Foto: Norbert Nagel, CC BY-SA 3.0 · Wikimedia Commons
Sito archeologico
Tempio di Nettuno
Antico tempio greco del sito archeologico di Paestum, Italia
Capaccio Paestum (SA), Campania
In breve
- Tipo
- Sito archeologico
- Stile
- Ordine dorico
- Dedicato a
- Era
- Dedicato a
- Poseidone
- Coordinate
- 40°25′12″ N, 15°00′20″ E
- Indirizzo
- Via Magna Grecia, 919
Storia e descrizione
Il cosiddetto Tempio di Nettuno (detto anche Tempio di Poseidone) è il tempio più grande dell'antica polis di Poseidonia, costruito intorno alla metà del V secolo a.C. (460 a.C.), epoca di maggiore fioritura del centro. Si erge nel santuario meridionale urbano, poco a nord della cosiddetta Basilica, disposto parallelamente a questa. La cella, all'interno della quale era custodita l'immagine della divinità titolare del tempio, è divisa in tre navate da due file di due ordini sovrapposti di sei colonne doriche, caratterizzati da un ininterrotto assottigliamento dei fusti dal basso verso l'alto.
Oggi si presenta con un'architettura straordinariamente integra, che lo rende uno dei templi greci meglio conservati in assoluto. L'eccellente stato di conservazione, che caratterizza tutti e tre i templi greci di Paestum, è certamente dovuto anche allo stato di secolare abbandono del sito, verificatosi attorno al IX sec. d.C. successivamente all'impaludamento e all'arrivo della malaria.
Descrizione
Il tempio è un imponente periptero esastilo (con sei colonne sulle due fronti) di ordine dorico, con una peristasi di 6x14 colonne che si eleva su un crepidoma di tre gradini; le misure dello stilobate sono di 24,30 m e 59,90 m. L'edificio è orientato verso est, in posizione praticamente parallela agli altri due templi greci di Poseidonia. È fronteggiato da due altari, di cui il più distante, venuto alla luce solamente durante gli scavi condotti nella metà del secolo scorso da P. C. Sestieri, è quello greco, coevo alla edificazione del tempio; l'altro è invece di epoca romana.
Spazi interni
L'interno è costituito da un naos (cella) del tipo distilo in doppio antis, dotato di pronao e opistodomo camera, entrambi incorniciati da due colonne (distili), allineate con le due centrali delle fronti, alle quali corrispondono due colonnati che attraversano la cella, dividendola in tre navate. Questi colonnati interni sono composti da sette colonne doriche ciascuno, disposte su due ordini sovrapposti, caratterizzati a un ininterrotto assottigliamento del fusto dal basso verso l'alto. Immediatamente dopo l'ingresso della cella, sopraelevata di 0,50 m rispetto al piano dello stilobate, vi erano, ai lati, due vani: solamente in quello a destra venne costruita una scala in pietra che conduceva al soffitto e della quale è conservato un elemento.
La pavimentazione della cella è composta da una successione di tre lastre litiche rettangolari affiancate: solamente all'altezza della quinta colonna dell'ordine inferiore le lastre sono due, ed è presumibile che questa deviazione servisse a marcare il limite oltre il quale, nell'intimità della cella, era posizionata l'immagine di culto.
Particolarità costruttive
Il tempio, appartenente al periodo cosiddetto severo dell'arte greca, si caratterizza per la grandiosa imponenza degli elementi architettonici, che gli conferiscono un aspetto straordinariamente maestoso. Esso svolse un ruolo decisivo nella riscoperta dell'architettura greca accaduta, a partire dalla seconda metà del XVIII secolo, nel contesto dei viaggi del Grand Tour, non solo per lo studio delle origini dell'architettura dorica e la verifica sperimentale delle teorie architettoniche ma anche come modello capace di ispirare future progettazioni.
Il tempio presenta delle analogie stilistico-formali con il celebre tempio di Zeus ad Olimpia, edificato nello stesso periodo e considerabile il vero paradigma dell'architettura templare dorica; queste analogie ne hanno consentito la datazione, visto che l'anno di ultimazione del grande tempio olimpico è ricavabile per via storiografica. Da esso però si distacca, oltre che per lo schema planimetrico (6 x 14 colonne invece di 6 x 13), a causa della assenza completa di decorazioni scultoree nelle metope e nei frontoni, e del differente dimensionamento proporzionale, governato da rapporti di più difficile individuazione rispetto a quelli, di più semplice lettura, espressi nell'altro tempio.
