Tuppo dei sassi
Foto originale1 di 9 foto

Foto: Mngon (Giuseppe Cillis), CC BY-SA 4.0 · Wikimedia Commons

Sito archeologico

Tuppo dei sassi

Sito preistorico con pitture rupestri a Filiano, Potenza

Filiano (PZ), Basilicata

Indicazioni

In breve

Tutela
Bene culturale italiano
Coordinate
40°49′33″ N, 15°47′06″ E
Indirizzo
Contrada Carpini

Storia e descrizione

Il Riparo Ranaldi, noto anche come Tuppo dei sassi, è un complesso di pitture rupestri all'interno di un riparo sotto roccia naturale situato a circa 800 metri s.l.m., nella frazione Carpini, all’interno della Riserva naturale antropologica I Pisconi, nel comune italiano di Filiano.

Localmente conosciuto come “Tuppo dei Sassi”- nome originario del riparo dato da un'errata localizzazione dello stesso poiché si colloca in “Serra Pisconi”- nel 1965 venne dedicato al prof. Ranaldi come riconoscimento per l’impegno protratto nella “scoperta”.

Storia

Il Riparo fu scoperto nel corso di ricerche condotte tra il 1962 e il 1964 dall'archeologo Francesco Ranaldi. Il Ranaldi, già interessato all’esplorazione delle aree di Atella e Valle di Vitalba, avvalorò ipotesi relative alla presenza di antichissimi insediamenti. Sotto sollecitazione di Francesco Verrastro, un abitante del luogo, dimostrò l’interesse archeologico del sito. Infatti il riparo era già conosciuto e segnalato da pastori locali.

Nel settembre del 1966 la notizia viene riportata sul “London News”. Il tutto è stato narrato nella relazione che Ranaldi produsse successivamente il ritrovamento a supporto delle indagini e per avviare un'adeguata campagna di scavi. Francesco Ranaldi comprese, quindi, l'importanza della scoperta alla quale dedicò gran parte del suo lavoro di ricerca. A lui si affiancò inizialmente Franco Biancofiore che pubblicò i primi risultati delle indagini, mirati in particolar modo alla descrizione delle raffigurazioni. Solo dopo alcuni anni la Soprintendenza per i Beni Archeologici della Basilicata, realizzò una proposta di Dichiarazione di interesse culturale al Ministero per i Beni e le Attività Culturali.

Nell’estate del 1971 è stato effettuato uno scavo dietro invito del sovrintendente alle Antichità della Basilicata, prof. Dinu Adamesteanu; protagonisti sono il prof. Ranaldi e Borzatti von Lowenstern. Lo scavo portò alla luce industria litica.

Dagli anni ’70 fino a tempi recenti diversi sono stati gli studiosi interessatisi a tale evidenza archeologica, i quali hanno prodotto e studiato varie ipotesi circa il significato e la collocazione cronologica di queste importanti evidenze artistiche.

Campagna di scavi del 1971

Lo scavo, protrattosi nell’estate del 1971, fu effettuato a seguito di alcune ipotesi su insediamenti umani presenti nella zona limitrofa al riparo.

Esso si caratterizzò dall’apertura di una trincea profonda 4 metri e dovette essere interrotto a causa della presenza di grossi massi di arenaria la cui rimozione avrebbe causato dei pericolosi cedimenti per il sedimento soprastante. Lo scavo ha evidenziato diverse fasi di sedimentazione descritte di seguito e rappresentate in una sezione realizzata da Borzatti.

Strato G: sabbie bianche dovute al disfacimento termoclastico dell'arenaria;

Strato F: argilla compatta di colore grigio azzurrino o verde, ricca di alterazioni rossastre di natura ferrica (qui l'azione delle acque è evidente);

Strato A: terreno polveroso e ricco di pietroni.

Le caratteristiche geologiche degli strati testimoniano un importante cambiamento climatico avvenuto nel corso del tempo. A ciò si aggiunge la presenza di diversa industria litica (circa 300 tra strumenti e frammenti di selce). Diversamente non sono presenti resti faunistici probabilmente a causa dell’azione acida del terreno.

L'industria litica realizzata prettamente in selce chiara di scarsa qualità potrebbe appartenere alla fase Mesolitica. Borzatti, facendo alcune considerazioni, come: esasperata microlitizzazione, presenza di geometrici frequenti e assenza di ceramica ipotizzò la collocazione dell’industria a questo specifico periodo cronologico.

Caratteristiche

Il riparo presenta una forma a mezz’arco, è alto circa 6 m e caratterizzato da strati di arenaria. A causa della fragilità di questa roccia e a seguito di processi di crollo succedutisi nel tempo si è costituita una forma “aggettante” (tipica di un riparo sotto roccia) che persiste tutt’oggi e che ha permesso la frequentazione umana. Lungo la parete liscia e compatta del riparo sono presenti le maggiori evidenze pittoriche, altre tracce minori si collocano sull’antica “volta” del riparo.

Grazie alla conformazione geologica del sito e a fattori climatici favorevoli, in particolar modo la formazione di una concrezione calcarea data dalle acque meteoriche, le tracce rupestri si sono conservate fino ai giorni nostri.

Le evidenze pittoriche sono realizzate in ocra rossa, presenti in particolar modo in un rettangolo immaginario lungo in senso verticale 65 cm e largo 52 cm. Tuttavia su tutta la parete verticale sono presenti altre tracce, meno visibili a causa di processi di deterioramento. I motivi riscontrati sono principalmente antropomorfi e zoomorfi, questi ultimi sottintendono una fauna di tipo Olocenico, caratteristica di ambienti postglaciali, dove iniziano a diffondersi mammiferi di media taglia mentre scompaiono quelli di grossa taglia.

