesù deriso e incoronato di spine, Madonna con Gesù Bambino, San Giuseppe e Sant'Anna, una scena tratta da La strage degli innocenti e una scena tratta dal Giuramento degli Anconetani.
Continua a leggere su Wikipedia
Testo da Wikipedia, l’enciclopedia libera, con licenza CC BY-SA 4.0. Voce completa: «Villa Arconati».
Persone
Eventi e persone da Wikidata (CC0).
Foto
Come arrivare
Distanze in linea d’aria, non a piedi o in auto.
Nei dintorni
Vedi sulla mappaAltri ville e palazzi storici in Lombardia
Domande frequenti
Dove si trova Villa Arconati?
Villa Arconati si trova nel comune di Bollate, in provincia di Milano (Lombardia), all'indirizzo via Madonna Fametta 1, 20021 Castellazzo di Bollate (MI). Coordinate: 45.55600, 9.09630.
Cosa vedere vicino a Villa Arconati?
Nei dintorni si trovano: Villa San Carlo Borromeo (a 3,1 km), Museo storico Alfa Romeo (a 3,9 km), Villa Fassi Venino (a 4,6 km).
Fonti e licenze
Testo. Wikipedia, l’enciclopedia libera (CC BY-SA 4.0).
Dati. Wikidata (CC0); orari e contatti OpenStreetMap (ODbL).
Foto. Wikimedia Commons, autore e licenza su ogni immagine.
Crediti delle 2 foto
- Villa Arconati ovest — Mmontulli, CC BY-SA 4.0
- Parco Villa Arconati — Dario Crespi, CC BY 4.0
Aggiornato il 28 ottobre 2026. Tutte le fonti e le licenze