Il numero pari di colonne (costruite in marmo) sui fianchi, quattordici, rappresenta una deviazione rispetto alla disposizione canonica 6 x 13, affermatasi nell'architettura della madrepatria, e che culminò nel coevo tempio di Zeus ad Olimpia, rispetto al quale l'esastilo classico di Poseidonia è in proporzione più allungato. Lo schema 6 x 14, ancora di ispirazione arcaica, era caratteristico della tradizione architettonica siceliota, dove si era diffuso nel periodo immediatamente successivo al 480 a.C., quando, nella scia della vittoria dei Greci contro i Cartaginesi nella battaglia di Himera, la costruzione di grandi edifici templari ricevette un forte impulso nelle principali colonie siceliote. …
Attribuzione cultuale
La denominazione corrente di Tempio di Nettuno risente del retaggio delle prime entusiastiche e fantasiose attribuzioni erudite nate all'epoca della riscoperta di Paestum, avvenuta nella seconda metà del XVIII secolo, sulla base della convinzione che il tempio più grande di Poseidonia dovesse essere dedicato al dio protettore della città, Nettuno-Poseidon.
A causa dell'assenza di fonti scritte e della mancanza di dati archeologici risolutivi, l'attribuzione cultuale dell'edificio è problematica. Tre sono le ipotesi in campo per la titolarità del tempio: Era, Zeus, Apollo.
La prima ipotesi, sostenuta in particolare da Pellegrino Claudio Sestieri, si basa su materiale votivo dedicato ad Era ritrovato nei pressi del tempio durante gli scavi condotti dall'archeologo attorno alla metà del secolo scorso, ma che ad un'analisi più attenta appare di incerta riferibilità all'edificio templare. La seconda fa leva sul ritrovamento, nelle vicinanze del tempio, di una statua arcaica di Zeus (di epoca anteriore alla costruzione del tempio ed ora esposta al Museo Archeologico Nazionale di Paestum) in frammenti e sull'attestazione di culti dedicati al dio; anche in questo caso, la riferibilità di questa statua ad un precursore arcaico del tempio classico, che avrebbe dunque ereditato la titolarità di Zeus, è priva di prove. La terza ipotesi si fonda sull'esistenza, nel santuario meridionale, di culti salutiferi dedicati ad Apollo, dio della medicina.
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Testo da Wikipedia, l’enciclopedia libera, con licenza CC BY-SA 4.0. Voce completa: «Tempio di Nettuno».
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Domande frequenti
Dove si trova Tempio di Nettuno?
Tempio di Nettuno si trova nel comune di Capaccio Paestum, in provincia di Salerno (Campania), all'indirizzo Via Magna Grecia, 919. Coordinate: 40.42000, 15.00561.
Tempio di Nettuno è accessibile ai disabili?
Secondo i dati di OpenStreetMap il luogo non è accessibile in carrozzina.
Cosa vedere vicino a Tempio di Nettuno?
Nei dintorni si trovano: Tempio di Era (a 100 m), South portico in the Forum (Paestum) (a 100 m), Foro di Paestum (a 200 m).
Fonti e licenze
Testo. Wikipedia, l’enciclopedia libera (CC BY-SA 4.0).
Dati. Wikidata (CC0); orari e contatti OpenStreetMap (ODbL).
Foto. Wikimedia Commons, autore e licenza su ogni immagine.
Crediti delle 9 foto
- Hera temple II - Paestum - Poseidonia - July 13th 2013 - 04 — Norbert Nagel, CC BY-SA 3.0
- Capaccio Paestum - Tempio di Nettuno - 202108222013 — Lady Mik S, CC BY-SA 4.0
- Capaccio Paestum - Tempio di Nettuno - 2024-09-26 13-56-57 001 — Acquario51, CC BY-SA 4.0
- Capaccio Paestum - Tempio di Nettuno - 2025-09-05 11-30-44 001 — GPR74, CC BY-SA 4.0
- Capaccio Paestum - Tempio di Nettuno - 2025-09-05 11-55-44 002 — GPR74, CC BY-SA 4.0
- Capaccio Paestum - Tempio di Nettuno - 2025-09-09 23-55-44 003 — GPR74, CC BY-SA 4.0
- Capaccio Paestum - Tempio di Nettuno - 2026-09-12 09-27-32 005 — ParmenZenon, CC BY-SA 4.0
- Capaccio Paestum - Tempio di Nettuno - 2026-09-12 09-55-32 001 — ParmenZenon, CC BY-SA 4.0
- Tempio di Nettuno (Paestum) WLM23 001 — Mentnafunangann, CC BY-SA 4.0
Aggiornato il 28 ottobre 2026. Tutte le fonti e le licenze