La colorazione dei motivi è rosso scuro, eppure in alcune parti si nota una pigmentazione più debole e sbiadita tale probabilmente a causa di un diverso processo di conservazione rispetto ai motivi che appaiono di colore più marcato.

Tutte le raffigurazioni presenti, seppur in alcune aree abbastanza distanziate tra loro, erano facenti parte di un unico grande pannello figurativo il quale, dopo processi di crollo e degradazione meteorica è andato disfacendosi. Sostenendo tale ipotesi è possibile immaginare l’antica presenza di altre tracce ad oggi non più visibili. …

Le incisioni

Francesco Ranaldi scoprì anche delle incisioni su una roccia sovrastante il riparo. La roccia, di natura arenosa, ha la forma di un triangolo isoscele con base di 4,10m X 3,50m e uno spessore di 70 cm. Ranaldi ipotizzò che il masso, a causa di una fenditura intorno alla sua base, sia stato tolto dalla sua posizione eretta per cause naturali. La parte superiore risultava, al momento della scoperta, ricoperta di una spessa corteccia di muschi e licheni; la parte inferiore, invece, era rimasta interrata fino a poco tempo prima a causa di un dissotterramento da parte delle persone del luogo per costruire il tracciato di pietre per la raccolta di legna.

Su questa parete vi sono le incisioni: in alto a destra una figura umana alta 22 cm vista frontalmente, in corsa (gamba destra portata in avanti e leggermente piegata) e che impugna una lancia nel braccio sinistro. Con il destro scaglia altre lance contro due animali: cervidi, incisi di profilo. Alla loro destra, sfruttando un rilievo naturale, l'artista ha disegnato il dorso inarcato di un animale colpito e rivolto in avanti con le zampe. In basso a sinistra sono presenti una serie di incisioni di tipo curvilineo che non hanno un significato ben preciso e sono seguite da altre incisioni a forma di V rivolte verso il basso (forse si tratta di corna di cervidi). La figura umana è tracciata con unico solco e ha la caratteristica di avere la gamba destra lunga 4 cm in più della sinistra, forse per dare un'idea di movimento. I cervidi, 18 cm •15 cm e 21 cm • 22 cm, dominano la sezione centrale: sono incisi con un solo tratto profondo che delinea la parte superiore del dorso e le estremità posteriori; una seconda linea ne segna le corna, le estremità anteriori e le gambe e infine una terza ne determina il ventre. Il cervide di destra, ricavato da una sporgenza naturale, sembra proteso in avanti con il muso fino a toccare il muso dell'altro cervo; in entrambi non vi sono accenni agli elementi interni. Secondo Ranaldi esse risalgono al periodo finale del Paleolitico e non appartengono ad alcuna scuola o tradizione. …

Continua a leggere su Wikipedia

Testo da Wikipedia, l’enciclopedia libera, con licenza CC BY-SA 4.0. Voce completa: «Tuppo dei sassi».

Foto

Come arrivare

FilianoTreno, la più vicina
3,0 km in linea d’aria
Tuppo dei sassiContrada Carpini

Distanze in linea d’aria, non a piedi o in auto.

Mappa in caricamento…

Nei dintorni

Vedi sulla mappa

Altri siti archeologici in Basilicata

Sito archeologico, 431 a.C.

Eraclea

Policoro (MT)

Orari disponibili
  • Gratis 1ª domenica
Sito archeologico

Metaponto

Bernalda (MT)

Orari disponibili
  • Gratis 1ª domenica
Sito archeologico

Grumentum

Grumento Nova (PZ)

Orari disponibili

Tutti: siti archeologici in Basilicata

Cosa vedere a Filiano: 4 luoghi storici

Domande frequenti

Dove si trova Tuppo dei sassi?

Tuppo dei sassi si trova nel comune di Filiano, in provincia di Potenza (Basilicata), all'indirizzo Contrada Carpini. Coordinate: 40.82574, 15.78507.

Cosa vedere vicino a Tuppo dei sassi?

Nei dintorni si trovano: Castello di Lagopesole (a 4,8 km), Monastero delle Carmelitane Scalze di Ripacandida (a 10,8 km), Complesso archeologico di Torre degli Embrici (a 10,8 km).

Fonti e licenze

Testo. Wikipedia, l’enciclopedia libera (CC BY-SA 4.0).

Dati. Wikidata (CC0); orari e contatti OpenStreetMap (ODbL).

Foto. Wikimedia Commons, autore e licenza su ogni immagine.

Crediti delle 9 foto
  1. Grotta Ranaldi — Mngon (Giuseppe Cillis), CC BY-SA 4.0
  2. Incisioni "Riparo Ranaldi" — Matteocolucci00, CC BY-SA 4.0
  3. Riparo Ranaldi - pitture rupestri — Matteocolucci00, CC BY-SA 4.0
  4. Riparo Ranaldi 2020 — Ramiavhs, CC BY-SA 4.0
  5. Scrittura preistorica "Riparo Ranaldi" — Giacomo Silvano, CC BY-SA 4.0
  6. Stratificazione del suolo in Tuppo dei Sassi — Matteocolucci00, CC BY-SA 4.0
  7. Tracce rupestri del Riparo Ranaldi — Ramiavhs, CC BY-SA 4.0
  8. Dettaglio sulle pitture rupestri presenti nel sito — Mngon (Giuseppe Cillis), CC BY-SA 4.0
  9. Inbound2147278203915205087 — Incoverr81, CC BY-SA 4.0

Aggiornato il 28 ottobre 2026. Tutte le fonti e le licenze

Hai visto un dato sbagliato? Correggilo su OpenStreetMap